Letteratura

Tesi di laurea

LO SCONVOLGIMENTO DEI VALORI 3.2.1 L’IMMAGINE DEL VILLAGGIO CAMBIA: “VILLAGGIO – SOGNO DI TRONCHI D’ALBERO, CONCIATO” Questa poesia è stata scritta nello stesso periodo della poesia precedente. Quanto meno si presume che sia stata scritta in quel periodo data la scarsità di notizie sull‟ultimo periodo della vita del poeta, caratterizzato da arresti e isolamento, alcuni sostengono perfino che il poeta sia morto nel 1927. Al contrario della poesia precedentemente analizzata, QUESTA POESIA È INCENTRATA PIÙ SUL VILLAGGIO CHE SU SÉ STESSO. E‟ rappresentata ancora la distruzione dei valori che Kljuev vede negli anni ‟30. Notiamo anche che vi è un cambiamento dello stile, che diventa sempre più sincopato ed angoscioso, e del registro linguistico, sempre più crudo e violento. Possiamo proporre due diverse divisioni di questa poesia: la prima divisione è in due parti, la prima delle quali inizia con il verso 1 e termina con il verso 25. In essa viene espressa la tormentata vita dei villaggi russi. La seconda parte rappresenta la volontà che ha la natura di resistere, di mantenere intatte la propria vita e la propria letizia. La seconda divisione è tripartita. La prima parte inizia con il verso 1 e termina con il verso 20 e descrive l‟angosciosa vita dei villaggi, la seconda parte inizia con il verso 21 e termina con il verso 25 e punta la sua attenzione sulla periferia, mentre la terza rappresenta la speranza, che ancora, nonostante tutto, rimane.
La prima particolarità della prima strofa di questa poesia è che non presenta un solo verbo. Questa caratteristica è favorita anche dalla lingua russa, nella quale manca il verbo essere. Per rendere la traduzione ancora più vicina all‟originale abbiamo scelto di non inserirlo, data anche la singolarità del linguaggio poetico. L‟inizio di questo testo è dedicato al “protagonista” di questa poesia: il villaggio. Al villaggio è associato il sogno, che testimonia di un diverso
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stato di coscienza. Troviamo i tronchi d‟albero, che rappresentano la natura, la conciatura che rappresenta il lavoro dell‟uomo e l‟essiccatoio che rappresentano il lavoro dell‟uomo e, in questo caso, del contadino. Vi è anche, nel verso 2, il richiamo all‟icona, alla tradizione religiosa, nella quale è presente uno sprazzo di verde. Bisogna ricordare che il verde è uno dei colori della natura, è un colore legato alla primavera. Il verso 4 ci offre un riferimento temporale. La poesia descrive una sera che dovrebbe essere di festa, la sera di Koljada. Abbiamo, subito dopo, un endiadi che ci introduce la triste descrizione di questa poesia, arroventata e di tormenta. La ripetizione della parola villaggio ne sottolinea il significato, ma riesce anche a marcare l‟angoscia che permea l‟animo del poeta. La metafora, che troviamo al verso 4, è particolarmente cruda: mietitura nei capelli e nelle sottane. Si sta parlando di invecchiamento, puntando l‟attenzione sul decadimento fisico che lo caratterizza. La cornamusa, che è uno strumento di origine celtica, suona della crudele gloria delle donne. Osserviamo anche, da questo verso, i rapporti tra due arti, cioè la musica e la poesia, che sono anche due linguaggi. Il cuculo sta nel querceto, ed è malato. IN RUSSIA QUESTO UCCELLO, che non è molto apprezzabile esteticamente, È IL SIMBOLO DELLE DONNE SOLE. Un tempo le donne non sposate, o che avevano perso il marito, erano malviste. Non era pensabile che una donna vivesse da sola, non sottoposta né all‟autorità paterna, né a quella del marito. Il verso 7 riprende, ancora, l‟espressione villaggio. Vi sono un branco di lupi che rincorrono il carriaggio. Questo canide è sempre stato considerato male nelle campagne, perché, in alcuni casi, poteva divorare gli animali dei contadini e, in certi casi, poteva aggredire gli uomini. Al lupo sono associati anche connotati malefici. Qualcuno ha voluto vedere nei lupi una metafora degli agenti della GPU o del KGB. Essi sono vicini al carriaggio, lo stanno per raggiungere e latrano feroci. Oltre al lupo troviamo, al verso 10 il gufo, che viene definito delle isbe. Esso viene paragonato ad una crudele suocera. E‟ curiosa la corrispondenza tra diverse culture. Anche nel linguaggio popolare, anche in Italia, la suocera viene spesso vilipesa con motti, insulti e barzellette. Troviamo, nei versi successivi, un‟anafora. Per il villaggio – lenzuolo funebre tessuto dalla tormenta/Per il sole cadavere. Notiamo anche, che, per l‟ennesima volta, viene menzionato il villaggio. Notiamo inoltre due immagini di morte. La prima è costituita dal lenzuolo funebre, la seconda dal cadavere. L‟anafora conferisce angoscia a questi due versi, che costituiscono una sorta di rovesciamento dell‟auffassung
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kljueviana. Al villaggio, alla campagna è associata la morte. Anche in questo caso troviamo una personificazione, la personificazione della tormenta. Il sole, che rappresenta la vita, ora è simbolo di morte. La tormenta, che può essere sia reale sia metaforica, è molto violenta. L‟autore si rivolge ad un “tu lirico”: Non aprirai le manine/ Non riuscirai a raddrizzare i piedini. L‟uso dei diminutivi fa propendere il lettore per una fanciulla, o per un bambino. Questi due versi, così come il successivo, si aprono con l‟anafora dell‟avverbio di negazione non. In questo modo il poeta vuole esprimere un senso di tragica impossibilità, di impotenza. Anche il verso successivo contribuisce ad offrirci questa sensazione. Non sono i bianchi fiocchi di neve – il mio viaggio! Scrive il poeta, esprimendo un topos tipico della produzione kljueviana e della letteratura in generale. La traduzione in italiano che omette il verbo essere ci conferisce ancora di più di una sintassi sincopata e angosciata. Un altro particolare notevole di questa poesia è costituito anche dall‟aumentata lunghezza delle strofe e dall‟irregolarità dei versi. Le forme sono distrutte, questa frantumazione delle forme è data anche dal carattere tormentato del periodo che sta vivendo Kljuev. Il verso 17 recita Villaggio – tempesta, incudine del lampo. Troviamo la ripresa dell‟immagine della tempesta, che continua citando il lampo. Al lampo, che è un effetto visivo, è associato un utensile da lavoro, l‟incudine. Nel verso successivo leggiamo infatti: Dove il tuono è il martello. Il cambiamento della natura nella poetica kljueviana non impedisce comunque un‟altra personificazione, che è in questo caso quella delle nuvole. Alle nuvole è affidato il compito di pettinare i peli del disgraziato bosco di tremoli. Il bosco di tremoli viene trasfigurato e possiede i peli, come fosse un animale. Il bosco di tremoli è disgraziato, come se il poeta volesse proiettare sulla natura i suoi ultimi tormentati anni. Secondo una delle due divisioni della poesia, che sono proposte nell‟introduzione, il verso 20 chiude quella che è stata individuata come la prima parte della poesia. In questo verso leggiamo di altri riferimenti sensoriali associati al bosco di tremoli: esso è definito scottante, rosso vermiglio e variopinto. Secondo la seconda proposta di divisione la prima parte della poesia continua: si sposta solamente il punto di osservazione. Dal villaggio si passa dunque alla periferia. Secondo il poeta o l‟io lirico la periferia aspetta gli inverni da lupi, le fidanzate dai capelli grigi. Notiamo la ripresa dell‟immagine dei lupi che ha, in questa poesia, una valenza del tutto negativa. All‟immagine della ferocia dei lupi è associata quella del decadimento
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fisico. Leggiamo infatti delle fidanzate dai capelli grigi: questa espressione ha, a nostro parere, un carattere di ossimoro, perché, di solito, per fidanzata si intende e, ancora di più ai tempi di Kljuev, una ragazza, che, difficilmente, data l‟età, potrà avere i capelli grigi. In periferia vi è anche l‟accampamento, che, non a caso, è definito corvino. Si ricordi, ancora una volta, la connotazione negativa che assume il corvo91 per i russi. L‟accampamento è di solito un insediamento umano provvisorio, ma l‟espressione può essere usata anche per animali, in senso figurato. Il carico di angoscia di questa poesia è aumentato anche dalla ripetizione del verbo aspetta. Questa espressione offre al lettore l‟idea del tempo che trascorre, durante il quale l‟attesa è consumata nell‟impotenza. Che cosa aspetta la periferia? La periferia aspetta la mortale tormenta/che colpisce amici e nemici. Molti hanno voluto associare la tormenta ai processi staliniani o al timore che Kljuev aveva di incorrere in guai giudiziari, date le posizioni eterodosse che sosteneva. Al verso 24 leggiamo che la tormenta colpisce amici e nemici. Anche in questo caso potremmo essere in presenza dell‟annuncio dello scatenarsi di un catastrofico fenomeno metereologico oppure di una fase burrascosa della storia del paese. I corni sono stati riposti nella scatola: è un segno che la festa è finita e non è più tempo di suonare.
Abbiamo individuato l‟inizio della seconda parte nel verso 26, perché crediamo marchi molto bene l‟opposizione tra la fase molto problematica che vivevano sia il poeta, che il proprio paese. Il villaggio è definito cinghiale e Satana. IL CINGHIALE È INTESO NELL‟ACCEZIONE PIÙ NEGATIVA E FEROCE POSSIBILE ED È ASSOCIATO A SATANA, simbolo del male. Anche se si è verificata questa mutazione del villaggio, nonostante tutto la speranza rimane. Questa speranza è marcata dall‟utilizzo della congiunzione но. Il soggetto del verso 27 è la luna, che possiede le caratteristiche di un essere umano. La luna, che si alterna con il sole nel cielo, sparge farina d‟avena. Ora è la luna che dona la vita, il vento l‟aiuta a diffonderla. Il vento porta la farina d‟avena, un cibo povero, il cibo dei contadini, fin verso la terra e i campi da cui proviene il poeta. Questo verso potrebbe essere intenso anche in un altro modo. L‟autore sente il legame che ha con la terra dovunque egli sia. Nella terra natale le allodole, che sono uccelli, elementi
91 Cfr. N. 221.
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dell‟aria e dunque dell‟alto, celebrano il matrimonio celeste assieme al fiordaliso, un fiore, un prodotto della terra, un elemento del basso. Alle allodole è affidato un compito religioso. Ricordiamo che, per le varie chiese cristiane, compresa quella Ortodossa, il matrimonio è compreso tra i più importanti sacramenti. Osserviamo anche che gli uccelli ricorrono molto spesso all‟interno della poetica kljueviana. La natura crea la speranza e ce ne rendiamo ancora di più nel verso 33, che abbiamo tradotto in questo modo: in URSS, come nella Rus‟. Questa traduzione è stata scelta per descrivere al meglio l‟opposizione tra passato e futuro92. Anche le sonorità della natura contribuiscono ad offrire l‟idea che vi sia ancora speranza. Tintinneranno i bucaneve del bosco, possiamo leggere. I bucaneve hanno il compito di incoronare la piccola ape. Notiamo ancora il rapporto tra i fiori e un‟animale che sa volare, in questo caso un insetto, l‟ape. Dell‟ape è sottolineata l‟operosità, essa produce infatti la cera, che può essere utile all‟uomo, ad esempio, per le candele. La luna è il soggetto dell‟ultima frase. E‟ nuovamente personificata. Ha il compito di lasciare cadere la cera sulla betulla e di caricare il carro del contadino per la mattina successiva. Il carro sarà condotto per il cammino rosso vermiglio, notiamo la ripresa di questo colore, all‟interno di questa poesia, la ripresa di una tonalità accesa. La luna può perfino essere utile, per permettere al contadino di potere condurre il carro colmo per il cammino. Anche in questo caso notiamo la ripresa di una parola, luna, dal forte significato simbolico.
E‟ possibile cercare di tracciare una chiave di lettura di questa poesia in due modi. Il primo modo è quello di partire da una lettura “lineare” del testo. Questa lettura pone come condizione che si consideri il testo nella sua organicità e come una concatenazione sintatticamente coordinata di parole. La prima lettura è caratterizzata da una netta contrapposizione tra quelle che sono state individuate come le due parti della poesia. La prima parte, che sovrasta quantitativamente la seconda, vede un rovesciamento dell‟immagine della campagna che ha K.. Il poeta riprende dei termini in modo pressoché ossessivo, come a volere sottolineare la difficoltà di quel tempo. NOTIAMO LA RIPETIZIONE DI TERMINI COME VILLAGGIO E TEMPESTA. QUESTA POESIA È CARATTERIZZATA DA UNA VISIONE
92 Cfr. Vi è in Lenin lo spirito del vecchio credente p. 90-99.
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SEMPRE PIÙ SOGGETTIVA DELLA NATURA, CHE VIENE TRASFIGURATA DALLA SUA PSICHE. E‟ il suo modo di vedere la natura che descrive la sua mente e la sua vita. A tale proposito possiamo individuare un collegamento con Goethe, in particolare con I dolori del giovane Werther, nel quale vediamo un cambiamento netto della natura, che passa da idilliaca a tetra, in conseguenza del peggioramento del suo stato psicologico. Nonostante il fatto che egli veda ancora la presenza di un‟ultima speranza, che gli offre la natura, sappiamo bene come andrà il futuro e lo capiremo ancora meglio con la lettura delle poesie che seguono questa. A differenza di Wilhelm Meister e di altri protagonisti di due opere di Goethe, Kljuev non ha praticato l‟Entsagung, non ha rinunciato alle “illusioni”, ma ha assistito impotente a quella che egli vedeva come la distruzione del proprio mondo. Non è stato in grado di quietare il proprio animo con il panteismo che esprimeva nelle sue poesie, al contrario il panteismo ha aumentato il suo turbamento. La seconda chiave di lettura è abbastanza rischiosa: si corre rischio di cadere in una überinterpretation, che distorce la reale intenzione del poeta. Bisogna anche tenere conto della specificità kljueviana. La presenza di fitti riferimenti simbolici rende possibile e spesso obbligatoria una lettura immanente dell‟opera. La ripetizione di alcune parole chiave come villaggio e tempesta, la presenza di numerose immagini di morte e distruzione, potrebbe creare una rete di corrispondenze interne che rafforza l‟idea di come la natura e la campagna rischino esse stesse di essere corrotte a causa del momento storico che vive l‟URSS di quel tempo. 3.2.2 SCONVOLGIMENTO DELL’UNIVERSO SPIRITUALE: “TI COCCOLO, ALBERO DEL PARADISO”
Questa poesia si distingue dalle altre per un ancora più accentuato sincretismo. Riprende il tema del decadimento del mondo nel quale il poeta vive ed alterna, così come altre, il paganesimo al cristianesimo. L‟immagine della decadenza è fornita dal costante rapporto tra la bellezza e l‟armonia della natura e
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la visione della propria contemporaneità da parte del poeta. Prima di analizzare questa poesia, che pone anche interessanti problemi di traduzione, possiamo dividerla in due parti: la prima parte, che va dal verso 1 al verso 12, descrive un universo idilliaco, il mondo della natura russa, mentre la seconda, che comincia con il verso 13 e termina alla fine della poesia, offre un‟immagine di progressivo declino.
Il primo verso pone già un problema di traduzione: Баюкаю тебя, райское древо, soprattutto per quanto riguarda l‟aggettivo р.: questo problema deriva dal fatto che nella lingua italiana, l‟espressione “del paradiso” e l‟aggettivo “paradisiaco” sono assolutamente uguali, come si può notare anche nella nota. L‟espressione più vicina a quella russa è “del paradiso”, che, quindi, è stata scelta. Questo verso esprime ancora una volta il suo panteismo, il suo culto della natura. L‟albero è associato al paradiso, che è un concetto che si trova in molte religioni e che può avere una valenza più spirituale o materiale, a seconda che si ragioni in termini cristiani o mussulmani. Egli vuole coccolare l‟albero del paradiso, assieme alla ragazza uccello, che è definita preziosa. E‟ interessante notare il connubio tra un essere vivente ed un animale. La ragazza uccello ha il compito di suonare per il re Davide con una canzone, che è definita singhiozzante. E‟ da notare il rapporto tra un personaggio biblico come il re Davide e uno strumento della tradizione slava, che mostrano la vastità della poetica kljueviana. Il luogo dove si canta, oltre tutto in modo soave, è un boschetto: non a caso è definito con un vezzeggiativo per sottolinearne il carattere idilliaco. Nel boschetto il ruscello si lamenta per i baci che gli amanti si scambiano. Troviamo l‟uva e gli zaffiri: abbiamo ancora una volta un rapporto tra un elemento della natura organica e uno della natura inorganica. Dal verso 8 sappiamo a chi si rivolge: si tratta di un personaggio femminile, che stava dormendo, e probabilmente sognando quello che è stato descritto in precedenza. Siamo in luglio, il mese centrale dell‟estate, nella quale essa si manifesta in tutto il suo splendore. Troviamo dunque anche un rapporto tra due diversi stati di coscienza, il sonno e la veglia. In questo caso il sogno rappresenta un altro livello di realtà, o meglio, una fuga dalla realtà. Il sogno altera ogni riferimento temporale e spaziale e, nel verso 9, si cerca di ristabilirli, attraverso una domanda retorica. Siamo nella regione di Rjazan‟, che è la regione
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nella quale è nato Esenin, e che viene citata anche a proposito delle lotte contro i tartari. Al risveglio la ragazza si stropiccia gli occhi con la manica di mussolina, un tessuto molto ricco. E‟ significativo notare come, nelle poesie kljueviane, vi sia la presenza di una grande quantità di tessuti93, molto spesso lussuosi. La presenza di una grande quantità di tessuti è in stretta relazione con l‟attività della cucitura e della tessitura, che sono attività tipiche della povera gente. Dopo essersi svegliata alla ragazza rimane comunque qualcosa della magnificenza di quel luogo: i meli che hanno frutti dal profumo d‟oro. Si tratta di un albero dal forte significato simbolico: ricordiamo la cacciata di Adamo ed Eva dall‟Eden94.
Nella seconda parte della poesia si ritorna alla triste realtà, che ritorna in modo prepotente in scena attraverso il pianto della ragazza, che stringe amicizia e va nello stallo per cantare un canzone religiosa. Ci troviamo in una cattedrale, e la ragazza non sta certo bene, perché arde dal sudore. Soffre, come soffre il poeta e come soffre il suo mondo. Egli cita una famosa cantante, perché si rende conto che alla gente non interessa più la religione, alla popolazione interessano argomenti frivoli. Nei versi successivi usa il plurale, paragona sé stesso ed altri che appartengono al suo mondo a dei lacchè. Questi due versi manifestano la totale impotenza che il poeta sente di fronte alla realtà che lo circonda. E‟ stata scelta la traduzione sgraniamo gli occhi inespressivi, per sottolineare che anche lo sguardo perde vigore di fronte a quello che sta succedendo. Il poeta è ormai incapace di vedere, nel senso di quella visione intensa che prima aveva e che gli permetteva di capire il mondo al di là di come lo capivano gli altri. La capacità di sapere vedere più avanti compare anche in altre poesie di Kljuev. Non riesce cogliere più nemmeno la vista di sirin, che è un uccello magico e nemmeno il cuore, definito una volta ancora con un aggettivo che è stato tradotto come paradisiaco95, sta sotto il bianco tulle. Le disgrazie, che, secondo K., stanno affliggendo il suo paese, gli impediscono di vedere, anche perché è troppo occupato ad osservare ciò che gli sta intorno. Il suo paese brucia, la sua natura è distrutta a causa di incendi boschivi, fame e moria, che questa volta non vengono
93 Cfr. Vi è in Lenin lo spirito del vecchio credente p. 90-99 Ottobre mi raggiungerà largo di spalle p. 128-133 Le isbe scongelate, la strada p. 68-74. 94 Cfr. Genesi 1, 1-31. 95 Cfr. Io ero magnifico e alato p. 25-28.
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personificate, come accade in altre poesie96 di K. In paradiso, intanto, sui celesti laghi del cielo, c‟è disperazione. La personificazione dell‟amore si dispera così come Marfa, nell‟infuocato suono di campane. E‟ da notare ancora la presenza di una relazione tra l‟alto e il basso, così comune per questo poeta. Ritroviamo la ripresa di termini legati al calore, al fuoco che sono tipici di K.. e un ulteriore riferimento sensuale, che si può rintracciare spesso nelle poesie di questo poeta. In questa poesia troviamo anche la ripresa del procedimento della ripetizione, per sottolineare e per dare consistenza all‟impotenza nella quale si trova in questo momento il poeta. Ora gli uccelli non volano più: uno degli elementi più significativi del paesaggio poetico97 kljueviano è scomparso. Egli scrive: non notiamo ali nell‟opale98 dell‟aurora. Anche il gusli del re Davide non emette più le sue note, perché il fumo riempie l‟aria e c‟è solo la morte. Essi attendono solo di dovere seppellire qualcuno altro, a Kostroma, oppure a Rjazan‟. Ora Ljubašca risponde che devono subire un triste destino: la distruzione dei campi, la loro morte e la fine di tutto ciò che avevano di più caro sul fondo del mare. Questa poesia esprime un brusco risveglio dal sogno di una vita contadina idilliaca: questo brusco risveglio fa trovare una realtà nella quale i suoni, gli oggetti, tutto ciò che c‟era prima, è stato distrutto, perché la morte ha soppiantato la vita e la vita è rappresentata dalla natura. Anche l‟universo del paganesimo non si riesce più a cogliere perché oramai tutto è stato stravolto, non è stato sconvolto solo l‟universo materiale, ma anche questa seconda realtà compenetrata con la prima. Stanno soccombendo, oltre che i Lari, anche i Penati. Troviamo anche un interessante rapporto tra sogno e realtà, come anche una relazione tra diversi stati di coscienza.

La mia tesi/2

METODOLOGIA
Le interpretazioni critiche di una scelta significativa di poesie di Kljuev costituiscono uno dei due punti nodali di questo lavoro, assieme alle traduzioni. La lettura approfondita delle sue poesie pone dei problemi legati alla complessità della lingua, alla commistione tra codici, poiché il poeta utilizza termini dialettali, termini di altre lingue, come quella mongolica e, soprattutto termini del linguaggio settario. A proposito della lingua russa va sottolineato che Kljuev utilizza anche molti arcaismi e molti termini che indicano elementi della natura siberiana. Inoltre vi è anche l‟utilizzo di un linguaggio simbolico che ha posto l‟esigenza di una “doppia lettura” di alcune poesie, di cui una più letterale e l‟altra che ha tenuto conto della quantità di riferimenti che ogni parola, ogni espressione della poesia di Kljuev contiene. Le analisi che vengono presentate costituiscono una chiave interpretativa dei temi che affronta il poeta e delle idee che esprime, quindi sono necessariamente discutibili. Nei paragrafi che seguono verranno forniti degli spunti sul metodo adottato nella lettura critica delle poesie.
Le analisi delle poesie sono state organiche, nel senso che ognuna delle parti in cui sono divise, parti che chiameremo introduzione, svolgimento e conclusione, oltre a contribuire ad imprimere forza alle tesi che vengono espresse, devono fornire un‟idea di omogeneità. L’introduzione HA POSTO LE BASI DI TUTTO IL LAVORO DA SVOLGERE. Qualsiasi opera letteraria e, dunque, qualsiasi poesia, è inserita in un contesto storico dal quale viene influenzata in varia misura. Ho cercato, nelle analisi, di CONTESTUALIZZARE la poesia, di offrire un quadro generale del periodo storico in cui viene scritta. Ho indicato gli avvenimenti più importanti, sia della nazione in cui vive e/o opera l’autore, sia gli avvenimenti che accadono negli altri paesi. Considerare un’opera in maniera astorica è estremamente fallace, perché può contribuire a trarre in inganno sia colui che analizza che colui che legge l’interpretazione critica. Ho cercato anche di NON CADERE NELL’ECCESSO OPPOSTO, in altre parole quello di REDIGERE UN SAGGIO
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STORICO, che devierebbe in maniera determinante da quello che è il tema principale, cioè la poesia. Il percorso di avvicinamento alla poesia iniziato con la descrizione del contesto storico continua: essa è inserita all’interno di un progetto narrativo coerente ed è influenzata dalla vita dell’autore e dalle scelte culturali e personali che egli ha compiuto. Ho anche scritto della vita dell’autore e del percorso che l’ha portato a comporre quella poesia. A questo punto la poesia è stata inserita in un contesto: sono stati forniti al lettore i primi mezzi per capire la poesia e l’interpretazione che viene fornita e, magari, per interpretarla in modo diverso. La fase che precede immediatamente lo svolgimento, è quella dell’INDIVIDUAZIONE DEI TEMI PRINCIPALI della poesia. Ogni poesia esprime delle idee, affronta dei temi, in maniera più o meno coerente: li ho cercati e sviluppati. Lo svolgimento è stato diviso in parti, ognuna delle quali corrisponde ai temi affrontati: questa divisione è “annunciata”, al termine dell’introduzione. LO SVOLGIMENTO DIMOSTRA LA FONDATEZZA DELLA DIVISIONE IN TEMI CHE VIENE OPERATA QUALCHE RIGA PIÙ INDIETRO: vale la pena ricordare, che, nonostante si affrontino le tematiche separatamente, la poesia è unica, e, dunque, ciascuno dei temi affrontati non termina in modo netto alla fine di un paragrafo, anche se l’attenzione del poeta e del lettore si sposta su altri temi e altre idee. Per dimostrare la fondatezza delle mie tesi ho utilizzato tutti quegli elementi stilistici, retorici e metrici che ne confermano la validità; ho utilizzato inoltre tutte quelle citazioni, quei riferimenti che l’autore compie nel corso della poesia e che si inseriscono all’interno del percorso del poeta, di colui che analizza e di colui che legge la poesia, e magari anche l’analisi. Ho utilizzato non casualmente il termine “percorso”, per sottolineare il fatto che è necessario mostrarlo all’interno dello svolgimento e soprattutto nelle transizioni da una parte all’altra dello svolgimento.
Al termine bisogna in qualche modo riassumere il percorso che si è compiuto ed indicare dove si è arrivati: le conclusioni sono “aperte”, lasciano spazio anche a colui che legge che può avere fornito delle risposte diverse ai temi posti. La conclusione costituisce una MARCIA DI ALLONTANAMENTO dalla poesia.
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Ho spiegato dunque il contesto storico successivo alla poesia e il contesto culturale, le scelte che il poeta compie e l’influenza che la poesia analizzata avrà nel resto della sua vita.

La mia tesi/1

RICERCA DEL MATERIALE
La ricerca è stata svolta con lo stesso metodo sistematico adottato anche nella redazione della tesi. Permette inoltre di capire di più l‟argomento di cui ci si sta occupando, perché si possono effettuare anche scoperte impreviste. La ricerca e il lavoro redatto riflettono inoltre le idee di chi scrive, perché l‟oggettività è impossibile. Questi non sono i soli aspetti da affrontare: anche l‟oggetto con cui si lavora è direttamente collegato alla ricerca. Molti studiosi si sono accorti di quanto sia importante ragionare sul mezzo utilizzato per scrivere, perché modifica l’efficacia e il metodo di lavoro di chi scrive. Una volta la macchina per scrivere era il mezzo utilizzato per la stesura di qualunque documento. La diffusione del computer, di Internet, e delle e-mail offre molte nuove opportunità per gli studiosi. Lo scambio di conoscenze è più facile in quanto le università e i vari studiosi inseriscono in rete i loro contributi. La lettura di ipertesti permette di costruirsi differenti percorsi di lettura, secondo le esigenze del visitatore del sito.
Il mio interesse1 verso il sincretismo tra cristianesimo ortodosso, paganesimo e impegno politico che caratterizzava questi settari e il legame, contenutistico e linguistico, con la poesia di un poeta come Kljuev mi hanno convinto della necessità di redigere uno studio sull‟argomento. Si tratta di un argomento “difficile”, che ha avuto (ed ha) scarsa diffusione in Italia. La peculiarità del mondo contadino russo, le difficoltà della lingua di Kljuev, che utilizza termini del linguaggio dei settari sono le caratteristiche principali. Inoltre Kljuev è molto meno considerato dal mondo culturale rispetto ad Esenin.
1 L‟idea di questa tesi nasce dalla frequentazione dei due corsi della professoressa Danil‟cenko, tenuti rispettivamente negli anni accademici 1997-98 e 1998-99, sull‟Immagine poetica e la realtà nella lirica di S.Esenin e sulle Radici culturali delle poesie dei poeti “neocontadini”.
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La ricerca si è realizzata in vari modi: il primo è stata la fornitura di materiale da parte della professoressa Danil‟cenko, il secondo è stato lo scambio di e-mail con la RGGU2 e il prof. Benvenuti, del dipartimento di Storia, vi è stata inoltre la ricerca di informazioni su Internet, il lavoro nelle biblioteche, rispettivamente, quella del Dipartimento di Lingue, quella dell‟Archiginnasio e quella del Dipartimento di Storia, e l‟acquisto di alcuni volumi. E‟ interessante analizzare come le sette religiose russe, in particolare quella dei chlysty-chrysty, abbiano influenzato l‟opera di Kljuev. Su questo argomento esiste vario materiale di impronta marxista, in particolare l‟opera di Bonč-Bruevič, caratterizzata da un preciso punto di vista in merito alla religione. Di tendenza diversa sono due testi Chlysty di Etkind, del 1998, e Sekty Chlystov Skopçov‟, del 1882, che mostrano l‟evoluzione della visione delle sette religiose. L‟unica copia disponibile del libro del 1882 è presso la biblioteca della Città del Vaticano. Le ultime due opere mi sono state fornite dalla mia relatrice, che mi ha anche fornito il nominativo della vedova del prof. Fanti, esperto di slavistica, che ho contattato e che non possiede più il materiale utile. Vi è stato uno scambio di e-mail con la RGGU, nella persona della dottoressa Makarova, responsabile delle relazioni esterne, la quale mi ha risposto che la RGGU non ha le opere dell‟antropologo sovietico. Ho anche intrapreso l‟inutile tentativo di chiedere la disponibilità dell‟università di Cambridge, disponibilità che mi è stata negata dal responsabile della biblioteca John Reynolds, in quanto non sono studente di quell‟università.
La ricerca in biblioteca è iniziata da quella del dipartimento di Lingue, nella quale ho trovato per ora solo un saggio della dottoressa Salomoni su Bonč-Bruevič. Nella biblioteca del dipartimento di storia ho rintracciato altri due saggi della dottoressa Salomoni, sullo stesso argomento. In luglio mi sono recato presso la biblioteca dell‟Archiginnasio. Ho ricercato inutilmente tra i volumi e, successivamente, ho intrapreso una ricerca tramite computer sulla banca dati bibliografica OPAC. Ho trovato i volumi presso la biblioteca della Fondazione Gramsci, a Roma. La biblioteca dell‟Archiginnasio, non effettua prestito
2 Rossiskaja Gosudarstvennaja Gumanisticeskaja Universitet: Università Umanistica Statale Russa.
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interbibliotecario. Ho contattato l‟Istituto Gramsci di Bologna, che non effettua prestito interbibliotecario con la Fondazione Gramsci. Il responsabile del prestito interbibliotecario della Fondazione, dott. Massimi, mi ha comunicato che quei libri fanno parte di un fondo russo-sovietico che è stato donato all‟università di Siena. La responsabile della biblioteca della facoltà di Lettere mi ha comunicato che l‟università è in possesso di quei libri dal 1994, ma che questi giacciono in un magazzino, assieme a molti altri, a causa della mancanza di spazio lamentata dall‟università. Ho provveduto ad inviare una lettera all‟Università di Siena per sollecitare lo sblocco di quel fondo, ma non ho avuto risposta. Prima di indirizzare più precisamente la mia ricerca, ho passato in rassegna i vari motori di ricerca presenti su Internet: il migliore, per completezza ed efficienza, è sicuramente Yahoo. Contiene il maggior numero di siti, diverse diecine di migliaia, offre molteplici possibilità di ricerca e interazione con altri motori. Al termine di questo esame ho individuato tre criteri di ricerca: il primo è la ricerca per categorie, a partire dalla pagina principale del sito. Ho ricercato tra i siti russi e tra i siti che facevano parte della categoria “religioni”. Ho cercato i siti che corrispondono alle parole chiavi “chlysty”, “skopçy” e “dukhoborçy” e “Kljuev” e ho trovato molte decine di siti che presentano due caratteri comuni: il primo è quello di essere in buona parte di provenienza anglosassone e, il secondo di essere caratterizzati da un taglio enciclopedico, sia pure sommario. Vi sono siti sulla storia della Russia, siti che contengono le poesie di Kljuev, e elenchi di pagine web sulle sette. Il problema principale posto dalla ricerca tramite Internet è la vastità della rete, la quale, se, da un lato, consente un dispiegamento a largo raggio delle ricerche, dall‟altro è piuttosto dispersiva e causa molti problemi, se non si trova un metodo di ricerca efficace. Uno degli scopi della ricerca su Internet è stato il reperimento dell‟opera di Bonč-Bruevič sulle sette religiose, problema assai difficile da risolvere. 10 Ottobre 2001

L’indice della mia tesi

KLJUEV: LE VERITA’
NELLA POESIA E NELLA REALTA’
KLJUEV IN ALCUNI PENSATORI TEDESCHI (DUBBI, PROBLEMI E CONTROVERSIE)
SOMMARIO
METODOLOGIA 5
RICERCA DEL MATERIALE 7
1 DALL’INIZIO AL 1918: L’IDILLIO CON LA NATURA 11
1.1 LA FUNZIONE DEL POETA. 11
1.1.1 Rodina Heimat Vaterland: “Dove siete impeti bollenti” 11
1.1.2 La questione del capro espiatorio in “Come uno schiavo remissivo” 16
1.1.3 Il poeta come profeta in “Stelle di montagna come rugiada” 19
1.1.4 Il poeta come anti-Prometeo “Io ero magnifico e alato”. Differenze tra le sette e legami con il pensiero di Max Weber. 25
1.2 L’INFLUENZA DEL PAGANESIMO IN “NEI GIORNI DI SETTEMBRE INTESSUTI D’ORO” . 32
2
1.3 L’APOLLINEO E IL DIONISIACO IN KLJUEV IN “LA PRIMAVERA HA SMESSO DI BRILLARE”. IL CONCETTO DI MAT’-CYPA-ZEMLJA. 38
1.4 LE ALLEGORIE NELLA POESIA DI KLJUEV. 45
1.4.1 La personificazione dei mali del mondo: “Ci avete promesso” . 45
1.4.2 La descrizione della società prerivoluzionaria. La campagna in “La gazza ladra vecchia credente con la tonaca nera cammina” . 48
2 SPERANZA NELLA RIVOLUZIONE 53
2.1 IL VILLAGGIO IN “SPRAZZO DI AZZURRO – MARE”. 53
2.2 LA NATURA DIVINA IN KLJUEV: IL PANTEISMO 57
2.2.1 Quadro della natura: “Bruni campi arati – verdi limiti” 57
2.2.2 Manifesto di amore per la natura: “Amo gli accampamenti nomadi” 60
2.2.3 La natura rende omaggio a Cristo in “Una foglia dello scorso anno nel burrone” 62
2.2.4 Pentecoste: il poeta-profeta consacrato in “Fiuto la santa Raduniça” 64
2.2.5 Quadro della natura con pellegrinaggio in “Pellegrine vanno per la strada” 66
2.2.6 La fine dell’inverno: “Le isbe scongelate, la strada” 68
2.3 QUADRO DELL’ISBA IN INVERNO: “GIÀ SI NASCONDE DALLA SORVEGLIANZA” 75
2.4 GLI SPIRITI NELLA CULTURA RUSSA 78
2.4.1 Il Lesovik: “Nel burrone le allacciature di neve” 78
2.4.2 La natura ambigua degli spiriti in “Non credere i demoni non sono alati” 80
2.5 LA MISSIONE DEL POETA: “MI CHIAMARONO RASPUTIN”. RASPUTIN E KLJUEV. 86
2.6 IL PROFETA LENIN IN “VI È IN LENIN LO SPIRITO DEL VECCHIO CREDENTE”. LENIN COME AVVAKUM E LUTERO 90
3
3 DISPERAZIONE E PRESAGI DI MORTE NELL’ULTIMA FASE DELLA VITA DEL POETA 100
3.1 LA QUESTIONE DELLA SPECIALIZZAZIONE 100
3.1.1 Primi presagi di morte in “Sera” 100
3.1.2 Il difficile rapporto con il mondo esterno: “La rivoluzione non mi è madre” 103
3.2 LO SCONVOLGIMENTO DEI VALORI 110
3.2.1 L’immagine del villaggio cambia: “Villaggio – sogno di tronchi d’albero”. 110
3.2.2 Lo sconvolgimento dell’universo spirituale: “Ti coccolo albero del paradiso” . 115
3.3 I DEMONI E LA PERDITA DELL’INNOCENZA IN “LA RUSSIA ERA SORDA, ZOPPA”. LE CONCEZIONI DI SACHER-MASOCH. IL POETA COME GANIMEDE. 119
3.4 LA MISSIONE DEL POETA: “OTTOBRE MI RAGGIUNGERÀ”. IL POETA E PROMETEO. 128
3.5 LA FINE IN “CI SONO DUE PAESI”. 137
APPENDICE 141
BIBLIOGRAFIA 207

ribloggo

Ho l’onore di ribloggare questa meraviglia…

I. Davvero, vivo in tempi bui! La parola innocente è stolta. Una fronte distesa vuol dire insensibilità. Chi ride, la notizia atroce non l’ha ancora ricevuta. Quali tempi sono questi, quando discorrere d’alberi è quasi un delitto, perché su troppe stragi comporta silenzio! E l’uomo che ora traversa tranquillo la via mai piú potranno raggiungerlo […]

via A coloro che verranno – Bertolt Brecht — Poesia in Rete

Leggetelo…

Ho letto i migliori di noi di Andrea Scanzi, edito dalla Rizzoli. si tratta di un libro agile, che si legge in scioltezza, per imitarne l’autore. è scorrevole, e questo è il primo pregio. Si respira Arezzo, questo è il secondo pregio, mentre lo si legge. è una storia di amore, amicizia, vita, cibo, piena di ironia, autoironia, sarcasmo. C’è anche l’amore per i cani. Vi innamorerete dei personaggi, da Max Bigodini a Vaiana. A me piace soprattutto Vaiana. Forza!!! Non l’avete ancora comprato? andate a comprarlo, altrimenti siete dei Nardella (aridai, sto di nuovo imitando Scanzi)