Italia

MUSSOLINI, MI QUERELI

Alessandra Mussolini è la nipote di un criminale di guerra, che ha distrutto l’Italia e non solo, che ne ha combinate di ogni in tutti i campi. è la verità storica, che nulla e nessuno può cambiare. e ora, Mussolini ci querelerà tutti.

di chi la ama

qualche tempo fa ho letto di una frase di Gianfranco Fini. Ha detto “L’Italia è di chi la ama”. Prima di tutto, pensiamo al fatto che Gianfranco Fini era il capo del Movimento Sociale, il partito fascista.

qualche anno fa insegnavo in un ITC e mi ricordo di D.B.B. Lei è una ragazza un po’ robusta, alta, dall’aria severa e un po’ triste. Viene dalla Romania e parla perfettamente l’italiano, non sbagliando un congiuntivo. è una ragazza molto timida e introversa, quando non c’è la sua amica legge, nell’intervallo. Legge Massimo Manfredi, legge Manzoni, legge Leopardi. Mi avvicino a lei e le chiedo il titolo del libro che sta leggendo “Alexandros” di Valerio Massimo Manfredi. D.B.B. è diventata la campionessa di lettura della scuola, oltre 1000 alunni. Mi guarda e mi dice tristemente “io leggo molto, perché ci tengo ad imparare bene l’italiano, anche se non è la mia lingua”. Intanto dei suoi compagni fanno dei giochi scemi, esprimendosi a versi gutturali.

L’Italia è di chi la ama, il mondo è di chi lo ama.

incontro

io ho impiegato anni per costruirmi una posizione economica decente. qualche anno fa dovevo chiedere 50 euro a mia mamma per la spesa. adesso non sono anziano, ma nemmeno un ventenne. ieri, mentre andavo in giro, sulla spiaggia, ho incontrato una mia ex allieva, di poco piu’ di 20 anni. fal’universita’, si e’ sposata, ha un figlio, un lavoro fisso da poco conquistato. non vive in italia.

italia

qua a Londra sento sempre piu’ spesso parlare italiano. ho paura che l’Italia diventi un paese con la minuscola e che anche a me tocchi emigrare un giorno. odio il fatto che le persone siano obbligate ad emigrare, non voglio vivere in un paese che non ha futuro, che si avvicina alla fine. non voglio vivere in un deserto, non penso che l’Italia abbia qualcosa in meno di questo paese. qualcuno pensera’ che io sia un po’ paranoico a farmi di sti problemi mentre sono in vacanza, ma io sono fatto  cosi’. 

voglio continuare a creare un futuro per gli altri, magari non nel deserto

Italia

Tra qualche giorno uscirò dall’Italia per un viaggio in Gran Bretagna (Londra). Spero di riuscire ad aggiornare il blog con la stessa frequenza. Rimarrò nove giorni e proverò sempre la stessa sensazione. Per le strade di Londra si sentiranno rumori, urla varie, schiamazzi: molte volte sospetterò, non a torto, che ad urlare siano italiani e sarà vero. Io sono calmo e parlo piano, all’estero quasi mi vergogno quando sento urla nella lingua del paese in cui sono nato. Però sono anche contento, quei suoni sono familiari, in fin dei conti è stata la prima lingua che ho imparato, l’italiano, la lingua dei miei genitori e dei miei nonni. Ho un cognome italiano e tratti comuni a tanti italiani. Quando penso a Berlusconi, penso che sia una vergogna per l’Italia, ma non sopporto l’intollerabile snobismo di quelli che ritengono che all’estero tutto sia meglio dell’Italia.

Nella scuola privata, dove ho lavorato per anni, ci sono meno stranieri rispetto alla scuola pubblica, però ce ne sono. Ho avuto alunni di origine russa, moldava, giamaicana. Si è trattato di storie diverse, accomunate da una condizione economica, che permetteva la serenità. è diverso fare l’operaio a 1200 euro al mese. Non ho quasi mai incontrato alunni mussulmani, per ovvi motivi, trattandosi di scuole cattoliche.

Quest’anno è stato il mio primo anno in una scuola pubblica. Nella scuola pubblica entrano tutti, la scuola pubblica è inclusiva, aperta a tutti. Ho avuto una classe non semplice, una prima. La prima superiore è, spesso, una classe difficile, perché si entra da un altro mondo, quello delle medie, non si è né carne, né pesce, perché non si è né bambini, né ragazzi. è tutto nuovo, sono nuovi molti dei compagni e poi, ci sono dei ragazzini che sono dei bambini per nulla cresciuti. Che cosa vuol dire essere italiani? esiste l’italianità? probabilmente no, anzi, sicuramente no, però c’è qualche elemento che fa parte di un costume di qualcuno che, troppo spesso, è stato un simbolo perverso dell’italiano. Ho scovato questi elementi da “italiano” in ragazzi stranieri. Quali sono gli elementi dell'”italiano”? La furbizia, il vittimismo, il dare sempre la colpa agli altri. L’ho trovata in ragazzi di origine nigeriana, albanese, etc. I nomi sono stranieri, ma l’accento è della mia città, così come gli atteggiamenti sono quelli che tutto il mondo ci rimprovera. Mi sono reso conto che siamo riusciti a portare lo “stile italiano” in altre culture e mi sono reso anche conto che ci sono degli argomenti sui quali gli intellettuali snob che si vergognano delle proprie origini italiane possono far leva. Me ne sono reso conto un po’ con terrore. devo dire. Non mi sono mai piaciuti gli intellettuali snob. Poi trovi qualcuno che imprime una svolta.

LCI è una ragazzina esile e minuta, ha i capelli castani, gli occhi azzurri, la pelle bianca ed è arrivata dalla Moldavia un anno fa. Non sapeva una sola parola di italiano. è arrivata in Italia e, con fiera determinazione ha scelto la scuola che intendeva frequentare, l’istituto tecnico commerciale, e, con altrettanto fiera determinazione ha deciso che si iscriverà ad economia e commercio per entrare nella guardia di finanza. Una ragazzina, che viene da altre terre ed ha come scopo principale quello di laurearsi e di rappresentare una delle più importanti istituzioni italiane, spiega molto. Racconta di come il senso dello stato non abbia alcun legame con la propria origine, racconta che c’è ancora, in giro, chi è abituato a volere fortemente le cose, senza troppo lamentarsi, anche se parte da una posizione di indubbio svantaggio, di chi non sa la lingua del paese in cui è arrivato e che vorrebbe rappresentare. LCI frequenta la prima superiore e il CTP (Centro territoriale permanente, credo) per conseguire la licenza media, due volte alla settimana. Ha la vita impegnata, eppure non è una nerd, è una ragazza come tante altre. Come è normale che sia, LCI cerca agganci, trova il fidanzato russo, lei è bilingue, come tanti moldavi. Quando la conosco, il suo italiano è già buono, molto buono per essere appena arrivata in Italia. Quando qualcuno le dice che so il russo, gli occhi le si illuminano di gioia e di emozione. è il momento dell’intervallo, sono in quella scuola da poco tempo. Parliamo in lingua russa per dieci minuti, lei è raggiante, è normale essere felici ascoltando la propria lingua, per giunta parlata da un occidentale. Capita a quasi tutti di essere felici, ascoltando qualcuno che parla la nostra lingua. MI chiede come mai l’ho studiata, le rispondo che amo tutto di quel mondo e lei è ancora più raggiante.

LCI è allegra, educata, intelligente, intelligentissima. All’inizio si pensa, a scuola, di predisporre per lei un piano personalizzato, ma non c’è bisogno, diventa, in breve tempo, la migliore della classe. In tedesco consegna dei compiti perfetti e bisogna tenere conto che ascolta le spiegazioni di una lingua straniera, come il tedesco, in un’altra lingua straniera per lei, cioè l’italiano. Quando le consegno i compiti, con risultati sempre eccellenti, lei diventa rossa per l’emozione: è eccezionale a scuola, ma è anche umana. L’anno prosegue trionfale per lei, che, dopo pochi mesi di Italia, impara la consecutio in modo provetto. Quando il fidanzato non c’è, si ferma qualche volta con me nell’intervallo a parlare russo, anche io sono contento, perché sento che il russo è anche la “mia” lingua e un po’ mi manca, visto che da qualche anno non la insegno. è disciplinata, non come certi suoi compagni, troppo matura per tutti. ed è venuta qua per diventare un membro della guardia di finanza. Mi ha dato tanto, perché mi ha permesso di sentirmi vicino a quella che è una parte di me, la lingua russa. Questo, almeno per me, è importante.

E allora, perché alcuni stranieri sono diventati “italiani”, nel senso peggiore del termine, ed altri sono un esempio? Forse, la risposta più banale è che, tutto il mondo è paese, e la nazionalità non la fa la nascita, la fa la cultura che assorbi, forse è perché, abbiamo viziato troppo questi ragazzi italiani, o stranieri malamente italianizzati? La crisi farà bene e ci riporterà un po’ di forza di volontà e tenacia?