istituzione

I lavoratori

Come spesso si sente dire, è in voga una neolingua, che cambia i significati delle parole, le parole della politica, le parole della vita. Alle volte questa neolingua abolisce le parole, quelle scomode, quelle che sanno di sinistra, di comunismo. La parola lavoratori è stata abolita da un po’ di tempo, quasi a volere nascondere la fatica del lavoro, a renderlo immateriale, altro dalla condizione umana. Per fare le cose ci vuole lavoro, per rendere dei servizi ci vuole lavoro. Il lavoratore deve essere rispettato, non fosse altro perché è da lui che dipende la buona riuscita da un lavoro, dalla sua mente, dalla sua passione, dal suo buon senso. Un’istituzione la si giudica anche da come rispetta i lavoratori. 

Come certamente ricorderete dal post “Non per studiare” l’aula nella quale devo fare lezione è buia, tetra e inospitale. La sala insegnanti, idem. Per fortuna, non tutte le aule di quella scuola lo sono, lo sono quasi tutte quelle nelle quali devo fare lezione. Lavorare è difficile, per me, ma anche per i ragazzi. Avevo chiesto una lampada, per potere alleviare le tenebre. Sono passati i giorni, ma della lampada non c’è stata traccia. L’ho richiesta, e mi è stata portata. Le tenebre sono state alleviate, quando, pochi giorni fa, la suora magra ha, sia pure quietamente, protestato, perché tenevo accesa la lampada. Sono passati i giorni, stavo per uscire, perché avevo finito le mie ore, quando si presenta la suora con un genitore ed un alunno. Può liberare l’aula, mi dice con fare grave. Io esco precipitosamente, dimenticandomi di spegnere la lampada.

Questa mattina arrivo trafelato e assonnato e non trovo la lampada. Lo faccio presente alla bidella, la quale non sa nulla. Lo faccio presente alla segretaria, la quale mi dice che ha avuto l’ordine e che ha dovuto bovinamente eseguire. Vado da quella stronza di suora (una parolaccia la scrivo, ne ho dette tante oggi) e glielo dico, lei mi dice che me l’ha tolta, perché ho sciupato dell’energia. Ho cercato di leggere il meno possibile, dopo averle presentato educate rimostranze. Mi sono venuti un gran mal di testa e male agli occhi. Domani protesterò ancora. 

Che gentaglia!