istituto tecnico commerciale

rimpianti

ho avuto una vita felice, di pochi rimpianti e poche frustrazioni. ho scelto la scuola superiore che volevo. avevo 14 anni ed ero in terza media, mio padre stava sdraiato sul divano. era il momento per lui, dell’intervallo del pranzo. mi chiede, cosa vuoi fare alle superiori. io ero in sala, nella casa della mia adorata nonna dove vivo anche ora, e gli dissi, il liceo linguistico. mio padre, che era un uomo autoritario e un po’ fascista, mi rispose semplicemente, va bene. credo che sia giusto che un figlio segua le proprie inclinazioni, non avrebbe senso costringerti a frequentare una scuola che non vuoi, e poi, ridendo, non ti potrai lamentare se avrai problemi, non potrai dire che nessuno ti aveva costretto. fui contento di quell’atteggiamento di mio padre, che ebbe anche quando dovevo iniziare l’universita’. ho fatto la gran parte di quello che volevo nella mia vita, tranne forse studiare danza classica (lo so, sto rompendo), ho amato un bel po’, mi sono reso da poco conto di amare una ragazza che e’ stata mia allieva. ho la pancia piena, di esperienze, vita e passioni, ma nello stesso tempo, non sono ancora sazio. 

delle volte mi sento inadeguato, specialmente quando debbo trovare le parole giuste per parlare a qualcuno che ha una vita meno serena della mia, soprattutto quando quel qualcuno ha 15-16 anni. DBB e’ una ragazza  alta, con gli occhiali, che frequenta l’istituto tecnico commerciale, nel quale ho insegnato nell’anno appena concluso. dbb  ha gli occhi profondi e tristi, spesso durante l’intervallo e’ sola a leggere. Legge Dickens, Manfredi,sss Gardneer. viene da lontano, dalla romania, e lontano ci e’ rimasta, con il cuore e la mente, soprattutto dacerti compagni immaturi e sciocchi. Una voltami mi avvicino, cosa leggi di bello, le chiedo. david copperfield, mi risponde sorridente e timida. te l’ha consigliato qualche prof, no, io lo faccio perche’ mi piace, per farmi una cultura, per imparare a parlare meglio. a me, che sono romena, interessa parlare meglio italiano, a loro, e indica due compagni sciocchi che gridano e si spingono, che sono italiani, non frega niente. vede prof, a me questa scuola non piace, io,avrei voluto frequentare il liceo artistico, ma i miei genitori non hanno voluto, perche’ dicono che, con questa scuola, itc, si trova piu’ facilmente lavoro. a me piace disegnare, ma il tempo che ho e’ poco, perche’, tre volte alla settimana, devo anche andare a fare le pulizie da una signora, perche’ mio padre e’ 

disoccupato. Mi sento inadeguato, le dico che i suoi genitori non hanno avuto tutti i , torti a farle frequentare l’itc, perché avevano, paura a fArle frequentare una scuola cheda meno sicurezze. Le, ho detto, che, se l’avessero fatto i miei con me, mi sarei arrabbiato a morte, ma che capivo i suoi genitori, perché erano venuti da un’altra terra ed erano più insicuri. Le dico di non demordere, perché potrà frequentare anche l’accademia. Quando glielo dico, i suoi occhi non sono più tristi, finisco qua e sarò maggiorenne e i miei non mi potranno imporre nulla, e farò l’accademia.
E poi mi parlò della fattoria dei suoi parenti in Romania, e che aveva tanta voglia di vederli. Ma io mi sono sentito inadeguato.

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