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Decadenza

C’è un’aula completamente vuota, quella dove insegno. Prima c’era un corridoio vuoto, quello della scuola. Prima c’era la strada della scuola, vuota e desolata, priva di quella colonna sonora di festoso chiasso, che c’era fino a pochi giorni. fa. Un plotoncino di insegnanti dall’aria un po’ mesta entra a scuola, presidiata dai bidelli, con le luci accese e il riscaldamento a palla. C’è un caldo soffocante, per pochi insegnanti e bidelli. Entro nell’aula deserta, non riesco a regolare la temperatura, mi tolgo la giacca e mi sbottono la camicia. Entra la conversatrice, sudata anche lei. Io provo a collegarmi ad Internet, per fare lezione ai ragazzi a casa. Ho impiegato 45 minuti di auto, 50 chilometri, mi sono alzato alle 6. Internet non va, mentre siamo da soli nell’aula vuota, con un caldo feroce. Passano i minuti e ci colleghiamo, utilizzando i giga del mio cellulare, prima che, dopo circa mezz’ora, i tecnici risolvano il problema. A casa mia ho la fibra ottica, ma non importa, per il preside bisogna andare lo stesso a scuola. Blatera confusamente di un dettato normativo, che non prevede lo “smart working” per gli insegnanti, sostenendo che non avrebbero copertura assicurativa. Siamo stati a casa ad insegnare per oltre due mesi, durante il precedente confinamento, senza che nessuno facesse queste storie. Mah… Il nuovo DPCM vieta le riunioni collegiali in presenza, dopo che questo signor preside le aveva imposte con poche eccezioni, trovando, a detta sua, un cavillo nella normativa. Mentre il virus correva, noi abbiamo dovuto stare belli ammassati, pur con le mascherine, a discutere del nulla in un’aula con l’aria viziata, mentre la pandemia correva abbiamo dovuto subire i collegi dei docenti, che terminano con le varie ed eventuali, che sono, per molti, un’occasione per scaricare le proprie frustrazioni e discettare sull’universo mondo. Questo punto dell’ordine del giorno mi fa venire in mente l’assessore Palmiro Cangini del comune di Roncofritto, assessore alle varie ed eventuali. Ma questi pseudoinsegnanti della Compagnia della Buona Morte non fanno per nulla ridere.

Mentre gli alunni ti guardano da dietro uno schermo, con l’aria triste e smarrita.

Vincerò anche questa volta

Il titolo potrebbe sembrare il delirio di un esaltato con disturbi della personalità.

è difficile restare indifferenti alle aule vuote, spettrali, senza gli alunni, senza quei corpi a tre dimensioni, senza quegli occhi attenti, felici, distratti, assonnati, che spuntano faticosamente dalle mascherine. è difficile restare indifferenti arrivando davanti alla scuola e non vedere e/o sentire il vociare caotico e simpatico dei ragazzi, molti dei quali, almeno nella scuola in cui lavoro io, sono disciplinati, non si assembrano e hanno la mascherina. è difficile non provare sconforto quando la connessione internet della scuola è efficace quasi quanto quella dei modem analogici e fa spezzettare la tua voce di prof, le loro voci, le cancella del tutto e butta fuori il loro rettangolo di schermo dalla chiamata di meet. è bello vedere tutto il visto dei ragazzi, ma ti si stringe il cuore nel vederli dietro ad un computer.

Quando li vedi entrare a scuola, poche classi complete, qualcuna a metà, provi una sensazione di gioia e sollievo, come se non li vedessi più da tanto tempo, anche se li hai visti solo qualche giorno prima. Allora è il momento di dare ancora di più il meglio di te, allora è il momento di incrociare i loro sguardi. E dimentichi tutto, dimentichi, per quell’ora, questo schifo di virus e tutti il resto, vedi i tuttologi da bar e da internet. Ma anche quando sono dietro ad uno schermo, quando hai risolto i problemi di connessione, dopo aver igienizzato accuratamente la cattedra, solo in quell’aula, anche quando ci sei tu e loro sono altrove, in paese o persi in località collinari o di pianura, allora devi dare il meglio, perché questo lavoro di diverte da matti, perché è una delle tue gioie della vita. Vincerò anche questa volta.

M.