imparare

Imparare da loro: dum doceo, disco

G. è una ragazza timida, ma neppure troppo. G. è una ragazza carina e intelligente, tranquilla e responsabile, ha 18 anni. I miei colleghi parlano dei problemi che ha avuto negli anni scorsi e di come sia migliorata. Io fatico ad immaginare come una ragazza così pacifica possa aver dato problemi.

Ho qualche riserva sull’assegnazione di ricerche e lavori di gruppo. Ho sempre il timore di ricevere lavori tutti uguali, magari scopiazzati malamente da wikipedia.

La giornata della Memoria è un momento fondamentale, ma non è mai l’unico, nel quale ragiono e faccio ragionare sul tema dello sterminio di persone ebree, rom, omosessuali, oppositori politici, disabili, che è poi, in generale, il tema della discriminazione di persone ritenute “diverse”. Ho cercato sempre di fare qualcosa, tra cui mostrare e spiegare lo spettacolo di Paolini, Ausmerzen, vite indegne di essere vissute, di parlare senza retorica e con precisione di ciò che è successo, almeno un po’.

Ho assegnato ad una quarta un lavoro, a partire dalla Giornata della Memoria, invitando i ragazzi, il più possibile, a personalizzare quello che facevano, a metterci la loro impronta. I ragazzi l’hanno consegnato e ho avuto belle sorprese. Mi sono messo a leggere il lavoro di G., scritto in un tedesco encomiabile, ma che contiene anche delle informazioni che io non conoscevo, ma non solo.

Il lavoro si intitola Ballast, che in italiano vuol dire zavorra. Parla della persecuzione e dello sterminio delle persone disabili. Parla di una mostra, organizzata a Milano nel 2019, a partire da uno studio dell’associazione tedesca degli psicologi, psichiatri e psicoterapeuti, sullo sterminio delle persone disabili. La mostra è stata allestita nel Palazzo di Giustizia di Milano. Il perché della scelta di questo luogo l’ha spiegato la senatrice Liliana Segre, la quale ha evidenziato che anche in quel luogo sono state eseguite le prescrizioni delle leggi razziali, suprema ingiustizia nel luogo che dovrebbe essere della giustizia.

A partire dal 1934 400000 persone con problemi psichici sono state sterilizzate in Germania, contro la loro volontà, dal 1939 al 1945 200000 persone sono state uccise, nel corso della cosiddetta aktion t4, il nome dato dai nazisti allo sterminio sistematico delle persone con malattie della psiche, tra cui prigionieri di guerra. Alcuni dei criminali hanno potuto continuare la loro carriera, come se niente fosse successo, nella Germania del dopoguerra. In Italia i numeri non sono stati così grandi, ma persone sono morte.

Nel lavoro preparato dalla mia alunna si racconta di Irma Sperling, di 13 anni, la quale fu ammazzata, perché rideva molto, ma non era molto reattiva e non poteva né andare a scuola, né lavorare, secondo quanto scrivevano gli aguzzini nazisti. Si racconta di Magdalene Maier-Lebnitz, uccisa a 25 anni per sbalzi d’umore e problemi di autostima. Le fu diagnosticata schizofrenia. Si parla anche di Irmgard Stellbrink, di 47 anni, che soffriva di iperattività e fu rinchiusa in varie cliniche psichiatriche, ridotta ad uno scheletro e morta per i maltrattamenti.

La mia alunna fa delle riflessioni sulla malattia mentale, la quale viene purtroppo ancora vista come qualcosa di cui vergognarsi, come se fosse una colpa, oppure viene sottovalutata. Racconta degli stereotipi di genere, legati alla malattia della psiche.

E arriva il momento della personalizzazione, il momento in cui questa ragazza parla del disturbo dello spettro autistico, di cui soffre. Non ho mai capito, né percepito nulla, Mi ricordo di quando i miei colleghi ne hanno parlato. E io continuo ad essere basito, perché non ci ho capito mai un’emerita mazza. Ho provato a documentarmi su questi disturbi, in cui il cervello delle persone funziona in modo diverso. Ho capito molto poco, mi sono scoperto nudo ed ignorante, desideroso di informarmi . Racconta, la mia alunna, che, secondo gli stereotipi di genere, i disturbi dello spettro autistico sarebbero maschili, cosicché le è stato diagnosticato tardi, complicandole la vita. E io non sapevo un emerito accidente.

E io sto rileggendo ed imparando quello che mi ha insegnato la mia alunna. Le ho dato 10 in tedesco. E sono cresciuto, almeno un po’. Spero.

Un abbraccio.

M.

amico invadente e simpatico 81/ difficoltà

quando viaggio devo sentire il paese, devo sentirlo nell’intimo. Una città è fatta di suoni, vedute, sapori, due mila aspetti che ti sbattono addosso con violenza, che ti pongono delle domande, che, a volte, danno risposte a delle domande che poni. La cucina è un linguaggio che parla alla vista, al corpo, allo spirito, all’olfatto, la cucina è un messaggio lanciato dalla terra, parla di cultura e storia. chi vuol mangiare gli spaghetti all’estero è un po’ fesso, certamente, ma è anche una persona che ha paura, è una persona che lancia un messaggio culturale. La cucina di un altro paese ci spinge al confronto, ci mette a nudo, scopre le nostre insicurezze. Cosa provate guardando una succulenta fiorentina? un piatto di tagliatelle? Provate gioia per la loro squisitezza, ma, soprattutto, vi sentite rassicurati. Il sentimento di rassicurazione è umano, comprensibile, però ci tiene fermi, ci rende fermi mentalmente.

quando vado all’estero, ho bisogno della cucina straniera, ma, nello stesso tempo, ho bisogno di rassicurazioni. Consulto le guide, incrocio i dati. Mi piace mangiare nei bar, nei pub, mi piace la cucina tradizionale, ma mi piace anche la cucina rimaneggiata, mi piace cercare i ristoranti stellati. Da quando c’è Masterchef anche io sono diventato appassionato della gastronomia di alto livello. Cerco sulla guida 50 grands tables du monde e rimango incuriosito da Mikouni. Cerco il percorso con la metropolitana e fa un caldo boia, come sempre. arrivo nei pressi, sono le 8 e fa un caldo boia, ho la camicia zuppa di sudore. Prendo un taxi, arrivo al ristorante e scopro di avere prenotato nell’altra sede del ristorante. Ci sono Mikouni Marounoshi e Mikouni e basta. Sono stremato e non faccio altro che bere acqua, come al solito in Giappone, generosamente offerta. Mi accorgo che sulla guida c’erano gli indirizzi invertiti dei due ristoranti dello stesso proprietario. I gentilissimi camerieri modificano la prenotazione e mi accompagnano in sala. Il servizio è attento e premuroso. Mi servono il menu, è scritto in giapponese e francese. Io parlo bene in francese, lo studio da tanti anni, ma del menu capisco poco. Leggo, chiedo spiegazioni ai camerieri in inglese, loro sono gentilissimi e rispondono puntualmente. Capisco di più, ordino, mi faccio consigliare vini francesi e attendo. I camerieri mi presentano piatti finemente elaborati, costruzioni complesse e meravigliose di cui si può intuire solo qualche elemento e io provo a capire, provo a capire e gusto. Mangio bene e in abbondanza, mi sento appagato, anche se preferisco Cracco, mi sento cresciuto, sì, sembra strano questo aggettivo, ma è così. Ho provato ad imparare, ho sperimentato cosa significa la cultura. La cultura è complessità, è chiedere qualcosa a sé stessi, è cercare lo squilibrio, per trovare un nuovo equilibrio. Altro che tweet, altro che il regno dei social network, che diventano il rifugio e la ragione di vita di disperati e del disperato presidente del consiglio.

Lode dell’Imparare

Impara quel che è più semplice! Per quelli

il cui tempo è venuto

non è mai troppo tardi!

Impara l’abc; non basta, ma

imparalo! E non ti venga a noia!

Comincia! devi sapere tutto, tu!

Tu devi prendere il potere.

Impara, uomo all’ospizio!

Impara, uomo in prigione!

Impara, donna in cucina!

Impara, sessantenne!

Tu devi prendere il potere.

Frequenta la scuola, senzatetto!

Acquista il sapere, tu che hai freddo!

Affamato, afferra il libro: è un’arma.

Tu devi prendere il potere.

Non avere paura di chiedere, compagno!

Non lasciarti influenzare,

verifica tu stesso!

Quel che non sai tu stesso,

non lo saprai.

Controlla il conto,

sei tu che lo devi pagare.

Punta il dito su ogni voce,

chiedi: e questo, perché?

Tu devi prendere il potere.

 

Bertolt Brecht

Lode dell’Imparare (in tedesco)

Bertolt Brecht: Lob des Lernens [5]

Lerne das Einfachste [6]! Für die Deren Zeit gekommen ist [7] Ist es nie zu spät! Lerne das Abc, es genügt nicht, aber Lerne es! Laß es dich nicht verdrießen [8]! Fang an! Du mußt alles wissen! Du mußt die Führung übernehmen [9].

Lerne, Mann im Asy l[10]! Lerne, Mann im Gefängnis! Lerne, Frau in der Küche! Lerne, Sechzigjährige! Du mußt die Führung übernehmen. Suche die Schule auf, Obdachloser [11]! Verschaffe dir Wissen, Frierender! Hungriger, greif nach dem Buch: es ist eine Waffe. Du mußt die Führung übernehmen.

Scheue dich nicht zu fragen, Genosse [12]! Laß dir nichts einreden Sieh selber nach! Was du nicht selber weißt Weißt du nicht. Prüfe die Rechnung Du mußt sie bezahlen. Lege den Finger auf jeden Posten [13] Frage: Wie kommt er hierher? Du mußt die Führung übernehmen [14].