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Immigrato eroe: Mamadou Gassama

adesso posto qualcosa che mi interessa, di grazia, lo faccio sempre. Non riesco a comprendere granché di quello che accade a livello politico e mi stupisco, perché una volta ero interessatissimo.

immigrato eroe

razzisti (questa volta non è una storia inventata)

Io sono una persona pacata, raramente mi arrabbio. sono una persona disponibile e bene educata, penso la maggior parte delle volte. pubblico un post su fb in cui derido il duce e una mia conoscente inizia a scrivere che in Italia gli italiani sono svantaggiati, che gli immigrati sono ricchi, che non pagano le tasse, ecc. cioè le ennesime cazzate razziste. Io rispondo pacatamente, confutando le vaccate che leggo e questo ripete le stesse cose come un disco rotto per due, tre, quattro post, ai quali io rispondo pazientemente, dimostrando e ragionando. Da quasi un giorno non sto rispondendo, ma lo farò domani. Troppo spesso ho la tentazione di rispondere, ma basta con ste stronzate razziste, vi siete bevuti il cervello, ecc. ecc. leggete, informatevi, ma, invece di arrabbiarmi, ho sempre tanta pazienza, troppa. però mi sento un fesso ad averne, mi sento frustrato.

Le belle storie (Buon anno a tutti)

era da tempo che volevo raccontare questa storia, ma il lavoro, la stanchezza e i problemini di salute hanno avuto la meglio. il nostro (sigh) presidente del consiglio Renzi parla di gufi, per additare coloro i quali si permettono di esercitare il legittimo potere di critica. renzi è sempre ottimista, predica l’ottimismo: confesso che, qualche volta, inizio a provare una certa diffidenza verso questo modo di vedere la vita, per quanto renzi mi sembra così vacuo, così berlusconiano. Poi penso che quello di renzi non è ottimismo, renzi vuole prenderci per i fondelli raccontandoci balle, e ricomincio per la mia strada.

L’ottimismo si nutre di realtà, di esempi. La scuola racconta spesso delle storie ottimiste. a scuola da me si fa l’autogestione, che è una sorta di vacanza autunnale per molti, come si sa. Mi chiedono di fare una supplenza in una classe a me sconosciuta, io accetto. Entro e trovo solo due ragazzine, gli altri sono tutti ad autogestire. Sono timide, sedute di fianco, al centro, in prima fila. Si chiamano A. e I. Sono sorelle, arrivate in Italia da circa un anno e mezzo nel nostro paese. Parlano abbastanza bene l’italiano, molto meglio di molte persone che in Italia ci sono nate. Sono vestite alla maniera araba, una di azzurro e l’altra di bianco. Sono serie, educate ed austere.

Come tutti sappiamo, le ore buche sono spesso utilizzate dagli insegnanti per farsi i cavoli propri e dagli alunni per riposarsi oppure per studiare per le lezioni successive. Chiedo alle ragazze se hanno qualcosa da fare, mi dichiaro disponibile ad aiutarle nelle materie umanistiche e loro mi chiedono, potrebbe spiegarci italiano. Chiedo loro quale argomento e loro mi rispondono i tempi verbali. Passo un’ora a spiegare il modo indicativo, alcuni tempi in particolare. Loro prendono appunti e fanno domande, dimostrandomi interessatissime.

La lezione trascorre velocemente, quando esco penso al mio conoscente, che dice facci e stassi. Penso anche all’amor di patria, penso che forse l’abbiano dimostrato quelle due ragazzine, venute dal Marocco, che amano la “nostra”, di patria.

Buon anno!