guardare in faccia

belle presenze

Oggi c’è stato il sole, freddo boia naturalmente, ma con una giornata luminosissima, che non può non mettere allegria. Lavoro tutta mattina, oggi ho deciso di tradurre, caspita, faccio anche il traduttore, mica solo il prof e poi esco a prendere il giornale e a portare una busta a mia madre. Varco il cancello, davanti al palazzo dove abita mia madre, e davanti a me ricompare la ragazzina, di cui ho parlato qualche settimana fa nel post “L’apparecchio”, che mi tiene aperto il cancello. Mi guarda in faccia, sorride, con un sorriso splendidamente sincero, come sono splendidi i suoi capelli biondi ricci, a boccoli, che le ricadono sulle spalle. Le dico “grazie”, mi risponde sorridendo, “prego”. Ha anche una bella voce. Viva la bella gente, viva i sorrisi. Chissà come si chiama.

L’apparecchio

é stato un giorno anonimo, in cui mi sono svegliato con un gran mal di testa, una gran debolezza, avendo dormito poco e male. Oddio, che barba ‘sto Michele, sempre a lamentarsi… Nooo, questo è un bel post. Stamattina ho lavorato con poca convinzione e pochi risultati, fino a mezzogiorno e mezzo. Esco per andare a comprare il giornale e a portare un sacco di biancheria sporca a mia madre (faccio le lavatrici anche io, ma, visto che faccio sport, sporco tanti vestiti). Esco a piedi, fuori è un po’ grigio. Siamo a novembre, la giornata è anonima, le strade di questa periferia non hanno neanche le decorazioni natalizie. 

Mentre sto per uscire dal cortile dove abita mia mamma, incrocio una ragazzina, le tengo aperto il cancello, perché è molto carica. Ha tanti capelli ricci biondi, si gira e mi guarda in faccia, mi fa un sorrisone aperto e sincero e mi dice, grazie. Il sorriso è gentile, non ha paura di mostrare l’apparecchio per i denti. è spontanea e non artefatta. 

Non conosco quella ragazzina, ma penso che sia simpatica, soprattutto perché guarda in faccia, perché sorride e dice grazie e non ha paura di mostrare l’apparecchio per i denti. Forse è stato l’unico aspetto positivo di questa giornata un po’ spenta.