Germania

Cosa succede in Germania?

Sto passando giornate tumultuose a causa del lavoro e riesco poco a leggere. Io amo le lingue straniere e sono laureato in tedesco. In Germania hanno vinto i neonazisti. Ho un po’ di paura.

Riflessi

regalare pezzi di persona, regalare pezzi di un essere umano, di uno che fa tante cose, tra cui lo zumbero, il traduttore e il professore. sabato scorso ho visto i miei alunni di quarta prima di 15 giorni di loro stage per l’alternanza scuola-lavoro. Li rivedrò l’ultimo giorno di scuola. Mi hanno offerto due fette di torta, succulente, al cioccolato. Io ho portato loro i cioccolatini. Ho detto loro che sono orgoglioso di loro e loro hanno detto che sono orgogliosi di me. Mi sono quasi commosso. Quasi. Meglio così.

P.s. questa foto è stata scattata a Berlino, a Charlottenburgacque a Charlottenburg

radici ovunque, radici da nessuna parte

era giusto così, tornare in Germania, era giusto, perché ho dedicato una parte di me a quella cultura, a quella lingua, perché insegno quella cultura, perché insegnando quella cultura ho amato, ho amato tanto, perché ho amato tanto una donna che viene da quella terra. era giusto così, perché volevo capire qualcosa in più da quei luoghi, perché volevo buttarmici dentro. volevo capire da dove viene quella malinconia di quegli sguardi, volevo capire la malinconia di quei sorrisi, volevo capirla un po’ di più. volevo capire qualcosa in più di me stesso. volevo rendermi conto di avere radici ovunque e radici da nessuna parte. quadro Kirchner

ruggiti o belati

a volte il mio ruggito diventa belato o viceversa. a volte mi sento strappare dei pezzi e a volte fa bene, a volte fa male. a volte ho voglia di scappare e di correre velocissimo, ma non so correre veloce. sono molto resistente, ma non corro veloce. a volte ho voglia di scappare in Germania e ci sono stato. a volte ho voglia di non tornare più, ma sono tornato. forse sono pentito. quest’anno è stato uno dei più belli della mia vita, mi sono innamorato, ma sono esausto. sono un rompipalle clamoroso, un po’ noioso. adesso vi mando la buona notte. vogliatemi bene, se ci riuscite.

a presto.

buon senso

Io non ho letto quasi nessun manuale di pedagogia, li trovo un po’ noiosi. Ho letto molti libri, leggo romanzi e saggi. Quando insegno cerco di far pesare la mia esperienza, le mie letture, il mio amore per la bellezza. Non ho conoscenze teoriche in materia, ho studiato lingue, ma capisco.
Mi sembra di essere un discreto motivatore, mi sembra che gli alunni rendano un po’ di più, perché vedono in me passione e forse anche competenza. Io sono un timido, sono insicuro, ma non mi risparmio mai. Ho più timore del solito, quando debbo trattare con degli alunni “particolari”. è un termine del piffero “particolari”, è solo per capirsi. Io non ho alunni seguiti dall’insegnante di sostegno, si usa un’espressione orribile, “alunni certificati”, ma ho qualche caso un po’ difficile. PPP è un bambino molto piccolo e magro, sembra più piccolo degli altri bambini di prima, anche se ha un anno più di loro. PPP viene da un’altra scuola, la stessa nella quale ho lavorato per tre anni, dove è stato bocciato in prima media. I genitori hanno tentato di iscriverlo alla seconda media, ma la suora inquietante li ha beccati. PPP vive nel proprio mondo, PPP faceva fatica a vederci e si metteva in ultimo banco, PPP adesso porta gli occhiali. PPP non apre il libro di tedesco se non glielo si dice, PPP ha bisogno di qualche secondo in più degli altri per ragionare, ma non ha nulla in meno degli altri. PPP vive in un’altro mondo, ma bisogna chiamarlo nel nostro. PPP ha eseguito il suo primo compito in classe sbagliando tutto, sbagliando completamente, sembrava un delirio. Gli ho messo 4, lui piangeva e il naso gli colava sul compito, mentre gli altri bambini dicevano, che schifo, che schifo. Lo interrogo, gli pongo domande singole e lui si sintonizza e capisce, gli do la sufficienza piena in tedesco orale. Il suo secondo compito tedesco è quasi trionfale, gli do 7-. Lui gioisce e mi chiede come si chiama il capo degli dei tedeschi, Odino, lui esulta, come in Svezia. Sua madre è svedese.
I problemi di PPP non sono finiti, tante volte è fuori dalla realtà, PPP apri il libro, PPP prendi appunti, ma fa progressi. Un giorno tira fuori delle patatine e si mette a mangiarle con aria assente, gli dico, non si può, glielo debbo dire 3-4 volte e, intanto, lui si collega con la nostra realtà. Lo sgrido, ma non lo punisco, non gli metto note, perché non avrebbe senso, nelle sue condizioni. Leggo sul registro elettronico che il trombone di tecnologia gli mette le note, a un bambino con quei problemi. Per me è fuori di testa quel collega, più del bambino.

Lode dell’Imparare (in tedesco)

Bertolt Brecht: Lob des Lernens [5]

Lerne das Einfachste [6]! Für die Deren Zeit gekommen ist [7] Ist es nie zu spät! Lerne das Abc, es genügt nicht, aber Lerne es! Laß es dich nicht verdrießen [8]! Fang an! Du mußt alles wissen! Du mußt die Führung übernehmen [9].

Lerne, Mann im Asy l[10]! Lerne, Mann im Gefängnis! Lerne, Frau in der Küche! Lerne, Sechzigjährige! Du mußt die Führung übernehmen. Suche die Schule auf, Obdachloser [11]! Verschaffe dir Wissen, Frierender! Hungriger, greif nach dem Buch: es ist eine Waffe. Du mußt die Führung übernehmen.

Scheue dich nicht zu fragen, Genosse [12]! Laß dir nichts einreden Sieh selber nach! Was du nicht selber weißt Weißt du nicht. Prüfe die Rechnung Du mußt sie bezahlen. Lege den Finger auf jeden Posten [13] Frage: Wie kommt er hierher? Du mußt die Führung übernehmen [14].