famiglia

21 gennaio 1921-

oggi è l’anniversario della nascita del PCI. Penso a mia nonna, a mio nonno, alla loro tessera, al loro comunismo fatto di contenuti pesanti e importanti, al loro comunismo fatto di amore. penso al loro comunismo, fatto di tempo, fatica, sacrifici e sorrisi. penso alla mia tessera della FGCI, la federazione dei giovani comunisti, alle mie tessere di Rifondazione. Penso alla mia passione di ragazzino lungo lungo e magro, sincero. Penso al fatto che siamo pezzi di storia, penso al fatto che siamo noi stessi delle storie.

Auguri PCI.

cose che restano

Oggi ho bevuto un caffè con il padre di una mia alunna di 4 anni fa, quasi 5. Si ricorda di me, ci facciamo sempre gli auguri. Ci chiamiamo Michele e B. Mi ha anche invitato a cena a casa sua. Ha detto che avrà bisogno di me per delle traduzioni. Mi ha presentato la figlia più piccola. L’altra figlia, la mia ex alunna, non c’era e ha detto ci terrebbe molto a vedermi. 

Ho seminato.

Il professore timido e la suora inquietante: la storia continua

C’è una parola che mi pone spesso delle perplessità, questa parola è famiglia. Certi cattolici la usano come una clava, per rinchiudere uomini e donne, ma, soprattutto quest’ultime. Usano formule come “famiglia naturale fondata sul matrimonio”. “valori della famiglia”, ecc. ecc. Della mia famiglia fa parte chiunque prova verso di me un affetto sincero, chi si prende cura di me regolarmente, a prescindere dai legami di sangue. Esistono dei giorni che considero importanti, come quello del mio compleanno. è stato sabato scorso, vi ho anche rotto l’anima in proposito. Organizzo un simpatico ritrovo con parenti ed amici, la mia famiglia, per sabato pomeriggio, l’organizzo da un mese, più o meno. La domenica precedente al mio compleanno ricevo una mail sul tablet “Comunicazioni suora inquietante”. ORROREEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE Nella mail la suora scrive dell’open day, organizzato per il 18 gennaio e inserisce un allegato. Lo apro e mi si gela il sangue, vengo precettato per il sabato pomeriggio del mio compleanno. NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO Le rispondo, chiedendo di esonerarmi, in modo molto cortese, faccio presente che ho effettuato delle prenotazioni per il mio compleanno da molto tempo. Mi aspetto una replica piccata, ma non arriva. 

Passano pochi giorni e incontro, uau che gioia, la suora, mentre salgo i gradini. Con la voce flebile, salendo i gradini più velocemente di me, mi dice, lei è troppo distante dalla scuola, non abbiamo avuto tempo per precisare. Le dico, in che senso.Per gli impegni pomeridiani no, neanche per l’open day. Capisco gli impegni pomeridiani, ma anche l’open day. Io le faccio presente, che proprio non posso, che ho in programma un ritrovo con parenti e amici. Lei è scocciata.

I valori della famiglia. Il professore timido e la suora inquietante: la saga continua.

incontro

io ho impiegato anni per costruirmi una posizione economica decente. qualche anno fa dovevo chiedere 50 euro a mia mamma per la spesa. adesso non sono anziano, ma nemmeno un ventenne. ieri, mentre andavo in giro, sulla spiaggia, ho incontrato una mia ex allieva, di poco piu’ di 20 anni. fal’universita’, si e’ sposata, ha un figlio, un lavoro fisso da poco conquistato. non vive in italia.

le parole che non si possono dire

quando ho vissuto la storia d’amore con VN, di cui ho parlato in diversi blog, molti luoghi ne sono stati il simbolo. VN è una splendida insegnante bielorussa, conosciuta durante il mio servizio civile. Ci siamo conosciuti a scuola, che, per me, è anche il luogo dell’amore. 

VN abita in Bielorussia. Telefonarle da casa diventava abbastanza complicato, più che altro un bel po’ caro. Una volta le cabine telefoniche erano una costante nelle nostre città, sono state sostituite, negli ultimi anni da tanti call-center. Ci sono tanti uomini e donne venuti da lontano, desiderosi di mantenere il contatto con la loro terra. Una parte di loro ha aperto questi call-center, con tante cabine, con i computer per collegarsi ad internet e parlare tramite skype. C’è un’umanità varia, ci sono tranquilli romeni, ucraini con la faccia seria, senegalesi, marocchini, albanesi, ecc. Vicino casa mia c’era un call-.center, forse c’è ancora. Il titolare era K., un ragazzo con il viso rubicondo, venuto dal Bangladesh. K. è un bravo ragazzo, ha sposato F. (matrimonio combinato, sigh), timida e riservata, ha un figlio, W, un preadolescente giudizioso. K fa amicizia con tutti, me compreso. Vado tutti i giorni a telefonare, come tutti i giorni mando una lettera o una cartolina a VN. Parliamo, lui faceva l’operaio e poi si è messo in proprio, non si arrabbia quasi mai. Parla dell’affetto che ha verso la moglie e il figlio, io gli racconto un po’ della mia relazione con VN. K parla bene l’italiano, oltre all’inglese e al bangla, lingua che trovo molto simpatica. La moglie, F,  indossa gli abiti tipici della sua terra, non mi accorgo subito che è incinta. Me lo dice lui. è contento, raggiante. Nasce una bambina, S., mentre la mia storia d’amore va avanti nella cabina del telefono, tra le estati e gli inverni. Dopo poco tempo dalla sua nascita, la madre la porta al call center, che è aperto dalle 7 alle 22, 7 giorni su 7. Ha il viso tondo come il papà e gli occhi grandi, come il papà. La bimba fa il riposino pomeridiano, fin quasi alle 16. In quel periodo sto frequentando di più il call center di K, sono tra i pochi italiani, perché sono senza la connessione internet. Quando la bimba si sveglia, è un po’ inquieta e piange un po’, un giorno io, seduto al computer, la osservo, le sorrido, lei si calma e si mette a ridere. Fa capire alla mamma di volere venire sulle mie ginocchia e la mamma acconsente. Rimane sulle mie ginocchia per almeno un paio d’ore, calma e sorridente. La storia si ripete per mesi e mesi, la bimba cresce, gioco con lei, le parlo. Lei cresce, impara a parlare e le insegno qualche parola. Diventa sempre più bella ed espressiva, come diventa sempre più bello il mio rapporto con VN. Suo padre vende il call center e compra un negozio di alimentari, a dieci chilometri da casa mia. Quando andiamo nel paese dove suo padre ha il negozio, a volte la vediamo. Cresce, i capelli diventano lunghi, le parole costruiscono frasi. Diventa sempre più espressiva e più bella.

Il mio rapporto con VN non è andato completamente come avrei voluto, si sa. Ieri sera sono andato alla fiera del paese dove suo padre ha il negozio. Una serata tranquilla, calda. Passo davanti al negozio, guardo dentro per vedere chi c’è. Lei è li fuori assieme a suo padre, i capelli sono lunghissimi, lisci. è contentissima di vedermi, ha 7 anni, mi dice, tu mi tenevi sulle ginocchia quando ero piccola ed io ero contenta. La abbraccio e la bacio. Ha un bellissimo vestitino colorato sopra ai pantaloni. Mi fa vedere delle foto della festa di compleanno,di quando è andata al parco dei divertimenti, chiede di me. Mi dice, adesso non posso venire tante volte al negozio, perché ho tanti impegni, come la scuola. Le chiedo se sa nuotare, le chiedo dei suoi cugini, ne ha tanti, le chiedo della scuola. Ho avuto tutti 8 e 9. Ho voglia di sorridere, perché è simpatica, sveglia, bellissima. Mette di buonumore, ha un sorriso che incanta. Avrei voglia di rivederla tutti i giorni, come un tempo. Avrei voglia di risentire VN tutti i giorni, come un tempo. Vederla mi rende la serata migliore, stamattina mi sono svegliato di umore migliore. 

L’amore per VN ha portato altro amore, quello per quella meravigliosa creatura. Confesso che ho provato anche un po’ di invidia: avrei voluto fosse stata mia figlia. Forse, in questo caso, l’amore ha un senso.