empatia

Felicità

Questa volta non parlo di scuola. Parlo, comunque, di un insegnante. Quando lo vedo, quando lo sento al telefono, sono felice. è il mio migliore amico. La sua voce, le sue parole mi scaldano l’anima, la sua presenza è ristoro per lo spirito, anche per il corpo, viste le mangiate che ci facciamo. Ha un animo sensibile, è un artista, è uno scultore, è uno scrittore, è un saggista, è un meraviglioso insegnante di sostegno, ruolo per cui serve grande empatia. Ha sofferto molto, ha perso il padre troppo presto, sua sorella gemella troppo presto. è stato mobbizzato, durante il dottorato che ha frequentato. Si è sfasciato un ginocchio e un polso, perché é svenuto per la stanchezza e i maltrattamenti subiti. Ha una madre che lo sostiene, premurosa e meravigliosa cuoca, tra le altre cose. è ansioso, troppo ansioso. è una persona piena di ironia e autoironia, una persona gentile, pronto a dare tutto per gli altri, una persona empatica. è una persona che rende felici e sereni, è una persona profonda, con lo sguardo da buono. ed è pure fico, diciamolo.

Conserverò questi momenti di felicità, per l’inverno dell’anima. Sopravvivrò anche quest’anno? w l’ottimismo! 🙂

Tutto bene

Tutto bene, tutto bene per davvero. La strada prosegue, è giusto che prosegua.

Fai un colloquio on line un venerdì di aprile e ricevi questi riscontri. “Noi genitori speriamo che lei rimanga, perché ha saputo costruire una grande empatia con gli alunni”

Non devo mai scordarlo, non devo mai allontanare dalla mente e dall’anima queste perle. Mi servono e mi serviranno, per quando arriverà l’inverno, l’inverno dentro. Mi servono comunque, per rendermi conto che quello che faccio un senso. Mi servono, per sorridere, mi servono per essere felice e darmi la felicità che merito.

radici

ci sono le radici, ci sono i ponti, ci sono i collegamenti. è proprio questa la vera ricchezza, quella di costruire ponti. alcuni mesi fa, era primavera, mi mandano a fare una supplenza in una seconda superiore, una classe in cui non insegnavo regolarmente. entro e i ragazzi mi piacciono. Guardo i loro occhi, un ragazzo mi guarda e mi dice, lei ci è simpatico. Io rispondo, la cosa è reciproca. Alcuni studiano per i fatti loro, diversi si avvicinano a me, mi fanno domande. In che classi insegna? è in classe sua xy? come si comporta? come va in tedesco? Io racconto loro che parlo russo, due ragazze, R. e A. si avvicinano. R. è ucraina e A. è russa. Parliamo russo e i ragazzi mi fanno i complimenti. L’ora passa veloce, fin troppo. è un bellissimo sabato, un ragazzo mi consiglia di andare nel ristorante di cucina tipica dei suoi genitori. Parliamo di Masterchef. C’è una ragazza in particolare che mi colpisce, ha i capelli neri, la carnagione della donna mediterranea e le labbra carnose. è bella, sembra più grande della sua età. Ha un’espressione simpatica, ha personalità. Parla, parliamo e lei ascolta, ascolta con attenzione, ascolta con attenzione discorsi miei seri e meno seri. Quando suona la campana un po’ mi dispiace.

Ci salutiamo e continuiamo ad incrociarci lungo i corridoi. La ragazza mediterranea, ma anche gli altri, mi saluta sempre con dei gran sorrisi. Qualche mese fa mi chiede l’amicizia su FB. Un giorno chattiamo, mi racconta di qualche problema a scuola, a casa. Io scrivo quello che ritengo più giusto e lei mi ringrazia perché ho ascoltato le sue confidenze, scrive che le ho dato ottimi consigli. Oggi, dopo mesi, è risuccesso. Mi ha scritto su fb, come mai non è più all’istituto tecnico? Come sta? Un’ora sola di lezione e si ricorda di me. Abbiamo chattato, aveva voglia di dialogare. evviva i ponti.