Dostoevskij

Buon Primo Maggio (i bambini mi curano l’anima – cit.)

Da un po’ di settimane ho accettato un incarico di tedesco, presso la sezione ospedaliera della scuola in cui lavoro. Avevo delle perplessità, avevo paura di non sapere reggere i segni della malattia sul corpo degli alunni. La prima volta mi sono presentato in questo ospedale, con timore reverenziale. Sono stato messo a mio agio da una collega piena di saggezza e gentilezza. Ho conosciuto un ragazzo, il mio alunno, che mette serenità. è allegro e non si lamenta mai. è positivo. Da quando l’ho conosciuto vado in quel luogo con gioia. è un luogo immerso nel verde, sulle prime colline nei pressi dell’uscita autostradale. C’è silenzio, sole e verde. E io mi sento quasi in vacanza, mi sembra di essere andato ad una scampagnata. Ma l’aspetto più importante è questo ragazzo, la sua presenza e la sua positività mi rigenerano. Lui mi sta curando l’anima e nemmeno lo sa. Mi scordo di essere in un ospedale, quando sono lì. è un luogo ben collocato, ad un piano in cui non ci sono ambulatori o reparti, per permettere ai pazienti di staccare un po’ dalla solita vita. Sono felice di lavorare lì e vorrei tornarci tutti i giorni. Mai avrei pensato di essere felice andando in ospedale, anche se, in realtà, io sto andando a scuola.

Buon Primo Maggio, auguri soprattutto a chi non ha un lavoro, a chi ha un lavoro che non lo soddisfa, vi auguro la mia felicità. Buona Festa dei Lavoratori, il mio secondo Natale ateo, dopo il 25 Aprile. Un abbraccio.

M.

Sono un uomo ri…

Sono un uomo ridicolo. E ora mi danno anche del pazzo. Potrebbe essere
una promozione se per loro non rimanessi comunque un uomo ridicolo. Ma
ora non mi arrabbio più, ora li trovo tutti gentili, perfino quando
ridono di me, anzi proprio allora li trovo particolarmente gentili. Se
non mi sentissi così triste guardandoli, io stesso mi metterei a
ridere con loro, non di me, ma per piacere loro. Mi sento triste
perché essi non conoscono la verità, mentre io sì. Oh, che terribile
peso è essere il solo a conoscere la verità! Ma essi non lo
capirebbero. No, non lo capirebbero.

a distanza

sono un curioso della vita e un curioso del mondo. mi piace viaggiare, anche se avrei voluto viaggiare di più. mi piacciono le lingue, tutte. Ho dedicato e dedico la mia vita alle lingue, però, c’è un però. Io adoro la Russia. Con questa cultura ho un legame ancestrale, irrazionale, che si è insinuato dentro di me, da quando ho iniziato a studiare questa lingua meravigliosa. intendiamoci, già da prima la amavo. Per me la cultura russa è tante cose: è Urss, è mistica, è Tolstoj, Dostoevskij, è il mio grande amore di qualche anno fa, è passione nascosta sotto un’apparente freddezza, è Lenin, è Koba, ecc. ecc. Per me la cultura russa è un grande poeta mistico, Nikolaj Kljuev, morto nel 1937, che vedeva la natura abitata da spiriti. Ho dedicato una tesi di laurea su questo poeta. Ho insegnato russo per due anni al liceo, divertendomi come un matto. Potrei andare avanti un bel po’ sulla Russia, rischiando di essere banale e noioso.

Un’altra mia grande passione è il computer. Ho iniziato ad usare il computer quando avevo 5 anni, stimolato da mio padre. Non ho quasi mai frequentato corsi di computer e la mia grande passione e la mia curiosità sono stati la molla fondamentale che mi hanno consentito ora di cavarmela molto bene con questo oggetto. Mi piace molto Internet, mi piacciono i blog, per forza ne curo uno, anche se non penso che una persona debba rinunciare alla vita reale per il computer. 

Qualche giorno fa mi è arrivata una mail graditissima da parte di una ragazza, la quale, non so perché, ha saputo che io insegno russo. Mi ha posto delle domande di letteratura russa. Ha scritto che le serviranno per un esame. Mi ha spinto a riprendere in mano dei libri di Pasternak e Bulgakov che non ripercorrevo da tempo. Mi ha spinto a studiare. Le ho scritto già alcune mie riflessioni. 

Ecco a cosa può servire Internet. Se solo capissi come ha fatto quella ragazza a sapere che ho insegnato russo…

Andare

sono dei giorni lieti e di caos. la Russia è distanze, strade larghe. Debbo spiegare la Russia, mille anni, due mila anni di cose, pensieri. C’è un alfabeto che fa paura a tanti, è simile all’alfabeto greco, viene da lì. è impossibile spiegare quel mondo e ne cerco un pezzo, cerco un filo. Ho trovato un filo, il filo delle cose che stanno dietro alle cose, le parole che stanno dietro alle parole.

Dostoevskij, Cechov, Slovo o Polku Igoreve (il canto della schiera di Igor)

Previsioni

sono nato circa 30 anni fa. sono nato vicino ad una città medio-piccola, ma ho sempre vissuto in città, perché i miei genitori andavano a lavorare e mi lasciavano ai nonni. Mio nonno era un uomo grande, con gli occhi azzurri e la pelle resa scura da tante ore al sole. Mio nonno era un uomo timido. Mia nonna era piccola, con gli occhi verdi, l’energia nello sguardo e nelle parole. Forse non dovrei usare i verbi al passato, perché sento che gli insegnamenti che mi hanno lasciato non sono andati perduti. I miei nonni venivano dalla campagna e si erano trasferiti in città per cercare lavoro. Hanno fatto tanti sacrifici e hanno sfidato tante difficoltà. Non avevano avuto la fortuna di poter studiare, per questo desideravano più di ogni altra cosa che io e mia sorella studiassimo. Hanno la testa buona, hanno la testa che funziona, diceva mio nonno, che era un uomo grande e forse un grande uomo. Se non studiate non vi renderete conto di quando vi stanno fregando, diceva mia nonna. Io andavo bene a scuola, prendevo dei bei voti, perché mi piaceva la cultura, mi piaceva imparare. Quando portavo a casa dei bei voti, era contenta. Diceva di essere ignorante, e aveva paura che gli altri l’accusassero di contagiarci con la sua ignoranza. Non era ignorante, le piaceva leggere e non sbagliava un congiuntivo. Sapeva dei concetti di veterinaria, senza aver mai studiato veterinaria, sapeva dei concetti di enologia, senza mai aver aperto un libro di enologia. 

Un giorno ho incontrato un bravo professore di italiano che è diventato un mio amico. Quel professore di italiano ci spiegava i classici greci, Dostoevskij, Leopardi, ed oggi, dopo oltre 20 anni, ancora di ricordo di quelle lezioni, per lo meno di molte di esse. Mi piace il professore, perché vuole bene ai ragazzi, diceva mia nonna, Anche tu sarai un bravo professore, mi diceva mia nonna, perché vorrai bene ai ragazzi. Sono diventato professore, quando l’amata nonna non c’era già più. Sarebbe contenta se mi vedesse. Voglio bene ai ragazzi.