De Gregori

Sulla strada

Questi sono pezzi di cronaca di un viaggio, narrato con le immagini. è un liceo linguistico, ci sono andato per un errore mio e per l’ottusità della burocrazia. Mi ha salvato la natura, più benigna che altro. è un viaggio, che sta finendo, pieno di tanti aspetti, positivi e negativi. Ho deciso spontaneamente di raccontare attraverso l’immagine, è un’intuizione improvvisa.

Sulla strada

 

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Pasolini (consiglio di leggere “P.P.P.” di Carlo Lucarelli)

Alla bandiera rossa
Nuovi epigrammi (1958-59)
Per chi conosce solo il tuo colore, bandiera rossa,
tu devi realmente esistere, perché lui esista:
chi era coperto di croste è coperto di piaghe,
il bracciante diventa mendicante,
il napoletano calabrese, il calabrese africano,
l’analfabeta una bufala o un cane.
Chi conosceva appena il tuo colore, bandiera rossa,
sta per non conoscerti più, neanche coi sensi:
tu che già vanti tante glorie borghesi e operaie,
ridiventa straccio, e il più povero ti sventoli.

Un guanto (forse ho già messo questo post)

Un guanto precipitò Da una mano desiderata
A toccare il pavimento del mondo in una pista affollata.
Un gentiluomo, un infedele lo seguì Con lo sguardo.
E stava quasi per raggiungerlo, ma già Troppo in ritardo,
E stava quasi per raggiungerlo, ma troppo in ritardo.
Era scomparsa quella mano e tutta la compagnia
E chissà Se era mai esistita.
Era scomparsa quella mano e restava la nostalgia
E il guanto e la sua padrona scivolavano via
E il guanto e la sua padrona pattinavano via.
Sotto un albero senza fiori si struggeva l’amore amato.
Il guanto era a pochi passi, irraggiungibile e consumato.
In quella grande tempesta d’erba, non era estate, né Primavera.
E non sembrava nemmeno autunno perché  L’inverno non esisteva.
E non sembrava nemmeno autunno perché L’inverno non esisteva.
Quando un uomo da una piccola barca con un mezzo marinaio
Vide qualcosa biancheggiare.
Un uomo da una piccola barca, sporgendosi sul mare:
Era il guanto che rischiava di annegare,
Era il guanto che rischiava di affondare.
Fu un trionfo di conghiglie, un omaggio di fiori
Per il guanto restituito alla banalità Dei cuori,
Ad una spiaggia senza sabbia, a una passione intravista
Ad una gabbia senza chiave, ad una stanza senza vista,
Ad una gabbia senza chiave, ad una vita senza vista.
E intanto milioni di rose rifluivano sul bagnasciuga.
E chissà Se si può Capire.
Che milioni di rose non profumano mica
Se non sono I tuoi fiori a fiorire,
Se I tuoi occhi non mi fanno pi? Dormire.

Era la notte di quel brutto giorno, I guanti erano sconfinati,
Come l’incubo di un assassino o I desideri dei condannati.
Dietro al guanto maggiore la luna era crescente
E piccoli guanti risalivano la corrente
E piccoli guanti risalivano la corrente.
Fino al Capo dei sogni e alla riva
Del letto dell’innocente che dormiva.
Un mostro sconosciuto osservava non osservato
Sopra a un tavolo il guanto incriminato
Sopra al tavolo un guanto immacolato.

E il guanto fu rapito in una notte d’inchiostro
Da quel mistero chiamato amore
Da quell’amore che sembrava un mostro.
Inutilmente due nude mani si protesero a trattenerlo.
Il guanto era già Nascosto dove nessuno può Più Vederlo,
Il guanto era già Lontano quanto nessuno può Più Saperlo.
Oltre la pista di pattinaggio e le passioni al dì Di festa
E le onde di tutti I mari.
E il trionfo nella tempesta e le rose nella schiuma.
Il guanto era volato più Alto della luna.
Il guanto era volato più  Leggero di una piuma.

Oltre il luogo e all’azione e al tempo consentito,
E all’amore e le sue pene.
Il guanto si era già Posato in quel quadro infinito
Dove Psiche e Cupido governano insieme
Dove Psiche e Cupido sorridono insieme.

anche io sono stato rapito da quel mistero chiamato amore, anche io mi sento come quel guanto. vorrei non uscire mai da questa condizione, anche se, a volte mi sento stupido. Perdonatemi se sono patetico. ciao