crema di nocciola

e se fosse – tre

era troppo tempo che il nostro protagonista non insegnava. quasi non si ricordava più di avere presentato domanda per l’inserimento nelle graduatorie di terza fascia, si chiamano così le graduatorie degli insegnanti più sfigati, più precari, per usare un eufemismo. quando entrò nella scuola che l’aveva chiamato, si accorse di essere nel posto giusto. aveva fame di sguardi, di voci, di suoni, aveva fame di quegli sguardi, di quelle parole, di quei suoni. riprese il proprio mestiere, quello che sognava di intraprendere fin da bambino e che aveva svolto fino alla disgrazia. era carico ed esperto, come un ballerino che sa a memoria i passi di una danza e che deve preoccuparsi solo dell’interpretazione. la giornata durò a lungo, lui fu soddisfatto. non volle pensarci durante il viaggio in macchina verso casa. solo musica, solo ed esclusivamente musica, la sua musica, la sua playlist di spotify. sia benedetto chi lo ha inventato.

al pomeriggio si mise a lavorare con grande spinta, fino a che  non arrivò il momento di andare in palestra. tornò a casa e scoprì un’atroce verità: si era scordato di ordinare il cibo dal sito di eataly. adorava eataly, da quando aveva smesso di frequentare il centro commerciale tutti i giorni. visitava il negozio in centro città e ordinava dal sito. in casa non aveva quasi nulla da mangiare, pioveva di brutto ed era stanco morto. fissò per un po’ di tempo il monitor del computer con aria sconsolata. driin, di nuovo il campanello, che palle, pensò. si alzò stancamente dalla scrivania e andò alla porta. chi è? sono Marco, oddio di nuovo il ragazzino di ieri sera. mica ci sono i tuoni, pensò. aprì la porta, il ragazzino era in pigiama, con i capelli neri lisci sciolti, i piedi scalzi. come la sera precedente. ciao, vuoi venire a mangiare da me. il nostro protagonista gli chiese, c’è anche tua madre in casa. era in imbarazzo, perché non aveva nemmeno una bottiglia di vino da portare. no, sono solo, mia mamma è a lavorare, mi ha detto di invitarti, visto che sei stato così gentile ieri sera. ok, vengo, rispose, aspetta un attimo, prese le chiavi di casa, un barattolo di crema di nocciole artigianale molto meglio della Nutella, si infilò le scarpe e seguì il ragazzino, che aveva fatto un gran sorriso, dopo che il vicino di casa aveva detto sì all’invito. entrarono nella bella casa, si entrava direttamente in un ampio salone. la tavola era apparecchiata per due, molto ordinatamente. il nostro protagonista si andò a lavare le mani e ritornò in sala. ti piace il pesce, gli chiese il ragazzino con aria speranzosa, spalancando gli occhi neri grandi e belli. sì, rispose l’uomo, mi piace. ti ho preparato una tartare di tonno rosso. il nostro protagonista replicò un po’ stupito, tu hai preparato la tartare. sì, mi ha insegnato la mia mamma. andò in cucina e gliela servì. era squisita, il nostro protagonista gli fece i complimenti. quel ragazzino con il pigiama bianco con gli orsacchiotti sembrava uno chef. pensò che la madre lo segregasse in cucina e lo costringesse a cucinare  per ore e rimase un po’ perplesso. cucini spesso, gli chiese, qualche volta, la domenica, rispose il ragazzino tranquillamente. vado in cucina a controllare il risotto. risotto, fece sempre stupito il nostro uomo. ho preparato un risotto ai frutti di mare. addirittura, tutto questo per me, sorrise il nostro protagonista. era il minimo che potessi fare. quando servì in tavola il risotto rosso ai frutti di mare, il nostro protagonista si accorse che i frutti di mare erano sminuzzati. il risotto ai frutti di mare era un trionfo di sapori pazzesco, leggero e delicato. sarebbe sembrato quasi un tentativo di seduzione, se non l’avesse cucinato un bambino, un bambino vero, non una di quelle patetiche figurette da talent o reality show. lo guardò negli occhi e gli disse, complimenti. il bambino arrossì e sorrise, grazie. Mangiarono tutti e due quasi in silenzio, pensando solo a quello che stavano mangiando. Non è finita qui, disse Marco sorridendo, ci sono anche le cappe sante. Ma dai, disse l’uomo, sempre più sorpreso. erano deliziose, cucinate come solo pochi avrebbero saputo fare. Stavolta non mi freghi, disse con aria trionfante il nostro protagonista, il dolce l’ho portato io. il bambino rise,  per questa volta,… tirò fuori il barattolo di crema di nocciole artigianale. e come quello che prende la mia mamma, quello di eataly. ma dai, anche lei compra le cose lì. sì, vuole solo il cibo di eataly, da quando il suo negoziante preferito, si chiamava Ettore, si è ritirato a Cuba. il bambino andò in cucina, prese quattro rosette di pane belle grandi e le portò in tavola. Le tagliò, le farcì smodatamente di crema di nocciola e le porse al nostro protagonista. era vero, era molto meglio della nutella quella crema di nocciole. anche il nostro protagonista si sentì bambino, forse più bambino del bambino con cui era in quel momento. vuoi che ti aiuti a lavare i piatti, non era un asso, ma ci provava. no, non c’è bisogno, pulisco un po’ le pentole, poi ci pensa la lavastoviglie. vuoi il caffè, gli chiese mentre stava pulendo le pentole. no grazie, disse il nostro uomo gentilmente. si guardò attorno. vide dei quadri alle pareti e delle foto. In una c’era il ragazzino in pantaloncini e maglietta, con i capelli legati e le scarpette da danza bianche, assieme ad una decina di bimbe in body rosa. erano alla sbarra. va pure a danza, pensò, ma quando vive. ci sono altri bimbi in questo palazzo, chiese il nostro protagonista. sì, c’è la mia amica Teresa, del primo piano, giochiamo spesso, viene a danza con me, c’è anche Edoardo, del palazzo di fronte, è in classe con me e giochiamo a calcio assieme. pure a calcio, mamma mia, ma questo ha più impegni di un adulto, ma quando fa i compiti. di fianco alla foto di danza c’era una foto del bimbo in tenuta da calcio, assieme ad una bella donna  dagli occhi azzurri, la madre. proprio quella mattina gli sembrava di averla vista, per qualche secondo a scuola, ma era di sicuro una sua impressione. incominciò a tuonare.

mia madre torna tardi dal ristorante in cui lavora, posso dormire con te, gli chiese Marco. Dai vieni, non scordarti di spegnere il gas e la luce.

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