cielle

Prete ciellino accusato di pedofilia

http://ift.tt/1ZGo8Vf Il religioso, esponente di spicco di Comunione e Liberazione e fondatore del Banco Alimentare, ha consegnato 25mila euro alle famiglie di cinque ragazzi che lo accusano di violenza sessuale. Otto gli episodi contestati a Don Inzoli

via Cremona: Don Inzoli, accusato di pedofilia risarcisce   cinque vittime degli abusi — Media Financial Credit

specchi

quando guardo  certi miei alunni, rivedo dei pezzi di me. quando ero preadolescente, 12 anni circa, ero un bambino timido e studioso. ero molto alto, come ora, tutti mi davano 14 o 15 anni, avevo un paio di amici. intendiamoci, ero timido, ma riuscivo ad esprimermi con gli altri. leggevo i libri di mia sorella, che andava alle superiori, mi piaceva la letteratura. 

a.m. era un bambino piccolo, con la testa rotonda e molto freddoloso. l’ho conosciuto nella scuola ciellina. certamente le brave suorine non alzavano molto la temperatura del termosifone, ma a.m. era quello che soffriva piu’ di tutti. am era un bambino cicciottello, che parlava con un filo di voce. a 12 anni leggeva Shakespeare, voleva partecipare alle lezioni di filosofia delle superiori, li’ in quella scuola, gli piaceva beethoven. am era vittima dei bulli di quella classe, specialmente di un bambino folle e stupido, lasciato senza insegnante di sostegno, perche’ costa troppo. erano botte, insulti e vessazioni continue. durante le mie lezioni reprimevo il reprobo con sgridoate, minacce di punizioni e punizioni. quando dovevo presenziare al momento dell’intervallo, tenevo gli occhi bene aperti e il,povero am era al sicuro. am era in seconda media e si era gia’ preparato il programma della terza  io gli proposi di svolgere un compito di terza e lui lo svolse perfettamente. molto spesso facevo spiegare almeno una parte delle regole di grammatica a lui, il quale si faceva sempre interrogare. quando seppi  che, assieme alla repubblica, uscivano le opere di shakespeare in dvd glielo dissi. lui mi rispose, grazie professore, ho,gia.’ iniziato a comprarle

Lui mi chiese in prestito il Faust di Goethe, a 13 anni.
Vicino a quella scuola c’era un bar ristorante, dove si potevano mangiare eccellenti piatti di pasta. Io adoro il buon cibo e adoravo quel bar. Un giorno incontro i genitori di am, sono simpatici. Parliamo a lungo e mi offrono l’aperitivo. Li incontro per diversi martedì, durante i quali mi manifestano tutto il loro gradimento nei miei confronti, professori come lei dovrebbero essere clonati meno male che c’é lei, ecc. Incontro la madre, mi offre il caffè, ecc. Allo stesso tempo mi manifestano tutto l’odio nei confronti della scuola e della preside. Un giorno ho capito un Po’ di più del loro odio. Sono libero durante l’intervallo, sto, passando nel corridoio, una collega esce da un’aula e mi dice, puoi dare loro un ‘occhiata., è una giovane collega acida ciellina, non si è preoccupata di controllare dove sono am e il suo persecutore. Io mi affaccio nell’aula e vedo il persecutore che prende per il collo am , quasi canonico. Lo fermo. Am riprende, piano piano, il proprio colorito abituale.
Ho capito meglio l’odio, dei genitori per quella scuola.

Le parole e le cose

Ho scelto di avviare questo blog, perché desideravo scrivere in libertà, parlando di una realtà, come quella scolastica, da un punto di vista emotivo. Il primo obiettivo è sempre stato quello di non raccontare balle, di parlare di qualcosa di spontaneo. Lo faccio, perché lo voglio fare. è questo l’importante. Quando sento qualche cosa che non corrisponde alla realtà, mi chiedo se le parole hanno ancora un senso e ho qualche dubbio. 

Come ormai tutti sanno, io non sono religioso. Non capisco come mai ci siano personaggi come Don Gallo assieme a ciellini, l’ho già scritto. Credo che chiunque dovrebbe essere almeno un po’ sincero, solo un po’. Quando lavoravo nella scuola ciellina, c’erano le medie, il liceo, l’istituto professionale. Io non insegnavo al professionale. Un giorno ho notato una ragazzina minuta, con il velo. Mi sono stupito, nel vedere una ragazzina mussulmana in una scuola ciellina, una scuola cattolica. La ragazzina muoveva a fatica una gamba. Notai, nel giro di pochi secondi, che quella ragazzina aveva una protesi. Quella ragazzina, nella scuola cattolica, senza ascensore né uscite di sicurezza, saliva lentamente le scale. Quella ragazzina arrivò fino all’ultimo piano, al terzo, le scale erano erte, gli estintori. Quali estintori? La classe di una ragazzina con una protesi al posto di una gamba, in una scuola cattolica senza ascensore né uscita di sicurezza, al terzo piano. Le parole e le cose.

Il corpo

Il nostro corpo ci rappresenta, a volte male, a volte bene. è un biglietto da visita, che rimane attaccato a noi per tutta la vita. Ci condiziona, condiziona la nostra mente. La nostra mente condiziona il nostro corpo. L’aggettivo importante è “nostro”: per noi atei, il corpo è nostro, la natura ce l’ha dato. Possiamo tenerlo per come è, possiamo allenarlo, possiamo modificarlo per via chirurgica. Per i cristiani è dio che da la vita, per i cristiani fondamentalisti, come i ciellini ed altri, gli esseri umani non possono disporne. Non possono disporne né i credenti, né gli atei. Gli stati devono conformarsi all’unica fede, che è la loro. Potrei scrivere questo post, questo blog, con la giusta acrimonia che si deve ad una consorteria come cl, ma penso che risolverebbe poco. Dobbiamo capire perché c’è gente che si avvicina, anche in buona fede, a questi movimenti di integralisti. Dobbiamo capire che bisogna parlare ai deboli, agli indifesi, ai proletari con meno mezzi, con il linguaggio della semplicità e della verità. Dobbiamo togliere l’acqua nella quale nuotano questi, cambiando i linguaggi. Molto spesso non ci accorgiamo che i nostri linguaggi sono vecchi, datati e incomprensibili.

Alcuni anni fa è terminato il dramma di Eluana Englaro, una ragazza rimasta vittima di un incidente stradale, in stato vegetativo. L’eroico padre di Eluana si è battuto per far valere il diritto della famiglia a liberarsi dalla prigionia all’interno di un corpo, che non era più un corpo vivo. Beppino Englaro è andato su tutti i media. L’eco di quella vicenda è stata forte. La politica ha strumentalizzato il dramma. Puttanieri, ladri e mafiosi sono diventati devoti, per guadagnare qualche voto.

Anche nella scuola dove ho insegnato la tensione è forte. Sono tutti mobilitati per indottrinare i ragazzi. Eluana, secondo chi comanda, sarebbe ancora “viva”. Sono bugie, Eluana non ha alcuna speranza di risvegliarsi, soprattutto si tratta di rispettare la sua volontà, quando aveva detto al padre che avrebbe preferito smettere di vegetare, se le fosse capitato un grave incidente o una grave malattie. Sono bugie, quelle che raccontano, propinate a ragazzini, a ragazzi. Nel movimento di cielle si entra, molto spesso, perché si ha bisogno di sicurezze a buon mercato, perché si è soli. Cielle riempie la vita, non si può accettare nulla al di fuori. Mi trovo molto a disagio. Penso che sia poco indicato anche, che una persona poco esperta di medicina come il sottoscritto, si avventuri in digressioni di bioetica. è febbraio e il dramma di Eluana sta per finire. Il martedì mattina presto vorrei scomparire, soprattutto prima di entrare in classe, ma VDP, prof e militante ciellina, è attenta. è una donna sola e depressa, cielle per lei è tutto, nulla e nessuno possono esistere fuori da cielle. Mi avvicina con aria melliflua e chiede: potresti parlare ai ragazzi (seconda media) di Eluana?  Mi vorrei sotterrare. Entro in classe, senza sapere cosa fare. Ignorare la richiesta, raccontare balle, dire la verità. Scorrono i minuti, faccio lezione e sempre di più mi convinco. Quando manca circa un quarto d’ora inizio a parlare, racconto tutta la verità. Una bomba silenziosa stava esplodendo. KDS è una ragazza, sembra che abbia 16 anni, ma ha l’ingenuità fanciullesca che è giusto avere. Alza la mano e pone una domanda: la preside ha detto che se uccideranno Eluana, che è ancora viva, potranno uccidere anche mia nonna, solo perché è un po’ svanita. è vero? Ha lo sguardo preoccupato, angosciato. Le rispondo molto tranquillamente, non è vero. E i suoi occhi grandi si spalancano, come quelli dei compagni. La verità. Parlo, parlo, continuo a parlare, spiego i diversi punti di vista, racconto la verità. LG, che è un ragazzo grande grande, alla fine del mio discorso dice, ma la vita di Eluana non è vita. Io faccio un cenno di assenso e allargo le braccia. Ho raccontato la verità, una bomba silenziosa è proprio esplosa.

Cerchi che si aprono, cerchi che si chiudono

Questo blog mi sta arrecando giovamento. Mi piace scrivere, mi piace sfogarmi, l’attenzione dei follower è uno stimolo per riflettere, per guardarmi alle spalle. In fondo si tratta di fermarsi un po’: fare il punto della situazione, guardarsi allo specchio e guardarsi attorno. Sono anni pieni di cose, pieni di fatti, che vanno analizzati guardandoli da più lontano.

C’è chi dice che le sventure insegnano. Penso che non sempre insegnino, insegnino solo quando le situazioni ti fanno crescere. Io ho vissuto e vivo una vita complessivamente gioiosa, sono nato in una famiglia dove mi hanno voluto bene, soprattutto mia nonna. Ho seguito gli studi che ho voluto, sto facendo il lavoro che volevo fare. Avevo 14 anni e volevo diventare un insegnante. Ora che ne ho qualcuno di più, faccio l’insegnante. Mi sento un libero pensatore. Credo di avere dimostrato più volte grande apertura mentale. Ho insegnato quasi sempre in scuole private, anche cielline. Sono orgogliosamente comunista e ateo. In ogni momento vissuto a scuola non mi sono mai allontanato dalla mia idea. Si va a scuola, perché si vuole bene ai ragazzi, anche se a volte è difficile, anche se, a volte, i rapporti non decollano, come si dice.

La storia che sto per raccontare è la storia di una persona che cerca di essere sé stessa, è una storia di apertura e chiusura mentale, è una storia che parla del valore delle persone.

Il cerchio si apre. Quando, qualche anno fa, sono stato in una scuola ciellina, mi sentivo a disagio. L’atmosfera, da parte di molti colleghi e, soprattutto della preside, era resa opprimente, soprattutto durante le ultime settimane di Eluana Englaro. La campagna clericale era scatenata.

Una delle classi che mi sono piaciute di più di quell’anno scolastico, non completo per me, è stata la terza. Era una classe di una decina di persone, prevalentemente femminile. Michele, Michele, per caso ce l’hai con i maschi? Vabbè, in quella classe c’era una ragazza, LZ, timida timida magra magra. Me l’avevano presentata gli altri insegnanti come una mezza ritardata, della quale avere un po’ di compassione. Io la chiamo in causa durante le mie lezioni, al pari degli altri. Non ho minimante la percezione di trovarmi di fronte ad una persona con un deficit cognitivo. è timida, è una ragazza sensibile, forse si vergogna anche perché la natura non è stata troppo benevola per quel che riguarda il suo aspetto fisico: è bruttina. Un giorno tengo una lezione di ripetizione, nel primo pomeriggio. Partecipa solo lei, siamo vicini a natale. Ripetiamo delle regole di grammatica per un’ora e mezzo e lei mi segue, comprende, ha più voglia di parlare. Siamo da soli, in aula. A un certo punto, con aria contrita, mi dice: sa, prof, io non capisco molto. Io la guardo con occhi stupiti e replico: mi sembra che tu questa regola la capisca, così come le altre, e allora che cosa non capiresti? Lei si stupisce più di me. Io aggiungo, guarda che non te lo dico mica per farti piacere. Ti dico quello che penso. Quella ragazza, che in tedesco aveva avuto il 6 scarso, con me ha il 6 pieno allo scritto e 8 all’orale. Quando c’è il ricevimento di dicembre, tutti gli altri professori le dicono che stenta, le fanno capire che hanno compassione di lei e le mettono 6. Non hanno capito che è timida, non hanno capito che va spinta a migliorarsi, a trovare le energie che ha dentro di sé e che non sa di avere. Cosa significa insegnare? Quando sua madre viene a parlare con me, io le dico che mi piace il comportamento, mi piace la mentalità di L., ma anche il rendimento è buono. Lei è rimasta fuori dall’aula, sua madre guarda fuori, lei si sporge per ascoltare e la madre glielo dice. Lei è felicissima. Forse ha capito di farcela, ha capito di essere più grande, più forte di quello che pensava. Un giorno, al bar vicino alla scuola, incontro la madre. La madre è una donna d’altri tempi, dall’aria un po’ fanciullesca. Ci salutiamo e lei inizia dirmi che la figlia mi adora. Si lancia in una lunga digressione, il senso della quale è che anche lei, la madre, mi ritiene bravissimo, perché sarei ciellino. E se sono ciellino, dunque sono bravissimo. La guardo, sorrido, ringrazio, ma soprattutto penso. Penso molto, penso: se sapesse cosa penso di cielle, invece mi sta elogiando, proprio perché mi considera ciellino. Mah…

Quella classe è bella, ci sono elementi intelligenti e vivaci, soprattutto le femmine. C’è MS, le cui si origini si perdono lontano e le si notano nel colore degli occhi e dei capelli, c’è MG, dolce e sorridente, FM, LP, GM, ecc. ecc. Sono belle persone, vanno bene anche a scuola. Si lavora tanto e si ride di gusto, come quando MS, con il quale avrei avuto uno scontro, durante la festa di natale, fa l’imitazione di diversi insegnanti, anche il sottoscritto, con garbo e ironia. Si studia la grammatica, si studia la letteratura, si studia la saga dei Nibelunghi. Quando l’incarico finisce, troppo presto, i contatti vengono mantenuti tramite FB. Abitiamo lontani, loro mi mancano. Mi piace vedere pezzi della loro vita sul computer, me li fa sentire meno lontani. Il tempo che trascorre è lento e veloce, sembra che consumi i rapporti. Qualcuno dice che viviamo in un’era liquida, dove tutto è meno concreto, fisso: non sempre è vero.

Grazie anche a FB, ci sentiamo per gli auguri di natale e compleanno. Passano gli anni e per loro arriva il rito della maturità. Si dice sempre che sia un rito di passaggio e i riti di passaggio si affrontano insieme a chi significa qualcosa. FM è una biondina dagli occhi verdi, il caschetto e il viso rotondo che sembra una bimba nonostante i 19 anni. Mi scrive, invitandomi alla loro cena finale, presso il ristorante del padre di MS, poco fuori la città in cui vivo. Accetto subito. è un lunedì sera, vado in palestra. Quando faccio la doccia, l’emozione incomincia a salire. Dopo anni si ricordano di un insegnante che li ha avuti nemmeno per tutto l’anno. Le persone valgono qualcosa. Prendo la macchina e attraverso la mia città. è sera, è giugno, e c’è ancora luce. Parcheggio poco lontano e mi avvio. Quando li vedo, mi assale l’emozione, li abbraccio uno per uno.  Sono belli ed eleganti, ci sono tutti, c’è SA, una bella ballerina, c’è SM, una ragazza dolce e sorridente, c’è FM. Entriamo e saluto il signor YS, padre di MS. C’è qualche collega, tra cui un caro collega, peccato sia cattolico. Per la prima parte della cena, non parlo quasi per niente: sono paralizzato dall’emozione. Mi beo dei loro sorrisi, delle loro risate. Con l’andar del tempo prendo coraggio, all’inizio non mi sembravano veri. Si ride molto, MS fa le imitazioni dei prof, anche la mia: si ride tanto. Allora le persone valgono. La serata passa veloce, pure troppo. Ci salutiamo, bacio tutti, uno per uno. Ci abbracciamo. In quei giorni ero stato persino stanco di FB, MS, quando esprimo il mio malcontento e la mezza idea di cancellare l’account, mi dice, prima ci deve chiedere il permesso, prof, altrimenti come facciamo a rimanere in contatto. Quella serata è stato un regalo straordinario. Torno spesso in quella pizzeria, per rivedere il padre della mia alunna e la mia alunna, oramai ex, che lì lavora. è una donna, bella e matura.

Le persone valgono. Vale chi rimane sé stesso, anche in mezzo alle difficoltà. Chi non mente, chi non è costruito vale, soprattutto in mezzo ad adolescenti. Quest’anno sono stato nella scuola pubblica. è stato il mio primo anno. Ho una collega di inglese, una cinquantenne dai modi rudi. Per i primi tempi mi saluta sorridendo, è abbastanza affabile. Un giorno ci incontriamo al bar e mi chiede, tu dove hai insegnato prima di adesso. Io le rispondo, sempre nella scuola privata. Come ti sei trovato, io le rispondo che, in generale, mi sono trovato bene. La sua espressione diventa diffidente, ma è vero che lì regalano i voti, mi chiede. Le rispondo che qualche problema c’è, ma che, almeno nelle scuole in cui ho lavorato, si impara. Mi guarda male. Da quel momento in poi mi avrebbe tolto il saluto, scambiandomi per ciellino.

Il cerchio si chiude. Evviva il libero pensiero.