bellezza

Saramago

Dicci com’è un albero affinché non dubitiamo che qualcosa nel mondo, fuori da queste mura, continui a combattere contro l’infamia, contro la menzogna, contro la stolta crudeltà dei nemici della vita, dicci com’è e dov’è la giustizia, perché le strappiamo la benda dagli occhi affinché veda, finalmente, a chi, di fatto, è servita, chiunque egli sia; ma non ci dicano com’è la dignità perché lo sappiamo già, perché, perfino quando sembrava non fosse che una parola, noi comprendevamo che si trattava della pura essenza della libertà, nel suo senso più profondo, quello che ci permette di dire, contro l’evidenza stessa dei fatti, che eravamo prigionieri, eppure eravamo liberi.

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Pezzi di bellezza oltre le sbarre

Un televisore manda il programma della De Filippi. Non guardo programmi di Berlusconi da anni, sono il simbolo della bruttezza. Vi mando un pezzo di bellezza.

a presto. Vi abbraccio. uno ad uno.

Vignola

Neruda – Canto General

Al mio Partito

“Mi hai dato la fraternitá verso chi non conosco.
Mi hai aggiunto la forza di tutti quelli che vivono
Mi hai ridato la patria come in una nascita.
Mi hai dato la libertá che non ha il solitario.
Mi hai insegnato ad accendere la bontá come il fuoco.
Mi hai dato la rettitudine che necessita l’albero.
Mi hai insegnato a vedere l’unitá e la differenza degli uomini
Mi hai mostrato come il dolore di un essere é morto della vittoria di tutti.
Mi hai insegnato a dormire nei letti duri dei miei fratelli
Mi hai fatto costruire sulla realtá come su una roccia.
Mi hai fatto avversario del malvagio e muro del frenetico.
Mi hai fatto vedere la chiarezza del mondo e la possibilitá dell’allegria.
Mi hai fatto indistruttibile perché con te non finisco in me stesso.”
(Pablo Neruda, Al mio Partito)

non trovo la versione originale, scusate. ho troppo sonno

inquietante

c’è qualcosa di inquietante nel rapporto che abbiamo con noi stessi, con la nostra immagine. molto spesso l’immagine che abbiamo di noi non corrisponde a quella degli altri, a volte in meglio, a volte in peggio.

i miei occhi sono grandi e marroni, molto profondi. ho i capelli corti corti, un po’ radi, ma non troppo. porto baffi e pizzetto curati, con estrema attenzione. sono molto alto e ho un fisico atletico. anni fa mi piacevo di più, da qualche anno ho l’impressione di stare invecchiando, però ho qualche smentita, che mi fa riconsiderare molte cose.

perché penso che sia inquietante? penso che abbiamo diverse vite, la vita come sembra a noi, nelle nostre teste e nei nostri sentimenti e la vita che viviamo negli altri, acquistando un’altra dimensione.

viene a parlare da me una madre, alla mattina, la figlia si avvicina e la madre, una signora molto piacente, le dice, guarda che bel professore abbiamo. Potete immaginare la soddisfazione del sottoscritto. Io sono un intellettuale molto profondo , ma sono anche un uomo ed è giusto che gli uomini abbiano anche un po’ di vanità. a scuola, alle superiori, vado ben curato, in giacca e cravatta, da quest’anno.

e poi c’è A.T. A.T. è una mia alunna, ucraina di origine russa, una bionda molto appariscente  di 17 anni, con gli occhi di ghiaccio, una mia alunna. sembra una delle candidate a Miss Mondo. è intelligente ed evoluta, ama il tedesco. insegno le canzoni in tedesco, lei se le scarica sul cellulare. se le canta nell’intervallo, prende i voti più alti. pochi giorni fa mi dice, prof, ma come è bello con quel taglio di capelli. Io la ringrazio per il complimento. mi chiede l’amicizia su fb, mi scrive per chattare, per augurarmi la buona notte. mi confida i suoi problemi con il padre, mi scrive che le sono troppo simpatico. chattiamo in italiano e russo. che succede?

cielo

La canzone degli Stadio, Chiedi chi erano i Beatles, recita, voi dovete insegnarci con tutte le cose e non solo a parole. Molte volte mi sento quasi in imbarazzo nel pensare che faccio l’insegnante, perché penso di avere tanto da imparare, perché mi sento abbastanza acerbo, ma quello è il mio ruolo, un ruolo dove imparo e insegno e il mio insegnare ha senso solo imparo qualcosa.

L’anno scolastico scorso ho vissuto, mio malgrado, l’atmosfera sulfurea della scuola della suora inquietante ed ho un ricordo, uno tra i tanti, che vorrei citare ora. c’è un consiglio di classe, un pretesto, per questa donnetta rinsecchita per potere parlare a vanvera. La donnetta parla e straparla e, a un certo punto, racconta, con fare gongolante, di come il padre di un’alunna abbia fatto dei lavori, del valore di svariate migliaia di euro, per lei gratis. io non vorrei mai fare il dirigente, perché mi sembra un ruolo impiegatizio, ma ho delle idee su come si deve svolgere questa funzione. Penso che sia un errore accettare delle prestazioni gratis per migliaia di euro, perché, in questo modo, la situazione diventa di conflitto di interesse. Come si fa a dare l’insufficienza alla figlia, dopo che il padre ha fatto quel regalo? non si può, naturalmente. cosa penseranno altri compagni, sapendo della generosità del padre, quando la figlia prenderà dei voti alti? un preside non deve solo essere onesto, ma deve anche apparire come tale. è interessante notare come questa donnetta dall’aria ascetica, quasi ultraterrena, sia, in realtà, così terrena, così materiale, quando gioisce, perché il padre dell’alunna ha preparato dei manifesti gratis per la festa della scuola. si tratta di manifesti che non sono neppure così importanti. cosa può insegnare una donna che gioisce per la roba? quanta piccineria c’è in quella persona? Giuliano Ferrara sostiene che, per fare politica, bisogna essere ricattabili. anche per fare scuola.

guardo la foto che sta in questo post e penso al cielo e penso a come sia necessario staccarsi dalla terra, ogni tanto. penso al paradosso di una donna che si riempie la bocca di cielo e glorifica il denaro e il possesso. Penso al mio amore per gli aerei, penso a come sfidano la gravità, penso al fascino e al timore reverenziale che provo, quando vedo un aereo staccarsi o quando ci sono sopra. sono seduto in macchina e sto andando a scuola, all’ITC in cui insegno. c’è una coda infernale di macchine e motorini, Io sto fermo, guardo il cielo sorridente di un martedì mattina pieno di promesse e scrivo. Sul sedile di fianco a me c’è un giornale. Scrivo negli spazi bianchi e penso ad un altro paradosso. Penso che un insegnante come me, ateo e comunista, come me, deve mostrare dove sta il cielo a ragazzi, ma deve cercarlo pure lui. Dove sta il cielo? sta nella bellezza, sta nel diventare chi siamo, sta nell’impegno costante e instancabile. adesso voglio citare la scuola media dove sto lavorando, che è un ambiente difficile, ma dove qualcosa di buono c’è. debbo insegnare il tedesco ad un gruppo di ragazzini, tutti stranieri, da poco arrivati in Italia. ci sono alcune ragazzine e ragazzini che si dannano l’anima, per imparare qualcosa di tedesco, dovendo imparare anche l’italiano e ce la mettono tutta, con le difficoltà e la stranezza della pronuncia araba o ucraina del tedesco. c’è A., ragazzina tranquilla e intelligente della Tunisia, dai grandi occhi, c’è A., tranquilla e sorridente dal Pakistan, ci sono D. e V., con le quali parlo in russo qualche volta, perché vengono dall’Ucraina, sempre insieme da sembrare gemelle, c’è R.A., che viene dalle Filippine e vuole imparare, a tutti i costi. Da qualche giorno ha iniziato pure S., una bella ragazzina con gli occhi verde smeraldo e lo sguardo un po’ smarrito, venuta dalla Moldavia, che mi chiede di spiegare qualche cosa in russo, visto che fatica con l’italiano. e c’è anche L., che viene dalla Siria, che è un ragazzo intelligente e un po’ confusionario. attorno a loro c’è confusione, provocata da altri alunni, ci sono difficoltà, ma il loro impegno è una dimostrazione che la scuola, per loro, venuti dall’estero, ha un valore. Dimostrano amor di patria, se questa definizione ha un valore, dimostrano che la scuola italiana ha delle ragioni in più per esistere, dimostrano che le femmine riescono, dove sempre più spesso, noi uomini falliamo. Dimostrano che il cielo esiste ancora, e non è troppo lontano. cielo