Bangladesh

Magri e sinceri

Ieri sono stato a pranzo dalla mia alunna e sono rimasto affascinato dalla dolcezza, dalla gentilezza, dalla dedizione di quella ragazza e della sua famiglia. Ho mangiato ottimo cibo del Bangladesh, ho avuto un sacco di stimoli. Sono molto confuso, elettrizzato e felice. Ho guardato quegli occhi che sanno di lontano, ho assaggiato quei cibi, sono rimasto affascinato dalle spezie. ero in una campagna magnifica, quasi da film. Ora scrivo questi post, magri e sinceri, e sono felice, nei miei occhi ci sono gli occhi della dolce M., che ama la lettura e la vita.

passioni

qualche settimana fa, di sabato, mi trovavo nel corridoio della scuola. era il momento dell’intervallo, mi avevano assegnato alla vigilanza dei ragazzuoli. si avvicina a me M. M. è una ragazzina con gli occhi profondi ed espressivi, piccola e con l’aria gentile. Mi parla gentilmente, mi dice, so che lei piacerebbe molto a mio padre, come è piaciuto a me, le andrebbe di provare del cibo del Bangladesh? da quando l’ho vista, ho capito che con lei avremmo imparato il tedesco. Io rimango stupido e deliziato e mi esce un sorriso. è una ragazzina brava e volenterosa, dalla faccia pulita e dall’aria rassicurante. Le dico che accetto il suo invito a pranzo e le dico che è una persona molto positiva.

le parole che non si possono dire

quando ho vissuto la storia d’amore con VN, di cui ho parlato in diversi blog, molti luoghi ne sono stati il simbolo. VN è una splendida insegnante bielorussa, conosciuta durante il mio servizio civile. Ci siamo conosciuti a scuola, che, per me, è anche il luogo dell’amore. 

VN abita in Bielorussia. Telefonarle da casa diventava abbastanza complicato, più che altro un bel po’ caro. Una volta le cabine telefoniche erano una costante nelle nostre città, sono state sostituite, negli ultimi anni da tanti call-center. Ci sono tanti uomini e donne venuti da lontano, desiderosi di mantenere il contatto con la loro terra. Una parte di loro ha aperto questi call-center, con tante cabine, con i computer per collegarsi ad internet e parlare tramite skype. C’è un’umanità varia, ci sono tranquilli romeni, ucraini con la faccia seria, senegalesi, marocchini, albanesi, ecc. Vicino casa mia c’era un call-.center, forse c’è ancora. Il titolare era K., un ragazzo con il viso rubicondo, venuto dal Bangladesh. K. è un bravo ragazzo, ha sposato F. (matrimonio combinato, sigh), timida e riservata, ha un figlio, W, un preadolescente giudizioso. K fa amicizia con tutti, me compreso. Vado tutti i giorni a telefonare, come tutti i giorni mando una lettera o una cartolina a VN. Parliamo, lui faceva l’operaio e poi si è messo in proprio, non si arrabbia quasi mai. Parla dell’affetto che ha verso la moglie e il figlio, io gli racconto un po’ della mia relazione con VN. K parla bene l’italiano, oltre all’inglese e al bangla, lingua che trovo molto simpatica. La moglie, F,  indossa gli abiti tipici della sua terra, non mi accorgo subito che è incinta. Me lo dice lui. è contento, raggiante. Nasce una bambina, S., mentre la mia storia d’amore va avanti nella cabina del telefono, tra le estati e gli inverni. Dopo poco tempo dalla sua nascita, la madre la porta al call center, che è aperto dalle 7 alle 22, 7 giorni su 7. Ha il viso tondo come il papà e gli occhi grandi, come il papà. La bimba fa il riposino pomeridiano, fin quasi alle 16. In quel periodo sto frequentando di più il call center di K, sono tra i pochi italiani, perché sono senza la connessione internet. Quando la bimba si sveglia, è un po’ inquieta e piange un po’, un giorno io, seduto al computer, la osservo, le sorrido, lei si calma e si mette a ridere. Fa capire alla mamma di volere venire sulle mie ginocchia e la mamma acconsente. Rimane sulle mie ginocchia per almeno un paio d’ore, calma e sorridente. La storia si ripete per mesi e mesi, la bimba cresce, gioco con lei, le parlo. Lei cresce, impara a parlare e le insegno qualche parola. Diventa sempre più bella ed espressiva, come diventa sempre più bello il mio rapporto con VN. Suo padre vende il call center e compra un negozio di alimentari, a dieci chilometri da casa mia. Quando andiamo nel paese dove suo padre ha il negozio, a volte la vediamo. Cresce, i capelli diventano lunghi, le parole costruiscono frasi. Diventa sempre più espressiva e più bella.

Il mio rapporto con VN non è andato completamente come avrei voluto, si sa. Ieri sera sono andato alla fiera del paese dove suo padre ha il negozio. Una serata tranquilla, calda. Passo davanti al negozio, guardo dentro per vedere chi c’è. Lei è li fuori assieme a suo padre, i capelli sono lunghissimi, lisci. è contentissima di vedermi, ha 7 anni, mi dice, tu mi tenevi sulle ginocchia quando ero piccola ed io ero contenta. La abbraccio e la bacio. Ha un bellissimo vestitino colorato sopra ai pantaloni. Mi fa vedere delle foto della festa di compleanno,di quando è andata al parco dei divertimenti, chiede di me. Mi dice, adesso non posso venire tante volte al negozio, perché ho tanti impegni, come la scuola. Le chiedo se sa nuotare, le chiedo dei suoi cugini, ne ha tanti, le chiedo della scuola. Ho avuto tutti 8 e 9. Ho voglia di sorridere, perché è simpatica, sveglia, bellissima. Mette di buonumore, ha un sorriso che incanta. Avrei voglia di rivederla tutti i giorni, come un tempo. Avrei voglia di risentire VN tutti i giorni, come un tempo. Vederla mi rende la serata migliore, stamattina mi sono svegliato di umore migliore. 

L’amore per VN ha portato altro amore, quello per quella meravigliosa creatura. Confesso che ho provato anche un po’ di invidia: avrei voluto fosse stata mia figlia. Forse, in questo caso, l’amore ha un senso.

Veniamo da lontano e andiamo lontano

C’è un ragazzo che una volta aveva i capelli ricci, chiamato con il nome di un pesce. Lui è andato lontano, dall’altra parte dell’adriatico, per comprare una laurea. c’è chi la laurea la conquista con il sudore della fronte, con lo studio e chi l’acquista. Quel ragazzo chiamato con il nome di un pesce l’ha comprata con i soldi dello stato, con i soldi di tutti. Quel ragazzo chiamato con il nome di un pesce odia gli abitanti di quel paese, quello in cui ha comprato la laurea.

C’è una ragazza che arriva da ancora più lontano, è magrolina e minuta. Ha un sorriso dolce. Quella ragazza arriva da lontano ed impara l’italiano, arrivando a parlarlo perfettamente. Il ragazzo con il nome di pesce commette errori di italiano, quella ragazza parla senza errori. Quella ragazza ascolta spiegazioni sulla grammatica di una lingua straniera, in un’altra lingua straniera, l’italiano. Quella ragazza è la dimostrazione che la disciplina e il rigore, uniti all’intelligenza, hanno ancora un senso. Il ragazzo con il nome di pesce è uno dei simboli della decadenza, la ragazza venuta da lontano forse aiuta a fermare la decadenza. Parliamo in russo, la lingua che ci unisce. Quella ragazza, forse, non è lontana. Forse non bisogna farla allontanare. In questo periodo ci sono stranieri che stanno lasciando l’Italia, ragazzi come lei non vanno persi.

S. raccoglie fiori per l’insegnante, i romantici esistono, qualcuno, come lui, viene da lontano per portare il romanticismo. S. sorride, sorride per davvero, senza calcoli.

M. è una ragazzina che sembra più piccola della sua età, con la faccia simpatica e le guance da pizzicotti. è intelligente e preparata, quando mi risponde male, l’unica volta in tanti mesi, ci rimane male quando la sgrido. Gli occhi diventano bassi e tristi. Ha capito di aver sbagliato. Non esistono persone infallibili.

Questo è solo un pezzo di un racconto. Continuerò presto.