bambini

Passati presenti e futuri. Qualcosa rimane.

Oggi è stata una giornata un po’ anonima, né troppo felice, né troppo allegra. In questa città fa troppo caldo. A me non piace il caldo esagerato. 

Sono uscito e ho visto una bambina che saltava la corda. Ho pensato ai bambini obesi, ho pensato agli eccessi di Ipad (io adoro l’informatica), ho pensato a mia nonna che mi raccontava di quando saltava la corda. Ho pensato alle tradizioni positive, quelle che parlano di noi, delle nostre radici. Ho capito che quella bambina ha origini di terre lontane e ho pensato a tanti razzisti che pontificano: gli stranieri non si integrano. Sono troppo diversi da noi. E ho capito che quel razzista dovrebbe aprire gli occhi, se ne è capace. 

Guardo in alto

Guardo in alto

Sono solo prospettive? Questi soffitti li ha fatti l’uomo. Abbiamo fatto noi, esseri umani, qualcosa di bello. Guardare in alto ti dà le vertigine. Non è solo qualcosa di fisico. Questo blog era diverso, io ero diverso. A volte mi infastidisco, perché ho qualche capello in meno rispetto ad anni fa. (qualcuno in meno, ne ho ancora abbastanza).
Ho iniziato questo blog, partendo da una necessità fisica, animale. Dovevo riempire delle pagine. è trascorso del tempo, ho acquisito la consapevolezza di una parola “buona”. che cosa è la parola “buona”? Ho parlato di me stesso, ho parlato di scuola per parlare di me, credo di aver scoperto qualcosa di nuovo di Michele, ho riscoperto la passione per la fotografia, La fotografia è diventata un pretesto per la narrazione. La narrazione parla di una realtà, dove, da qualche parte, nell’angolino, si intravede qualcosa di luminoso. La narrazione è intimistica, parla di amore ed emozioni, di molti sorrisi, qualche dispiacere, Sono partito dalla scuola, dai racconti concreti di lezioni, momenti extra-lezioni, e così via e mi sono accorto che la scuola non è ancora finita, nonostante il nome del blog. Mi sono accorto che bisogna capire, capire, capire i ragazzi, capire sempre di più, Mi sono accorto sempre di più che è fondamentale lavorare, mi sono reso conto che i doveri fanno crescere le persone. Sapevo ancora prima di affrontare questo blog queste cose, ma una collega pseudoprof mi ha dato dello stronzo, perché le affermavo. Le sapevo ancora prima, ma sono stato ancora più convinto, quando ho visto dei 17enni lavorare con entusiasmo e disciplina. Ho imparato l’importanza di catturare l’immaginario degli alunni.
Ho ancora negli occhi e nella mente la gioia di bambini di 11-12 anni, per una canzone rap, si intitola Schokolade, forse un po’ scemotta, che ho scelto per fare imparare un po’ di lessico. Ci sono dei cantanti che si strafocano di cioccolato nel video, c’è una madre che glielo impedisce, una nonna che tira fuori un sacco di cioccolato dai cassetti. I cantanti ballano in modo buffo. I bambini ascoltano e ripetono le parole, io spiego loro la traduzione, loro canticchiano pezzetti della canzone nell’intervallo o uscendo da scuola. I bambini mi chiedono più volte, prof possiamo ascoltare qualche volta la canzone del cioccolato. Imparano altre parole, imparano la lingua senza neanche accorgersene. I volti di tutti sono rapiti davanti a quelle immagini e a quelle parole, anche se a me, adulto che ascolta Guccini da quando aveva 15 anni, sembrano un po’ cretine. In quel gruppo ci sono bambini molto diversi tra loro, c’è AR, c’è SC, sono due signorinelle mature e dolci, ma che sono delle bimbe davanti a quel video. C’è MP, c’è GS, sono due bimbe dolci ed educate, che sorridono e ascoltano le parole. Ci sono i maschi, che sono più irruenti, più infantili, che dimostrano il loro entusiasmo per qualcosa che può sembrar poco, una canzone, ma che per loro è tanto. Sono tanti, sono diversi, ma sono uniti per quella lezione, uniti da un modo di imparare diverso, uniti dall’essere bambini.
Mi hanno ricordato l’importanza dell’entusiasmo. Ho imparato qualcosa da loro. Alla fine dell’ora sorridevano. Tante volte, alla fine delle mie ore, si sorride. E loro diventano più belli, anche se lo sono già. E io vorrei gridare di gioia. L’idea di quella lezione era nata da una mia intuizione, improvvisa, spontanea, da catturare subito. A volte mi capita quando sono alla cassa dell’ipermercato e appunto l’idea sullo scontrino o sul tablet, a volte quando sono al tavolo di un ristorante. Quando non avevo il tablet ho anche chiesto in prestito un foglietto al cameriere. Penso che gli insegnanti, ora, abbiano degli strumenti in più, rispetto ad una volta. Ci vuole sempre il sano buon senso, ma non abbiamo ancora perso contro il grandefratello, almeno credo.
C’è Internet, c’è Youtube. In mezzo a tanta spazzatura, a tanta volgarità, c’è una maniera per fare imparare. La lezione deve essere pesante, ma anche leggera. Bisogna sapere dosare, bisogna capire prima quando è giusto “infierire” e quando è giusto raccontare le cose in modo diverso. Bisogna raccontare la realtà con gli occhi di persone che vivono altri mondi, che vengono da un altro mondo. Ho imparato quanto è importante il fattore emotivo, per usare un’espressione un po’ logora.
Ho imparato che debbo essere sempre e comunque me stesso, e lo sono stato, anche se, qualche volta, ho avuto la tentazione di proteggermi. Non avevo sonno. Sono piaciuto (tante volte) e sono dispiaciuto (poche, per fortuna) per come sono, non per come sembro.

buon senso

Io non ho letto quasi nessun manuale di pedagogia, li trovo un po’ noiosi. Ho letto molti libri, leggo romanzi e saggi. Quando insegno cerco di far pesare la mia esperienza, le mie letture, il mio amore per la bellezza. Non ho conoscenze teoriche in materia, ho studiato lingue, ma capisco.
Mi sembra di essere un discreto motivatore, mi sembra che gli alunni rendano un po’ di più, perché vedono in me passione e forse anche competenza. Io sono un timido, sono insicuro, ma non mi risparmio mai. Ho più timore del solito, quando debbo trattare con degli alunni “particolari”. è un termine del piffero “particolari”, è solo per capirsi. Io non ho alunni seguiti dall’insegnante di sostegno, si usa un’espressione orribile, “alunni certificati”, ma ho qualche caso un po’ difficile. PPP è un bambino molto piccolo e magro, sembra più piccolo degli altri bambini di prima, anche se ha un anno più di loro. PPP viene da un’altra scuola, la stessa nella quale ho lavorato per tre anni, dove è stato bocciato in prima media. I genitori hanno tentato di iscriverlo alla seconda media, ma la suora inquietante li ha beccati. PPP vive nel proprio mondo, PPP faceva fatica a vederci e si metteva in ultimo banco, PPP adesso porta gli occhiali. PPP non apre il libro di tedesco se non glielo si dice, PPP ha bisogno di qualche secondo in più degli altri per ragionare, ma non ha nulla in meno degli altri. PPP vive in un’altro mondo, ma bisogna chiamarlo nel nostro. PPP ha eseguito il suo primo compito in classe sbagliando tutto, sbagliando completamente, sembrava un delirio. Gli ho messo 4, lui piangeva e il naso gli colava sul compito, mentre gli altri bambini dicevano, che schifo, che schifo. Lo interrogo, gli pongo domande singole e lui si sintonizza e capisce, gli do la sufficienza piena in tedesco orale. Il suo secondo compito tedesco è quasi trionfale, gli do 7-. Lui gioisce e mi chiede come si chiama il capo degli dei tedeschi, Odino, lui esulta, come in Svezia. Sua madre è svedese.
I problemi di PPP non sono finiti, tante volte è fuori dalla realtà, PPP apri il libro, PPP prendi appunti, ma fa progressi. Un giorno tira fuori delle patatine e si mette a mangiarle con aria assente, gli dico, non si può, glielo debbo dire 3-4 volte e, intanto, lui si collega con la nostra realtà. Lo sgrido, ma non lo punisco, non gli metto note, perché non avrebbe senso, nelle sue condizioni. Leggo sul registro elettronico che il trombone di tecnologia gli mette le note, a un bambino con quei problemi. Per me è fuori di testa quel collega, più del bambino.

io sono un sentimentale

io sono un sentimentale, sono un tenero. Faccio in fretta ad affezionarmi alle persone e raramente, molto raramente cambio idea, come quando detesto una persona. è raro che io detesti una persona, ma qualche volta capita. 

Ho iniziato questa esperienza con il timore di abituarmi con difficoltà alla scuola media, ci ho insegnato per troppo poco tempo. Sono abituato con ragazzi più grandi. A volte mi sento un po’ troppo cerebrale, troppo intellettuale, per dei quasi bambini come loro. I primi tempi di questa esperienza (sono passati più di tre mesi) mi hanno visto in condizioni di disagio, come quando si hanno delle scarpe nuove, alle quali i nostri piedi non hanno ancora impresso la forma. Alle medie è tutto più immediato, più veloce, più spontaneo, meno controllato. Alle medie tutto è più veloce. Mi hanno affidato tutte e tre le classi, dagli 11 ai 14 anni, da quelli che sono appena usciti dalle elementari a quelli che stanno per andare alle superiori. Nella seconda media ci sono bambini e bambine intelligenti e simpatici. è un gruppo che comprende quasi solo ragazzini motivati, il tedesco lo si studia solo se si è motivati, lo spagnolo anche perché è una moda e si pensa che sia facile. è un gruppo unito, abbastanza coeso, composto in prevalenza da femmine, che rappresentano la parte dominante. C’è ED, una ragazzina con i capelli ricci neri, lo sguardo furbo e la voce alta. è intelligente ed incostante. Tutti. in quel gruppo, sono intelligenti, molti sono incostanti. Ha volontà di partecipare, alle volte un po’ scomposta, come quando interviene senza che io le abbia dato la parola. Tante volte la sgrido, insieme alle altre, perché sono un po’ troppo scatenate, e mi ritrovo a pensare che non vengo capito e che le medie non sono il tipo di scuola per me, tante volte mi ritrovo a pensare che sono troppo adulto, troppo diverso da quelli che sono dei prof seriosi, per potercela fare alle medie. I ragazzi hanno dei buoni risultati e questo mi rincuora, ma penso sempre che manchi qualcosa, penso sempre di essere un po’ troppo molliccio. L’altro giorno ED mi dice, con il tono serio e sincero che solo i bambini possono avere, lei non è come tutti gli altri prof, lei sembra quasi uno di noi. è più vicino a noi. è tanto paziente e spiega insegna molto bene. La sincerità del modo, oltre che il contenuto, mi hanno riempito il cuore, soprattutto mi ha colpito una frase, sembra uno di noi. è vero, forse non sono mai diventato prof, sono rimasto quell’alunno, che nel frattempo è cresciuto, che, una volta, aiutava i compagni in difficoltà. Mi sto affezionando. Se me ne dovessi andare mi dispiacerebbe tanto. 

essere contenti

molto spesso mi faccio delle domande, mi faccio domande difficili, mi faccio domande facili, mi faccio domande profonde e domande meno profonde. a volte le mie domande partono da riflessioni del tutto personali, a volte da quello che vedo intorno a me. 

La simpatica suora preside decide di organizzare la giornata della seconda lingua, nella scuola in cui lavoro. Per carità, nulla di sbagliato, anche una buona idea. Scrivo al Goethe Institut, il quale mi manda un pacco di materiale, con dentro opuscoli, con dentro giochi, con dentro un sacco di spillette, con sopra scritta una parola in tedesco. La preside ha voluto, chissà perché, che la giornata fosse destinata solo alle superiori, dove ci sono solo 3 studenti di tedesco. Vabbè, nulla di grave. Naturalmente, nel pacco che mi ha mandato il Goethe Institut, c’è un sacco di roba in eccesso. Decido di regalarla ai ragazzini delle medie. I primi che incontro sono quelli di seconda media. Quando vedono delle spillette, delle semplici spillette, vanno letteralmente in visibilio. Mi chiamano prof Babbo Natale, ringraziano mille volte, Mi chiedono, anche tre insieme, il significato delle parole sulle spillette. Che bello, a me è capitata la spilletta con su scritto la parola “Freund”, amico, a me “Wurst”, ecc. ecc. Qualcuno fa scambio. Ho visto dei ragazzini felici per oggetti semplicissimi, non per la I Phone. Mi sono chiesto: cosa sono le cose che mi fanno felice?

Prima di tutto mi fa felice vedere che dei bambini sono felici per cose semplici, e questo sembra ovvio. Poi, al di fuori questo, ho cercato di pensare ad un elenco immediato, spontaneo, delle prime cose che mi vengono in mente. Prima di scrivere l’elenco vorrei concludere questo post, scrivendo che quello che è successo, quella gioia scomposta e vera che hanno espresso mi sta facendo affezionare a loro, dopo tanti dubbi su questa realtà, sulle scuole medie. Io sono un sentimentalone, sono uno affettuoso e questi episodi sono un colpo positivo al mio cuore. E dire che ero perplesso su questa esperienza, forse quei ragazzini mi stanno facendo cambiare idea? Il seguito alle prossime puntate.

cose che mi fanno felice

1) il sorriso di uno sconosciuto rivolto a me

2) gli occhi espressivi di una bella donna

3) pensare a mia nonna

4) un libro che mi fa pensare

5) i primi sentori di primavera nell’aria

6) un alunno che capisce ed apprezza quello che spiego

7) una traduzione venuta bene

8) ridere (è banale, lo so)

9) bere un ottimo bicchiere di vino

10) il sole

e voi, amici? perché non mi scrivete, di getto, un elenco di 10 cose che vi rendono felici?