allenamento

piano piano

Mi fermo e, piano piano, le immagini veloci e confuse di questi mesi acquistano chiarezza, diventano nitide.

Questi anni di scuola stanno trascorrendo in modo fruttuoso, perché le mie azioni, i miei gesti sono sempre più sicuri, sempre più precisi. Mi sento come un giocatore di calcio, o un altro sportivo, che passa ore ed ore al campo di allenamento, fino a rendere i propri gesti impeccabili. Come ho già scritto, questo tempo che passo lavorando mi fa capire sempre di più che la precarietà è mortifera, rende difficilissimo acquisire un sapere che non c’è sui libri, rende difficile costruire dei rapporti.

Sto cercando di capire qual è l’elemento più importante di questi anni felici e tumultuosi. Bastano pochi minuti, o forse meno, per capire che le sensazioni che si provano quando una persona reclama la tua permanenza a scuola per gli anni a venire, quando ti invita a pranzo, per ringraziarti di quello che le insegni, quando ti guarda sorridendo e tu vorresti perderti nei suoi occhi, pieni di gioia e mistero, per capire che la professionalità cresce solo se ci si mette la passione, Basta poco per capire che cosa sia l’alienazione, il sentirsi altro da sé. Basta poco per capire che la passione che impieghi per imparare il tuo mestiere, il sentimento che c’è in quello che fai, colpisce la mente e il cuore degli alunni.

Lo so che queste sono ovvietà da romanzetto rosa, ma io mi emoziono sempre.