adolescenti

Parentesi

PREMESSA DI QUANDO QUESTO POST AVEVA UN TITOLO DIVERSO DA QUELLO CHE VEDETE, CIOè “TORNO” Il post inizia con un titolo per nulla banale. Ah! !ah! ah! I contenuti del post sono di un’originalità unica, che vi terrà inchiodati alla poltrona. Quasi. Ho bisogno di andare a letto. E chi se ne frega? Direte voi.

QUALCOSA DI PIù INTERESSANTE Ieri sono andato a Firenze, con una mia classe. Non capitava da prima della pandemia. L’escursione è durata un giorno. Mi sono sentito un po’ spiazzato, sia quando i ragazzi hanno chiesto a me e solo a me di accompagnarli, sia quando il giorno della partenza si avvicinava, ma mi sono sentito anche piacevolmente leggero, durante il viaggio, sia quando ero solo, sia quando ero con loro. Mi sono sentito adolescente, mi sono sentito diciottenne come loro. Sono simpatici, affettuosi e piacevolmente normali. Sono belli e sorridenti. Anche io sorrido, sereno e felice. Ci voleva, vi voleva quella sana parentesi nella quotidianità. Questo viaggio è stato salutare. Ho fatto indigestione di panorami bellissimi. C’è una vita diversa, diversa dal solito. Questo viaggio mi è servito come promemoria. Penso a quello che è successo e il caldo che abbiamo sofferto perde di importanza.

è sera e penso alla persona che amo, un po’ lontana da me, ma non troppo. So di essere amato, avrei tanta voglia di fare l’amore, di riempirci di coccole, come abbiamo fatto qualche tempo fa. Sono affettuoso, amo i preliminari. Per me il sesso deve essere tenero, non esiste, almeno per quanto mi riguarda, il sesso senza carezze, baci, abbracci, ecc. Sto cambiando un po’ troppi argomenti.

Buona notte e buona vita.

M.

Non fare economia di gentilezza

PICCOLE STORIE BELLE

Sono piccole storie, che rinfrancano l’anima. è un sabato di qualche mese fa. Sto uscendo da scuola alle 13. Mi sono alzato presto, come tutti i sabati. Al sabato non c’è nessuno o quasi, in giro. Per strada c’è silenzio, le luci sono ancora spente e le tapparelle abbassate.

Arrivo a scuola, un po’ assonnato e felice. Le ore trascorrono felici e produttive. è l’una, scendo le scale, ho libri in mano, sono pesanti. Vedo due ragazze belle, sorridenti, avranno 18 anni, più o meno. Hanno sguardi, occhi, tratti somatici e accessori, che richiamano un altrove, che è sempre meno lontano. Non sono mie alunne, non mi conoscono, almeno credo. Tornano indietro di qualche passo, mi sorridono e mi tengono aperta la porta, per qualche secondo.

è un bel momento, sono pochi secondi che riscaldano il cuore. W la gentilezza, w queste piccole storie, io mi so ancora stupire, forse è un buon segno, almeno lo spero.

Ombelico

Even though she sleeps upon your satin
Even though she wakes you with a kiss
Do not say the moment was imagined
Do not stoop to strategies like thisAs someone long prepared for this to happen,
Go firmly to the window. Drink it in
Exquisite music. Alexandra laughing
Your firm commitments tangible againSharon Robinson, Alexandra LeavingSuddenly the night has grown colder.
The god of love preparing to depart
Alexandra hoisted on his shoulder,
They slip between the sentries of the heart.Upheld by the simplicities of pleasure,
They gain the light, they formlessly entwine
And radiant beyond your widest measure
They fall among the voices and the wineIt’s not a trick, your senses all deceiving
A fitful dream, the morning will exhaust
Say goodbye to Alexandra leaving.
Then say goodbye to Alexandra lostEven though she sleeps upon your satin
Even though she wakes you with a kiss
Do not say the moment was imagined
Do not stoop to strategies like thisAs someone long prepared for this to happen
Go firmly to the window. Drink it in
Exquisite music. Alexandra laughing
Your firm commitments tangible againAnd you who had the honor of her evening
And by the honor had your own restored
Say goodbye to Alexandra leaving
Alexandra leaving with her lordEven though she sleeps upon your satin
Even though she wakes you with a kiss
Do not say the moment was imagined
Do not stoop to strategies like thisAs someone long prepared for the occasion
In full command of every plan you wrecked
Do not choose a coward’s explanation
That hides behind the cause and the effectAnd you who were bewildered by a meaning
Whose code was broken, crucifix uncrossed
Say goodbye to Alexandra leaving
Then say goodbye to Alexandra lostSay goodbye to Alexandra leaving
Then say goodbye to Alexandra lost

Qualche volta guardo il mio ombelico e penso di essere bravo a scrivere certi post, mi diverto e poi mi viene da sorridere, qualche volta muoio dal ridere. Lo so di non essere Saramago, me ne rendo conto.

Stavo pensando al grande amore, nato troppo presto, che non so nemmeno se è grande. Stavo pensando a quello che è successo la scorsa estate, quando ho conosciuto una donna, che, all’improvviso si è interessata a me. Mi aveva stupito, ma era bello. Era bello quando ci scrivevamo i messaggi e ci telefonavamo spesso. Sembravamo due fidanzatini adolescenti. Mi faceva stare bene e poi, dopo quella sera al mare, è diventata sempre più fredda e distante, arrivando ad “accusarmi” di averla “idealizzata”. Ed è svanito rapidamente tutto, fino a quel mio ultimo messaggio, che terminava con “buonanotte”.

è durato poco, troppo poco, come l’estate in certi paesi di montagna, è durato troppo poco, come certi vip veri o presunti che vanno ad un reality show. Avrebbe potuto essere un’estate entusiasmante, avrebbe potuto, invece quel rapporto è andato a farsi friggere, forse anche per colpa mia, non discuto. è andato a farsi friggere come altri, nati bene, nati troppo velocemente, morti troppo velocemente.

e poi il 16 settembre se ne è andato il mio amico fragile, troppo fragile. e la sua fidanzata se ne è quasi andata. che estate del cavolo, rischiarata solo da zumba e dalla mia personal trainer. massì, anche da panorami montani e buon cibo.

M.

dolcezza e spontaneità

Quando torni a casa, dopo una giornata in cui ti sei sentito come in una lavatrice in funzione, inizi a pensare. In mezzo al marasma di una giornata in cui hai corso tanto, forse troppo, ti trovi a considerare i vari pezzetti di una giornata, che, fino a qualche momento fa, non era altro che un tutto indistinto e confusionario. 

Sto per entrare in prima media, ci sono due ragazzini, N., un ragazzino carino e simpatico, con un bel sorriso, c’è G., una ragazzina minuta con gli occhiali e grandi occhi azzurri. C’è S., una ragazzina con i capelli lunghi, simpatica e arguta, la quale chiede a N., riferendosi a G., ma allora siete fidanzati. N. tergiversa e cambia argomento. Hanno 11-12 anni.

Sto per entrare in aula, quando N. mi si avvicina e con voce sommessa mi dice, sono fidanzato con G., la ragazzina con i grandi occhi azzurri. Sono depositario delle sue confidenze e sono orgoglioso di questo.

w l’amore! w la spontaneità!

Punire

Quando mi trovo di fronte a situazioni problematiche a scuola, il dilemma è sempre quello: punire o no? Io non amo granché le punizioni, specialmente quando non vengono capite. Mi piace parlare, l’ho già scritto mille volte. Qualche volta servono le punizioni, per far capire che esistono i limiti, oltre i quali non si può andare. 

GM è una ragazzina, piccola e magra, con i capelli neri lisci lunghi. Quando entra in classe ha sempre il muso lungo, sembra una donna matura con tre figli, precaria, che deve pagare mutuo e bollette varie. GM è brillante, intelligente, distratta, bizzosa. GM è in terza media, penso che la terza media sia un momento critico, perché i preadolescenti non sono né ragazzi, né bambini, né carne, né pesce. Professor Michele, il Tribunale Supremo Contro i Luoghi Comuni le impone di smetterla subito! Ok, Vostro Onore, risponde l’attonito Michele. Gm è un bel po’ lunatica, martedì scorso non stava mai attenta, l’ho sgridata più volte, ma continuava imperterrita. La lezione è stata abbastanza difficoltosa, quando questa, al momento del suono della campana, esclama “Era Ora!”. 

In quel momento ho avvertito una sensazione, che le mie parole fossero sprecate e assurde. Insegnare è mestiere di parola, ho avvertito la sensazione di star perdendo tempo. Non mi piace questa sensazione. Non esco di casa e vado a scuola, per quel misero stipendio, La sgrido, con la sensazione che quelle parole non servano a nulla. Penso di mandarla dalla preside per un nanosecondo, poi recedo, perché sono convinto che lei non voglia seccature e si scoccerebbe con me. Lei se ne va. Penso di scrivere una comunicazione ai suoi genitori sul registro elettronico, ma l’ho già scritta, ed è servito il giusto. Mi sono sentito inutile, come un colbacco il 15 agosto. Decido per una nota sul registro elettronico, la suora magra ed evasiva ci ha detto di scrivere note solo per i casi gravi e questo mi sembra un caso grave. Voglio far capire a questa viperetta, che si crede la figlia della santanché, che ci sono regole e che vanno rispettate. 

La rivedo il giorno dopo a scuola, lei, assieme ad un’altra compagna, si avvicina a me con un sorrisino imbarazzato, perché mi ha messo la nota. Io le rispondo, perché non ci si rivolge così a nessuno, ci sono delle regole. Le rispondo freddamente, vado per le spicce e sono un po’ imbarazzato anche io. Il giorno successivo ho lezione con quella classe e ne ho poca voglia, visto che mi sembra di perdere tempo. Se una persona non si rende conto di aver sbagliato, quando è così palese, mi sembra che i discorsi non abbiano senso. Quando le parlo, mi rivolgo tranquillamente, le dico che non mi piace mettere note. Io penso, a lei non l’ho detto, che sia una scorciatoia quando non si sa più cosa fare con un alunno. Lei, sussurrando, mi dice, però me l’ha messa, prima che io le risponda, l’altra viperetta, quella che vuole 10, le dice, stai zitta, altrimenti te ne da un’altra. Io inizio a parlare e le dico, sai che originalità, che, a volte, nella vita, bisogna fare anche ciò che non si ama, blablabla. 

Beh, i ragazzi sono stati bravi e anche quella che pensava di essere la figlia della santanchè, è stata attenta e disciplinata. Continuerà? Boh! 

Sabato mattina vado a scuola, mancano 10 minuti alle 9, ho un sonno bestiale, la sera prima ho fatto le due e mezza. Al venerdì sera, cascasse il mondo, voglio uscire. Sul vetro della porta della scuola delle suore, c’è un cartello “Importante ELEZIONE DEL CONSIGLIO DI ISTITUTO” Penso: machissenefrega, ma decido di votare lo stesso. Mi piace votare, ognuno ha i suoi vizi, sempre meglio che fumare. Entro e, con voce assonnata, saluto la scrutatrice, la madre di GM. Voto, la cugina di mia madre che lavora dalle suore da 30 anni abbondanti. Quando sto per uscire, la madre di GM mi dice, si ricorda  di me, sono la mamma di GM. Sì, mi ricordo, ecc. ecc. Parliamo della vicenda nota, la signora sta dalla mia parte e mi dice che la figlia è preoccupata. Nella scuola delle suore c’è del bullismo contro di lei, mi dice. Ora, questo fatto è paradigmatico. In un ambiente protetto per definizione si verificano dei fenomeni che, una volta, succedevano nelle scuole medie “di frontiera”, come quella che ho frequentato io, vicino alla casa dove abito anche ora. Io sono stato vittima di due bulli, che provenivano da famiglie difficili, che mi volevano impedire di salire sull’autobus, che mi rincorrevano alle fermate con la bicicletta, per bloccarmi il passaggio. Io reagii sempre, anche facendo a pugni, e denunciandoli alla preside, che li fece sospendere. Uno dei due bulli avrebbe, in seguito, fatto diverse gite più o meno lunghe nelle patrie galere. Che stia finendo anche l’ambiente protetto? Per certi versi, confrontarsi con la vita, anche nei suoi aspetti più spiacevoli, basta che non si esageri naturalmente, forse non è male, ma mi sorprende come stiano decadendo quei mondi. O sono sempre stati così?

Alcuni giorni fa è venuta a parlare con me la madre della viperetta che vuole sempre il 10, è una persona tranquilla e a modo. Le ho raccontato della figlia, che è brava, ma troppo ansiosa. Mi ha colpito una sua frase, il prossimo anno andrà in una scuola pubblica. Quello è un ambiente un po’ meno protetto e non potrà permettersi momenti di rilassamento.  Si è ricreduta?

Sono sempre più orgoglioso di aver frequentato SOLO scuole pubbliche.

Se la diversità è una vergogna (NATALIA ASPESI).

Triskel182

UN RAGAZZINO si uccide, come hanno fatto altri, perché omosessuale, perché emarginato e schernito dai compagni in quanto omosessuale, perché non sa come dirlo ai suoi genitori che immagina non lo capirebbero.

Perché alla fine nel mondo, anche nel suo mondo di riferimento adolescenziale, i gay sono sempre di più: belli, celebri, accettati, capiti, amati, venerati, stilisti e registi, cantanti e attori, nuotatori e tennisti, calciatori e politici. Una élite che vive in un contesto privilegiato dove contano le persone e non le loro preferenze sessuali: persone che sono se stesse, che non si nascondono, che vivono in coppia, che fuori dall’Italia si sposano e adottano figli.

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