Il tempo non cancella, a volte

Si dice che il tempo cancelli i contorni, ma anche le figure. Si dice che la memoria si vada perdendo, anche per colpa di internet. Mah, forse è vero, ma non sempre.

Era settembre anche cinque anni fa, quando ricevetti la chiamata per quel liceo così lontano da casa mia, addirittura 50 km. Avevo molta paura delle autostrade, in quel periodo. Fatico ancora a capire il perché, visto che il mio unico incidente, in cui ho disfatto la macchina, l’ho avuto poco prima di entrare in tangenziale. Avevo poche ore, 7. Ci dovevo andare per soli due giorni alla settimana, il mercoledì e il sabato, avevo due classi del liceo linguistico. Il primo giorno ero teso e in ansia. Andò tutto bene: i ragazzi, quasi tutte femmine, furono disciplinati e volenterosi. Nonostante ciò tornai a casa distrutto, mi stesi sul divano, dove dormii profondamente. Il tempo cancellò velocemente la stanchezza, sostituita da un’adrenalina che mi dava sempre più energia e voglia di vederli. Quei ragazzi di quel paese di 30000 abitanti, molti dei quali hanno l’accento diverso dal mio, sono simpatici e positivamente vivaci. Ascoltano attentamente, ponendo domande intelligenti, che mi fanno riflettere in tanti modi diversi. Incontro i loro sorrisi al sabato mattina, quando sono stanco morto, perché la sera prima sono andato a farmi una birra e ho dormito 5 ore quella notte. Incontro i loro sorrisi e la stanchezza passa, viene relegata chissà dove. Insegno e imparo, in continuazione. I ragazzi e i genitori sono soddisfatti e felici, io pure. I giorni passano senza che io me ne accorga, tra richieste di rassicurazioni dei genitori “lei rimane, vero? mi raccomando” e un’atmosfera bella e sana con i ragazzi, in cui si impara e si vive bene. Passano solo due mesi, due mesi non sono niente, ma sono anche qualcosa, quando lasciano un segno nell’anima. Passano due mesi e arriva l’aggiornamento delle graduatorie, arriva una telefonata: la persona che era prima di lei ha accettato, il suo incarico è terminato. Il mio dispiacere è enorme, pensando che non avrei più rivisto quei ragazzi, il loro pure. Ricevo tanti messaggi, che mi scaldano l’anima. Organizzano un pranzo al ristorante, in una giornata che di grigio ha solo il cielo. Siamo felici e consapevoli che qualche cosa è nato.

Trascorre poco tempo e inizia un altro incarico, pieno di gloria e sorrisi, fatica bella e soddisfazioni.

Gli anni scivolano e arriva questa richiesta di disponibilità, dallo stesso liceo, questa volta per una cattedra piena. Non sono sicurissimo di candidarmi, perché è molto lontano. Lo faccio e ottengo il posto. All’inizio sono preoccupato, ma la preoccupazione svanisce un po’ alla volta, travolta dall’energia e dalla gioia che mi danno i ragazzi, ma anche i colleghi.

Incontro una collega, la quale si ricorda di quando, cinque anni prima avevo lavorato lì e mi dice: erano tanto contenti di te, i ragazzi. A volte il tempo non cancella.

Per questo faccio l’insegnante.

M.

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