Perplessità

Leggo una circolare del preside nella quale c’è scritto che noi insegnanti non abbiamo alcun obbligo di fare lezione on line, come non ne hanno gli alunni di frequentarle. Mettiamo in fila le cose: le scuole sono chiuse dal 24 febbraio, oggi è il 16 marzo.

Avevo saputo della chiusura da un messaggio di mia madre. Dopo l’iniziale incredulità e/o stupore, avevo cercato i lati positivi, cioè portare avanti le mie traduzioni e riposarmi un po’, poi ho visto che la cosa si allungava e ho iniziato a preoccuparmi e a trovare la situazione inquietante.

Ho iniziato molto presto a tenere lezioni on line, che hanno svegliato o risvegliato la voglia anche in alunni abbastanza svogliati. So di molti altri prof che fanno lezione, come di molti alunni. Non ho controllato se tutti fanno lezione, sinceramente. Ma vorrei tornare al primo paragrafo, se gli insegnanti e/o gli alunni non volessero, la scuola sarebbe ferma da quasi un mese. Mah.

M.

4 comments

    1. più che altro il problema è che docenti ed alunni potrebbero non fare più lezione anche fino a giugno, questo è particolarmente grave, soprattutto per gli insegnanti, perché è tutto demandato alla buona volontà, se c’è, degli insegnanti. Certamente può essere una sfida a responsabilizzarsi, ma la domanda è: sono tutti responsabili?

  1. questa è la tragedia quotidiana, italiana, perpetua. è il segno di una decadenza, favorita dalla precarizzazione e dalla svalutazione del ruolo sociale della nostra professione. In poche parole, l’insegnante conduceva una sana esistenza piccolo-medio borghese ed era “sistemato”. Adesso l’insegnante, se ha il mutuo da pagare e figli da mantenere, magari senza la famiglia alle spalle, fa veramente fatica a mantenersi. Poi, ovviamente, ci sono di mezzo altri fattori, come il ruolo della cultura e dell’istruzione, sia da un punto di vista culturale, chi ha studiato viene visto come un perditempo, sia dal punto di vista economico, quando ci sono persone molto istruite e titolate, che lavorano al Mc Donalds, non per scelta, ma per obbligo. E tanti altri.

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