Revisionismi

Respingiamo le offese alla Resistenza

Posso concepire le analisi oneste, come quelle di Claudio Pavone, che ha scritto una Guerra Civile, posso concepire quello che mi raccontava mia nonna sulle storture che ci sono state durante e alla fine della Resistenza, erano donne e uomini, fallibili, ma non posso tollerare, per nessun motivo, la diffamazione e la calunnia. C’erano i buoni e c’erano i cattivi, c’era il torto e c’era la ragione. Onore ai partigiani ed eterna vergogna alla feccia fasciorevisionista.

M.

4 comments

    1. molta parte del popolo italiano si è svegliata tardi, molta parte del popolo italiano ha accettato Mussolini o non l’ha contrastato. Ad un certo punto c’è stata la riscossa di una parte dell’Italia con la Resistenza, ma è rimasta una fetta di persone che non si è ravveduta e che ha continuato a professare quelle nefaste idee. Subito dopo la guerra sembrava che nessuno fosse più fascista, anche se la malapianta ha continuato ad esistere. Pochi anni dopo la guerra è nato un partito che si richiamava esplicitamente al fascismo. Questo partito ha continuato a ricevere voti, a tessere legami più o meno occulti con pezzi di stato. A parte ciò l’aspetto più inquietante di tutto questo è la perdita di memoria storica. L’ignoranza diffusa permette agli specialisti della menzogna come il “signore” che ha scritto il “libro” di diffondere veleno e calunnia.

  1. Come ho avuto occasione di scrivere di recente a un altro amico blogger, figurati che io sono di destra, ed è un quarto di secolo che vago come un’anima sperduta in cerca di una forza politica da cui possa sentirmi rappresentato, perché di certo dal Cavaliere in qua non posso che inorridire di fronte al rischio che qualcuno mi ritenga anche solo lontanamente apparentato con QUESTE destre.

    Finisce che, oltre che romanista, mi ritroverò a morire socialista. Non che la consideri una brutta cosa, intendiamoci, è solo che ho sempre creduto che fosse possibile arrivare a risultati auspicabili (in termini di gestione politica e amministrativa della cosa pubblica, del bene comune) per altre vie. Peccato che le vie siano finite.
    In ogni caso, non è una questione di colore politico, ma di coscienza civile. Occorre rimanere vigili, sempre, tramandare la memoria, come insegnava Primo Levi (che, detto per inciso, mi manca ogni giorno, con la sua pacata ma al tempo stesso inflessibile lucidità) per scongiurare il pericolo non solo di squallidi revisionismi ma del riproporsi vero e proprio di certe nefandezze disumane.

    Detto ciò, forse ti sarà parso strano rivedermi spuntar fuori dopo quasi un anno. Mi ero preso una pausa natalizia che poi si è protratta indefinitamente senza un vero motivo. Ora sto poco alla volta riprendendo contatto con gli altri blogger con cui ero solito confrontarmi, anche perché ne sentivo la mancanza. Non solo la tua voce, in particolare, mi mancava, ma era senz’altro fra quelle che.
    Buona giornata, e a presto!

    1. Ti capisco, ogni tanto c’è bisogno di ricaricare le batterie, ogni tanto le parole vengono meno oppure si riducono. Apprezzo molto le tue riflessioni, come quelle di altri blogger, per tanti motivi. Uno dei motivi è che mi spingono a sviluppare dei ragionamenti anche lunghi, che mi spingono a cercare un pensiero sulle cose che vedo. Una delle tante peculiarità italiane è la mancanza di una destra presentabile. In Italia la destra è ed è stata troppo spesso identificata con berlusconi, con i fascioleghisti, ecc. Manca un partito liberale di massa, manca un partito conservatore. La destra è in Italia il partito delle risposte di pancia, è il partito delle sparate su Internet di Salvini che scrive su tutto e scrive di tutto. La destra sono le leggi ad personam di berlusconi, che è entrato in politica per difendere i propri interessi, altrimenti sarebbe finito in galera e le sue aziende sarebbero fallite. Se qualcuno mi chiedesse, che cosa propugna la destra oggi, non nel senso delle sparate, ma che “progetto di società” ha, io non saprei cosa rispondere. Ho parlato già abbastanza di destra, come se la sinistra stesse meglio. La sinistra sta compiendo da circa 30 anni a questa parte una fuga da se stessa, una corsa a rinnegare il passato, senza una sana riflessione su di esso. Ha smarrito la funzione educativa. Ho ancora il ricordo della sezione PCI dietro casa di mia nonna, dove c’era la biblioteca piena di titoli di politica, arte, storia, letteratura e io andavo a prendere in prestito i libri che leggevo avidamente. Ero piccolo allora. Ho letto libri sulla Resistenza, ho letto libri di Piero Chiara, ho letto Primo Levi, mi sono formato. Quando andavo alla sezione del PCI, anzi, qui lo chiamavano il Partito, senza neanche bisogno di aggiungerci l’aggettivo., mi mettevo a chiacchierare con chi era presente nella sede e parlavamo di tante cose, come di politica, storia, letteratura, ma anche di calcio. Era giusto coì. Poi qualcuno ha pensato che fosse giusto chiudere le sezioni del partito, in ossequio ad un concetto deviato di modernità. La politica si è allontanata dalle strade e il Partito non ha voluto invertire la tendenza. La politica è diventata slogan, è diventata la sparata del leader sul social network, non c’è l’ombra di una visione politica a medio/lungo termine e, spesso, neanche a breve. Il maggiore partito della cosiddetta sinistra si trova scisso, molto spesso, tra le parole, che sono spesso confuse e contraddittorie, che contrastano con i f’atti che sono ispirati ad un bieco opportunismo destrorso, spesso simile a berlusconi. Nel 2013 ho deciso di fondare un blog di parola e sulla parola, un blog in cui potessi raccogliere le idee sulla scuola e sul mondo. Le idee sulla scuola ci sono, perché rappresenta una parte della mia vita e della vita in generale e perché la scuola è il termometro di un paese, ci racconta del suo livello di civiltà. Per qualche periodo non ho scritto o ho scritto molto poco, perché non riuscivo a riordinare le idee oppure, perché ho preferito privilegiare le immagini, per qualche altro periodo ho ritirato fuori tutto, alternando ragionamenti sulla politica propriamente detta ad impressioni sulla vita scolastica, vista attraverso la lente delle emozioni che la permeano. Credo che la parola abbia avuto, spesso, il riconoscimento e l’importanza che merita. O quanto meno così mi è sembrato, visto che le riflessioni che ho sviluppato e le interlocuzioni che ho avuto sono sempre state civili e tranquille. Ci siamo confrontati con serenità e rilassatezza e questo è già un atto fortemente politico. Mai ci sono stati toni sbagliati e inutilmente aggressivi. E questo non è male. Ti saluto e ti auguro una buona notte. M.

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