Personale/7

MENO SETTE

 

I primi giorni dell’anno hanno qualcosa di malinconico, non sono di festa. Si realizzano dei proponimenti per l’anno che è appena iniziato. È inutile dire che i proponimenti verranno completamente disattesi. Si inizia ad utilizzare le agende. Manca poco all’Epifania, o alla Befana, come viene chiamata. L’Epifania è la fine triste delle illusioni, il lento risveglio verso la realtà. Un bieco luogo comune vuole che l’Epifania rappresenta la fine di ogni festa.

Eli e Gio cercavano di riprendere la loro vita. A loro era stato spiegato che nulla sarebbe potuto essere fatto, che avrebbero dovuto rassegnarsi alle ingiustizie. A loro sarebbe convenuto non dire nulla, seppellire quello che era successo per evitare di subire delle pesanti ritorsioni. Giovanni ed Elisabetta sapevano, nel profondo del loro cuore, che qualcosa sarebbe dovuto cambiare.

Le lezioni di balletto hanno qualcosa di militaresco: gli allievi si schierano impettiti, il petto in fuori e la pancia in dentro, o almeno così si dice. Le femmine hanno il body, le calze, la fascia per capelli rosa, le scarpette dello stesso colore. I maschi sono vestiti in modo regolare, la maglietta bianca e i pantaloncini neri, come le scarpette. L’insegnante sta davanti a loro, elegante e marziale. Il parquet brilla sempre, come le sbarre e gli specchi. L’insegnante controllava la compostezza della pettinatura degli allievi, con un movimento rapido dello sguardo. Non si faccia ingannare il lettore dall’età dei discepoli, 14-15 anni, vicina all’età adulta. Tutti gli allievi, compresi quelli di 3-4 anni erano tenuti ad una scrupolosa disciplina, che andava dal modo di presentarsi alla pettinatura, alla posizione da tenere in aula corsi. C’è bisogno di un po’ di rigore, nel rigore c’è eleganza e nell’eleganza c’è rigore. Forse c’è troppo lassismo, tutto questo nel nome di un buonismo fintamente benevolo, di un interpretazione distorta di certe concezioni educative. È importante stare concentrati, a volte serve anche stare fermi in una determinata posizione. Che cosa è la grazia? Cosa è l’interpretazione? È fare entrare se stessi in tutto ciò che si fa, è essere consapevoli di un gesto. Ai più piccoli la danza è insegnata in modo più giocoso, non si usano ancora le punte, ancora non si imparano tutti i passi. Si insegna ad interpretare liberamente la musica con il movimento, ad improvvisare. Ai più grandi si insegna in modo meticoloso tutto, si controlla anche la prestanza fisica, il collo del piede e la capacità minore o maggiore di stendere una gamba.

L’insegnante incominciò, ragazzi, oggi la lezione verrà ripresa dalle telecamere di una televisione locale per alcuni minuti. La lezione iniziò, la povera Eli avvertiva ancora dei dolori per quello che aveva subito, ma si sforzava di adempiere alle direttive di quella maestra sorridente e severa. Alberto era quasi in trance, teso nello sforzo, invaso da atroci dolori, anche se doveva mostrarsi perfettamente a proprio agio. La lezione durò un paio d’ore. Tutti dovrebbero presenziare a questi eventi, per rendersi conto della loro bellezza, della loro nobiltà. Alla fine della lezione tutti andarono a cambiarsi, sfilando in perfetto ordine. Dei bimbetti di 4-5 anni li sostituirono dopo poco, degli scriccioli eleganti ed ordinati quando erano in aula, degli ossessi urlanti nel cortile dell’asilo. I genitori li osservarono con discrezione. Un giornalista seguì gli allievi adolescenti, assieme alle telecamere, quando uscirono dalla sala corsi. Agli allievi vennero poste domande poco originali, l’acme venne raggiunto dalle domande ad Alberto, che veniva visto come se fosse una bestia rara. Come mai non hai scelto uno sport per maschi, cosa ne pensi degli omosessualiè giusto ripristinare la deportazione nei campi di lavoro per loro, la fustigazione, la goccia cinese, lo stivaletto malese, la garrota, hai mai cercato la fidanzata, se la trovi stai attento che non si chiama Bruno, ah ah, mi potrebbero prendere allo show dei comici di destra, tetttete tetele fai da tè, l’hai cercata davvero, ah sì, che cosa strana. Alberto cercava di andarsene, per la banalità delle domande e per evitare pessime conseguenze.

La lezione di danza lasciava dei terribili dolori da affaticamento muscolare. Anche in quell’occasione Alberto ed Eli fecero una terribile fatica a terminare i compiti per il giorno seguente. Anche quella mattina i passi della maggior parte degli allievi erano stanchi e privi di convinzione. Si muovevano come un fiume verso quel tetro liceo. Prima del liceo, arrivando dal centro, c’era una chiesa sconsacrata dalla quale si poteva scorgere un insolito movimento di bidelli ed insegnanti. Stavano attaccando delle strisce adesive, giorno di lutto, quando un uomo si sposa a mò di femmina, la donna che sta per abbandonare gli uomini, cosa può desiderare, quando il sesso perde il suo posto, quando si commette quel delitto che è meglio non conoscere, quando l’Amore assume un altro aspetto, quando l’amore è cercato e non visto, comandiamo che insorgano le leggi, che il diritto si armi della spada vendicatrice cosicché siano assoggettati a pene raffinate quegli infami, che ne siano o ne saranno colpevoli[1], menomazione al prestigio della razza, essendosi abbandonato passivamente ad atti di pederastia con indigeno dell’Africa Orientale Italiana[2], povera morale della patria, dove andremo a finire, dove andranno a finire i nostri valori, la nostra santa religione viene colpita, se le culle sono vuote la nazione invecchia e decade. I ragazzi erano ignari di tutto. Gli altoparlanti non diffondevano le solite dolci canzoncine fasciste, ma un annuncio, studenti, sottoposti, subordinati, schiavi, servi, Combattenti di terra, di mare e dell’aria! Camicie nere della rivoluzione e delle legioni! Uomini e donne d’Italia, dell’Impero e del regno d’Albania! Ascoltate! Un’ora segnata dal destino batte nel cielo della nostra patria. (Acclamazioni vivissime). L’ora delle decisioni irrevocabili. La dichiarazione di guerra è già stata consegnata (acclamazioni, grida altissime di “Guerra! Guerra! “) agli ambasciatori di Gran Bretagna e di Francia. L’Italia forte, ordinata, potente, tenace nei suoi sforzi e nelle sue fatiche. Ma c’è la prova. Con chi sono i mutilati? Con chi sono i combattenti? Con chi è tutta la generazione che ha sofferto il calvario della guerra? E’ con il Regime, è con la rivoluzione delle camicie nere. (Applausi). Oh, mi sa che ho sbagliato foglio… Sono qui ad annunciarvi un fatto gravissimo, tragicissimo, un lutto che ha segnato la carne viva della nostra amata patria. In un servizio mandato in onda dal cinegiornale Luce, è stato ripreso uno sporco frocio ballerino, il quale, immeritatamente, sottolineo immeritatamente, fa parte di questo nostro glorioso, romano, maschio, atletico liceo. Voi sapete che la nostra scuola maschia e fascistissima si basa su certe regole ferree e condivise. Lo sporco impunito bastardo frocio pederasta checca finocchione da strapazzo risponde al nome di Alberto XXX. Si impone un processo, immediato, per direttissima, da parte del Tribunale Speciale Per La Difesa Del Liceo, in cui io sarò il giudice suremo. Si mise la parrucca con i boccoli, anche se assomigliava a quella dei giudici della Perfida Albione. Sia condotto a me dinanzi il reprobo. Subito dei bidelli portarono il banco per gli imputati e Alberto venne trascinato di peso alla sbarra, che, questa volta, non è l’attrezzo al quale si esercitano i ballerini. La Pubblica Accusa era rappresentata da Don Paperini, che intervenne sbavando. Orsù, che hai da dire a tua discolpa, piccino? Sei forse a conoscenza che rischi la crocifissione in sala mensa? Erat – pulcherrimus – stat – cum – tibi – dixit – probus – vir. Bisogna anche ricordare che, in quel tipo di processo, non è previsto l’avvocato difensore. Io non credo di avere… Zitto, orsù dunque, taci, vile marrano, fellon rinnegato, lo interruppe Paperini. Ma che cazzo hai da dire ignobile frocio di merda, sta zitto o ti rompo il culo infilandotici un bastone dentro, urlò il professore di storia del Milan, Marini. Il processo si concluse con una sentenza esemplare. In nome del Duce, che ci dà la luce, di Sua Altezza Reale Vittorio Emanuele III, Re d’Italia e d’Albania e Imperatore d’Etiopia, di Vittorio Emanuele IV di Savoia, sempre sia lodato, di Principe Flavio Briatore e di Emanuele Filiberto di Savoia, Nostro Glorioso Principe, questa Suprema Fascista Corte condanna il reprobo alla pena di N° 7 giorni di sospensione con obbligo di frequenza in quanto colpevole di sospetta omosessualità, egli è, infatti, frequentatore di oscene lezioni di danza classica. Questo Tribunale Speciale esorta inoltre il potenziale pederasta ad un cristiano ravvedimento. Così è deciso, l’udienza è tolta. Eia eia alalà, saluti al duce, a noi, in nomine patri et fili et spiriti sancti, amen.

Il signor S. venne di nuovo preso da quel pensiero. Era da un po’ di tempo che non succedeva. Le vicende di quella manifestazione lo avevano colpito e poi c’erano anche i misteri legati a Marini e Castaldi. E come dimenticare i guai del bilancio? Bisognava far uscire di nuovo tutto allo scoperto, ma come? Telefonò a Gianni, ciao, dobbiamo parlare un po’ del più e del meno. Aspettavo una tua telefonata, sapevo che avresti capito, disse. Non cominciare a dire delle cazzate altrimenti metto giù. Ho capito, ho capito, vorrà dire che ti farò una sorpresa, oggi o domani, concluse. Passerò a trovarti, così ci facciamo due chiacchiere. Ok, ci vediamo.

Il signor S. avrebbe voluto mettersi a lavorare, quando suonò il telefono: Buongiorno, sono XX, il padre di Alberto, un ragazzo del liceo Ics, amico di Gio ed Eli. Ho ricevuto il suo numero da Alberto Rossini. Daje, c’è un altro che ha ricevuto il mio numero, pensò l’anziano. Sono veramente invischiato. So che lei si sta impegnando a fondo in questo caso. Aridaje, pensò S. E che si impegna moltissimo in tematiche di questo genere. Lasciamo perdere, questo fu il pensiero che frullò in testa a S. A mio figlio è capitata una disavventura molto spiacevole. Da tanti anni studia danza classica, l’abbiamo traviato noi, anzi l’ha traviato sua madre, se si può usare questo termine per un consiglio ad intraprendere una così nobile arte. Quando ha compiuto 3 anni sua madre l’ha iscritto. A lui naturalmente è piaciuta. Avrebbe dovuto vederlo, durante il suo primo saggio, come era carino ed aggraziato. Si è sempre applicato tanto, anche adesso si applica tanto tanto quando si esercita, alla sbarra, al centro, pensi che la sua insegnante gli ha insegnato le prese per i pas de deux. Ah, già, ho presente, rispose con aria un po’ annoiata S. Ha dovuto dire a molti compagni di scuola che frequentava gli allenamenti di calcio, ma, a parte questo, ha sempre vissuto questo così alto interesse con grande serenità. Malauguratamente, alcuni giorni fa, è accaduto un inconveniente spiacevole, veramente spiacevole. S. trattenne molto faticosamente uno sbadiglio. Durante una lezione è stato ripreso dalle telecamere di una tv locale e qualcuno del liceo lo ha visto. L’hanno addirittura processato e sospeso per ben 7 giorni, ma ci pensa, riesce a concepirlo, addirittura processato, il mio figliuolo, carne della mia carne, sangue del mio sangue, il mio unico figlio, che bel ragazzo, che bel fisico che ha, che muscoli… Sì, sì, ho capito, S. si stava per addormentare. Il padre di Alberto era molto ansioso e l’anziano scrittore non poteva sopportare le persone con quel carattere. Per favore, venga al punto, gli disse con tono supplichevole. Carissimo S., vorrei sapere quel che si può fare. Lo scrittore rispose, guardi, il caso di suo figlio è sicuramente vergognoso. Credo che sia necessario intervenire, ma bisogna anche che leghiamo questa rivendicazione ad una vertenza generale per abolire questa vergogna, concluse l’anziano scrittore. Sì, sì, giusto, sagge parole, seguiremo i suoi dettami, adempiremo alle sue richieste. S. aveva, nel frattempo, appoggiato il telefono sulla scrivania e si era messo a sbrigare delle faccende. Lo risollevò, va bene, va bene, ok, le farò sapere. S. si era, per la millesima volta, pentito per essersi impelagato in quella storia.

Hector stava pensando al modo per far avere ad Helena quella poesia. L’occasione gli fu offerta da una cena, che sua moglie Julia decise di organizzare a casa loro, a questa cena aveva invitato anche alcuni alunni. Quella sera, prima che arrivassero, Hector fece appena in tempo ad infilarle la busta, in cui vi era la poesia, sotto al piatto.

Da un po’ di tempo Gio aveva perso l’abitudine di scrivere quella storia, erano successe troppe cose. Entrò in camera sua Eli, il ragazzo riuscì a malapena a nascondere tutto. I genitori dei ragazzi erano molto colpiti per quello che era successo ai figli. Era stato sicuramente un avvenimento traumatico anche se, per fortuna i ragazzi l’avevano presa bene. A dire il vero i loro genitori erano preoccupati, perché l’avevano presa fin troppo bene. Avevano paura che nascondessero qualcosa dentro di loro, un male enorme, troppo a lungo sopito. Come è possibile reagire così, si chiedevano, sembrano fin troppo adulti. Noi non ce l’avremmo fatta. Forse non riusciamo a capirli, perché parliamo lingue troppo differenti, per questo non riusciamo a capire il loro dolore. Si sentivano impotenti, la loro crescente incomunicabilità era la peggiore delle conseguenze per quello che era successo durante e dopo quella manifestazione.

La giornata di S. passò senza scossoni, non successe quasi nulla. La trasmissione di approfondimento serale parlò del caso di un condomino che aveva subito l’accoltellamento da parte del proprio vicino di casa, perché aveva parcheggiato sotto al suo balcone e non poteva. Vennero invitati Esterina Quartodibue e il prof. Anacleto Occhiodifalco, ordinario di sociofisiogoniopatologoterapatopodologia all’Università di Godo di Russi, in provincia di Ravenna. Anche il prof. Paperini espose la propria opinione: essere – femina – non – significat – remplire – solo – mala – sottana, sed- etiam – multo – plus. Tu – cepis – unum – granchium, ego – ne – sum – cerasa. L’inviato del tg rimase estasiato di fronte a tanta saggezza e lucidità. Va bain a fer dal …, il lettore può facilmente indovinare quale sarà stato il commento di S., che, subito dopo le dichiarazioni del vecchissimo prof. di religione, se ne andò a letto.

La regolarità e l’abitudinarietà contraddistinguevano S., fin da quando si alzava. Tutte le azioni che compiva erano parte di un unico rito, che non poteva essere turbato in alcun modo, per esempio dal suono del telefono. Per fortuna non accadeva mai, o quasi. Driiin, il campanello suonò impetuoso. S. spalancò gli occhi con aria terrorizzata ed inorridita. Ma chi accidenti è, disse ad alta voce. Il postino non può essere, la polizia arriva prima, le teste di cuoio di solito non suonano alla porta. Boh! Chi è, gridò con tono piuttosto seccato. Sono il tuo caro e buon amico Gianni. Ma vai a fare un sacco di quelle che ti sei scordato di fare da piccolo. Il narratore sfida chi legge a capire a cosa si riferisce S. aprì la porta, accomodati, gli disse con aria infastidita. Sai carissimo, che non ho ancora fatto colazione, fece gaio l’anziano medico. Con il tuo permesso, potrei tenerti compagnia. Ok, ti preparo la colazione, ma non osare toccare nulla di quello che vedi, ci penso io. Gli preparò una tazza di tè e aggiunse qualche pasta dolce al vassoio. Adesso vedi di far colazione e non pensare a nient’altro, lo guardò con aria dura. Gianni finì di far colazione, S. sgomberò la tavola.

Allora, caro Gianni, dobbiamo risolvere il problema. Per prima cosa ci sono le questioni Castaldi e Marini, poi i reati finanziari, le violenze durante la manifestazione contro il vertice internazionale. Sulle prime due questioni sappiamo poco, specialmente sulle questioni Castaldi e Marini, sull’ultima abbiamo visto tutti, ma dobbiamo, in ogni caso, far prendere coscienza al maggior numero di persone. A proposito dei bidelli direi di aspettare i risultati delle nuove indagini. Dobbiamo organizzare una grande manifestazione con tutti quelli che hanno partecipato all’occupazione della questura. Dobbiamo provare a coinvolgere i partiti, le associazioni e i sindacati. Dobbiamo riunire il comitato di gestione, che deve prendere in mano questa vicenda e non mollarla. Sferrò anche un pugno sulla scrivania. Gianni attaccò, sono ammirato, veramente ammirato per il tuo comportamento. Hai fatto grandi progressi. Mi ricordo ancora di come eri scostante ed aggressivo all’inizio. Basta, ti ho detto di smetterla!!! L’anziano scrittore diventò paonazzo. Ti caccio fuori di casa se continui a dire delle stronzate. Ti ho detto basta! Basta! Vabbé! Vabbé, non ti arrabbiare, non ti arrabbiare, gli rispose Gianni, con aria un po’ impaurita. Dobbiamo far venire il comitato a C., perché non ho nessuna intenzione di venire a B., o quanto meno, ho intenzione di venirci il meno possibile. Ok, ok, verremo, replicò l’anziano medico. Dobbiamo avere una linea precisa, chiara, disse S. Facciamo due passi, disse Gianni. Devo fare la spesa, debbo fare un po’ di corsa, sono impegnato, debbo pensare un po’anche a me. Va bene, va bene, me ne andrò a far passi da solo. Ci vediamo dopo. Ho visto che c’è una mostra qua vicino. Dopo ce ne andiamo all’Astice, vado subito a prenotare.

  1. andò a compiere il proprio rito mattutino. Gianni passeggiava, ascoltando il rumore dei propri passi. Stava imparando l’importanza della lentezza, giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno, ma non ammetterlo a sé stesso, lui che aveva amato la velocità in tutto, le belle donne, il divertimento e così poco considerato tutte quelle occupazioni che richiedevano un lungo approfondimento, come lo studio. Anche quando aveva ricominciato a studiare, faceva il biasanot , non tornava mai prima delle 2. Dormiva sempre troppo poco. Aveva capito molto della vita dal suo amico S., anche se faceva finta di non volerglielo dimostrare, anche se lo provocava con quelle frasi che suscitavano le sue urla belluine. Proprio lui, tombeur de femmes, aveva sposato Cecilia, una brava ragazza, che andava sempre a letto presto. Il cammino lo portò fino alla casa di un noto scrittore del posto, M. M., che era una delle principali glorie del posto.

 

[3]Forse io ricordo un dolce tempo ch’ero

Tutto tuo, del tuo corpo e del tuo cuore

Quando non ero in te vivo pensiero

Che non fosse di mia vita un bagliore.

 

Forse io sentivo ciò che tu sentivi

Tacito nel mio chiuso nascondiglio;

Qualunque barlume mi giungea dei vivi

Sogni che tu sognavi per tuo figlio:

 

Qualche sussulto ti scotea fors’anche

Ch’era per la tua carne un brividio.

Lo smarrimento delle membra stanche

E un improvviso monito di Dio.

 

Pensandomi, sognandomi, tu davi

Al mio viso la sua fisionomia

Ed io sentivo i tuoi segni soavi

Che s’imprimevano nella carne mia.

 

Sentivo il cuore tuo: gli ero vicino

Più che al mio cuore che era inganno o culla

Ed era così garrulo o piccino

Che avrei potuto formare un trastullo.

 

Io mi formavo senza il mio selvaggio

Impeto, non sapendo essere l’ignoto

Atteso che facea lento viaggio

Per giungere alla sua meta nel vuoto;

 

Io mi formavo senza una parola

Della mia stessa arcana volontà,

Ero come la docile bestiola

Che nulla teme cerca e sa.

 

Ero felice forse: la mia vita

Era il riflesso della tua: ma quanto

Era più dolce ed indefinita

Per la soavità di quell’incanto.

 

Ma un giorno uscii dal tuo sangue: mi arresi.

Fuoi cuor che piange, carne che dolora

Troppo ero vecchio, avevo troppi mesi

Per vivere quella calda vita ancora.

 

Dopo aver visitato una mostra dedicata a paesaggi marini, tornò verso casa, ma passò prima dal molo. Furono le sue gambe a portarlo là, quasi una misteriosa e inconsapevole corrispondenza di amorosi sensi con l’amico S. Il grigio del cielo era un muro compatto. Quel giorno non c’era nessuno. Gli occhi si perdevano. Non c’erano barche. Gianni arrivò fino in fondo, al faro. Che cosa è il nulla, che cosa è l’angoscia. L’angoscia è la paura del vuoto, orror vacui. È vedere bianco davanti a sé, mal bianco[4]. Dobbiamo riempire il vuoto, a volte lo riempiamo troppo, il lavoro, l’alienazione, le frustrazioni. L’alienazione è essere tolti da noi stessi, con forza, perdere l’identità. I compromessi non son sempre positivi, molte volte scendere a compromessi significa rinunciare all’autenticità. Gianni si stupiva del disordine dei suoi pensieri, della loro banalità. Bisogna avere il tempo per pensare senza un metodo, senza un criterio, senza un limite, senza un ordine. Il rumore di un furgone, che trasportava materie prime per il ristorante l’Astice, non disturbava il flusso dei suoi pensieri. Anche la spiaggia era vuota, senza quell’assurda configurazione laocontica che la caratterizzava d’estate, anche se, in altri luoghi della riviera, la situazione era molto peggiore. C’è qualcosa di folle in un puntino del cielo che inizia a diventare azzurro, che inizia a contrastare l’autorità del grigio. A volte è folle pensare che la vita possa cambiare, che un miglioramento costituisca una svolta, ma, lentamente, quel cielo iniziò ad assumere un colore diverso, l’azzurro e la luce lo invadevano. Gianni rimase colpito da quell’invasione, forse anche un po’ felice. Sorrise un po’ del proprio stupore. Non si avvide del tempo che trascorreva. I cambiamenti portati dalle varie epoche storiche hanno introdotto un cambiamento nella percezione del tempo, percezione che cambia anche a seconda del ruolo nella società, c’è il tempo del mercante, c’è il tempo dell’anziano, c’è il tempo dell’operaio, ora c’è anche il tempo del bambino, che viene spesso trasformato in un adulto in miniatura, sballottato tra mille impegni. La società moderna condanna il Wanderung, condanna il vagare senza una meta.

Il sole uscì timido dalle nuvole, poi divenne prepotente e sfrontato, minacciando l’inverno, portando una nuova aria, piacevole e disorientante. Gianni passò al ristorante a prenotare e si avviò verso casa. Incontrò finalmente qualcuno, pareva che la città si stesse svegliando in quel momento. Il narratore interrompe ora questa descrizione, perché sta diventando un po’ mieloso e stucchevole. Quando arrivò a casa trovò S., che si stava preparando per andare a far spese, e lo accompagnò. Andarono nel negozio di prodotti tipici facendo incetta di IGP, IGT, DOC, DOCG, Presidi Slow Food, spendendo una carrettata di euro, in un profluvio di sorrisi, di ciò, di dì, si noti che le ultimi due sono interiezioni tipiche romagnole. Ogni tanto S. aveva il dubbio di venire fregato. Quel negoziante era talmente sereno e rasserenante da fargli comprare un sacco di roba in più, senza che lui nemmeno si accorgesse. Ci pensava solo dopo un po’ che era uscito dal negozio, a volte attribuiva la colpa a se stesso, perché, lì dentro, si sentiva come un bambino in un negozio di giocattoli. Dopo avere sistemato quei prodotti dall’enorme valore, si avviarono verso l’Astice. Mangiarono, come al solito, molto bene. Le conferme li rassicuravano, li facevano essere ancora più certi del loro rapporto d’amore con il ristorante, non si sentivano solo clienti, si sentivano amanti appassionati. Ogni amata dava loro qualcosa di diverso. Volevano amare tutte, ma non sopportavano il tradimento. S. si ricordava di un ristorante gestito da compagni molto impegnati nel quale avevano sempre mangiato ottime anguille del Trasimeno e delizioso castrato, nel quale, una volta, trovò, non si ricordava con chi fosse, conti maggiorati, sporcizia, qualità del cibo peggiorata di gran lunga e un pessimo servizio. Non rivolse più la parola a quei compagni. Si trattennero a lungo all’Astice, poi Gianni decise di ritornare a B.

Mi raccomando, S., lascia fare a me, inviterò io tutti. Sono più portato per l’organizzazione. Ma fai quell’accidente che ti pare, se ci tieni proprio a fare il fenomeno, rispose S. con aria annoiata. Di tanto in tanto S. si rendeva conto che il distacco con cui guardava la vita in generale e, in particolare, quella vicenda, stava lasciando il posto ad un calore nuovo, importante, pericoloso. Il calore a volte fa male, è come il sublime kantiano, grande, immenso, ma anche spaventoso. Alla sera Gianni lo chiamo da B., si accordarono sulla data della riunione, che si sarebbe tenuta a C., dopo una settimana. Ora aveva il problema di dover predisporre l’abitazione, rassettarla, pulirla, o meglio, farla pulire, vista la sua scarsa dimestichezza con i lavori di casa, scegliere le paste dolci da prendere, decidere se abbondare con il dolce o con il salato, controllare se c’erano abbastanza sedie in casa.

Trascorse quei giorni incontrandosi spesso con il fidato Borri, per qualche giorno non affrontarono minimamente l’argomento, poi, un po’ con riluttanza, iniziarono a discuterne. Borri disse, io credo che si stia rischiando molto, la sorte di queste iniziative è appesa ad un filo. è passato molto tempo, dai giorni del vertice internazionale, per i mass-media è un tempo infinito, vivono in un eterno presente, non sanno neanche cosa sia la memoria. Bisogna lasciare un segno, bisogna compiere un gesto eclatante, durante una manifestazione fieristica o qualcosa di simile. S. rispose, bisogna guardare quali manifestazioni ci sono, bisogna controllare quanta affluenza hanno. Dove si possono fare queste verifiche? Su Internet o su riviste specializzate, rispose Borri. Vabbé, allora controlli tu, non ci penso neanche a mettere le mani su quel mezzo demoniaco. Io non capisco come faccia la sinistra a fidarsi della rete, che è uno strumento creato dagli Usa, in mano alle classi borghesi, disse con aria decisa l’anziano scrittore. Andiamo a pranzo ora, replicò Borri. Decisero che avrebbero provato un nuovo ristorante, consci dei rischi che correvano.

Mangiarono una dignitosa pizza, in quel posto gestito da Abdel, 31 anni, palestinese di Gaza, e da Yitzhak, un ragazzo israeliano di 32 anni. Abdel era laureato in lingua e letteratura russa, era fuggito da una bigotta famiglia borghese piena di soldi, per andare a Mosca. Era assolutamente ateo, non gliene fregava una beneamata mazza del Ramadan, adorava la carne di maiale, non si metteva la kefiah. Il padre sperava che si mettesse la testa a posto, aveva la possibilità di fargli far carriera in Al Fatah, il partito di governo palestinese. Durante la guerra tra Urss ed Afghanistan il genitore aveva sostenuto i mujaheddin, “combattenti per la libertà e i diritti umani”, tagliando le orecchie ai soldati catturati. Aveva sostenuto anche la guerriglia per la libertà cecena, dedita anch’essa alla resezione dei padiglioni auricolari altrui. Y. era figlio di ebrei ortodossi, che andavano un giorno sì e l’altro pure a pregare al Muro del Pianto. Anche Yitzhak stava diventando un ebreo ortodosso: si vestiva con quel buffo cappello nero e portava quelle basettone. Il ragazzo ebreo pensava che gli arabi fossero delle strane bestiole da tenere a bada con le buone o con le cattive. Un giorno, per caso, si trovò a passare da uno dei check-points che dividevano Israele dai Territori Occupati. C’era una partoriente, in preda ad atroci dolori, che reclamava immediate cure. I soldati dell’unica democrazia del Medio Oriente non le permisero di passare per molte ore, negandole anche qualsiasi cura. Quella donna morì. Una settimana dopo, Yitzhak si comprò un paio di jeans, si tagliò i capelli, la barba e le basette. Preparò il passaporto e se ne andò in Italia, dove imparò a preparare le pizze. Suo padre avrebbe potuto fargli far carriera in un importante partito politico israeliano “Israele Casa Nostra E Non Di Quegli Arabi Fottuti Che Verranno Schiacciati Nel Sangue In Nome Di Dio” (ICSENDQAFCVSNSINDD). Si era fidanzato con una ragazza di Mosca, che gli aveva fatto conoscere il termine жид. Si tratta di un termine orribile, usato per apostrofare gli ebrei. Ogni tanto Abdel glielo diceva, Y. gli sferrava un affettuoso cazzotto e sorrideva.

  1. se ne tornò a casa. Prima di andarsene si raccomandò con Borri, Achille, cerca un evento che capita tra un paio di mesi, minimo 40 giorni. Passò il pomeriggio a leggere, non aveva granché voglia di lavorare. Si lavora per vivere, non si vive per lavorare. Il lavoro non è un rimedio alle proprie frustrazioni, non è una soluzione all’alienazione, la provoca. Poco prima che cercasse qualcosa da mangiare nel frigorifero, Borri gli telefonò. Tra un mese e mezzo ci sarà a B., una fiera internazionale dell’edilizia. Questa manifestazione è seguita dai mass media nazionali ed internazionali. Credo che sia l’occasione giusta. Borri, stampami il materiale, ci vediamo domani. S., posso venire solo domani pomeriggio, domattina sono un po’ occupato. Ah, era ora che tu lavorassi ogni tanto, fai proprio la vita di Michelaccio. Scherzavo,… Buonanotte caro. Non aveva mai capito con precisione quanto tempo il suo amico Borri dedicasse al lavoro, aveva il dubbio che avesse poca voglia di lavorare. Quella sera trovò degli ottimi tortellini, con un brodo sostanzioso, con il midollo. Alla faccia della BSE. Guardò il film Il sorpasso. I protagonisti sono due caratteri fondamentali dell’Italia del boom, il personaggio di Gassmann è un’icona prometeica, è una sfida ai limiti della natura umana. È una specie di Stolz, contrapposto all’Oblomov, rappresentato da Trintignant.

È proprio necessario far sistemare la casa, non ho la benché minima idea di quando verrà la signora R. Il giorno dopo dovette aspettarla a lungo, rimanendo in grandissima ansia, perché temeva di non poter celebrare il proprio rito. Quando la signora si sentì rivolgere la richiesta, lo guardò male. Ciò, è messa proprio male ‘sta casa. Lo so, lo so, la guardò S. con aria triste. La prego, mi dia il suo aiuto. Qui ci vuole lo spac e spoc brillatutto, brillacciaio, brillazinco, la scopa Enrichetta per la casalinga perfetta, l’ammorbidente Pasqualino per un pulito sopraffino. Costano un monte di soldi, al mi’ burdel. Ho capito, le do 50 euro, signora. Lo guardò male. Vabbé, 100. Non è per i soldi, lo sorprese R. 150, ultima offerta. Ho detto che non mi interessano i soldi. E allora, cosa le interessa? Io preferirei, … Cosa preferirebbe, sputi il rospo. Si ricorda di mio nipote, Romoletto, il figlio di mia sorella. Ha qualche problema a scuola. Dì, potrebbe fargli qualche ripetizione? Romoletto, al secolo Romolo Braghettoni, era un sedicenne di circa due metri col il volto ricoperto da una folta barba, capelli che scendevano incolti puzzolenti ed unti sulle spalle. Veniva definito piazza pulita, a causa del terribile tanfo emanato dalle sue ascelle, che induceva i compagni di scuola a tenere una grande distanza di sicurezza. Frequentava la prima media, alle domande dei professori rispondeva con violenti rutti e bestemmie, così come a quelle di parenti ed amici. Si vestiva con dei jeans, che una volta erano blu, ed avevano assunto un inquietante colore giallastro. Era stato sospeso 4 volte da scuola, aveva fatto stare in prigione un povero prof. marocchino per due giorni, accusandolo di averlo violentato. La professoressa Ornella Stramazzoni, nota femminista, l’aveva difeso, in un articolo sul giornale cittadino, sostenendo che esprimeva il disagio delle donne oppresse dalla violenza degli uomini. Era evidente che la sua fluente capigliatura l’aveva tratta in inganno, così come era stata scambiata per un uomo barbuto la sua fidanzata Romola. Signora R., non si preoccupi, il suo piccolo avrà le mie lezioni, ma, mi raccomando, questa casa dovrà brillare come uno specchio. Si ricordi, la signora R., quando voleva conferire un tono solenne ai suoi discorsi gli dava del lei, che il giorno prima di quella riunione, organizzate una riunione, vero, il signor S. assentì con un cenno del capo, lei mi dovrà lasciar la casa libera, almeno per una mezza giornata, o alla mattina, o al pomeriggio. Facciamo di pomeriggio, rispose l’anziano.

L’acqua è la dimensione dell’instabile, assume la forma del proprio contenitore, è eterno movimento, rispecchia l’ordine delle cose.  Il tango veniva considerato un ballo peccaminoso, sensuale e malinconico, questo è scritto sulle guide turistiche e sulle riviste specializzate. Ma che accidenti di cazzo di roba sto scrivendo, questa era la fondamentale domanda che si stava ponendo Giovanni durante la lezione del professor Pancrazi dedicata al fondamentale tema del morfema teratologico, scoperto dal Prof. Athanasius Van Der Meyde, dell’università di Rizziconi. Un compagno di Gio si stava facendo una gran gubbiata, dietro ad un paio di occhiali con gli occhi disegnati sopra.

Era essenziale avere delle idee abbastanza chiare su come condurre una riunione. Le persone di sinistra sono delle grandi ragionatrici, conoscono tante parole difficili e bellissime. Tante volte ragionano troppo, parlano troppo, in modo farraginoso ed inconcludente. Per combattere l’unanimismo che ha caratterizzato certi gruppuscoli, ci si divide spesso su una virgola, in modo spesso pretestuoso ed inspiegabile. Quando arrivarono gli altri membri del comitato, S. si sentì molto sicuro di sé. Formulò la seguente proposta, avrebbero dovuto bloccare l’inaugurazione della famosa fiera dell’edilizia, dopo aver ricontattato tutti coloro i quali avevano voluto lasciare il proprio nome, durante l’occupazione della questura. Venne sentita l’avvocata Nanni, in rappresentanza della squadra di legali che si era costituita. Avrebbero avuto molto bisogno di loro, ancora, vista la caterva di denunce che si erano già beccati e, in previsione future. Avere deciso una linea da seguire prima dell’assemblea fu d’importanza strategica per la buona riuscita di quel giorno. L’anziano scrittore riuscì ad evitare la dispersione della riunione in mille inutili insensate diatribe. Furono tutti molto soddisfatti, il clima fu dei migliori, quasi irreale. Non poté crederci. Andarono tutti insieme da Nevio, che riservò loro un’intera sala.

Un particolare aveva sempre colpito S.: Nevio era dotato di un’eccellente voce da attore, amava la poesia e il teatro. Assomigliava notevolmente ad Ugo Pagliai. Un’anziana del posto gli rivelò che, in effetti, Nevio aveva iniziato la carriera teatrale, recitando Pirandello, Beckett e Moliére. Era molto appassionato alla recitazione, si era anche fidanzato con un’altra aspirante attrice. Un brutto giorno il futuro ristoratore venne lasciato e decise di abbandonare il teatro, per dedicarsi al suo hobby, la cucina. Divenne rapidamente un ristoratore abile ed apprezzato. Che storie da romanzo popolare! Chissà se sono vere o se si tratta di leggende di paese. Quell’anziana pregò S. di non far parola a nessuno di quella storia triste.

Le leggende di paese erano le più svariate, raccontate da curiosi personaggi che asserivano esserne i protagonisti. C’era un tale di nome G. D. C. che si era comprato un sacco di medaglie militari e la camicia rossa da garibaldino. Presenziava sempre a tutte le cerimonie che si svolgevano sul porto-canale, disegnato da quell’intellettuale deceduto ad Amboise, per ricordare il presunto passaggio dell’Eroe dei Due Mondi da C. Quel signore sessantenne sosteneva di aver combattuto con il famoso nizzardo, morto, come si sa, da più di un secolo. Definiva sua moglie la serva, sosteneva di essere sposato ad una contessa, di fare le pulizie in un convento di 12 suore, che possedeva carnalmente a cadenze regolari. Si potrebbe raccontare ancora molto, ma questo non è l’argomento principale della modesta storia che qui si può leggere.

Giovanni si stava sempre di più rendendo conto che nei sentimenti ha sempre più significato ciò che non si dice. Il non detto significa riservatezza, timidezza, significa moderazione. E’ vero che il potere pervasivo della chiesa cattolica ha represso la libera espressione dei sentimenti, ma ora si dice troppo, si parla troppo, l’esagerazione è diventata la regola, si è perso totalmente il senso della misura. Non si considera l’importanza della riflessione, perché richiede tempo e pazienza. Il non detto significa sguardi, espressioni del corpo, è un altro linguaggio, arricchisce il linguaggio. Si può manifestare in tanti modi, anche con uno squillo del telefono in una grigia mattina di marzo. Il ragazzo leggeva qualcosa negli occhi di Eli, ma non aveva ancora capito il significato di quegli sguardi che gli provocavano inquietudine. Avrebbe potuto essere amore o forse qualcosa di simile, il ragazzo aveva timore di illudersi o di star perdendo tempo. Pensava che anche Eli avrebbe potuto sentire la stessa cosa. Ora bisognava sapere utilizzare bene il tempo, senza affrettarlo.

Il comitato di gestione iniziò una raccolta di fondi per l’organizzazione della manifestazione. Bisognava costruire gli striscioni, le bandiere, gli stendardi, i manifesti. Una parte venne realizzata autonomamente, mentre, per le parti più difficili, si affidarono ad una tipografia. Bisognava comunicare la notizia solo alle persone più fidate, evitando accuratamente che gli sbirri sapessero e che riuscissero ad impedire l’occupazione. Bisognava comunicarlo nel modo giusto, non spiegando precisamente che cosa avevano intenzione di fare. All’inizio dell’occupazione avrebbero letto un comunicato in cui si chiedeva la verità per i casi Castaldi e Marini, la verità sulle violenze nella manifestazione, oltre che la chiarezza a proposito delle stranezze contabili. L’occupazione sarebbe durata almeno 24 ore. Un aspetto positivo del quartiere fieristico è la facilità di parcheggio, anche se, durante le manifestazioni fieristiche, le macchine costituivano un coacervo informe di materia. I parcheggiatori, che praticavano dei costi terribili, potevano solo arginare la furia cieca di quella massa di ferraglia semovente. I parcheggiatori abusivi cercavano di infarloccare, riuscendoci molto spesso, gli automobilisti, che venivano indotti a parcheggiare su prati, aiuole, vicino alle corsie di entrata della tangenziale, venendo bersagliati da multe. La città di B., che pur si era molto ingrandita, era sconvolta da parte a parte, da quelle fiere che ne bloccavano la circolazione. Anche molti dei manifestanti si lasciavano condizionare dall’uso dell’automobile, ben pochi pensavano a soluzioni alternative, come lo scooter o l’autobus, la bicicletta o il torpedone di San Francesco. A loro era stata impartita la direttiva di non essere vistosi, anche non indossando la classica divisa del militante di sinistra. Chi era abituato a farsi dei gran cannoni, fu caldamente invitato a desistere. Avrebbero dovuto sembrare dei tranquilli visitatori, avidi di cataloghi e dépliant. I furgoni delle televisioni nazionali ed internazionali erano lì già da qualche giorno, i giornalisti cercavano di tastare il polso alla città e scoprirne gli umori compiendo l’entusiasmante scoperta che la parte dei cittadini non interessata alle fiere mal sopportava quella tragica baraonda e neanche quelli che ci lavoravano erano poi così contenti. I giornalisti erano da tempo malati di opinionite, malattia che consiste nel volere chiedere ossessivamente l’opinione a chiunque, politici e non, indipendentemente dal fatto che siano a conoscenza della materia sulla quale vengono interpellati. Si assisteva, anche in quella circostanza, al circolo vizioso delle dichiarazioni: parte il politico della sinistra moderata, continua il teodem, si inserisce l’esponente di Forza Qualcosa opusiano e piduista, arriva di potenza il bravo e folcloristico politico movimentista noglobal un po’ cattolico e terzomondista, non senza aver lasciato il giusto posto al politico comunista duro e puro, ma se siamo al governo siamo responsabili, anche perché 30000 € al mese di stipendio fan comodo, alla Lega Nord Est Ovest romaladronalaseganonperdona, finché non ci danno ministri e sottosegretari, al Partito Turbo Fascista brum brum brum. Chiesero l’opinione anche di Sua Bassezza. Sul canale Mediabip Esterina Quartodibue cantava e ballava in perizoma, non vogliamo pagare le tasse, mi si afflosciano le poppe, le belle gnocche non pagano le tasse. I comunisti ci han spennato, come i negri e gli zingari, ulla, ulla, ulla la eo eo na na o, cicca cicca cicca. In ospedale mi viene male, ucca ucca ucca uollele uollele. Piano piano iniziarono a srotolare gli striscioni, molto lentamente, prima che arrivassero il ministro per le Attività Inproduttive, Eriberto Mortelù del Partito Verde Del Nord, per difendere l’ambiente in Padania e chi cazzo se ne frega della terronia, Faraberta Quartodibue, giovanissima cantante e soubrette televisiva, cugina di Esterina. I sogni non stanno nei cassetti, perché li ci ho messo dei calzetti e rimangono a metà, cantava nella hit del momento “Amore Dolore Cuore Batticuore e al discografico non veniva più in mente niente (io non ci capisco nulla)”. Gli organizzatori stavano predisponendo le transenne e il nastro, che Faraberta avrebbe dovuto tagliare. Lentamente i manifestanti si facevano attorno a quel nastro. S. prese in mano il megafono. Annuncio a voi tutti che l’inaugurazione, per oggi, non si farà. La gente parve incredula, almeno nei primi momenti. Qualcuno iniziò a notare gli striscioni. Siamo quelli che hanno occupato la questura per chiedere la verità e la dignità. Ora siamo qui, siamo comunisti, siamo cattolici, siamo cani sciolti, siamo chiunque dice basta. Le autorità ci devono dire cosa è successo durante la manifestazione, vogliamo sapere i nomi dei responsabili delle violenze e degli assassini. Ci debbono parlare dei misteri finanziari del Liceo Ics, vogliamo sapere perché sono morti Marini e Castaldi. Non ce ne andremo da qui per un po’. I giornalisti, Faraberta e Mortelù rimasero sconvolti da quanto stava succedendo. I manifestanti oltrepassarono il nastro. Gli inviati di tutto il mondo stavano relazionando sull’accaduto. I poliziotti non seppero reagire adeguatamente, perché si videro circondati da una massa umana impetuosa e pacifica.

Dopo l’iniziale scoramento l’apparato organizzativo della questura si rimise in moto. I manifestanti avevano anche istituito un servizio d’ordine, il quale controllava chi entrava e usciva dalla struttura e verifica che nessuno toccasse niente. Gianni osservava la scena con viva soddisfazione. Era convinto di essere stato lui a provocare quel cambiamento in S. Era vero che l’anziano scrittore si comportava così anche per merito del suo fedele amico dall’aria da saputello, ma vi erano stati anche altri fattori che avevano provocato quel mutamento. Ad esempio, quel che era successo durante la manifestazione contro il vertice internazionale gli ricordava la propria gioventù: Melissa, Reggio Emilia[5], Modena, Portella Della Ginestra, ecc. ecc.  A Gianni suonò il telefono, ciao carissimo, sono Borri, desidererei unirmi a voi nella protesta, ma bisogna che tu mi faccia entrare, qui c’è una gran baraonda. S., è arrivato Borri. L’anziano si girò e sorrise, c’è anche lui, sono veramente contento. Andrò io ad accoglierlo. Si fece largo in mezzo alla calca. Il ragioniere lo abbracciò affettuosamente, aveva un basco di lana, era vestito a festa con un abito gessato. Aveva solo un vestito da festa, se lo metteva alle grandi occasioni[6], recitava la famosa canzone. Borri era un uomo ancora più riservato di S., il fatto che partecipasse a quella manifestazione fu visto dall’anziano come un segno che qualcosa si era effettivamente trasformato. Sembrava perfino che l’inquinamento atmosferico fosse calato. Per certi aspetti sembrava di vivere in una favola. Chi mai si sarebbe immaginato un risveglio generale così impetuoso. Questo nostro compagno è un valente professionista. Sa fare bene i conti, ma non è solo per questo motivo che siamo contenti che lui si sia unito a noi. E’ una persona animata da sincera passione, anche lui vorrebbe un po’ più di giustizia, come lo vogliamo noi. Tutti noi, tutti voi siete la ricchezza.

È inutile scrivere che i talkshows televisivi si erano scatenati, al contrario della signora Cecilia che se ne stava seduta in un angolo del principale padiglione fieristico a leggere. Quella donna era un sostegno silenzioso, ma indispensabile. La sua presenza si faceva sentire molto.

 

 

 

 

 

A volte sembrava che quello fosse il tempo[7] del carcere, lungo, infinito. Le forze dell’ordine avevano un atteggiamento dimesso. Gli sbirri erano molti meno e non in assetto di carica.

Tu mi fai girar, tu mi fai girar, come fossi una bambola. E poi mi butti giù, poi mi butti giù, come fossi una bambola[8]. Non ti accorgi quando piango, quando sono triste e stanca, tu, pensi solo per te, cantava Dolly, o Lo Marchio dott. Agatone. Si cambiò il vestito. Tanti auguri, in campagna ed in città, tanti auguri a chi tanti amanti ha… E se ti lascia, lo sai che si fa? Trovi un altro più bello, che problemi non ha[9]. È proprio vero che Patty Pravo e Raffaella Carrà sono due icone del movimento GLBT. Na, na, na na na, mi è sembrato di sentire un rumore, rumore[10]. Il narratore di questa storia deve confessare che continuerebbe a lungo a citare Nicoletta Strampelli e Raffaella PPelloni ma la narrazione ha delle regole e deve continuare.

Piercesare Piecioni era in giacca e cravatta, aveva uno splendido gessato, un paio di scarpe di vernice, la parrucca di Loredana Bertè e il sesso fuori dai pantaloni.

  1. aveva sempre detestato i telefoni cellulari. Era indubbio che questo strumento avesse dei pregi. Vai fuori la sera con amici. È sabato sera, sei sull’autostrada, c’è la nebbia e quella stronza di frizione ti molla. Che fai? Ti metti a percorrere la corsia di emergenza rischiando di essere falciato da un’automobile? No, utilizzi il telefonino, se non sei un anziano ipotecnologico e retrogrado.

Gianni gli aveva prestato un cellulare iperaccessoriato, dotato di lettore MP3, MPEG, JPEG, GIF, ecc. ecc. Tutte queste funzioni avevano provocato profondi disagi fisici e psicologici in S., soprattutto quando il suo amico medico, aveva iniziato, in modo provocatorio, ad enumerargliele. La risposta era stata abbastanza ovvia: basta!!! Mi hai rotto i coglioni!! Mi interessa solo telefonare! Mi devi spiegare come si fa a telefonare! E basta! Mi devi spiegare come si fa a rispondere! E guai a chi si azzardi a mandarmi sms, o come si chiama quella robaccia lì. S. si stava terribilmente rompendo le scatole, i suoi nervi rischiavano di logorarsi. Le bionde trecce, gli occhi azzurri e poi, le tue calzette rosse, e l’innocenza sulle gote tue, due arance ancor più rosse, questa era la suoneria di quel cellulare con la fotocamera a 2 megapixels. Ma che schifo di canzoni scrivevano per quel mediocre cantante.  Basta con i luoghi comuni. Pronto, pronto, chi parla, fece, dopo aver faticosamente rintracciato il pulsante di risposta. Sono Gerardo, guarda la televisione oppure il tuo videofonino. Eh, cosa vuol dire videofonino? Che roba è? È un telefonino con il quale puoi vedere le immagini televisive, rispose con sicurezza il carabiniere. Ma che caspita stai dicendo, ti pare che io possa mettermi a studiare come funziona il cellulare, replicò. È fascile, è fascile, fatti scpiegare da Gianni, ci sta Gianni lì? Uè, ve dico ‘na cosa. Stagg’ cu vuie, pure se so’ n’appartenente alle forze dell’ordine dello sctato repubblicano. Se non sarei un carabbigniere, sarebbi pure cu vuie ad occupare. Oh, ch’aggia ditt’. Me puozzon sentì. Ciao, ciao. è  da notare il fatto che, per quanto si sforzasse di migliorare la propria lingua, il povero Ascione ritornava, dopo un po’ a parlare nel suo improbabile italiano.

Gianni, vieni qua, aiutami, disse S. Guarda ‘sto cazzo di videofonino, televideofonino o tvfonino, o come accidenti si chiama e vedi come si fa ad attivare la televisione. Il medico prese in mano il tvfonino con grande attenzione e disse, ma non vedi che è facile? Vedi che sul display c’è scritto Planet Tv all that you can see and more about sports, politics,… S. assunse un colorito rossastro, caro il mio medicastro, tu sei una grossissima testa di cazzo, perché continui ad infarcirmi la testa con odiosi ed astrusi termini albionici. Lo vuoi capire sì o no che mi fa schifo quella lingua. Ok, ok, non ti scaldare, lascia fare a me. S. gli aveva spiegato cosa gli aveva detto Ascione. Gianni era ipertecnologico e, in breve tempo, attivò le trasmissioni televisive. Stavano trasmettendo un messaggio straordinario del presidente della repubblica. Egli era un vecchio uomo di destra, meridionale, tracagnotto, con il sigaro sempre acceso, nonostante le feroci campagne salutiste che andavano avanti da anni. E a me, che minchia me ne frega dell’antifumo, rispondeva sempre. Stava tenendo un discorso alle camere. Quel vecchio signore iniziò, discettando del sesso degli angeli, come, in genere facevano tutti i presidenti della repubblica. Un passaggio del discorso colpì molto tutti, la nostra repubblica è molto turbata da avvenimenti luttuosi, che sconvolgono e funestano la pacifica convivenza democratica. Le nostre autorità, per il bene della patria, dovrebbero predisporre leggi per sveltire e chiarificare le legali procedure come quelle Castaldi e Marini. La giudiziaria autorità dovrebbe riprendere i processi Marini e Castaldi e portarli ad una felice e giusta conclusione. Questo mio caldo invito è da ricollegarsi alla tragica situazione della giustizia civile e penale nella nostra nazione. Bisogna altresì far menzione dei numerosi scandali che funestano la pubblica patriottica nazionale istruzione. Non dobbiamo dimenticare nemmeno i problemi accaduti nella gloriosa nobile turrita universitaria città né i problemi manifestatisi negli altri borghi, contrade, villaggi, castra, che dimorano sul suolo patrio, che un tempo fu di dolore ostello[11]. Mi riferisco anche ai dubbi che sono emersi sul corretto utilizzo delle disponibilità finanziarie e sulla corretta gestione contabile di quello che è il vero e proprio vanto della turrita città, il liceo Ics. Sono sicuro che non emergerà alcuna ipotesi di reato, poiché esso è la migliore fucina della borghesia, futura classe dirigente. Per questo motivo auspico che si giunga al compimento delle inchieste. In nomine patrii et filii et spiriti sancti, amen. Ite missa est. Si scopron le tombe, si levano i morti, i martiri nostri son tutti risorti[12].

  1. rimase sconvolto da quanto aveva appena sentito. Era molto difficile per lui pensare che un uomo di destra potesse invitare a tempi giusti nei processi. Esistevano degli uomini di destra, sicuramente molto pochi, dotati ancora di quella strana qualità chiamata senso dello stato, se questo termine ha ancora un significato. Quello che era appena successo costituiva un indubbio vantaggio. Quel discorso era stato ascoltato anche nelle sedi governative, in quelle dei partiti politici, di destra e sinistra. Le condanne, i distinguo, i se, i ma, furono praticamente unanimi, salvo qualche voce isolata. Gli intellettuali trasandati, con la barba lunga, che frequentavano tutti i salotti e poco le fabbriche, parlavano, utilizzando parolone difficili, dell’importanza del garantismo e della pericolosità del garantismo ad orologeria. I piacioni della sinistra-centro invitavano alla moderazione contro i facili eccessi. Un curioso signore con il riporto dichiarò, il cancro dell’ideologia comunista è stato da noi combattuto strenuamente. Credevamo di averlo definitivamente estirpato, ma le metastasi che si sono formate, rimangono, si allargano e infettano la nazione. Mettiamoli fuori legge. Il telegiornale, che veniva diffuso anche dai tvfonini, terminò con la sigla, mamma, non piangere, c’è l’avanzata, tuo figlio è forte, su in alto il Cuor! Asciuga il pianto, mia fidanzata, che nell’assalto, si vince o si muor! Avanti Ardito! Le fiamme nere, son come il simbolo delle tue schiere.
  2. chiese a Gianni di prendere il megafono, anche lui aveva visto il messaggio del presidente su quell’improbabile ed impossibile schermo, che andava tanto di moda, in quei tempi. No, no, devi parlare tu, bisogna che tu ti assuma le tue responsabilità, gli disse il medico. Ascolta Gianni, come è vero che mi chiamo con il mio nome, se continui a sparare queste invereconde minchiate ti giuro che me ne vado per sempre nella mia casetta, cambio numero di telefono, metto delle transenne con il filo spinato attorno a casa. Ok, ok, ci penso io, replicò l’anziano medico. Compagni, quando pronunciò quel termine si levarono gli applausi. Ho il dovere di informarvi che la nostra lotta ha ottenuto un altro grande successo. Il nostro presidente ha tenuto un discorso. Ha parlato anche di noi. Voi conoscete bene come la pensa quell’uomo: è un uomo di destra, un conservatore, un vero e proprio reazionario. Noi sappiamo bene che il presidente ha un mero potere di rappresentanza, ma che ha comunque il suo peso. Questo suo invito è il risultato ed un premio alla nostra lotta. Propongo di continuare almeno 24 ore la nostra lotta, almeno fino a che non otterremo altri risultati. Se così sarà, valuteremo ancora la situazione e decideremo per il meglio. Metteremo al volo questa mia proposta, se non ce ne sono di alternative, dal comitato di gestione. Un grido si levò, sìì, continueremo a lottare lotta – dura – senza – paura, lotta – dura – senza – paura. Era abbastanza chiaro che tutti erano d’accordo.

Il narratore si sta domandando se siamo noi gli artefici del nostro destino, se lo domanda, da quando questa lotta è iniziata. Da molto tempo il potere è nelle mani delle multinazionali, che determinano molta parte di ciò che avviene al mondo. I governi degli stati nazionali sono abbastanza condizionati. Questa condizione è definita in diversi modi, tra i quali globalizzazione ed imperialismo. Il narratore ha anche delle serie perplessità in merito all’importanza delle formiche. Le formiche sono tutte quelle donne e quegli uomini che scendono in piazza, che hanno il coraggio di alzare la voce, che non hanno nessun potere tranne quello di riempire le piazze. Il servizio d’ordine della manifestazione si dava il cambio ad intervalli regolari, l’organizzazione era molto efficiente, nonostante fossero tutti abbastanza di sinistra.

La notte è il tempo della lentezza, della riflessione. Dormire è un’attività con un significato cosmico. Il sonno toglie dall’ansia. Purtroppo il servizio d’ordine doveva sottrarre ore al riposo notturno, anche perché con quell’occupazione si rischiava grosso, tipo una grande quantità di mazzate

Tra i tanti luoghi comuni, il narratore ne cita ora uno: la realtà supera la fantasia. Tante volte la supera perché è più grottesca, più tragica e disperata. La mattina arrivò grigia, come nelle migliori tradizioni padane. Il nuovo giorno non induceva certo all’ottimismo, non faceva certo venir voglia di lavorare. Era una di quelle mattine in cui si guarda il cellulare con orrore maggiore del solito. S. rispose al telefono, nonostante avesse letto sul display “privato”. L’anziano scrittore si irritava molto, quando il numero del chiamante non era identificabile. E tu vuliv a’ pizza, a’ pizza, a’ pizza, ca pummarola n’ coppa… Caro S., il mio cuore è allietato dalla ggioia di Nostro Signore Gesù Cristo. Maronna mia, damme a’ forza. Comme faccio? Come faccio? Ascione, non stracciare i maroni, che vuoi? Non so, non so come fare, non so come dirtelo. S. si stava arrabbiando. Sto per riattaccare. Vabbuò, vabbuò vado al punto. Questa notte l’appuntato Diotallevi Innocenzo, nato a Ragusa il 18.03.1974, residente in B.,… Basta!! Urlò S. Il maresciallo riprese, questa notte il caro collega ed amico Diotallevi ha fermato e multato per guida in stato di ebbrezza Ermenegildo Pistolazzi, collaboratore scolastico (o bidello) del liceo Ics… E a me che me ne frega? Il controllato ha dovuto effettuare il test del Dna. Abbiamo eseguito un controllo incrociato e, da detto controllo, è risultato che il sig. Pistolazzi Ermenegildo ha lo stesso Dna dell’agente scelto Carlotti Antonio, nato a Santarcangelo di Romagna, provincia di … Smettila!!! S. divenne paonazzo. Il carabiniere continuò, da un’attenta verifica risulta che l’agente scelto Carlotti Antonio è in malattia, per influenza da 14 settimane.

L’anziano scrittore aveva ascoltato tutto molto attentamente. Gli era venuta in mente quella conferenza stampa, in cui senti parlare quel poliziotto. Gli vennero in mente tutti i dubbi, tutti i sospetti. Si era definito stupido e paranoico per quelle congetture assurde, per quelle seghe mentali. Asciò, salutam’ a sora ta’. Ci sentiamo dopo, non ne posso più di parlare con questo aggeggio. Dopo avere terminato la conversazione cercò di connettere le mille idee che gli venivano in testa. Era un’accozzaglia indistinta di pensieri, che si affollavano nel suo cervello senza un metodo, senza nessun criterio. Basta, disse ai pensieri, datevi una regolata. Non potete provocare tutta questa confusione. Vi sembra il modo di comportarvi? Dopo qualche secondo, forse una diecina, gli diedero retta. Bisognava trovare uno sbocco a quell’occupazione: avrebbero emanato un comunicato indirizzato a tutti gli organi di informazione, ai quali era stata chiesta la massima collaborazione. Avrebbero dovuto pubblicarlo in prima pagina o parlarne all’inizio dei notiziari. Solo allora avrebbero interrotto l’occupazione. La persona addetta a curare il rapporto con i media si organizzò rapidamente. I giornali, cosiddetti indipendenti, erano di proprietà degli stessi grandi gruppi industriali che erano colpiti dall’occupazione. I grandi editorialisti, apologeti degli usa, dell’aria fritta e dell’occidente cristiano, condannavano con toni molto duri quelle proteste, ma i loro padroni decisero di accondiscendere alle richieste dei manifestanti e ordinarono ai direttori di pubblicare il comunicato, così fecero i telegiornali dei networks privati e delle reti statali. S. guardò la televisione e si mise a telefonare alle redazioni dei giornali. Tutti gli diedero conferma: il comunicato avrebbe avuto il giusto rilievo.

Il lettore si starà domandando come mai non c’è un bell’assalto di teste di cuoio e, soprattutto, come mai non se ne paventa nemmeno il rischio. In fondo, ci sono dei pericolosi sovversivi che stanno impedendo lo svolgimento di una manifestazione fieristica. Stanno causando un danno economico molto ingente. Per di più, innalzano vessilli della nefanda tradizione comunista. I grandi editori si erano consultati prima di prendere la decisione. Un saggio padrone con i capelli candidi pronunciò un intervento che impressionò molto. L’uomo è fatto di passione e ragione, disse. Alle volte si deve far prevalere o l’una o l’altra. Ora è il tempo della ragione contro la violenza, la violenza dei gesti e delle parole. Pubblicheremo i loro comunicati, li sorprenderemo. Allora, lasceranno la fiera, non potranno fare altro, sarebbe la loro fine, anche perché nessuno capirebbe un gesto diverso. Li accontentiamo, non sapranno più cosa fare, questo sarà l’inizio della loro fine, non potranno reggere altrimenti, non sono organizzati. Bisogna aggiungere, ad onor del vero, che gli altri padroni lì presenti erano rimasti un bel po’ spiazzati.

Quella mattina De Pasquale era molto in crisi. Era in crisi con la propria coscienza, quando decise di presentarsi davanti ad un magistrato. Si vestì di tutto punto, quel giorno non era di turno. Si mise un completo gessato, che gli era stato regalato da sua nonna Santuzza. La Madonna dell’Argine l’aveva guardato male, o almeno così gli era sembrato. Quando salì sull’autobus era ancora più emozionato. Arrivato al tribunale, chiese di essere ricevuto da un magistrato. Lo fecero parlare con Lipari, che era andato a lavorare pur avendo una terribile influenza. Aveva il naso rosso e gli occhi ridotti a fessure. Lo fece entrare nel suo ufficio: era spoglio, malridotto e freddo. Tutti gli anni venivano tagliati i fondi destinati al ministero della giustizia. Mancava la carta per le fotocopie, d’estate gli uffici diventavano delle fornaci. Cioè, signor dottor Lipari. Questi cioè problemi hanno fatto delle cose nel mio animo e nel mio spirito, no, non so se mi ho spiegato. Mi dispiace dirglielo, ma non si è spiegato bene, se si vuole usare un eufemismo. Signor dottor Lipari cioè, io credo che il valore più importante è la famiglia, poi c’è anche l’amicizia. Mi hanno costringiuto a dire, cioè, che mi han accoltellato, no, cioè, non so se mi spiego. Mi han detto di portare delle molotov e di dire che erano dei comunisti. Chi le ha ordinato di effettuare quelle dichiarazioni, domandò il magistrato. Il questore, Agatone, cioè Lo Marchio dottore e Piercesare cioè Piecioni, il signor vicequestore, cioè il dottore Vicequestore Piecioni Piercesare, sempre a sua disposizione sono, non deve dubitare di me. Lipari guardò negli occhi l’avvocato di De Pasquale, che era stato nominato d’ufficio, e il verbalizzante, il lettore perdoni l’approssimazione terminologica. Attaccò, signor De Pasquale, io non so se lei si rende conto, ma queste dichiarazioni sono significative, provocheranno sicuramente degli sconvolgimenti anche a livello politico. Io dovrò svolgere delle indagini per verificare l’esatta corrispondenza al vero delle sue dichiarazioni. Lei potrebbe essere un mitomane, per quanto mi consta, disse assumendo un tono minaccioso, le devo ricordare che, se non sarà confermata la veridicità delle sue dichiarazioni, potrà essere denunciato e condannato per calunnia a pene detentive. Il carabiniere lasciò il tribunale molto turbato.

I giornalisti vennero in breve tempo a conoscenza di quello che aveva detto De Pasquale e si scatenarono, quelle dichiarazioni avevano provocato un putiferio. Quasi tutti i giornali e le tv puntarono il dito contro De Pasquale, accusandolo di essere stato per lo meno eccessivo, e di rovinare l’immagine delle forze dell’ordine, dopo tanto sforzo impiegato dalle varie fictions per risollevarla. Il povero carabiniere venne definito un pazzo, un cretino, un demente, una giornalista, ingiustamente lodata da tutti, lo definì un perfetto stronzo. De Pasquale si era espresso in quel modo, perché aveva la fedina penale lorda, avendo rubato due barattoli di Nutella a 15 anni. Il giornale della Lega Qualcosa analizzò in modo equilibrato e razionale la questione: è normale che quel personaggio pronunci quelle frasi, poiché si tratta di un terronazzo merdoso. Se fosse stato un padano non lo avrebbe mai fatto.

  1. venne a sapere di quel che era successo, sorrise. La sua esperienza gli aveva insegnato a non stupirsi di nulla. In fondo l’Italia era il paese delle stragi di stato e di diecine di altre nefandezze. Contattò tutti i suoi compagni di lotta per informarli. L’occupazione della fiera internazionale era ormai finita. Ora bisognava continuare, quello era il momento più difficile, perché bisognava pensare a nuove forme di lotta. Nel momento della vittoria, la tattica di organizzare delle occupazioni aveva trovato la propria morte. Nessuno l’avrebbe più capita.
  2. si mise in viaggio verso C. La strada era piena di lavori in corso, si procedeva a rilento. La stagione estiva era ormai alle porte, anche se, vista la temperatura rigida, sembrava abbastanza insolito pensarlo. Sulla Riviera Romagnola la stagione estiva iniziava a Pasqua, molto presto, perché bisognava spennare il più possibile i pollastri, oops, bisognava incrementare il più possibile il fatturato del turismo. Non è per niente politically correct parlare male della Riviera. Tornando al viaggio del povero scrittore, non si può fare a meno di notare che sembrava di essere sulla Sa-Rc. Dopo un tempo infinito giunse alla sua C., un porto sicuro per una piccola barca persa nella tempesta. Si disse, la prossima volta che me ne andrò da qui, se mai ci sarà una prossima volta, saluterò il paese come fece Lucia nei Promessi Sposi[13]. Addio, monti sorgenti dall’acque, ed elevati al cielo; cime inuguali, note a chi è cresciuto tra voi, e impresse nella sua mente, non meno che lo sia l’aspetto de’ suoi più familiari; torrenti, de’ quali distingue lo scroscio, come il suono delle voci domestiche; ville sparse e biancheggianti sul pendìo, come branchi di pecore pascenti; addio! Quanto è tristo il passo di chi, cresciuto tra voi, se ne allontana! Alla fantasia di quello stesso che se ne parte volontariamente, tratto dalla speranza di fare altrove fortuna, si disabbelliscono, in quel momento, i sogni della ricchezza; egli si maraviglia d’essersi potuto risolvere, e tornerebbe allora indietro, se non pensasse che, un giorno, tornerà dovizioso. Quanto più si avanza nel piano, il suo occhio si ritira, disgustato e stanco, da quell’ampiezza uniforme; l’aria gli par gravosa e morta; s’inoltra mesto e disattento nelle città tumultuose; le case aggiunte a case, le strade che sboccano nelle strade, pare che gli levino il respiro; e davanti agli edifizi ammirati dallo straniero, pensa, con desiderio inquieto, al campicello del suo paese, alla casuccia a cui ha già messo gli occhi addosso, da gran tempo, e che comprerà, tornando ricco a’ suoi monti. Ma chi non aveva mai spinto al di là di quelli neppure un desiderio fuggitivo, chi aveva composti in essi tutti i disegni dell’avvenire, e n’è sbalzato lontano, da una forza perversa! Chi, staccato a un tempo dalle più care abitudini, e disturbato nelle più care speranze, lascia que’ monti, per avviarsi in traccia di sconosciuti che non ha mai desiderato di conoscere, e non può con l’immaginazione arrivare a un momento stabilito per il ritorno! Addio, casa natìa, dove, sedendo, con un pensiero occulto, s’imparò a distinguere dal rumore de’ passi comuni il rumore d’un passo aspettato con un misterioso timore. Addio, casa ancora straniera, casa sogguardata tante volte alla sfuggita, passando, e non senza rossore; nella quale la mente si figurava un soggiorno tranquillo e perpetuo di sposa. Addio, chiesa, dove l’animo tornò tante volte sereno, cantando le lodi del Signore; dov’era promesso, preparato un rito; dove il sospiro segreto del cuore doveva essere solennemente benedetto, e l’amore venir comandato, e chiamarsi santo; addio! Chi dava a voi tanta giocondità è per tutto; e non turba mai la gioia de’ suoi figli, se non per prepararne loro una più certa e più grande.
  3. aveva delle stranezze, come quella di imparare a memoria degli interi brani di grandi classici della letteratura.

Dopo avere finito quella sorta di monologo interiore rise e si disse: ma che caspita di fantasie faccio?

Hector voleva consegnare la poesia e ci riuscì perfettamente. Va ricordato, per fare chiarezza sul proseguimento della storia, che egli era un grecista appassionato. Heleva aveva sempre ricevuto ottimi voti in greco, ma, negli ultimi tempi aveva ottenuto solamente delle sufficienze risicate. Durante la cena la ragazza gli chiese se poteva impartirle delle lezioni. Il giornalista rispose di sì con aria di finto disinteresse. Dopo quella richiesta non affrontò quasi più l’argomento, si disinteressò completamente di Helena. Il giorno seguente si appostò davanti alla scuola, sapeva che non avrebbe incontrato Julia perché era andata ad un corso di aggiornamento. Fece finta di essere passato di lì per caso. Si accordarono per vedersi il giorno seguente, quando la moglie di Hector sarebbe stata a scuola, per una riunione. Helena non sapeva che sarebbero stati soli. Quando arrivò a casa di Hector era molto emozionata. Il giornalista le offrì della limonata.

Se noi andiamo a leggere i classici, ci rendiamo conto che non rifuggivano la fatica, avevano la coscienza che, per raggiungere il proprio obiettivo, il cammino non era facile e che, la sopportazione degli inevitabili mali che comportava il raggiungimento di esso era un elemento che conferiva nobilità, di cui andare fieri. Nell’Edipo Re di Sofocle leggiamo, i miei mali, infatti/nessuno è capace di sopportarli tranne me[14]. Da che cosa possono derivare i mali? Dall’oppressione, dalla privazione della libertà, libertà intesa non solo come libertà di dire quello che si vuole, ma anche come insieme di diritti sociali, diritti di cittadinanza. Conosci la canzone del cantante italiano Giorgio Gaber[15], intitolata la Libertà[16], la libertà è partecipazione, che non è solo andare a votare. Non è facile ribellarsi dalla paura, la paura fa parte dell’uomo, l’uomo è piccolo di fronte alla forza del potere, anche dal punto di vista psicologico, perché il potere condiziona anche la mente. Nelle Opere di Esiodo, lo sparviero chiama stolto chi si vuole contrapporre ai più forti. Per Sofocle, la prepotenza, se è riempita invano di molti orpelli, dopo essere salita su fastigi, precipita. Questo significa che ogni autorità, il padre, il maestro, il sindaco o il presidente della repubblica, deve avere la preparazione, deve avere una nobiltà morale ed intellettuale. Con quale autore possiamo collegarci, Helena. Ma con Platone, lo guardò la ragazza prontamente. Io non potrei mai prestare ascolto ad un professore non preparato, non si diventa professori solo perché si ha la nomina dal ministero, ci sono delle persone che studiano di tutto senza chiedersi il perché, studierebbero anche l’elenco telefonico o la lista della spesa.  Hector riprese, da un certo punto di vista, è quasi meglio che i nostri governanti siano totalmente ignoranti su qualsiasi aspetto dello scibile, altrimenti non potremmo studiare neanche i classici, perché ci insegnano la moralità, che è cosa ben diversa dal moralismo. Ci insegnano il marxismo, che è moralità, oh, cosa ho mai detto. Forse è anche intelligenza. La ragazza lo fissò, ma che cosa è l’intelligenza?

Un violento bacio sulla bocca può essere un’azione inaspettata, specialmente da parte di una ragazzina. Emani un odore particolare, le tue parole mi hanno fatto emozionare. Vorrei sentirti meglio, le disse lo scrittore. La ragazzina si alzò in piedi, si levò le scarpe da tennis, si slacciò la cintura e i jeans, piano piano, scesero. Aveva le gambe lunghe e magre, i calzini con l’immagine di Minnie. Indossava delle coulottes bianche, aveva le guance tonde da bambina. E se torna la professoressa, disse ad un certo punto. Non tornerà, non preoccuparti. Le carni erano rosee. Helena si tolse il maglione con gli orsacchiotti e la camicetta con Bugs Bunny, aveva il reggiseno bianco. Perse un calzino, si mise a cavalcioni di Hector, lo abbracciò. I lunghi capelli lisci neri le ricadevano sulle spalle. Lo accarezzò sulle guance, iniziò a slacciargli la camicia. Forse mi sono innamorata di te. Hector si mise a ridere, ma non hai visto quanto sono vecchio. Tu non sei vecchio, hai i segni dell’esperienza. Rise e le accarezzò i capelli, le tolse il reggiseno, aveva seni non molto grandi, dal colore chiaro. Lì baciò e li sfiorò delicatamente con le mani, partendo dai capezzoli. Gli sembrava di avere a che fare con una bambola di cristallo, la toccava con un certo timore. Cocca, mettiamoci comodi, le disse, se vogliamo continuare. Dobbiamo continuare, replicò lei.

Il tradimento è un propensione inconsapevole al miglioramento del patrimonio genetico o è una sporca viltà? Esiste il tradimento? Cosa è la fedeltà? Un amico del narratore sostiene che la fedeltà non esiste, che è propria dei cani. Sostiene che esista la lealtà.

INTERMEZZO

 

FORZA D.!!!!!!!! (Nota del narratore)

 

Si stesero sul grande letto matrimoniale. Hector si abbassò i pantaloni, lei si tolse le mutandine. Il suo sesso era profumato alla lavanda, con poca peluria, quasi buffo. Manca qualcosa, disse il giornalista. Andò in bagno, prese una lametta, del sapone da barba e un pennello. Ma che cosa fai, gridò lei ridendo. Lui non rispose e iniziò a raderle piano piano il suo piccolo giardino. Helena lanciava gridolini per il solletico. Si divertiva come una bambina, il suo pube rimase glabro, ancora più infantile. Lo adorò, lo accarezzò con la lingua. Quando i sensi si risvegliano, un senso aiuta l’altro. Forse aveva più paura lui, Helena aveva un po’ di quell’inconscienza tipica dell’età, o almeno così si dice. Sarà poi vero che i giovani, se si può usare questo irritante termine, sono incoscienti? O forse sono consapevoli in modo diverso? Hector accarezzò ancora con la lingua il sesso di Helena, alla quale mancava quasi il respiro, per il solletico e per la soddisfazione carnale.

Il sangue usciva lento, caldo, apparente inarrestabile da Helena. La ragazzina era un po’ dolorante, ma non voleva mostrarlo ad Hector. Aveva paura che si spaventasse. Sudava un po’, sulla fronte e sulle guance. Il fidanzato di Helena non aveva mai voluto fare l’amore, perchè era molto cattolico. NON LO FO PER PIACER MIO MA PER FAR PIACERE A DIO. Il membro di lui era penetrato lentamente, con paura e dolcezza.

Certe persone sono nate per essere moleste, per rompere le scatole, anche in modo inconsapevole. Una di queste era Francesca Parisini, la segretaria della casa editrice Olbers[17], con la quale collaborava S. Stava scaricando valige e sporte pesanti, quando l’infame terminale telefonico adempì al proprio dovere di devastatore della quiete. Signor S., buongiorno, sono Francesca della Olbers, volevo dirle che non ci risultano corrette le coordinate del suo c/c, dobbiamo inviarle il bonifico, potrebbe ripetermi per cortesia il CAB, l’ABI, il CIN, l’IBAN. Signorina, mi faccia il piacere, non mi scassi l’apparato riproduttivo e telefoni al ragionier Achille Borri, che saprà fornirle tutte le informazioni necessarie. La saluto. Aspetti, signor S., le devo comunicare che abbiamo proceduto al calcolo delle sue spettanze. Ho detto basta, porca puttana, mi casca tutto. Riattaccò, poggiò le borse e se andò in bagno. Quella condanna sarebbe arrivata di nuovo, perché era in una delle situazioni per lui peggiori. Il telefono attaccò, S. si era malauguratamente scordato di restituirlo a Gianni, è il mio corpo che cambia, nella forma e nel colore, è in trasformazione[18],… Dove cazzo è finito, dove cazzo è finito, era rimasto incastrato in fondo ad una tasca dei pantaloni. È una strana sensazione, in un bagno di sudore,[19]… Pronto, sono sempre Francesca Parisini, mi scusi se la disturbo ancora, signor S., ma stiamo ancora aspettando il suo libro su Bernardo Esposito, fece con voce un po’ timorosa. Ma se ve l’ho mandato, rispose S., con tono scocciato. Mi duole contraddirla, professore, ma non ci è proprio pervenuto. Controllate bene, invece di scassare i…, di ledere gli ammenicoli del prossimo. Abbiamo controllato signore, abbiamo controllato. Ora vedo se l’ho in casa, ma vi dico che l’avete ricevuto. La segretaria riprese, le devo fare presente che abbiamo una certa premura, lei dovrebbe essere così gentile da inviarci il file via e-mail, compresso con Winzip. Signorina, le chiedo il santo piacere di smetterla di dire cazzate altrimenti potrei sgranare qualche diecina di rosari. Professore, naturalmente può inviarci il tutto anche tramite posta raccomandata. Ah, così va meglio, replicò l’anziano, la ringraziò e la salutò.

Quando finirono per lui la conversazione e quella situazione per lui molto imbarazzante, si mise a cercare la ricevuta dell’ufficio postale che attestava l’invio della raccomandata A. R. Dopo una trentina di minuti di affannosa ricerca, era stato preso dall’angoscia, a quando non aveva trovato la ricevuta nella carpettina solita. Notò che non c’era neanche il libro. Ad un certo punto gli venne un tremendo pensiero: non avrò mica scordato di stampare il libro? Gli toccò di utilizzare il computer, per stampare il libro, con suo sommo dispiacere. Non riusciva ad amare le tecnologie. Introdusse molto lentamente e timorosamente la carta.

Finì la stampa e corse all’ufficio postale per recapitare il tutto. Appena tornato a casa, guardò nel frigorifero, mangiò tortellini in brodo che gli aveva lasciato la signora R. Incominciò a sentire la stanchezza per la notte quasi insonne e si buttò sul letto. Dormì per un tempo indefinito, quando si svegliò il cielo era già scuro, fuori dalle sue finestre. Il torpore di una dormita fuori orario provoca un ottundimento della coscienza oltre che un terribile indolenzimento muscolare. Decise di uscire e di andare a salutare il suo amico Nevio. Non voleva pensare neanche un secondo a quella vicenda. Dopo cena partecipò ad una degustazione di grappe. Andò a letto un po’ eccitato, per ovvi motivi. Osteria numero sette, il salame piace a fette, ma alle donne caso strano il salame piace sano[20]. Il giorno seguente lo trascorse in maniera normale, senza comprare i giornali, senza guardare la televisione, guardando in cagnesco chiunque pensava potesse porgli una domanda su quei fatti.

In una mattina che sapeva già di primavera, preso da un impulso irrefrenabile, andò a comprare cinque quotidiani e 2 riviste, richiedendo al giornalaio anche i quotidiani del giorno precedente.

I pensieri ricorrenti, se si può considerare legittima l’esistenza di tale categoria, prima o poi tornano sempre.  Quell’anziano signore era assolutamente certo del fatto che, almeno per un po’, sarebbe voluto rimanere a C., pensò a quei ragazzi, pensò che sarebbe stato il caso di parlare con loro, ma non era assolutamente certo del fatto che loro volessero parlare con lui. Come faccio a mettermi in contatto, non ho neanche il numero… Lo chiederò a quel rompicoglioni di Gianni. Con quale scopo avrebbe chiamato Eli e Gio? A dire il vero, non aveva neanche la benché minima idea di cosa fare. Da qualche parte bisognava pur incominciare, aveva bisogno di chiarirsi le idee. La vicenda di De Pasquale aveva aperto nuove strade. Quello che gli aveva detto Ascione prefigurava l’inizio di uno scandalo, che avrebbe coinvolto nello sdegno anche tante altre persone oltre a loro, anche persone di idee molto differenti. Tante persone avrebbero sicuramente considerato inaccettabile che un poliziotto fosse anche un bidello. A S. venne anche in mente il collegamento con le vicende della FONDAZIONE CATTOLICA APOSTOLICA ROMANA… chissà perché?

Le due voci che erano dentro di lui configgevano, ma come fai a farti questi osceni trip? Che cosa c’entrano queste due circostanze? Ma chi ti credi di essere? Sei solo un anziano scrittore bollito… Ma scusa, non esistono le illuminazioni mentali, disse l’altra parte, non esistono le intuizioni epidermiche, le sensazioni a pelle, sei proprio limitato. Non vedi al di là del tuo naso. L’anziano scrittore disse ad alta voce, molto spesso sono le sensazioni epidermiche ad essere la partenza per le grandi idee. Dovrei chiamare quella persona che ha frequentato l’università di Via del Gomito. Lei sa come sono organizzate le indagini indipendenti, che hanno una tradizione importante, dai tempi della Strage di Stato[21]. Ora esistono mezzi tecnologici sempre più avanzati, dicono che con i telefonini si possano girare perfino dei filmati. Per prima cosa telefonò a Gianni. Lo rintracciò sul cellulare, ciao biondo, mi dai il numero dei ragazzi. Lo disse con un certo timore, perché era sicuro che l’avrebbe provocato. Andò a pranzo a casa di Borri, si trattenne per poco e se ne tornò a casa. Iniziò a fare le telefonate, cercò di essere abbastanza fermo con tutti. I ragazzi sarebbero venuti con i rispettivi genitori e Gianni. La ragazza laureata sarebbe venuta due giorni dopo, per rilassare un po’ la mente.

  1. si sentiva soddisfatto perché era riuscito a schiarirsi le idee, era riuscito a sbloccarsi, almeno per il momento. Ora voleva gratificarsi in un altro senso, andò a visitare il negozio di specialità gastronomiche che, in quei giorni, si stava ingrandendo. Il titolare si era messo in società con una ragazza di Stalingrado, non Sverdlosk. Ora si potevano acquistare anche lo щи[22], il борш[23] e la vodka три богатыри, quella buona, non quella che si trova al supermercato.

Hector, un cinquantenne esperto, non aveva avuto il coraggio di chiedere a Helena, una ragazzina, se avesse ricevuto la poesia. E neanche lei aveva avuto il coraggio di parlarne.

Spese una cifra terribile, quando alla cassa si sentì un po’ male, ma, quando uscì gli passarono i cattivi pensieri, nonostante le sporte pesantissime. Arrivò a casa, sistemò il tutto con certosina pazienza. Alla fine della spesa ricevette una telefonata dalla casa editrice. Il direttore voleva parlare con lui, gli spiegò la segretaria.

Rimase per qualche secondo in ansia, non capiva il motivo dell’interesse del direttore. Buongiorno a lei, S., come se la passa, mi auguro che stia benissimo nunc et semper. La disturbo, mi scusi sinceramente, perché mi necessita presentarle una richiesta. Vista la sua enciclopedica conoscenza della lingua e della cultura rappresentata dall’Orso, siamo a richiederle la stesura di un saggio su Nikolaj Kljuev di 5/10 pagine, 8/10 cartelle, con interlinea 1,5, file imposta pagina margine dx 2,5, margine basso/alto 2 cm. Ce la potrebbe consegnare tra tre giorni, le chiedo umilmente scusa, rammaricato per averle arrecato disturbo, ma da lei or mi tocca congedare, mi attende un conciliabolo amical-culturale, con il professor Patroclo Busernanti, sinologo 89enne di fama internazionale, e il professor dottor Amerigo La Penna, primario di Medicina Nucleare al Policlinico Sant’Orsola. La saluto cordialmente. Riattaccò.

Il signor S. si pose subito una domanda: ma chi cazzo è Kljuev? Subito dopo gliene vene in mente un’altra: come cazzo fanno a sapere che, molti anni fa, ho studiato il russo? Avrebbe dovuto fare una ricerca in biblioteca, ma quella di C. non aveva di certo nulla su quell’autore. Non aveva nessuna voglia di andare a B. Mentre stava per telefonare a Borri gli venne in mente che esisteva un servizio chiamato prestito interbibliotecario. Chiese all’amico ragioniere di effettuare una ricerca su un catalogo elettronico. Borri lo richiamò solo dopo molte ore. Ho faticato molto a trovare del materiale. Domani ti porto tutto, anzi, se vuoi, ci vediamo a cena. Si videro, Borri gli consegnò il materiale, gli comunicò, che tramite il prestito interbibliotecario, avrebbe potuto rintracciare un volume di opere del poeta e un saggio di antropologia scritto da Bonč-Bruevič, a proposito delle sette religiose russe, alle quali il poeta era legato. S. scoprì che Kljuev era uno scrittore cosiddetto “neo-contadino”, anche se, questa definizione viene aborrita dai profondi conoscitori della materia. Il narratore non si dilungherà ancora sull’argomento.

Ad S. spettava il compito, molto difficile, di organizzare l’accoglienza per l’arrivo di Gio ed Eli, con genitori e Gianni al seguito. Decise che sarebbero andati a pranzo all’Astice e che, prima, sarebbero andati a prendere l’aperitivo in quel bar dove, ogni tanto lo portava l’anziano medico. S. si sentiva un po’ agitato, c’era qualcosa che turbava la sua tranquillità. Quando giunsero gli ospiti, il signor S. era già più sicuro, perché nulla era stato lasciato al caso. Iniziarono con i convenevoli, S. e Rossini parlarono dei comuni trascorsi romani. S. conobbe i genitori di Gio, dopo pochi minuti sembrava che fossero amici da un sacco di tempo. Erano persone cordiali e spontanee. Pranzarono con cocktail di scampi, astice, sorbetto al limone e bevvero ottimo vino e spumante. Si avviarono verso casa di S.

Entrarono, andarono nella sala, dove S. aveva preparato un abbondante rinfresco. Cari ragazzi, cari amici, siamo qui riuniti, perché desidererei fare il punto della situazione con voi. Vorrei sapere se quello che stiamo facendo ha un futuro, e quale futuro ha. Perdonatemi se mi è uscita solo questa accozzaglia di parole senza senso. Eli parlò subito dopo. Siamo molto felici che tu ci abbia chiamato qui e che ci presti tanta attenzione. In questi giorni io e Gio, lo guardò in modo strano, abbiamo discusso molto. Sappiamo di star commettendo un’azione che provocherà dei problemi nei confronti dei nostri genitori. Non possiamo lamentarci troppo di loro. Siamo stati fortunati ad avere un padre e una madre che non ci hanno solamente mantenuto, ma ci hanno anche ascoltato. Non siamo mai stati considerati un onere e nemmeno degli ospiti, Gio continuò, a volte un figlio fa fatica ad aprirsi con un familiare o con un genitore, perché è un vincolo troppo forte, che intimidisce, c’è la paura di deludere, le parole non escono. S., tu per noi sei un maestro. Questo mi fa paura, rispose l’anziano. Bisogna meritarsi di essere maestri. Ripresero, con te, maestro, non abbiamo la stessa confidenza che c’è con loro. Lo sappiamo, queste sono motivazioni infantili, voi ci state ascoltando, intendo voi genitori. S., tu ci rassicuri, sarai una specie di intermediario, tu, come Gianni. Guardate questa, fecero tutti e due. Tirarono fuori una bustina di coca.

L’abbiamo trovata nel liceo, nel doppio fondo di una risma di carta, pochi giorni prima di essere sequestrati. La madre di Eli parlò con voce incerta, come avete fatto a mantenere questo segreto. Forse è colpa nostra, non abbiamo saputo ascoltarvi, non siamo degli interlocutori affidabili. Abbiamo cercato di esservi vicini, democratici, abbiamo sempre deciso assieme. Non vi abbiamo mai considerati ospiti, siete sempre stati parti di un tutto. I genitori di Gio e suo marito la guardavano annuendo. Eli parlò, tenendo la mano del ragazzo. Dovete crederci, io e lui siamo felici di avere dei genitori come voi. Con voi c’è intesa, abbiamo discusso anche animatamente, ci siamo scazzati di brutto, ma gli scazzi che abbiamo avuto non sono mai stati stupidi o fini a sé stessi. Il ragazzo continuò, sto per fare un discorso che sembra quello di un filosofo. Noi parliamo tanto, io e lei siamo amici, questa esperienza ci ha segnato molto. Vogliamo crescere e per crescere c’è bisogno anche di non dire delle cose. Le parole non dette fanno parte di noi, sono una parte della nostra identità. Se le trascuriamo, se le perdiamo, perdiamo noi stessi. Dobbiamo farlo, se vogliamo crescere. Gli altri ascoltarono senza parole. Gianni rifletteva, sapeva anche essere razionale e non agire solo d’impulso.

  1. iniziò a parlare, oggi abbiamo sentito una lezione, che ha messo sotto schiaffo, una volta ancora, le nostre certezze, le nostre finte sicurezze. Oggi ci siamo incontrati per trattare di molti argomenti. Ho il netto presentimento che ci siano dei collegamenti tra la questione della Fondazione, ecc. ecc., la manifestazione, Castaldi e Marini e questa storia della coca. Forse sono un paranoico, lo so. Vogliamo organizzare, come prima iniziativa, una grande manifestazione. Vorrei che fosse a B. Gianni attaccò, dopo che Alberto Rossini gli aveva sussurato qualcosa all’orecchio. Dobbiamo lanciare un appello pubblico anche ai partiti politici, ai sindacati, alle associazioni. Fino ad ora non li abbiamo curati abbastanza. Sono loro che hanno le strutture, l’organizzazione. Alberto, il padre di Eli, fece capire di volere esprimere il proprio pensiero. Io sono sempre stato un uomo di sinistra “tradizionale”, non dovrei provare grande amore per dei movimenti disorganizzati e un po’ scriteriati, come quello di cui fate parte. Ho apprezzato in voi il fatto che avete una vera linea politica, seria e precisa. Non ho più molta fiducia nella sinistra “tradizionale”. Io temo che questi partiti cercheranno di traviare il nostro vostro movimento, di condizionarlo, per farlo diventare una carnevalata. S. replicò, caro Rossini, condivido questa tua preoccupazione. Tu sai bene che i partiti non li ho amati, anche se ho fatto pure il senatore. Li ho sempre considerati delle prigioni, anche se forse il mio è uno sciocco pregiudizio. È vero che la parte buona di questo nostro paese è stata costruita dai partiti. Noi dobbiamo fare i conti anche con la realtà. Abbiamo delle grandi potenzialità, ma ci siamo confrontati solo con una realtà locale. Ora a noi spetta il compito di fare una gran figura. È uno sforzo duro, che avrà senso solo se questa manifestazione avrà successo, altrimenti finirà tutto e andremo tutti a casa. Noi dobbiamo usare questi partiti, dobbiamo utilizzare le loro strutture, ma dovremmo essere anche molto chiari, dovremo precisare che, se si vogliono unire a noi dovranno unirsi sui nostri contenuti, altrimenti faremo da soli, con tutti i rischi del caso. Propongo di organizzare la manifestazione tra poco più di un mese.

Il padre di Gio intervenne, io c’ho pure paura, non è che rischiamo? Qua stiamo a parlà de manifestazioni, occupazioni. Io so cosa significa vivere al sud, so cosa vuol dire essere comunisti, so chi sono e cosa fanno, boss, politici, lacchè, sciacquini e reggicoda vari. Questi qua, indicò i ragazzi, hanno rischiato che spezzassero loro le corna. Che cosa è successo a Giovanni Falcone? A Paolo Borsellino? Pio La Torre? E poi, ce ne sarebbero molti altri[24]. Eli parlò, dicono che i ragazzi sono impulsivi, irrazionali. Vivere da bestie sottomesse è peggio di gniccare, di andare sotto terra. I genitori li guardarono sbalorditi. Vogliamo fare qualcosa, dobbiamo credere nei valori che ci avete insegnato, nei valori che tanti altri ci hanno insegnato. Vi chiediamo di rassicurarci, vogliamo essere sicuri che i valori che ci avete impartito sono valori in cui credete veramente, che non sono parole vuote. Se fossero parole vuote, tanto varrebbe essere stupidi. Ci sentiamo sotto attacco dell’idiozia, come dice la canzone dei 99 Posse[25].

Il narratore si scusa per queste divagazioni da maniaco dell’hip hop. Voi avete il compito di dare l’esempio, altrimenti dovreste smetterla di dire che i giovani sono tutti dei lobotomizzati che pensano solo ai reality-shows, pensano che l’Olocausto sia il nome di un locale alla moda, pensano che la strage di Bologna sia colpa delle Brigate Rosse, dissero i ragazzi. Vogliamo proporre l’occupazione del liceo, sappiamo che sarà difficile, è pieno di reazionari di merda, figli di papà, bastardi di tutti i tipi. Gianni parlò, guardando negli occhi tutti, uno ad uno oggi ci avete impartito una grande lezione di civiltà. Oggi ci avete detto, smettetela di fare i predicozzi moralistici. Voi siete degli adulti maturi e responsabili.

Dopo qualche tempo si lasciarono. Gianni avrebbe fissato gli appuntamenti con le persone giuste, tra cui i direttori dei giornali e responsabili della pubblicità. Anche i direttori dei giornali di “sinistra” gli spararono cifre da paura per pubblicare l’appello sui loro giornali, almeno così gli dissero al telefono. La sua preoccupazione più grande rimaneva quella di avvisare gli altri membri del comitato di gestione. Quando ci vediamo ne parliamo meglio, disse Gianni.

Alla faccia dei compagni. Il buon Gianni, oltre che essere medico, era anche un temibile contrattatore. Sembrava un rappresentante, quando incontrava dei venditori, faceva ancora di più il brillantone. Sfoderava ancora di più la sua conoscenza dell’automobilismo e delle formazioni calcistiche. Sorrideva, aveva un’aria simpatica ed affabile. Aveva grande pazienza, tolleranza e accondiscendenza. Non avrebbe perso la calma neanche di fronte alla più grande testa di cazzo. Che brutta razza i rappresentanti! S. gli diceva sempre, io non ce la farei mai a resistere di fronte a certa gente. Zoff Gentile Cabrini Schumacher Barrichello Senna Felipe Massa Federer Nadal Schiavone Pennetta. A proposito: gli ultimi 4 chi cazzo sono? Io li massacro i rappresentanti, entrano per vendere e, alla fine, comprano da me, diceva sempre Gianni. Fissò una serie di appuntamenti, strappò una serie di sconti pazzeschi su mezzi di comunicazione di destra, sinistra, centro, radio, tv, giornali, riviste, blogs, siti internet etc. etc. Quegli spots, quei manifesti per le strade sarebbero stati pagati con il denaro di Gianni, che ne aveva abbastanza e, per la maggior parte, con i proventi di una donazione della contessa Azdia Bernardoni degli Odescalchi, nobile stravagante e fervente comunista.

Ora si approssimava la giornata dell’incontro con la ragazza, o quasi, che aveva studiato all’università di Via del Gomito. Aveva sempre la voce arrochita dal fumo. Fumava sempre delle sigarette che avevano un concentrato di catrame pari a quello del traffico di B. Fumava le sigarette di quella marca, anche se si trattava di una multinazionale. Viaggiava con un furgone sempre ingombro di giornali e riviste. E con il furgone arrivò anche quella mattina. Il lettore perdoni il narratore per la velocità con cui narra queste vicenda, ma serve per l’economia della storia e si è già dilungato anche troppo. Quella laureata odiava il pettine, dormiva pochissimo. Quando entrò in casa puzzava di fumo, S. non fiatò, anche se odiava le sigarette. Ciao carissima, le disse mentre si abbracciavano, ho fatto una spesa grandissima. Cosa ti preparo? No, perché ti sei disturbato, mi basta una fetta di prosciutto. Ma che, ma che… Rispose l’anziano scrittore, c’è la minestra imbottita[26], la signora che sta di sotto ha lavorato un sacco, ha dovuto tirare fuori il tagliere dalla credenza, far la sfoglia con la farina e le uova per ottenere l’impasto. Pensa che bisogna anche dividere l’impasto in due parti e tirare le due sfoglie. C’è pure il ripieno, con il parmigiano grattugiato, l’uovo e il sale. Li ha perfino dovuti amalgamare, stendere il ripieno su una sfoglia precedentemente ottenuta, ricoprire questo impasto con la sfoglia rimanente e pressare leggermente in modo da far aderire bene le due superfici. Ha dovuto preparare il brodo, ritagliare la pasta in quadratini di ca. 2 cm. Se vuoi c’è pure il parmigiano. E ti sembra, ti pare possibile, non rendere il giusto onore ad un lavoro così serio, indefesso, lungo e sofferto? Ci sono le polpette in umido[27]. Ma così mi fai ingrassare, guarda che buzza, la ragazza replicò contrariata. Mo sta bain zetta, par caritè, va a fer dal pepp, l’ammonì lui.

Mangiarono tranquillamente e, dopo il pasto, si misero a conversare di quelle vicende. La ragazza lo guardò, tu non ti preoccupare, conosco tanta gente esperta. Ho tutti i miei canali, aspetta qualche giorno e vedrai e sentirai. Vabbé, mi posso fidare, rispose con tono sospettoso l’anziano. Certo che ti puoi fidare, di me ti puoi fidare sempre. Si lasciarono, S. nutriva qualche speranza.

[1]              Cfr. http://www.oliari.com/tesi/giuseppepatacchiola1.html

[2]              cfr. http://www.giovannidallorto.com/saggistoria/fascismo/bb/confino1.html

[3]              Poesia di Marino Moretti contenuta in PIER VINCENZO MENGALDO (a cura di), Poeti italiani del Novecento, Milano Mondadori 2004

[4]              cfr. JOSè SARAMAGO, Cecità, Einaudi, Torino 1998

[5]              Cfr. http://web.tiscali.it/bcaracciolo/ questo sito contiene varie notizie sui fatti di Reggio Emilia

[6]              Cfr. http://www.cantilotta.org/canti/pag0074.htm

[7]              Cfr. http://www.ricky-web.it/testo-canzone.asp?titolo=Non+C’%E8+Tempo testo della canzone.

[8]              http://www.italianissima.net/testi/labambol.htm testo della canzone

[9]              cfr. http://www.amicigg.it/brani/brano.php?page=282

[10]             http://www.nonsolotesti.com/canzone,99388,Rumore+Rumore

[11]             cfr. Canto VI del Purgatorio, verso 76 da http://www.italica.it/dante/purgatorio/purgatorio6.htm.

[12]             Cfr. http://www.carboneria.it/innogaribaldi.htm.

[13]             Cfr. http://www.liceoberchet.it/matdidattici/manzoni/ps08.htm. Consultare anche http://www.liceoberchet.it/matdidattici/manzoni/capottavo.htm. Contiene un interessante commento.

[14]             Cfr. Giovanni Ghiselli (a cura di), SOFOCLE, Edipo Re, introduzione e commento, Loffredo Napoli 1997.

[15]             Cfr. http://it.wikipedia.org/wiki/Giorgio_Gaber.

[16]             Cfr. http://www.musicalstore.it/cantautori/GABER%20DISCOGRAFIA/GABER%20TESTI/LA%20LIBERTA.HTM.

 

[17]             Heinrich Wilhelm Olbers medico, matematico e astronomo tedesco (Arbergen, Brema 1758 – Brema 1840) […] Nel 1828 propose il paradosso di Olbers […] da AA. VV., L’Enciclopedia, UTET- L’Espresso Milano 2003.

[18]             Cfrhttp://www.musicalstore.it/TESTI%20NAZIONALI/litfiba/testi/Il%20mio%20corpo%20che%20cambia.htm

[19]             Idem.

[20]             Cfr. http://digilander.libero.it/isantibevitori/laleggenda/Inni/gli%20inni.htm#osterie.

[21]             Cfr. http://www.strano.net/stragi/tstragi/pfontana/index.html.

[22]             Cfr. http://www.1001recept.com/recipes/soups/cabbage_Shci.html.

[23]             Cfr. http://www.vladimirka.ru/kulinar/?razdel=46&type=tovar&id=650.

[24]             Cfr. http://www.libera.it/index.asp?idmenuliv3=153. Questo sito contiene l’elenco di tutte le vittime della mafia.

[25] Cfr.http://www.lyricsmania.com/lyrics/99_posse_lyrics_1737/incredibile_opposizione_tour_cd_2_lyrics_3946/sotto_attacco_dellidiozia_lyrics_47088.html. Contiene il testo della canzone. É da visitare anche il sito ufficiale http://www.novenove.it.

[26]             Cfr. http://www.cucinaromagnola.com/minestre.php

[27]             Cfr. http://www.cucinaromagnola.com/carne.php

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