Mese: giugno 2015

tempesta

il cielo è gonfio di pioggia

e annuncia il temporale.

acqua prendimi

quando inizia il viaggio?

e il viaggio si è già scatenato e manca qualcosa nella valigia

e non sai dove la strada che porta fuori

dall’aeroporto

e credevi di parlare bene la lingua.

le parole si spezzano.

o ritornano indietro.

e la tempesta non grida più.

Un guanto (forse ho già messo questo post)

Un guanto precipitò Da una mano desiderata
A toccare il pavimento del mondo in una pista affollata.
Un gentiluomo, un infedele lo seguì Con lo sguardo.
E stava quasi per raggiungerlo, ma già Troppo in ritardo,
E stava quasi per raggiungerlo, ma troppo in ritardo.
Era scomparsa quella mano e tutta la compagnia
E chissà Se era mai esistita.
Era scomparsa quella mano e restava la nostalgia
E il guanto e la sua padrona scivolavano via
E il guanto e la sua padrona pattinavano via.
Sotto un albero senza fiori si struggeva l’amore amato.
Il guanto era a pochi passi, irraggiungibile e consumato.
In quella grande tempesta d’erba, non era estate, né Primavera.
E non sembrava nemmeno autunno perché  L’inverno non esisteva.
E non sembrava nemmeno autunno perché L’inverno non esisteva.
Quando un uomo da una piccola barca con un mezzo marinaio
Vide qualcosa biancheggiare.
Un uomo da una piccola barca, sporgendosi sul mare:
Era il guanto che rischiava di annegare,
Era il guanto che rischiava di affondare.
Fu un trionfo di conghiglie, un omaggio di fiori
Per il guanto restituito alla banalità Dei cuori,
Ad una spiaggia senza sabbia, a una passione intravista
Ad una gabbia senza chiave, ad una stanza senza vista,
Ad una gabbia senza chiave, ad una vita senza vista.
E intanto milioni di rose rifluivano sul bagnasciuga.
E chissà Se si può Capire.
Che milioni di rose non profumano mica
Se non sono I tuoi fiori a fiorire,
Se I tuoi occhi non mi fanno pi? Dormire.

Era la notte di quel brutto giorno, I guanti erano sconfinati,
Come l’incubo di un assassino o I desideri dei condannati.
Dietro al guanto maggiore la luna era crescente
E piccoli guanti risalivano la corrente
E piccoli guanti risalivano la corrente.
Fino al Capo dei sogni e alla riva
Del letto dell’innocente che dormiva.
Un mostro sconosciuto osservava non osservato
Sopra a un tavolo il guanto incriminato
Sopra al tavolo un guanto immacolato.

E il guanto fu rapito in una notte d’inchiostro
Da quel mistero chiamato amore
Da quell’amore che sembrava un mostro.
Inutilmente due nude mani si protesero a trattenerlo.
Il guanto era già Nascosto dove nessuno può Più Vederlo,
Il guanto era già Lontano quanto nessuno può Più Saperlo.
Oltre la pista di pattinaggio e le passioni al dì Di festa
E le onde di tutti I mari.
E il trionfo nella tempesta e le rose nella schiuma.
Il guanto era volato più Alto della luna.
Il guanto era volato più  Leggero di una piuma.

Oltre il luogo e all’azione e al tempo consentito,
E all’amore e le sue pene.
Il guanto si era già Posato in quel quadro infinito
Dove Psiche e Cupido governano insieme
Dove Psiche e Cupido sorridono insieme.

anche io sono stato rapito da quel mistero chiamato amore, anche io mi sento come quel guanto. vorrei non uscire mai da questa condizione, anche se, a volte mi sento stupido. Perdonatemi se sono patetico. ciao

Neruda – Canto General

Al mio Partito

“Mi hai dato la fraternitá verso chi non conosco.
Mi hai aggiunto la forza di tutti quelli che vivono
Mi hai ridato la patria come in una nascita.
Mi hai dato la libertá che non ha il solitario.
Mi hai insegnato ad accendere la bontá come il fuoco.
Mi hai dato la rettitudine che necessita l’albero.
Mi hai insegnato a vedere l’unitá e la differenza degli uomini
Mi hai mostrato come il dolore di un essere é morto della vittoria di tutti.
Mi hai insegnato a dormire nei letti duri dei miei fratelli
Mi hai fatto costruire sulla realtá come su una roccia.
Mi hai fatto avversario del malvagio e muro del frenetico.
Mi hai fatto vedere la chiarezza del mondo e la possibilitá dell’allegria.
Mi hai fatto indistruttibile perché con te non finisco in me stesso.”
(Pablo Neruda, Al mio Partito)

non trovo la versione originale, scusate. ho troppo sonno

quasi il 2 giugno

è quasi il 2 giugno, la Festa della Repubblica e io pubblico degli articoli della Costituzione, scritta dai partigiani con il proprio sangue. Pubblico alcuni degli articoli, ai quali mi sento più legato.

Art. 1

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Art. 2

La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Art. 3

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Art. 4

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

Art. 9

La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.

Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.

Art. 11

L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

Art. 32.

La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.

Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

Art. 33.

L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento.

La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.

Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.

La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali.

È prescritto un esame di Stato per l’ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per l’abilitazione all’esercizio professionale.

Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato.

Art. 34.

La scuola è aperta a tutti.

L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita.

I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.

La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.

Art. 35.

La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni.

Cura la formazione e l’elevazione professionale dei lavoratori.

Promuove e favorisce gli accordi e le organizzazioni internazionali intesi ad affermare e regolare i diritti del lavoro.

Riconosce la libertà di emigrazione, salvo gli obblighi stabiliti dalla legge nell’interesse generale, e tutela il lavoro italiano all’estero.

Art. 36.

Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.

La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge.

Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi.

Art. 37.

La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore.

Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione.

La legge stabilisce il limite minimo di età per il lavoro salariato.

La Repubblica tutela il lavoro dei minori con speciali norme e garantisce ad essi, a parità di lavoro, il diritto alla parità di retribuzione.

Art. 38.

Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale.

I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria.

Gli inabili ed i minorati hanno diritto all’educazione e all’avviamento professionale.

Ai compiti previsti in questo articolo provvedono organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato.

L’assistenza privata è libera.