amico invadente e simpatico 75/stelle e stalle

quando ero in vacanza pensavo molto spesso. adesso lavoro e sono più inchiodato al qui ed ora, più inchiodato all’immanente (azz, che filosofo che sono). cerco di ritagliarmi degli spazi, sto continuando a leggere guerra e pace, sto continuando a guardare il cielo, sto continuando a cercare di perdermi, a volte ci riesco.

a volte passeggio, a volte guardo la Lonely Planet, per trovare degli itinerari interessanti. una mattina mi sono messso a sfogliarla e il mio occhio è caduto sul Museo della Scienza e dell’Innovazione, presentato come un luogo molto amato dai bambini, La stazione della metropolitana è Teleport, il nome mi fa subito pensare ad un film di fantascienza.

Il viaggio è più lungo del solito, per via di un incidente subito da una metropolitana (senza conseguenze per i passeggeri) . Quando esco da questa stazione il sole picchia come un assassino, è normale, succede sempre così. Cerco indicazioni e trovo una fermata dell’autobus. Il conducente non parla una parola di inglese, con mia grande gioia, ma ci capiamo lo stesso. Il biglietto lo si acquista dal conducente, c’è solo un’entrata e penso alla semplicità di questa soluzione e a come eliminerebbe i “portoghesi” nella mia città e in Italia, in generale. Gli mostro sulla Lonely dove debbo scendere e lui mi fa segno di avere capito. Passano due fermate e l’autista mi indica che è la mia. scendo e di fronte a me trovo il museo, con una fila enorme alle biglietterie. Mi mangio due panini con i wurstel, ideali per una giornata come quella, e mi bevo qualcosa. La fila scorre veloce ed arriva il mio turno. Ho due opzioni: visitare solo il museo, oppure aggiungere una mostra sui servizi igienici. avete capito bene, sui servizi igienici. Io ho scelto, naturalmente, entrambe le opzioni, I servizi igienici sono dati per scontati nella nostra civiltà, ma pensiamo a solo 60 anni fa. Pensiamo ai paesi del cosiddetto terzo mondo, pensiamo all’importanza che hanno per la nostra salute, pensiamo a cosa comporta andare di corpo male. La mostra era tra il giocoso e lo scientifico. Il simbolo della mostra er una figura vestita con il tailleur e gli occhiali, che rappresentava una cacca. sì, proprio lei, sorridente accanto ad un water, alla carta igienica, et similia. pensiamo a cosa sarebbe successo se questa mostra fosse stata organizzata in Italia, pensiamo alle battutacce. Ci sono adulti e bambini, che parlano piano. forse fanno battutacce, ma io non capisco il giapponese. ci sono immagini abbastanza eloquenti che aiutano a capire il colore e la consistenza delle feci sane, ci sono descrizioni del sistema fognario di Tokio, c’è una lunga storia delle fogne e di come esse abbiano migliorato la nostra vita, facendoci vivere meglio e più a lungo, di come abbiano consentito di migliorare l’aspetto delle nostre città. Ci sono immagini di toilette che funzionano senza bisogno di fogne, per i paesi poveri è stato studiato un wc in cui non c’è bisogno della fogna, che può servire anche in caso di terremoto. I giapponesi sono misurati in tutto, sono persone che amano far vedere di essere come si deve. Sono misurati anche nello scherzo.

ad un certo punto si staglia davanti a me un enorme wc, al quale si accede da uno scivolo. ci sono diecine di persone entusiaste, adulti e bambini, anche in giacca e cravatta, con un cappellino a forma di escremento che scendono dallo scivolo, accompagnati dal rumore dello sciacquone. e anche io decido di farlo, vado a prendere il cappellino a forma di escremento. Pensate un po’ al professore austero (ma dove???) al traduttore giurato serissimo (ma doveee), al comunista pensoso, con il cappellino a forma di escremento che scende dallo scivolo. sulla parte alta dello scivolo c’è un arco, il cui scopo mi è oscuro. salgo anche io i gradini, mi sdraio con fatica sotto l’arco (sono alto 1 metro e 90 e molti giapponesi sono dei puffi). Un simpatico ragazzo giapponese mi dà via e, faticosamente, scivolo, lo scivolo è stretto e io ho le spalle larghe. Finisco nelle fogne, un ambiente a sfondo azzurro. Mi tolgo il cappellino da escremento e continuo la visita. Penso a come si possa essere lievi, ironici e autoironici, ma anche scientifici e rigorosi, senza essere volgari e sopra le righe. Mi sento un po’ giapponese anche io,forse. Termino la mostra con un senso di soddisfazione.

Mi attende l’esposizione permanente, piena anche essa di adulti e bambini. Si parla del cosmo, entro in un’astronave. Guardo come si vive in una navicella spaziale, come si mangia, i servizi igienici, che avevo visto anche precedentemente e penso che ci siano diversi modi di arrivare al cielo. no, non mi interessa il cielo cristiano, mi interessa il cielo della bellezza, della creatività. Penso che anche la scienza sia creatività, penso che andare nello spazio sia una scelta poetica. Entro in una minuscola navicella. Mi accorgo di quanto sia stato sbagliato non dedicarsi in modo sufficiente alle materie scientifiche, per colpa mia, per colpa di professori scadenti, per colpa di qualche frase di mio padre, anchese mi ha sempre lasciato libero di scegliere. anche la scienza può aspirare alla bellezza, anche la scienza è creatività.Guardo i modelli del cosmo, con ammirata soddisfazione. Continuo a firare per l’esposizione permanente e rimango colpito da come gli scienziati stanno cercando di creare la plastica dai vegetali, da come stiano cercando di ricreare pezzi di corpo  umano, per poterli sostituire a chi ha bisogno. Penso che , anche se dio non c’è, noi possiamo sempre aspirare alla crescita o forse, proprio perché dio non c’è. Sono contento e felice di essere stupito. Continuo la mia visita per un po’ e poi mi vado a fare un gelato enorme e succulento al bar del museo.

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