amico invadente e simpatico 33

c’è un aspetto positivo del mio carattere che riaffioraa sempre quando viaggio. Sono una persona candida, ingenua, che molte volte si stupisce. forse ho visto troppo poco del mondo, forse è il mio carattere.

sulla guida Lonely Planet leggo di Nikko, a 1 ora circa di treno da Tokio. Ci sono dei monasteri buddisti che vale la pena vedere. Mi sveglio prima del solito quella mattina, mangio i miei wurstel e vado alla stazione dei treni. Prendo la metro, che scende un piano sotto la stazione dei treni che mi porteranno a Nikko. Compro il biglietto alle macchine automatiche, come faccio sempre. Le istruzioni delle emettitrici sono tutte in italiano e in inglese. Se mi sbagliassi e comprassi il biglietto di tariffa inferiore a quella richiesta, potrei agevolmente integrare. alla stazione dei treni ci sono le solerti addette che danno informazioni.

Io viaggio poco sui treni italiani, quando lo faccio scelgo le Frecce o Italo. Da molti anni non viaggio sui treni regionali, ma ne ho un ricordo terrificante, per via della puzza, del sovraffollamento, dello sporco, dei ritardi, ecc. ecc. Salgo sul treno per Nikko e tutti abbiamo il posto a sedere, non c’è alcun odore e si parte in orario perfetto. Sui treni c’è un cartello, in inglese e giapponese, che invitaa a portarsi a casa la spazzatura eventualmente prodotta, perché non ci sono cestini. Nessuno butta la carta o la plastica per terra. Mentre il treno esce da Tokio io guardo estasiato la baia di Tokio dal finestrino, Faccio foto.

Il treno arriva in orario perfetto a Nikko, dove prendo l’autobus che mi condurrà al complesso monasteriale. Arriva in tempo e dopo poco sono lì. Mi accoglie un’aria insopportabilmente umida. Mentre il cielo minaccia pioggia io noto lo stesso cartello che avevo notato sul treno. Nessuno si azzarda a buttare qualcosa a tera. Tutti se la mettono in tasca.

Nel giro di pochi minuti inizia a piovere acqua che sembra brodo, a secchiate. Mi era già capitata, in Giappone, la pioggia brodo.  Un monaco buddista mi fa segno di entrare in un tempio moderno, per ripararmi. Ha i paramenti sacri. Parla solo giapponese. Cercando di farmi capire, gli chiedo se debbo togliermi le scarpe e faccio il gesto di iniziare a toglierle, ben sapendo che nei templi buddisti si fa così. Forse quel tempio fa eccezione e quel giovane monaco mi guarda con aria di compatimento, come se mi fossi tolto le mutande.

con me ci sono altri viaggiatori, che osservano interessati o mezzi addormentati, il rito che sta iniziando. Passa circa un’oretta e noto che il brodo non cade più così forte. Vado a comprare un ombrello e mi metto alla scoperta del complesso dei templi. C’è il tempio del gatto che dorme, il gatto è importante qui, c’è il tempio davanti alla cui porta sono raffigurate delle scimmie. Scatto molte foto e salgo troppi gradini. è tutto allagato e i miei piedi affondano nell’acqua. ecciù. l’unico momento di sollievo è quando entro nei templi, dove le scarpe sono bandite, sotto il controllo di severissimi monaci. a dopo

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2 comments

    1. perché l’italietta non vuole tirarsi via la cazzoneria, perché l’italiota è per natura pressapochista. l’Italia ha Leonardo da Vinci e la Cappella Sistina, non ha quei piccoli ma utili accorgimenti che hanno in Giappone. Mah!
      Pioveva acqua calda, con un colorito a volte un po’ scuretto. mi ha suggerito l’idea del brodo. Bastava metterci una bustina e si sarebbe potuto preparare il te.

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