amico invadente e simpatico 29

incomincio con le scuse agli amici nipponisti. Ho appena guardato il sito del tempio e del parco Meji e, in inglese, è scritto Meji Jingu e non Jindo, come ho scritto con protervia io. sono ignorante. mea culpa, mea culpa, mea grandissima culpa.

quando sono arrivato in Giappone mi ha colpito, tra le prime cose, l’immagine del poliziotto sorrridente, il quale legge sui documenti che faccio il traduttore e l’insegnante e mi chiede notizie su cosa traduco e come mai visito il Giappone. Siamo all’aeroporto, ai varchi per gli stranieri, c’è un sacco di gente e lui trova il tempo di rivolgere un paio di frasi al viaggiatore assonnato. L’immagine è ben diversa da quella del poliziotto russo all’aeroporto di Mosca, il quale, con espressione truce, ti controlla i documenti, guardandoti in cagnesco. Per chi lavora, in Russia, non è professionale sorridere ai clienti.

Nelle stazioni della metro, soprattutto le più importanti, ci sono addetti servizievoli che girano per fornire informazioni ai viaggiatori, in ottimo inglese, con grandi sorrisi. Ma non solo, ci sono anche dei passanti che fanno la stessa cosa, nella metropolitana e anche per strada, Io sono abituato all’Italia, la prima volta che uno si è avvicinato a Tokio, l’ho guardato ccon aria sospettosa, temendo che volesse rubarmi il portafoglio, Pensa tu…

in Giappone si comunica e si comunica a voce, anche con cordialità e sorrisi. sembrerebbe strano, nel paese della tecnologia, dei computer e, soprattutto nell’enorme Tokio.

Quando sono a casa comunico spesso con il computer, scrivo questo blog, lo uso per lavoro, ecc. Poco prima di partire ho chiesto le tariffe per navigare in Internet dall’estero e per telefonare. Stratosferiche. Ci ho riflettuto un attimo e ho preso la mia decisione. Il mio tablet è rimasto offline e il mio cell offline. Speravo che nessuno mi chiamasse, pochi mi hanno chiamato, per fortuna, perché non ho risposto. Avrei dovuto pagare cifre astronomiche. Nella camera d’albergo, grazie al wireless, consultavo qualche sito internet. Ero sempre troppo stanco, salvo eccezioni minime, per bloggare. Però ho scoperto che si può vivere anche sconnessi. Vedi un po’, alla mia età, che scoperte si fanno.

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