amico invadente e simpatico 23

cosa vuol dire difficoltà? la difficoltà è una strada tortuosa al posto di una strada facile e veloce. Forse è una spiegazione banale la mia.

Mi ricordo di qualche anno fa a Mosca. Vado a cena sulla Teatral’naja Ploscad’, mangio bene, pasteggio a vodka, faccio un giretto sulla Piazza Rossa. Osservo il mausoleo di Lenin con sguardo rapito, così come la chiesa di San Basilio. è tardi e ho sonno, attraverso la piazza Rossa per andare a cercare un posteggio taxi. Il mio albergo è nei pressi della Piazza Rossa, sulla ulitsa Tverskaja, un tempo via Gorkij. Ci vorrebbero dieci minuti scarsi a piedi, ma la strada che separa la Piazza Rossa dalla Tverskaja è una specie di autostrada a quattro corsie, con i semafori spenti e automobili che sfrecciano a velocità indicibili. Non ci sono strisce pedonali. Mi tocca avvicinarmi ad un taxista, un omaccione con la faccia truce e i capelli bianchi. A Mosca si contratta la tariffa del taxi. L’esoso mi chiede 1000 rubli, che corrispondono a 30 euro circa, per 8-10 minuti di strada. Io rispondo che non ho quei soldi e mi allontano. Passano pochi secondi e vengo attorniato da un gruppo di taxisti che mi domandano con aria insistente, quanto vuol spendere, quanto vuol spendere. rispondo con sicurezza, 300 rubli, circa 10 euro. Lo so che è tanto, ma è normale che applichino quelle tariffe ad uno straniero. Il taxista esoso è rimasto indietro, mentre i suoi colleghi gli urlano 300 rubli. Lui risponde 400 e io accetto. Vuole i soldi subito e controlla nel mio portafogli se li ho. Mi carica in automobile e mi porta, a tutta velocità, all’albergo, davanti al quale io scendo, intontito dalla musica a tutto volume, tento di salutarlo e lui non risponde al saluto.

A Tokio questa scena non sarebbe successa. A Tokio è tutto più semplice. Ci sono strade urbane da 3-4 corsie per senso di marcia, le automobili vanno veloci, ma neanche troppo. Ci sono ponti sopraelevati pedonali quasi ovunque, che permettono di attraversare senza essere arrotati. Nella mia città, in Italia, ce ne sono al massimo 4-5. La razionalità nipponica è ammirevole a volte e lo scrivo non senza dispiacere, se penso alla mia amata Mosca, dove ho dovuto faticare non poco, per risolvere quel problema di prima.

Dopo il tempio Meji Jindo, con il relativo parco, decido di frequentare il tempio Senso-Ji dedicato alla dea Kannon, nella zona di Asakusa, in piena città, come l’altro tempio. Debbo ammettere che non mi ha particolarmente colpito, perché non c’è quasi nulla di originale. Si tratta di ordinate ricostruzioni un po’ asettiche dei templi, all’interno di modesti giardini non molto diversi dai nostri in Italia.

Ho un gran male ai piedi, un sacco di vesciche, fa un gran caldo. Al pomeriggio visito la zona di Asakusa e, dopo aver visto grattacieli su grattacieli, uniti agli attraversamenti pedonali, penso che il secondo nome di Tokio potrebbe essere la città verticale.

Alla sera di nuovo panini comprati al supermercato. Nella camera di albergo hanno lasciato una specie di camicia da notte da uomo, da qualche giorno. Decido di indossarla, per non sporcare quello che ho nella valigia, sopra le mutande. Faccio veramente schifo. I miei piedi sanguinano. Buona notte.

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4 comments

      1. Camminare con le ciabatte, non mi dire che vai in giro con l’infradito 😳 anche se fa caldo non é comodo , meglio le calze di cotone con scarpe comode ,

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