amico invadente e simpatico 12

Vivo in una città popolata da alcune centinaia di migliaia di abitanti. I trasporti pubblici sono caotici, gli autobus nelle ore di punta sembrano carri bestiame, guidati da pazzi spericolati a volte. Prendere un autobus di sera è un’impresa, gli autobus tardano molto spesso, sono cari, puzzolenti, spesso troppo caldi e soffocanti. La gente spinge molto spesso e puzza. Queste riflessioni sembrano un po’ gratuite e un po’ banali, ma non lo sono, se si pensa a quanto l’organizzazione e la competenza influenzano la vita dei cittadini, in una parola la politica. Le scelte fanno cambiare le nostre vite, non è retorica. Il tribunale della mia città è in centro, potrei andarci con l’autobus, ma il viaggio è terribile, perciò ci vado in automobile, parcheggio in un’area custodita ecc. ecc. Andavo in auto dalla suora inquietante, come per molto altri spostamenti. Se abitassi a Tokio, forse, non avrei nemmeno la macchina.

Tokio è una città di 10 milioni di abitanti, la cui conurbazione ne conta 32 milioni. Le automobili sono tante, ma il traffico è spesso scorrevole. La stazione della metropolitana è a circa 500 metri dall’albergo. I percorsi delle linee sono spiegati in inglese e giapponese. I prezzi sono simili a quelli italiani. Ho bisogno di chiedere informazioni e vado in un ufficio della stazione della metro, dove un solerte funzionario con la maschera chirurgica mi dà informazioni senza togliersela, farfugliando un bel po’,. Per fortuna mi sembra di avere capito. La gente procede con una certa fretta, ma nemmeno troppa. Nessuno spinge. Nella metro si vede il Giappone. Ci sono gli uomini in giacca e cravatta, le signore e signori con il kimono e i geta, persone anche distinte e di una certa età con i capelli tiniti di verde e di blu, ragazze belle alte curate e more con delle zeppe generose (poche, con i tacchi), ragazzine con vestitini vezzosi a fiori e i codini, che portano sandali con i calzini e le zeppe, bimbe con vestitini a righe e cappellini di paglia, anziani spesso molto bassi. Le nuove generazioni sono cresciute assai. Nella metro nessuno spinge, la ragazzina vestita come un manga, come l’uomo d’affari. La metro non è mai un carro bestiame, nemmeno quando è l’ora di punta. Nella metro c’è l’aria condizionata, mai esagerata. Le fermate vengono annunciate anche in inglese, c’è un monitor dentro ai treni che mostra il percorso anche in inglese. La voce racconta anche quando si può cambiare linea della metro, a seconda della stazione. La metro è un po’ come una casa, nelle case giapponesi ci si toglie le scarpe. è maleducazione tenerle.

Dimenticavo, io sto andando a visitare il tempio Meji Jindo e l’annesso parco, nel cuore di Tokio, nella zona di Harajuku. Sto per vivere una bella esperienza, che racconto nelle foto che state vedendo in questi giorni.

Non so se si può raccontare la natura giapponese. Esiste la natura giapponese? Mi piacerebbe fare parlare le immagini che sto postando. Potrei aggiungere che ho avvertito nell’aria un senso di misticismo come se la natura parlasse, come se raccontasse in un’altra lingua la propria potenza, ma io ho capito quella lingua. L’ho capita molto bene.

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6 comments

  1. Penso che il Giaponne ti sta dando molto con questo viaggio, perché solo chi viaggia vive due volte .Ho visto le foto e sto leggendo i tuoi reportage e li trovo piacevoli.Pero una cosa non ho ancora capito , perché in Giapone é molto alto il numero dei suicidi e purtroppo anche il nostro paese nei ultimi due anni ha avuto un aumento di suicidi …

    1. mi sembra di avere capito che i giapponesi siano un popolo molto chiuso in sé stesso, poco propenso a tirare fuori le proprie paure. I giapponesi sono fortemente stressanti e tremendamente competitivi, penso che anche quello sia un motivo. sentono molto forte il senso dell’onore in tutto ciò che fanno, per questo crollano rapidamente. sono contentissimo che i miei racconti ti piacciano, cerco di descrivere il viaggio da una prospettiva molto soggettiva, ironica ed emotiva e forse ci sto riuscendo.

  2. La differenza tra l’Italia e il Giappone sta tutta qui: uno dei due Paesi è civile, uno solo. Indovina quale? 🙄

    Ricordo che vent’anni fa, quando insegnavo (anche) Geografia alle medie, sul manuale c’era scritto che i giapponesi sono un popolo molto laborioso e ligio ai propri doveri, anche in modo esagerato. Il testo riportava un esempio: se un giapponese viene colto da una scossa sismica di una certa entità (cosa non rara) durante il tragitto tra casa e ufficio, prima telefona sul luogo di lavoro per avvertire che forse ritarda, poi chiama a casa per vedere se è tutto a posto. Come noi, vero?

    1. eh eh eh L’Italia è un paese irregolare, è uno stato giovane, che non è uno stato, formato da staterellli. L’italiano medio, se esiste, è anarcoide e individualista. l’italiano si è sempre sentito poco parte di uno stato. siamo e saremo sempre il paese dei guelfi e dei ghibellini, delle tifoserie da stadio. Dopo avere individuato i difetti, quali sono le virtù. l’italiano è in grado di cavarsela, è più creativo di altri popoli, nella media. non è retorica, siamo più bravi nell’arte, nel senso nobile come in quello meno nobile.
      I giapponesi sono regolari, sono un popolo, sono uno stato, come forse lo sono sempre stati, nel bene e nel male (vedi seconda guerra mondiale). Hanno la nostra fantasia? o quello che sto scrivendo è solo autoconsolatorio? molte volte mi deprimo leggendo queste cose e vedendo quello che vedo negli altri paesi, però cerco anche di non fare la parte di quello che vede tutto nero e si vergogna di essere nato in Italia. Non è tutto nero? O sì?

      1. No, dai, non è tutto così nero. L’Italia è il paese d’ ‘o sole, o no?
        E non deprimerti, a me piace leggerti, non dici mai cose stupide o scontate. Mi piace davvero. 🙂

        Buona serata.

      2. Sono contentissimo di questimscambi di idee, p3rche’ sonomuna scoperta continua. Questo,blog e’ un verome,proprio viaggio, anchemse senza i bagagli e gli aeroporti. Scrivo malissimo, perche’ ho il tablet e non il portatile.

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