amico invadente e simpatico 6

Il fiume di parole è inarrestabile. Mi accorgo di essere scontato, per una volta ancora, ma voglio superare l’ostacolo, o almeno ci provo. Perché questa dichiarazione di intenti non rimanga tale, cercherò di tornare là.

Avevo una necessità mentale, quella di sfogarmi, quella di tirare fuori tutto. Ci sono immagini, ci sono sensazioni, ci sono suoni e tuoni, che non possono stare dentro. ho troppo dentro, ho troppo caos, caos positivo, energia.

Torniamo a quella notte di insonnia, maledetta insonnia.

Mi metto a leggere, leggo un libro che mi piace molto, che parla della misteriosa scomparsa di una ragazza, avvenuta molti anni prima, che sconvolge le vite di un giornalista economico un po’ sfigato e di una hacker affascinante, Lisbeth Salander. Leggo per un’ora e sono felice. Non mi capita spesso, in città, di leggere per un’ora consecutiva. Il tempo è quello che è, come le preoccupazioni.

Finisco un capitolo e ho un’ispirazione.

Cerco un paio di pantaloni bianchi e una camicia attillata, lascio sbottonato l’ultimo bottone. Controllo allo specchio i miei addominali e scopro che sono ancora decenti. Controllo la guida, cerco l’indirizzo di una discoteca molto fica e scendo al pianterreno. Chiedo al portiere di notte di chiamare un taxi, che arriva quasi subito, e mi faccio divorare nella pancia di Tokio. Bisogna farsi mangiare da quel corpaccione, da quella grande bocca, farsi toccare dalle mani umide. Mi guardo torno e sono contento di essere piccolo, mi sento quasi protetto. Penso che Tokio non mi sarà ostile, perché io non le sono ostile. Il taxista procede spedito, anche troppo, e io, dopo pochi chilometri, forse dieci, mi ritrovo davanti ad una discoteca, tutta bianca e luccicante. Pago il taxista, entro nella discoteca, pago un pozzo di soldi, mannaggia a me e alle mie idee. La discoteca sembra una villa dell’antica Roma, il bianco continua anche all’interno. Pure io sono vestito di bianco. Suonano Bob Sinclair, World, hold on, suonano i Jamiroquai. Vado al bar e mi faccio una vodka, ho visto che hanno la vera vodka russa, che costa una cifra iperbolica. La voglio liscia. Rimango a guardare il mare umano. Voglio solo osservare le persone, ascoltare la musica e far trascorrere il tempo. Non mi importa di nient’altro.

Suonano Canned Heat dei Jamiroquai. Io perdo il senno, adoro quella canzone, e mi butto in pista. Non so ballare, ma della cosa non mi importa nulla. Il mio sguardo viene attirato da un paio di stivali a metà gamba, con un tacco notevole, che iniziano con una minigonna, che sembra una cintura larga. La ragazza mi sorride, è Jane. L’ho ritrovata, sono sorpreso. Mi dà un bacio sulla guancia. Ha una canotta argentata, come la minigonna. è raggiante e splendida, balla divinamente. Io no. Rimaniamo in pista ancora a lungo, Bob Sinclair, Black Eyed Peas, ecc. Il tempo sembra non passare.

Dopo un po’ io mi siedo e lei si siede. I miei impegni all’università sono stati rimandati e sono qua con degli amici di Tokio. Mi presenta a due ragazzi tranquilli, Keisuke e Noburu, che sorridono compunti. Parliamo e beviamo. Jane beve birra, i suoi amici, due ricercatori, bevono acqua. Sono le sei del mattino e non ho ancora dormito.

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