amico invadente e simpatico 5

dopo aver trascorso una mattinata al telefono con persone irragionevoli (mia madre), mi rendo conto e un po’ mi pento di quanto valga la pena viaggiare. lo so, è una riflessione banale.

all’aeroporto di Tokio Narita saluto Jane, ci scambiamo la mail. Mi dà un bacio sulla guancia al ritiro dei bagagli, mi sorride e mi ringrazia per la compagnia. Sono un po’ dispiaciuto per il congedo dalla bella inglese.

devo andare a cercare un taxi, ma prima, come un richiamo ancestrale, arriva la voglia di caffé. si troverà un caffé decente a Tokio? questo è il mio interrogativo delle 8 circa… Ho sonno. anche dentro l’aeroporto fa freddo, ma non come in aereo. spero che il caffé sia bevibile, l’anno scorso a Londra l’avevo quasi sempre trovato bevibile. questa volta mi tocca una sciaquatura di piatti che solo un’anima molto creativa chiamerebbe caffé. me la sono voluta, penso. vado a cambiare i soldi. all’ufficio dell’aeroporto mi trattengono una spaventosa commissione, brutti ladri.

ho con me tre carte di credito, non dovrei avere problemi, non dovrei. vado a cercare il taxi e esco sul piazzale. ho la prima brutta sorpresa, c’è un’umidità peggiore della pianura padana, che ti strozza letteralmente. Il taxi costa una cifra enorme. No problem, salgo. Ho bisogno di stare rilassato, sono terribilmente stanco e scoglionato (quanto sono pentito di essere stato scoglionato). L’aria condizionata del taxi è stranamente piacevole. Imbocchiamo una specie di autostrada e tante sopraelevate, sembra quasi di stare sospesi nel vuoto. Inizio a vedere i grattacieli e mi sento molto piccolo. Il taxista va veloce e non parla inglese, o forse è sordo. Gli rivolgo due o tre domande e lui non risponde. Passa circa un’ora e arriviamo davanti all’albergo, in un quartiere semicentrale della capitale giapponese. Lo pago una cifra spaventosa, dopo aver passato due carte di credito,  ed entro nell’albergo, un tre stelle carino. Vado alla reception, porgo il documento. è circa 12, ma l’addetto alla reception mi spiega con voce gentile ma ferma che il check-in non sarebbe stato prima delle 15.  Lo manderei volentieri a quel paese, ma sono educato.

esco dall’albergo nel caldo canicolare, con una fame bestia, e mii avvio verso il primo bar, che si presenta decentemente.

mi si rivolgono in giapponese e io rispondo in inglese. mi mettono a sedere e mi porgono il menu in giapponese. Noooo, non so la vostra lingua. Mi raccontano il menu in inglese incerto ed ordino la prima cosa che mi viene in mente, con un ice coffee. Ho bisogno del caffé, oltre la ragione. L’ice coffee fa schifo, il cibo è così così, ordino altre bibite.  ma la cosa che mi più mi schifa è che, in successione, tre persone si mettono a fumare a poca distanza da me. io odio il fumo, ho dovuto subirlo fino ai 18 anni, perché mio padre fumava di brutto. cerco di spostarmi di tavolo, ma con scarso risultato. Esco e mi trascino nuovamente all’albergo, manca poco alle tre. sono sudato fradicio. faccio il check-in e salgo in camera, al settimo piano, la 707. La camera è essenziale e carina, con una bella vista dal balcone. La camera è fresca nel modo giusto, non hanno esagerato con l’aria condizionata, meno male. Mi spoglio ed entro nella vasca da bagno. ci sto dentro a fatica, io sono un metro e novanta, i giapponesi, in media, un po’ meno. Nonostante le mie dimensioni mi rilasso fino quasi a dormire. quando faticosamente riesco a rialzarmi, mi infilo un paio di mutande e una canottiera e mi butto sul letto. è pomeriggio in Giappone, io dormo per tre ore. quando mi risveglio ho fame, un bel po’. Mi rivesto, mi metto un paio di pantaloncini e delle infradito, una maglietta con la bandiera tedesca. cerco un pub dove mangio dei ramen (tagliolini) decenti e pago il giusto. Anche questa volta, come le altre in cui la indosso, mi scambiano per tedesco. So benissimo di avere le mie tre carte di credito in ordine, ma una dà problemi. Tutto si risolve per il meglio. Faccio un giro per Tokio e mi sembra di essere a Disneyland. Tutto luccica, le strade sono grandi, larghe. Passeggio per un po’, con circospezione, per paura di non trovare la strada dell’albergo. Fa caldo.

Quando torno in albergo, mi tolgo gli shorts, mi tolgo la maglietta e mi rimetto la canottiera. faccio zapping con il televisore della camera. I canali sono solo in giapponese. Mannaggia. Sarebbe ora di dormire. sarebbe. ed ecco che arriva il diabolico jet-lag. In Giappone sono 7 ore avanti, rispetto all’Italia. Ho gli occhi aperti e per niente sonno. Inizio a leggere un libro, un libro che avevo comprato da tempo, perché mi incuriosiva, Uomini che odiano le donne di Stieg Larsson. Confesso di aver sempre avuto una discreta diffidenza per i libri “di moda”, ma questo mi piace.

Decido di ri

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10 comments

  1. È troncato! L’articolo è… Tagliato con l’accetta! Come la pubblicità al cinema che mozza con precisione il momento topico del film! L’animale curioso che vive in me deve sapere sapere sapere! Narrami!

      1. ah ah ah ah sai che mi regali dei momenti bellissimi anche con questi scambi di battute. sembrano cavolate, ma sono cose serissime, come è serissima l’ironia. dimostri di essere una persona speciale, una persona profonda, matura. sei unica!

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