amico invadente e simpatico 4

bisogna far cadere le difese, bisogna spogliarsi, spogliarsi delle abitudini, degli obblighi senza senso e senza logica, dei rompipalle che ti telefono a tutte le ore, anche per le richieste di lavoro più improbabili.

Non riesco certo a fare queste profonde riflessioni quando arrivo a Londra. Il mio primo obiettivo è quello di cercare il gate per il volo per Tokio e lo trovo abbastanza velocemente.

Di solito, quando faccio scalo in un aeroporto, mi metto a fare il giro dei negozi, nei quali compro sempre una maglietta che parli del luogo. In questo caso mi siedo su una panchina, chiudo gli occhi, la testa si inclina e quasi mi addormento.

Quando butto l’occhio a uno degli orologi e noto che il momento dell’imbarco si sta avvicinando, inizio una delle mie solite riflessioni sulla stanchezza e l’invecchiamento. Mi sento di novanta anni, ecc. ecc. Mi chiedo come farò a sopportare un viaggio fino a Tokio. Me lo chiedo qualche diecina di volte.

L’imbarco è diviso per gruppi di posti, siamo in tantissimi e un po’ mi meraviglio. Non mi era mai capitato di trovarmi in così tanti all’imbarco di un aereo.

è il mio turno e quando entro nell’aereo noto, con ancora maggiore meraviglia, che si tratta di un gigantesco velivolo con tre file lunghissime da tre sedili. Saremmo in 300, più o meno. Su ogni sedile c’è una busta di plastica con una coperta, un dentifricio, uno spazzolino e qualche altra cosetta. C’è un freddo cane, dovuto all’aria condizionata sparata a mille. Io rabbrividisco e mi stupisco. A me piace l’aria condizionata, ma non credevo si potesse soffrire a questo livello. La vicina di posto è una ragazza inglese che ha un paio di short minimali, ciabatte infradito e canotta con scollo vertiginoso, che non ha assolutamente freddo e mi presta la sua coperta. Le sorrido, la ringrazio e penso che la natura le abbia donato non solo un fisico sensazionale, ma anche una grande bontà d’animo. Io ho i jeans e le scarpe da tennis, sto avvolto nella coperta come un nonnetto. Jane sorride e dice che non sente il freddo.

Chiacchieriamo un po’, la ragazza è laureata in giapponese, sta andando a tenere delle conferenze a Kyoto. Mi racconta che ha un bambino di 5 anni, spalancando gli occhioni azzurri con gioia. Lei ha 27 anni e una vita piena. Fa la ricercatrice all’università. Mi dice che in Giappone vive anche il padre del bambino. Non andavano più d’accordo, aggiunge con aria tranquilla. Ha una catenina con una runa celtica, il cerchietto per tenerle in ordine i capelli rossi, le efelidi e il viso tondo. Dopo poco dalla partenza Jane ordina una birra, che non rimarrà la sola. Sospetto che si sarebbe ubriacata presto, ma la ragazza regge bene l’alcool, il quale, evidentemente, la scalda solo. Mi mostra la foto del bambino, Eddie. è rosso come lei, con gli occhi un po’ a mandorla. è bellissimo e sprizza energia dallo sguardo, come lei. Io non ho per nulla energia, ho tanto freddo e un po’ mi vergoglio

arriva il momento della cena, che non è neanche deplorevole, considerando che siamo in aereo. Ordino un paio di bicchieri di vino francese, Bordeaux, per l’esattezza. anche Jane fa la stessa cosa e mi racconta anche di essere venuta spesso in Italia, perché le piace il vino. Ha anche una conoscenza discreta dell’argomento. Le chiedo se sa l’italiano e lei mi dice, parlando in italiano, di sì, anche se preferisce non parlarlo tanto, visto che pensa di fare brutta figura. Le dico che lo parla molto bene, ma lei vuole riprendere a parlare in inglese. Dopo cena ricado in catalessi senza nemmeno accorgermene, mentre le hostess abbassano gli oscuranti. La bella inglese di fianco a me si mette le cuffie e guarda un film d’azione. Almeno ho fatto in tempo a lavarmi i denti, prima di dormire.

Le ore trascorrono veloci e la mattina, la mattina giapponese si avvicina. Ci servono la colazione e Jane ordina una birra. Dal pomeriggio precedente ne avrà bevute almeno 6, ha una linea perfetta. Trovo molto curioso bere caffé e birra a colazione.

Ci sono ragazzine giapponesi che gironzolano per l’aereo, fanno capannello vicino al bagno e ridono. sono simpatiche, anche se non capisco un fico secco di quello che dicono.

qualche mese prima avevo visto Lost in Translation, ambientato in Giappone, e mi ero messo nei panni di uno dei protagonisti, l’attore che deve recitare nello spot, mentre tutti gli parlano in giapponese. Lui non capisce niente e si sente in disagio. Quando avevo pensato che avrei provato la stessa sensazione, di spaesamento, la cosa non mi aveva fatto per nulla piacere, per nulla. Sto iniziando a provare quella sensazione. Io avevo sempre capito tutto, in tutti i miei viaggi.

Mi sto per riaddormentare, poco prima dell’atterraggio. L’aereo si appoggia a terra e le ragazzine giapponesi lanciano un urletto. fino a poco prima avevano sempre parlato a bassa voce, la cosa un po’ mi stupisce. siamo arrivati.

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2 comments

  1. Pensavo alla tua vicina d’aereo: 27 anni, laureata, ricercatrice e con un bambino di 5 anni. Da noi in Italia sarebbe impossibile fare tutte queste cose in così giovane età. 😦
    Pensavo sapessi il giapponese, almeno un po’. La moglie di un mio conoscente è giapponese e dice che loro conoscono poco l’Inglese.

    Mi piace questo diario delle vacanze. Alla prossima puntata …
    Buona notte.

    1. Jane racconta di tante cose, parla di un’Europa che va veramente a due velocità. Jane parla della nostra arretratezza, parla di un paese, l’Italia, che si sta condannando al sottosviluppo. non è retorica, non lo è assolutamente.
      purtroppo sono arrivato solo, si fa per dire, al russo. Con l’inglese me la sono cavata decentemente. Non molti lo sanno, ma, quelli che non lo sanno, si sforzano di capire. Gli annunci delle fermate della metro sono anche in inglese, così come molti alri cartelli. almeno sono aperti.
      Buona notte

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