amico invadente e simpatico 2

il viaggio sembra quasi irreale, quando manca ancoraa moto tempo. Pensi che sia uno scherzo, visto che sei immerso nel tuo lavoro, nella tua routine, nei tuoi problemi. poi arriva.

quando mancano pochi giorni ti senti il fiato sul collo. sei un libero professionista e il tuo lavoro non finisce mai, il tuo lavoro ha la forma dell’acqua, si adatta a qualunque momento, qualunque contesto. arriva quando stai cenando, la matttina alle 7, la notte, arriva ovunque. devi smaltire tutte le scadenze, tenere a bada i clienti e il viaggio ti sembra solo un’inutile scocciatura, ,anche se l’hai scelto tu, pagando ance abbastanza, vista la destinazione.

se qualcuno mi chiedesse perché ho scelto proprio il Giappone, non saprei cosa rispondere. Io non so il giapponese,  non conosco tantissimo di quella cultura. Mi piace sentire i discorsi delle persone nella metropolitana e, in questo caso, non li avrei potuti capire. La cosa un po’ mi infastidiva, quando ci pensavo. forse cercavo l’altrove più lontano. forse volevo sentirmi veramente da un’altra parte. forse volevo uscire dai miei schemi , legati alle culture che ho studiato nella mia vita. Boh! Forse volevo semplicemente viaggiare e mi è venuta l’ispirazione, fulminea e, proprio per questa stessa caratteristica, verameente convincente.

Il giorno prima di partire, al pomeriggio, non avevo nemmeno fatto la valigia. a dire il vero, succede sempre così. Ho sempre troppo da fare per pensarci.

di solito sono abbastanza organizzato. Metto due magliette per ogni gioro di viaggio, conto il numero delle mutande, il numero dei calzini. quest’anno ho aperto i cassetti, ho buttato dentro alla valigia manate di indumenti senza contarli, con l’aria più indolente del solito.

alle sette di sera sono andato nel mio solito bar, per bermi un negroni.

sono tornato a casa, la solita cena, e poi sono andato a farmi una birra nella mia solita osteria.

come faccio quasi sempre, vado a letto tardi, incurante dell’alzataccia che mi attende il giorno successivo.

faccio fatica a dormire, come sempre prima di partire. La mattina ho mal di pancia e non so perché. Mangio pochissimo a colazione,, ho lo stomaco chiuso. Mi sento più scocciato del solito. Prendo una xamamina, mi danno fastidio i sobbalzi dell’aereo. Chiamo un taxi, mi infilo gli occhiali da sole anche se fuori ci sono le nuvole, esco di casa e si va.

L’aeroporto della mia città è piccolo e vicino a casa mia. Il taxi impiega poco ad arrivare, pago e mi affretto verso il check-in. è un po’ tardi, maa ce la faccio. Ci sono i solitti controlli di sicurezza. Ho un paio di scarpe da ginnastica e penso che forse me le faranno togliere, visto che qualche anno prima mi avevano fattto togliere i sandali. Invece se ne fregano. Vado all’imbarco. Si parte per Londra, dove farò scalo.

Ho un sonno da morire, questo lo so.

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