Decadenza

Mi piacerebbe parlare della decadenza, ma non in modo opprimente, almeno questo è l’impegno. La decadenza è un sentimento, la decadenza è lunga ed inesorabile. Ci sono segni distintivi. Parliamo di alcuni di questi. 

Immaginiamo una sala nella penombra, Siamo nella sala professori della scuola della suora inquietante. è pomeriggio di un giorno di inverno, forse verso la fine. Le ombre della sera sono scese e opprimono quella grande costruzione marrone scura. Al tavolo ci sono varie persone: c’è la suora inquietante, ci sono alcune babbione assonnate, c’è il sottoscritto con l’aria annoiata, c’è una specie di insegnante con l’espressione ebete, più qualcun altro. è il momento dei consigli di classe. per un professore sono una cosa normale. Non bisognerebbe stupirsi. Io penso a quello che succedeva nell’ITC e provo nostalgia. Nella scuola pubblica dove ero i consigli di classe erano precisi e veloci. Gli insegnanti devono avere il tempo per correggere i compiti, per preparare le lezioni, per preparare verifiche. 

La suora inquietante è una chiacchierona da competizione. Dobbiamo pregare, paternoster e ave marie come se piovesse. e poi lei parla, parla, parla. Parla di come migliorare la didattica, noi dobbiamo educare alla bellezza, la bellezza del signore, abbiamo una missione, bla bla bla. Parla a lungo, con la voce bassa, monocorde e la zeppola. 

Le classi vengono passate in rassegna. Si affrontano dei temi importanti. Una babbiona interviene sul sedere di un’alunna di tredici anni, a suo dire troppo bello e provocante, anche a  causa dei leggings. Parla per 15 minuti. Non è neanche una mia alunna. Una suora insegnante di italiano parla della ragazzina disabile che sporca il water con il sangue delle mestruazioni. Neanche questa è una mia alunna. Io insegno a dei gruppi, trasversali alle classi. tutti quelli delle tre prime che studiano tedesco, quelli di seconda e quelli di destra. La suora parla delle mestruazioni per una decina di minuti. Il tempo passa e il mio tempo viene meno. Gioco con il tablet, dopo aver aggiornato il registro, sperando che la suora inquietante non mi veda. La suora parla ancora della ragazzina disabile, la quale chiama la propria parvenza di seno, le potipò. Il tempo passa, sarà passata circa una mezz’ora e io mi sento in galera. Dei problemi della ragazzina disabile bisognerebbe parlarne nelle riunioni apposite, i cosiddetti “gruppi operativi”.

Succede spesso così, soprattutto quando c’è la suora inquietante. senza di lei si va più per le spicce. Si parla della ciccia dell’alunna e della bellezza del padre di un’altra alunna. A volte mi piacerebbe che qualche alunno vedesse. O forse no. 

4 comments

    1. sono d’accordo. pensa, pensate, che hanno anche discettato, questi disadattati, sul rapporto tra timidezza e capelli lunghi di un ragazzino di seconda media e sul rapporto tra timidezza e danza classica, sempre dello stesso ragazzino. ed è tutto vero.

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