Andate a votare!

Questo è un blog in cui non si parla tanto di politica in senso tradizionale, però non si può tacere su quello che accade oggi. Non mi dilungherò sulle mie scelte, chi mi segue lo sa già, però voglio rivolgere un invito a tutti; andate a votare! Votare non è un matrimonio, votate per chi è più vicino a voi, votate per chi è meno lontano, ma votate e poi vi potete incazzare a morte con il prescelto e non votarlo più. Votare conta poco, ma non votare conta nulla. Il non voto come gesto di protesta è comprensibile, ma inutile. Nessuno lo capisce. Non so se avevo già citato questa poesia, ma è molto tardi e ho sonno. Buona notte!

 L’analfabeta politico

Il peggiore analfabeta

è l’analfabeta politico.

Egli non sente, non parla,

nè s’importa degli avvenimenti politici.

 

Egli non sa che il costo della vita,

il prezzo dei fagioli, del pesce, della farina,

dell’affitto, delle scarpe e delle medicine

dipendono dalle decisioni politiche.

 

L’analfabeta politico è così somaro

che si vanta e si gonfia il petto

dicendo che odia la politica.

 

Non sa l’imbecille che dalla sua

ignoranza politica nasce la prostituta,

il bambino abbandonato,

l’assaltante, il peggiore di tutti i banditi,

che è il politico imbroglione,

il mafioso corrotto,

il lacchè delle imprese nazionali e multinazionali.

 

Bertolt Brecht

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10 comments

  1. Carina la poesia, anche se ho qualche dubbio sul suo contenuto… Rilancio con un’altra citazione:

    Se votare facesse qualche differenza non ce lo lascerebbero fare. Mark Twain.

    Buona notte/giorno a te 🙂

    1. Penso che votare conti poco, certamente, però mi chiedo anche una cosa. Quanto conta non decidere? Se viene aumentata una tassa, tocca tutti, tocca anche chi non vota, per cui è meglio assumersi la responsabilità. Se non scelgo, contro chi mi incazzo?
      Buon domani!!!

      1. quando l’incazzatura è positiva crea qualcosa. Votare non deve essere mai l’unico modo di esprimersi. Bisogna leggere, bisogna andare in piazza, bisogna documentarsi. Bisogna fare, ognuno secondo le proprie possibilità. Io ci provo a fare qualcosa a scuola. Caspita che discorsoni di buon senso faccio.

  2. Ciao prof, Ilvio si è beccato ancora un 16%!! Incredibile, ha ancora qualche milione di elettori. Questo sì che fa paura. Peggio ancora il voto Francese e i neo nazisti in Germania.

    1. Ciao, penso che silvio sia in forte difficoltà, ma non ancora finito. Ha troppi interessi per potere demordere, sa troppe cose, perché il sistema lo lasci finire nella polvere. Giuliano ferrara disse che, per fare politica, bisogna essere ricattabili. Il 95% dei politici lo è, salvo forse i grillini. silvio ha cambiato il linguaggio della politica, lo ha americanizzato, lo ha imbarbarito. Ha volutamente mescolato il linguaggio della pubblicità con quello della politica. Ha mantenuto costantemente la palla, ha costretto gli altri a rispondere, a giocare sempre di rimessa.

  3. Non si va a votare perché si reputa la politica un sistema marcio, nel quale si cerca solo il potere. Secondo me, la sinistra è più utile alla classe operaia e alla popolazione più povera. Tuttavia, la mia visione soggettiva, non può convincere coloro che reputano che si tratti solo di ideologie (destra e sinistra), contrapposte e uguali, in competizione per accaparrarsi il denaro, lasciando il popolo nella miseria.

    1. un abbraccio e un ringraziamento a te, per il prezioso commento. La sinistra, se vuole chiamarsi tale, deve difendere i proletari. Le classi dominanti non hanno bisogno di essere sostenute, perché sono già dominanti, dunque abbastanza forti. I proletari sono la classe operaia, sono i precari della conoscenza, come gli insegnanti, da quelli precari a quelli di ruolo, visto lo stipendio misero che ricevono, sono gli autisti di Amazon, ecc. ecc. Credo che la politica non si faccia solo andando a votare e che il voto abbia un potere limitato, certamente, ma ritengo un’occasione persa non andarci. è un’opportunità, un diritto-dovere che ci viene dato. L’astensione come forma di protesta non serve a nulla, perché occupa solo qualche titolo fugace dei media e qualche analisi pensosa di un sociologo o di un politico un po’ più attento. è umano e in parte comprensibile essere schifati da quanto si vede in politica, ma la propria rinuncia al voto verrà mischiata con quella degli ignavi, con quella di chi si rimbambisce davanti alla televisione e non avrà nessun valore. Cosa fare, allora? Quando ho iniziato a votare, a 18 anni, speravo, forse con una qualche ragione, che Rifondazione Comunista rappresentasse qualcosa di importante per i proletari, ma poi ha deluso, deluso troppo, soprattutto chi ci ha vissuto all’interno, come il sottoscritto ed altri. Ha deluso, perché è stata schiava dei compromessi, incapace di darsi una linea coerente, per rivoluzionare questo mondo. Ero orgoglioso di andare a votare e ricordo con grande gioia quando, per la prima volta, misi la croce sul simbolo della falce e martello. Mi sentivo realizzato. Ora vado a votare con noia e un po’ di fastidio, alle dieci di sera, dopo avere dedicato la giornata a zumba, dopo essermi attirato le critiche scandalizzate della mamma del PD, la quale sostiene sia necessario andare a votare la mattina presto, anche se non capisco perché. Ho votato con gioia per l’ultima volta al referendum costituzionale del 2016, sulla schiforma Renzi. Ora voto la lista meno lontana da me, consapevole che non si tratta di un matrimonio, conscio che si tratta di una scommessa, ma anche felice di aver colto un’opportunità, sia pure piccola. Quando sono possibili due preferenze, io le scrivo tutte e due, proprio perché sono contento di poterla cogliere.

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