La pazienza

Ti ritrovi con un gruppo di ragazzini, mettiamo siano di prima media. Mi piace citare il loro esempio, perché io li ho fatti partire con il tedesco. Non sapevano nulla prima di me. Ce ne sono 12, due ragazzine molto educate e composte, due bimbe simpatiche ed evolute e un gruppo di ragazzini, di cui qualcuno un po’ agitato. Sono mediamente intelligenti, mediamente volenterosi. Inizi a spiegare, a volte si tratta di argomenti difficili, di grammatica. 

Inizi a parlare e man mano ti seguono, chi più chi meno, ma vedi che quasi tutti prendono appunti con costanza. Ogni tanto devi riprendere qualcuno disattento, ma la lezione scorre. Sembra che vada tutto bene, quando entra la bidella che consegna una circolare. Vorresti picchiare la testa contro il muro. Le femmine rimangono composte, anche se qualche maschio tenta qualche dispetto. I maschi si distraggono. Sono passati venti minuti dall’inizio della lezione. Sembrava che tutto fosse perfetto e, invece, basta un’interruzione di un minuto per infrangere la quiete. La bidella esce, la lezione riprende, ma devi impiegare anche cinque minuti per riottenere l’attenzione su quel tema di grammatica. Ora devi solo sperare che non entri un’altra volta la bidella oppure sono guai.La spiegazione procede tranquillamente, finisce, chiedi a qualcuno di ripetere quello che hai detto, prima hai chiesto se hanno dubbi o domande e loro non ne hanno. La maggior parte di loro, quasi tutti, ha capito il concetto di grammatica che hai spiegato. Sono anche contenti di far vedere la loro bravura. Arriva il momento di fare esercizio, a volte va bene e non fiatano. Iniziano gli esercizi in classe e non fiatano, anche se cercano di finire il più in fretta possibile, alcuni, come se si trattasse di una gara di corsa. Ci sono volte in cui, magari non subito, si mostrano spazientiti, perché convinti di sapere già benissimo tutto e, dunque, convinti che l’esercizio sia inutile. A molti di questi ragazzi manca la pazienza. Bisognerebbe insegnare loro l’importanza di costruire le strutture nella loro testa, insegnare che ci vuole tempo. Sono intuitivi, apprendono velocemente, apprendono alla moda di twitter (non tutti), ma non sono capaci di costruire dei pensieri lunghi. Vivono con fatica la complessità. Bisognerebbe insegnare la pazienza, prima ancora delle materie. 

Mi ricordo di quando ero piccolo e mia nonna cucinava. Preparava la sfoglia e io l’aiutavo a stendere sulla tavola il tagliere. Prendeva uova, farina e il mattarello e faceva la pasta. L’ho anche aiutata e mi spiegava con pazienza molti procedimenti e mi ripeteva che ci voleva pazienza. Non aveva nemmeno bisogno di dirmelo, perché io rimanevo con lei per ore, parlando di cibo ed altro, senza alcuna fatica. La cucina è pazienza. Io mi alleno a diventare paziente, mescolando per tre ore il ragù. (Mentre mescolo leggo un e-book di Marx, da bravo intellettuale radical-chic).

Penso che, se ne avessi le possibilità, porterei i miei alunni a vedere e a parlare con uno chef famoso, con un certo sex appeal televisivo (Cracco, Borghese, Barbieri), per invogliarli, in modo tale che lui spiegasse l’importanza della pazienza per raggiungere i propri obiettivi. Oppure li porterei da un calciatore, o da un altro sportivo. Oppure leggerei loro degli esempi letterari, che sono la cosa migliore, anche se rappresentano la strada più difficile. Voi, follower, che fareste??? Mi rivolgo anche ai non insegnanti, si intende. 

Sì, noi insegnanti combattiamo con degli stuzzicadenti contro dei carriarmati (GF, amici di maria de filippi, ecc. ecc.) 

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7 comments

  1. Condivido l’insegnamento della pazienza ma anche dell’ottimismo.
    Penso li porterei anche da un contadino, un allevatore, un pescatore, un artigiano insomma.
    Ma non da uno schef . Personalmente ne ho fin sopra i capelli di cucina, di cibo.
    Non guardo la tv ma…di straforo quando la guardo, non vedo altro che trasmissioni di cucina. E’ uno schiaffo all’altra metà del mondo, è uno spreco incredibile…di cibo.
    Ma questo è una cosa mia…un rigetto che niente ha a che fare con il tuo pensiero….

    buona giornata
    .marta

    1. Penso anche io al contadino, all’allevatore e agli altri. Li porterei anche da una mamma che ha cresciuto uno o più figli, da un nonno, da due coniugi ancora sposati felicemente da 50 anni, da un operaio che ha lavorato per 30 anni alla catena di montaggio, ecc. ecc. ecc. Credo anche io che si abusi della cucina in tv, ma credo anche che ci sia, dietro alle luci sfavillanti e ai personaggi, tanto lavoro di professionisti. Mi riferisco agli chef, non a presentatori tipo Antonella Clerici, ad esempio, i quali non hanno nulla da aggiungere alla cucina. Mi riferisco agli chef come Cracco, Bottura, i quali, posso garantire, sono dei veri artisti, che vanno oltre alla semplice preparazione del cibo. Per quanto riguarda lo spreco, la cosa fa paura anche a me. Mi auguro che il cibo rimasto da quelle trasmissione serva come conforto per chi ne è privo, almeno così sostengono gli autori di trasmissioni tipo Masterchef e robe simili.
      Buon domani.
      M.

  2. Caro amico mio, ma ti rendi conto che materia di merda insegni??? L’unica soluzione è cambiarla! :))) Ho studiato solo due anni il tedesco, due anni di corsi di recupero privati durante sia durante l’anno scolastico che d’estate. Per chi non ha mai studiato latino è complicato da comprendere grammaticalmente e senza conoscere l’inglese è ancora più dura visto che i termini si avvicinano molto nelle due lingue. Un incubo, non ho mai odiato nessun’altra materia così intensamente. Tieni presente che ho sempre fatto schifo sia in inglese che francese.

    1. ah ah ah!!! Il tedesco è una lingua che è proprio “tedesca” in tutto. è una lingua rigida, severa, con una grammatica tosta. Il tedesco assomiglia un po’ alla matematica, perché è molto strutturato. L’inglese ha una grammatica che sembra più abbordabile, ma non lo è. Sono d’accordo anche io che serve conoscere sia il latino, sia l’inglese, per conoscere il tedesco, ma non è indispensabile. Penso che tu abbia avuto degli insegnanti molto scarsi in queste due materie, che hanno contribuito a fartele schifare. Se avessi avuto un giovane insegnante un po’ blogger, a quest’ora le avresti adorate. eh eh eh eh eh w l’autostima

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