visto che mi voglio bene

Ho ricevuto altri attestati di stima, belli, sentiti, da genitori e alunni. Quelli dei bambini mi fanno piangere, ho già pianto sabato. Quelli dei genitori mi riempiono d’orgoglio e gioia. Da qualche parte, non so dove e non so ancora quando, avranno bisogno di me. E debbo ripartire, dare sempre di più. Visto che mi voglio bene, visto che fuori c’è il sole, visto che non sono affatto male, debbo ripartire. Debbo continuare a tradurre, cucinare, fare sport e vivere. La tristezza deve diventare benzina per ripartire. Sarà difficile, ci vorranno ancora giorni, spero non troppi. Sarà difficile, sono ferito, un bel po’ ferito, ma sono vivo. o almeno credo. 

8 comments

    1. vado avanti, vado avanti, lavoro. mi sento solo. stamattina stavo riflettendo che non piangevo in pubblico da più di 10 anni.Io piango poco, quando lo faccio, lo faccio proprio perché il dispiacere è troppo forte per resistere.
      Proverò a divertirmi almeno un po’.
      Buona settimana.
      M.

  1. Tristezza, ho bisogno
    della tua ala nera,
    c’è troppo sole, troppo miele nel topazio,
    ogni raggio sorride
    sui prati
    e tutto è luce rotonda intorno a me
    e tutto, in alto, è come un’ape elettrica.
    Perciò
    la tua ala nera
    dammi,
    sorella tristezza:
    ho bisogno che si estingua qualche volta
    lo zaffiro e che cada
    l’obliquo rampicante della pioggia,
    il pianto della terra:
    voglio
    quel tronco spezzato nell’estuario,
    la vasta casa buia
    e mia madre
    che cerca
    paraffina
    per riempire il lume
    finché la luce
    non esalava l’ultimo respiro.

    La notte era lenta a venire.
    Il giorno scivolava
    verso il suo cimitero provinciale
    e fra il pane e l’ombra
    ricordo
    me stesso
    alla finestra che guardavo ciò che non era,
    ciò che non succedeva,
    e un’ala nera d’acqua che calava
    su quel cuore che lì forse
    ho scordato per sempre, alla finestra.
    Ora, rimpiango
    quella luce nera.

    Dammi il tuo lento sangue,
    pioggia
    fredda,
    dammi il tuo volo attonito!
    Al mio petto
    rendi la chiave
    della porta chiusa,
    distrutta.
    Per un minuto, per
    una breve vita,
    toglimi luce e lascia
    che mi senta sperduto e miserabile,
    che tremi tra le fibre
    del crepuscolo,
    che riceva nell’anima
    le mani
    tremebonde
    della
    pioggia.
    [P.Neruda]

    Anche la tristezza a volte è bellissima. Fortunati i tuoi ragazzi 🙂

    1. mi emoziona molto questa poesia, grazie. Ho vinto, stravinto, però sono zeppo di nostalgia. Mi piacerebbe se mi richiamassero, ho imparato da subito a voler loro bene, a godermi la loro vitalità, a riempirmi la mente e gli occhi dei loro sguardi dolci, dei loro sorrisi. Ho imparato dalla loro intelligenza, dalla loro velocità nell’imparare. Ho imparato dal loro entusiasmo. Ho mostrato loro la mia gioia e la mia passione, forse ho scatenato qualcosa in loro, loro hanno scatenato qualcosa in me. Mi hanno ricordato che sono ancora un po’ bambino, mi hanno ricordato che sono ancora vivo. In molti di loro c’è purezza, c’è onestà, spero sempre che non si lascino corrompere dalla vita. Mi piacerebbe lavorare con loro, anche per mantenere la loro purezza. Davanti a loro mi sono sentito nudo, con loro scavo dentro di me. Adesso mi sento spaesato e triste, anche se so di aver lasciato una traccia che probabilmente non si cancellerà mai. Io non posso dimenticare i loro sguardi, sorridenti e tristi, dell’ultimo giorno, non posso dimenticare le loro parole, meravigliose, aperte, spontanee e disarmanti che mi hanno scritto nei messaggi, che mi hanno detto a voce. Non posso dimenticare la dolcezza di una ragazzina, alla quale, quando ho detto”non cambiare mai”, il volto è diventato rosso. Pochissimo dopo ho iniziato a piangere. Nella mia vita piango poco, quando piango, piango da solo. Non avevo pianto, nemmeno da solo, nemmeno quando era morto mio padre. Ero dispiaciuto, tanto, ma non mi veniva da piangere. Forse perché non eravamo andati tanto d’accordo, per tanti motivi. Hanno visto un uomo, innamorato della vita. Sono orgoglioso di me stesso, per tutto quello che ho fatto, ma non riesco a sorridere. Per me il lavoro di insegnante è fortemente politico, parlo di me quando sono a scuola, parlo delle basi della mia vita. Voglio insegnare ad amare la vita, la vita è cultura, contenuto, senso. Il grazie più grande da parte di un alunno è quando esce da una mia lezione stanco, perché ha lavorato, con il sorriso di chi ama quello che fa e come lo fa.

  2. Sei una brava e bella persona e non hai niente che non vada. Riguardo al fatto che ti senti soli, ti capisco. Sono mesi che soffo per questo. Ora va meglio. Vedrai che anche per te sarà così. Passa tutto! Vedrai.

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