eterno presente

Sono cresciuto in un’epoca di precarietà. 40 anni fa il posto fisso era la norma. Studiavi, cercavi un lavoro e progettavi una vita. La vita aveva un passato, un presente e un futuro. Scriverò una banalità: molti lavori si imparano solo lavorando, come quello dell’insegnante. è veramente ridicolo strologare tutti quei corsi tipo ssis, tfa, e chi più ne ha più ne metta. Per quanto possa esistere qualche fondamento teorico, l’essenziale è “stare in campo”, in classe. Quando penso a come ero agli inizi della mia carriera, vedo una persona impacciata e bravina, ora penso di essere più padrone della mia materia, più capace di condurre un gruppo. 

La precarietà è un eterno presente, rappresenta la perdita del passato e del futuro. Bisogna sempre ricominciare, bisogna sempre ripartire da zero. Chi racconta, come raccontò Mario Monti, che il posto fisso è noioso, prende in giro. Non basta rubarci il futuro, debbono anche prenderci in giro. Viviamo nell’era della velocità, nell’era che tutto brucia. Cerco di spiegare agli alunni che vale la pena di soffermarci su un esercizio, che vale la pena di soffermarci su una regola di grammatica, non tanto per la regola in sé, non solo per la regola in sé, ma anche per far capire l’importanza della lentezza. Mi piacerebbe continuare, mi piacerebbe anche continuare l’anno prossimo, anche se c’è la suora inquietante, mi piacerebbe continuare per consolidare quello che so, per conoscere ancora meglio i ragazzi, anche quello è importanti. Vanno conosciuti, motivati, compresi. Non possono bastare 1 mese, 2 mesi, 3 mesi. La precarietà rende tutto caduco e senza valore. Mi fa piacere quando persone si ricordano di me e vogliono la mia compagnia anche dopo anni, però mi sento sempre viaggiante, mi sembra di essere un musicista che va sempre in tour. Io mi affeziono ai luoghi, come i gatti, mi destabilizza dovere sempre cambiare, ma, nello stesso tempo, sono anche un viaggiatore. Capisco che la cosa migliore per un alunno sia avere una persona fissa, autorevole, sicura. Mi ricordo ancora di come mi desse fastidio, quando ero adolescente, cambiare i professori ogni anno. Mi sembrava che mi togliessero la terra sotto i piedi. Ai professori vanno prese le misure, metaforicamente parlando. Bisogna capire che cosa chiede un insegnante, per potere rendere meglio. Come si fa, quando l’insegnante rimane poco? Cerco di incidere il più possibile, cerco di curare me stesso e il mio lavoro il più possibile, cerco di non metterci ansia. L’ansia rovina tutto, so che posso giocarmela, altrimenti starei a casa.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...