Futuri?

Qualche settimana fa sono stato oggetto di un simpatico stalking via internet da parte della simpatica suora inquietante. al venerdì sera questa mi ha convocato, senza spiegarmi il motivo (Processo di Kafka???) Al martedì questa mi ha snocciolato una valanga di balle sparate da alcuni stupidi. Durante il dialogo, la simpatica Torquemada mi ha rimproverato tranquillamente, accusandomi di non essere capace di avere un buon rapporto con gli alunni. Io ho replicato tranquillamente che le cose non stanno così e non sono mai state così. Ho citato vari episodi, tra cui quello di alcuni anni fa. Una mia ex classe, anche dopo anni da quando avevo lavorato nella loro scuola, mi aveva invitato a cena con loro. Non avevano nessun secondo fine, volevano solo la mia compagnia. è stato uno dei regali più belli della mia vita. Io so di essere una persona con la quale si lavora tanto, ma anche di essere una persona che costruisce rapporti profondi, belli, di grande simpatia con gli alunni. I fatti lo hanno sempre dimostrato e continuano a dimostrarlo, a dispetto delle suore inquietanti. 

Qualche giorno fa mi ha scritto su fb un mio ex alunno, s.b., 21 anni, si è ritirato l’anno scolastico scorso, dopo la terza superiore in cui è stato bocciato. Aveva quasi tutte insufficienze, salvo nella mia materia (6) e in poche altre. Non studiava, nonostante una buona intelligenza. è un simpatico lungagnone, che sembra una costa di sedano, per quanto è magro, è il classico tipo che tiene in piedi le serate. mi scrive, chattiamo un po’, poi mi chiede se può passare a trovarmi. Dice che ha voglia di salutarmi e poi vuole parlarmi un po’ del suo lavoro. Gli scrivo di sì, anche se non so bene quanto potrò essergli utile. Vado a comprare del vino, delle patatine, del gelato. Arriva in ritardo di un quarto d’ora, accompagnato da un altro tipo, simpatico, con la faccia da furbetto, meridionale. Ho il sospetto che avrebbe cercato di vendermi qualcosa. La prendono alla lunga. Beviamo vino, hanno piacere a chiacchierare, sembra piacere vero, l’incontro diventa ben presto cameratesco, pieno di battute e risate. Dopo tante chiacchiere, sono passate tre ore e il lungagnone mi inizia a parlare del suo lavoro, assieme al furbetto meridionale, che avrà una ventina d’anni pure lui. Da che erano spontanei perdono tutta la spontaneità e incominciano a ripetere meccanicamente una pappardella. Vendiamo soluzioni per bere, dormire e mangiare, ecc. ecc. Il furbetto dice, io lavoravo in fabbrica e ho lasciato il lavoro, il mio ex alunno si mostra entusiasta, per quel lavoro, ma non sembra sapere nemmeno di quel che parla. Parla di promesse, di obiettivi, di sogni, che stanno a metà tra il messianico e il politichese. Io, nel parlare, butto lì che ho fatto anche io, per un po’, il rappresentante. Vorrebbero vendermi un dispositivo per filtrare l’acqua del rubinetto, consiste in un filtro metallico al cocco, contenuto in una scatola, attaccata al rubinetto della cucina. Quando arriva il costo, è una botta esorbitante, 3000 euro pagabili in comode (!!!!) rate. Abbiamo una promozione valida solo per oggi, domani potrebbe costare di più, dice il furbetto. Dobbiamo telefonare al direttore per chiedergli se ce la conferma. Io dico loro di no e leggo immediatamente la delusione sui loro volti. In un pomeriggio non hanno concluso nulla. Ho controllato quanto costa un dispositivo simile e penso anche migliore di una grossa ditta, circa 200 euro. Questo episodio mi ha fatto venire una riflessione. Questo mio ex alunno ha cercato una sponda in qualcuno di cui si fidava, perché pensava, in buona fede, che quello fosse un buon prodotto. Penso che anche il furbetto meridionale fosse in buona fede. Penso che ci sia gente che li prende in giro. Promettono loro di guadagnare, promettono loro vita facile, quando invece devono vendere degli oggetti vendibili sono ad un povero imbecille. Un ragazzo di 20-30-40 anni fa aveva come prospettiva, anche solo se aveva la licenza media, di trovare un lavoro, anche decente. L’ideale di molti era (e sarebbe ancora adesso) quello di prendere il classico pezzo di carta, per avere la sicurezza di un lavoro e dell’indipendenza. Una persona indipendente è un cittadino con diritti e doveri. Il lavoro era un valore. C’erano anche persone che costruivano castelli in aria, attirati da americanate, illusioni varie. C’erano persone che perseguivano sogni artistici, voglio fare il pittore, voglio fare lo scrittore, ecc. L’aspetto positivo era che la fuga nell’illusione non era obbligatoria. La finanza speculativa ha reso meno importante la produzione delle cose, accentuando le diseguaglianze e impoverendo larghi strati della società, soprattutto i proletari, ma anche il ceto medio. è evidente che, in questa situazione, la cultura, l’astrazione, il pensiero, abbiano perso importanza. La riflessione, l’approfondimento, la lentezza sono diventati un disvalore. I governi dell’occidente (e alleati) stanno togliendo, pezzo dopo pezzo, il futuro, lo stanno togliendo a noi (io faccio il prof precario, il traduttore, per ora guadagno benino, ma quanto durerà?), lo tolgono ancora di più a questi ragazzi. Ci stanno togliendo la libertà, rendendoci schiavi del bisogno. Tutto questo è drammatico, ci stanno togliendo la consapevolezza di essere una classe di proletari, ci dividono per contratti di lavoro, ma la cosa peggiore sono le vendite di illusioni. Non esiste solo il pusher che ti vende l’eroina, esiste quello che ti vende il nulla e te lo fa sembrare eccezionale, magari anche attraverso un reality show.

Mi hanno fatto un po’ anche intristire questi due ragazzi, mi hanno fatto preoccupare. Che cosa posso fare io, che non sono un prof come gli altri? (me l’ha detto anche il meridionale furbetto) Debbo studiare, studiare sempre, facendo capire sempre di più chi sono. Ho scelto questo lavoro per narrare una storia, forse per parlare di me. Mi piace studiare, debbo studiare meglio, perché gli altri capiscano chi sono. Cerco sempre di far capire che cosa significa essere liberi. Chissà quante persone capiranno che anche una declinazione di tedesco ti fa diventare un po’ più grande e non solo più alto. è un’ardua impresa, io mi sento una pulce. una pulce incazzata. 

Annunci

8 comments

  1. E’ proprio da questa amarezza che nasce la motivazione nel fare il mestiere di insegnante: impedire che le persone vengano fregate e fare di tutto perchè imparino a pensare con la propria testa!

    1. la cultura ti aiuta a difenderti dai venditori di fumo. spero che questi ragazzi e non solo quei due se ne rendano conto. Io ci provo e credo che ci siano molti modi per far crescere questa consapevolezza. Cerco di far capire il mio amore per la cultura, la sensatezza delle cose che dico e faccio. Penso che non solo dalle grandi idee degli scrittori si tragga giovamento, ma anche dal rigore, dal metodo, dall’applicazione del ragionamento, anche per costruire una frase in tedesco o per un’equazione. Credo che la civiltà moderna sia basata sulla dispersività, sull’eccessiva velocità e sulla scarsità di concentrazione. Dobbiamo imparare ad andare lenti, a fermarci sulle cose. Dobbiamo insegnare la lentezza della riflessione. Bell’impegno eh?

      1. direi che sei sulla strada giusta 🙂
        Un impegno “bello” in tutti i sensi! E, di questi tempi, direi anche urgente. Comunque, per esperienza, mi sembra che la capacità di entrare in relazione con i ragazzi,facendo loro percepire che ti interessano e la capacità di presentargli la lezione appassionandoli a ciò che è bello è un buon modo per veicolare non solo buona cultura, ma insegnamenti di vita.

      2. i ragazzi vogliono vedere i contenuti, vogliono vedere qualcuno preparato e sincero. Penso di essere una persona onesta, di cui fidarsi. Mi sento sempre in discussione, non sono mai sazio. Ho voglia solo di migliorare e di dare sempre qualcosa in più. ce la farò?

  2. è una cosa che ripeto spesso: il primo giorno di prima liceo la prof. di greco entrò in classe dicendoci che saremmo stati i membri della “futura classe dirigente” e che quindi ci avrebbe ammazzato di lavoro. Indipendentemente dal fatto che poi a uno possa importare anche poco di “dirigere”, la questione è che allora in qualche modo era vero. Non perché fossimo meglio di altri, ma perché c’erano aspettative, sbocchi, da noi come da altre parti. Si immaginava un futuro. Ora faccio un lavoro per cui mi capita di stare a contatto con i ragazzi. Quest’anno sono entrata nel mio vecchio liceo per fare un incontro di un paio d’ore in una classe. Nell’intervallo ho parlato con la loro insegnante e mi ha detto che “sperava per loro”. Non so, forse l’unica cosa che può fare un buon insegnante è continuare a sperare per loro mettendoci dentro tutto quello che può. Forse prima o poi di futuri ce ne saranno nuovamente e allora, forse, tutto questo studiare, tutto questo crederci, tutto questo trasmettere saranno trampolini di lancio. Di questo sono convinta: qualunque sia il futuro e qualunque cosa facciano gli adulti di domani sta nelle mani dei buoni “maestri” di oggi.

    1. Scrivi molto giustamente, immaginare il futuro. Una volta si poteva immaginare un futuro, questo è vero. adesso alzo un po’ l’asticella: viviamo nell’era della precarietà generalizzata, certo, tutto è più difficile, ma, questo paese è stato capace di risollevarsi da una guerra? Io non c’ero, mia madre era piccola, troppo piccola. Come ha fatto l’Italia a ricostruire? era una società, abbastanza coesa, pur nelle enormi difficoltà. come insegnanti, come cittadini possiamo fare qualcosa, attraverso il nostro lavoro, attraverso le nostre parole. dobbiamo fare qualcosa. io lavoro in una scuola frequentata dalla borghesia e penso che, con il mio lavoro, posso migliorare una classe sociale fondamentale, sia in positivo che in negativo. Posso e devo.

  3. Incazzati pure, e se ne hai la possibilità trasmetti ai tuoi ragazzi questa incazzatura. Gli stiamo rubando il futuro, stiamo perdendo i diritti conquistati faticosamente dai nostri padri e nonni, rinchiusi in un orticello che stiamo perdendo pezzettino per pezzettino. Ci siamo fatti fottere da una classe politica incapace e da quel grande imprenditore che è sceso in campo per noi. La mia è una generazione di mezzo con pochi valori, e non meritiamo più niente, ma i nostri figli non ne hanno colpa. Qui nessuno si rende conto che i cittadini oppressi stanno insorgendo in tutto il mondo, e con una disoccupazione giovanile al 40% in una decina d’anni, se la situazione non cambierà, faremo la stessa fine.

    1. Spero di poter continuare a fare quello che faccio fino a 5 minuti prima di rendermi che faccio pena. Bisogna crederci, bisogna prepararsi, ci vuole forza, l’ho ancora, nonostante tutto, mi sento in obbligo di resistere anche alle avversità che incontro, come cittadino, come comunista. Penso di poter fare qualcosina. Penso di poter costruire tessuto connettivo per ricucire la società. Difficile, ma non impossibile.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...