competizione

ST è una ragazzina piccola, carina e vivace. Le piacciono i One Direction, si veste alla moda e ogni tanto disturba in classe. Non è la classica ragazzina perfetta e inappuntabile, che pure mi piace tanto tanto tanto. L’ho conosciuta l’anno scorso, nell’unica scuola pubblica in cui ho lavorato fino ad ora. Nella mia materia si impegna abbastanza, anzi, anche molto. Sono mediamente soddisfatto di lei, anche se, a volte, le torcerei il collo, visto che si comporta non sempre bene, Un giorno consegno un compito in classe, svolto a seguito di un lungo ripasso in classe, in cui lei ha preso 8. è stata brava. se lo è meritato. Alla fine della lezione mi viene a dire, alla cattedra, sono contenta di avere capito le regole che lei ha spiegato, è una soddisfazione. Io le rispondo, e poi hai avuto anche un bel voto. E lei seria, ma a me interessa capire le cose, per me il voto è secondario. L’avrei baciata sulla fronte.

Pochi giorni fa, nella scuola delle suore, in terza media, interrogo 4 persone. Una ragazzina, che ha gli occhi azzurri e pattina, si offre, vuole essere interrogata. Il tempo non è tanto, perché ho solo un’ora: la chiamo per 10 minuti circa, tanto, penso, ha già 3 voti all’orale ad ottobre. Le faccio due domandine, lei risponde bene. Torna al posto, mi chiede, che voto ha dato, 9, perché ti ho fatto solo due domande, però, stai tranquilla, non faccio la media matematica, se in interrogazioni più lunghe prenderai dei 10, sappi che ti darò dei 10. Lei è rimasta dispiaciuta, può non mettermi il voto. Io le rispondo di no, lei va a casa scocciata per avere preso un 9 in tedesco. Ma è possibile una cosa del genere? Quali sono stati gli insegnamenti dei genitori? Scusate le banalità.

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16 comments

  1. Stessa scena che vivo anche io, che normalmente nei voti arrivo a 9 e semmai il 10 lo metto in pagella e anche a me sembra squallido questo attaccamento al voto!! E mi sembra la testimonianza che non sappiamo più dare valore alle cose, ma solo un prezzo e abbiamo perso il senso della gratuità. Triste.

    1. tristissimo, vedere delle piccole iene che sgomitano per un voto. per me prendere 10 vuol dire stare 40 minuti alla lavagna e raccontarmi tutto alla perfezione, avendo capito, si intende. Un compito in classe da 10 è un compito pulito, per me. La colpa è naturalmente dei genitori, che li fanno diventare delle iene. Hai proprio ragione, la cultura diventa un prezzo e non un valore. Mah.

  2. Santo cielo, a noi bastava esserci tolti il peso dell’interrogazione, erano veramente pochi quelli attaccati al voto, ma comunque anche loro mica erano così schizzinosi… Che brutta cosa, si dovrebbe passare alle valutazioni in buono/distinto/ottimo e amen, i numeri sono dannosi certe volte.

  3. Non vorrei mettere il dito nella piaga ma a me sembra che alla scuola media si esageri con i voti. Quando arrivano in prima liceo e non sanno scrivere correttamente, né dal punto di vista sintattico né da quello ortografico né tanto meno da quello lessicale, mi meraviglio che negli anni delle medie avessero tutto 8 e 9. Per non parlare della matematica: insegnando al liceo scientifico non mi meraviglio più che tanto delle modeste performance in Italiano e Latino ma quando vedo che collezionano 3 in matematica e vengo a sapere che nella scuola media avevano 9 e 10 concludo che c’è qualcosa che non va.
    Ora, sono perfettamente consapevole del fatto che alla scuola media le classi sono eterogenee e che sia giusto premiare chi si distingue per i’impegno e ha delle capacità, anche se non eccelse, rispetto a chi non ha voglia di fare nulla ed è un emerito somaro. Però attenzione: i voti creano nei giovanissimi (e nelle loro famiglie) delle aspettative. Sicché noi siamo gli orchi che si mangiano i bambini e voi siete gli angeli che li elevano fino alla stelle.

    Ovviamente la mia non è una critica nei vostri confronti, Monique e Michele. E’ solo una riflessione che mi è sorta spontanea leggendo il post. Quanto alla ragazzina delusa dal 9, questo è l’atteggiamento di chi, probabilmente oppresso dalle richieste dei genitori, è in competizione più che con gli altri con se stesso e studia per il voto, per poterlo sbandierare (e per poter rendere orgogliosi i genitori che possono sbandierarlo a loro volta), forse anche un po’ per far sentire inferiori gli altri, pavoneggiandosi delle proprie capacità, piuttosto che dare un valore alla cultura e apprendere per arricchire le proprie conoscenze.

    Mi è anche venuta in mente una mia compagna di università. Eravamo un gruppo di ragazze molto brave e lei era la più debole, se così si può dire. Be’, è arrivata a rifiutare un 29 ad un esame sono perché noi altre avevamo preso 30 e 30 e lode. Non mi stupirei se quella ragazzina diventasse così. 😦

    1. Marisa, sono pienamente d’accordo con te! E infatti, quotidianamente, mi scontro con genitori che mi vedono come la strega di Biancaneve e mi ripetono che “certo che lei è proprio un braccino corto con i voti”!!

      1. Il voto alto è rassicurante, quando è basato su qualcosa, altrimenti è una casa senza le fondamenta. Il voto alto regalato rassicura per un po’ fino all’incontro con la realtà, il voto basso o medio basso è un pugno nello stomaco. Posso immaginare che cosa si prova a vedersi dei votacci, ma mette in contatto con la realtà, ti fa crescere oppure fa semplicemente giustizia. Fortunatamente questi ragazzi e questi genitori vedono il voto come un giudizio sulla persona e non sull’operato dell’alunno in quella materia.

    2. La mia povera nonna, che era arrivata alla quinta elementare, mi diceva, devi studiare per farti una cultura. Diceva, devi studiare per non farti fregare dagli altri, Lei veniva dal mondo contadino e diceva, per gli ignoranti c’è sempre un pezzo di terra da vangare, per dire che la vita sarebbe stata più dura senza cultura. Mi chiedo a volte come possiamo fare per fare capire queste stesse cose ai ragazzi. Ovviamente era contentissima quando portavo a casa 8 o 9, ma non faceva mica una tragedia se qualche volta portavo a casa un 7 o un 6. Se portavo a casa una insufficienza, un po’ si arrabbiava. Vorrei far capire ai miei alunni quello che mi ha fatto capire mia nonna.

  4. Purtroppo è la stessa scuola che spinge alla competizione e al raggiungimento del massimo. Anzi più esattamente il ministero. E’ notizia di ieri che la ministra carrozza (il minuscolo è volontario) ha ripristinato il bonus ingresso per i test universitari. I bonus sono stati ampiamente contestati dagli studenti e dei genitori perchè viviamo in un sistema scolastico disuniforme. E dopo la promessa di toglierli a tradimento sono stati ripristinati consentendo agli esclusi di poter ripresentare la domanda. Sarebbe un discorso molto lungo da affrontare e non voglio tediare nessuno, ma il problema scuola, anzi istituzione scuola andrebbe veramente riaffrontato azzerando tutto e rispettando quell’articolo della Costituzione calpestato proprio da un governo di centro sinistra nel lontano 2001.

      1. La scuola vive un processo di decadimento, perché c’è sempre meno gente che ci crede. La cultura è sempre una strada difficile, irta di ostacoli, altre strade sono più affascinanti, come quella della ricerca del denaro facile, attraverso la tv o la delinquenza. Abbiamo come armi degli stecchini per combattere contro dei carri armati.

    1. la scuola viene progressivamente svuotata di senso e risorse, perché deve creare meno cittadini consapevoli. Da una parte c’è un pressapochismo, come quello che segnale, allarmante, che viene da tanta incapacità e approssimazione, dall’altra c’è una volontà di distruzione tanto pervicace quanto criminale, che accomuna berlusca e pdmenoelle (non sono grillino, ma mi piace questa definizione)

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