I punti fermi

Sia invece il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno (Mt 5,33-34.37).

Il PCI, il glorioso PCI, muore nel 1991, al termine di una crisi lenta e inesorabile. Molta parte della crisi viene da una rinuncia progressiva alla propria identità. Il PCi ha scelto, compiendo una scelta suicida, di demolire i pezzi della propria identità, per non acquisire nulla. Non credo che sia mai stato e che sia un partito socialdemocratico, la Scandinavia è una terra dove la socialdemocrazia ha costruito una società, qua il PDS, i DS e il PD hanno contribuito a demolirla, dal punto di vista economico avallando e prendendo provvedimenti che hanno ridotto le difese delle classi proletarie, dal punto di vista culturale, non creando nulla, non creando una nuova cultura, non creando un nuovo linguaggio. Non è stato capace di operare una palingenesi, ha solo buttato nel cestino una storia. Ora è un partito senza identità, fondato solo sull’opportunismo, è un partito senza una guida e senza una direzione. Io non ho mai avallato la dissoluzione del PCI, convinto della necessità di rifondare il comunismo attraverso uno sforzo di quello che viene chiamato l’intellettuale collettivo. Abbiamo visto e stiamo vedendo come stanno andando le cose anche a quello che è il partito per il quale voto quasi sempre, il PRC.

Mentre il Partito Comunista Italiano abbandonava sé stesso, la Chiesa Cattolica proteggeva sé stessa, cambiando poco e niente, nella convinzione che i passi debbano essere compiuti con ragione e consapevolezza. Hanno faticato ad ammettere i propri torti, hanno continuato nell’opera di condizionamento della politica, soprattutto quella italiana. Hanno mantenuto i capisaldi di una cultura millenaria, anche in campo educativo. Hanno mantenuto i capisaldi sbagliati, ma anche quelli giusti. 

L’episodio che sto per raccontare parla dei principi, che iniziano dalle piccole cose. Nella scuola delle suore dove lavoro, la regola vuole che il docente dell’ultima ora debba accompagnare i ragazzini delle scuole medie fino all’uscita della scuola. Io faccio lezione a tutti gli alunni delle tre sezioni di scuola media, che hanno scelto tedesco, una parte di loro, alle 13, deve andare autonomamente alla mensa, mentre due, sotto le mie cure, devono uscire. Usciamo dall’auletta tetra di tedesco e ci avviciniamo alle scale. Davanti alle scale non c’è la suora preside che dirige il traffico, è in viaggio. Non vedendo altre classi avvicinarsi, decido di impartire loro disposizione di scendere. Dico loro di scendere ordinatamente, occupando indifferentemente un lato della scala per non ingombrare il passaggio. Ad un certo punto un urlo squarcia il cielo. Una suora piccolo e grassa grida con voce chioccia, tenete la destra. Io sobbalzo per l’urlo, ho lo sguardo stupito. I ragazzini sono terrorizzati, si mettono subito sul lato destro. 

é un episodio piccolo, ma è un episodio che parla di punti fermi e di limiti, di paletti. Per me significa qualcosa. Mi sono sentito un po’ più protetto. Speriamo.

2 comments

  1. Come si sente dire da qualcuno….”si stava meglio quando si stava peggio”…Quando c’erano dei principi, quando c’erano le idee e si cercava di portare avanti con coerenza le proprie convinzioni, nel rispetto delle idee diverse dalle proprie.
    Sono d’accordo sul fatto che si comincia dalle piccole cose, ma, riguardo l’episodio citato, forse si poteva prestare attenzione anche ai modi: che bisogno c’era di strillare?

    1. Penso che sia servito quello strillo come punto esclamativo, come affermazione di una presenza, che, in quel momento, non veniva notata. è stato fulmineo, breve e scioccante. ed è rimasto impresso, questo sì.

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