genitori di citta’ siate generosi con i prof!

ho molti interessi, credo di essere una persona abbastanza vivace, uno di queati e’ il buon cibo, abbinato al buon vino. penso che mangiare non sia solo il soddisfacimento di un’esigenza fisica, ma un’esperienza che coinvolge i sensi. leggo le guide gastronomiche, mi piace parlare di ristoranti, adoro gli aperitivi.

quando ho insegnato nella scuola ciellina, in un paese, frequentavo spesso un bar ristorante, dove la gran parte dei cibi erano preparati in casa, con notevoli risultati, con ottimi vini e un eccellente caffe’. molte volte ho pranzato li’ con genitori senza che ci fossimo dati appuntamento, finendo per avere sempre il pranzo pagato, nonostante i miei tentativi di contraccambiare e nonostante i figli fossero molto bravi a scuola. i genitori degli asini non me l’hanno mai offerto. una volta ho pranzato perfino con la mamma di Vr, non so se sapeva qualcosa. tante volte ho preso l’aperitivo con i genitori di am, il bambino vittima del bullo, cosi’ come caffe’ e colazioni. anche quando incontravo i genitori per strada e dicevo loro, oggi pago io, niente da fare, volevano pagare loro. Quando incontravo la madre di an, assieme a quella di cp davanti alla scuola, insistevano per andarmi a prendere il caffe’ direttamente dal bar. Mi sentivo coccolato e,,viziato. Gli anni sono passati, ho insegnato in citta’ e nell’hinterland e i caffe’, cosi’ come i pranzi offerti , sono diminuiti drasticamente. Effetto della crisi o genitori di citta’ con il braccio corto?

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4 comments

  1. Nei paesi è tutto diverso….è il senso della comunità è più…o se vuoi, ancora forte.
    In città è diverso…
    Piuttosto si pensa fortemente che un insegnante lo pagano già e quindi non c’è bisogno di star lì ad offrire niente.
    Certo, c’è sempre l’eccezione….ma…

    e poi magari qualcuno pensa che offrendoti qualcosa tu possa pensare che cercano in qualche modo di “corromperti”…anche se tu fai riferimento a genitori di alunni studiosi.

    1. e’ tutto vero quello che scrivi. L’insegnante e’ spesso considerato una delle autorita’ del paese, almeno dalle persone piu’ ragionevoli. Penso che mi stimassero e che notassero il piacere che provavo in loro compagnia

  2. Non è questione né di crisi né di braccino corto è che i genitori di città sono perlopiù indifferenti. A me al massimo hanno offerto un caffè o due al bar interno. Tra l’altro una situazione simile a quella in cui ti sei trovato tu a me avrebbe causato notevole disagio. Quindi preferisco così, magari la gratitudine qualcuno la sa esprimere ugualmente, anche senza pagare caffè, aperitivi o pranzi.

    1. era chiaramente una battuta. A me metteva un po’ a disagio il fatto che mi fosse sistematicamente impedito di contraccambiare, mi sentivo uno scroccone. In citta’ ci sono tempi e spazi diversi. I ritmi, non e’ un luogo comune, sono piu’ lenti nei paesi. Cmq. Non e’ un problema, almeno fino a quando non avro’ piu’ i soldi per pagarmi il caffe’ 🙂

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