per me

per me la scuola deve essere un ambiente rilassato. mi piace scherzare, dopo che hanno capito tutti che devono fare il proprio dovere. cerco di assegnare i voti che si meritano gli alunni, anche perché ritengo sbagliato nei loro confronti non giudicarli equamente. l’impegno e il merito devono essere fondamentali.

dopo tutto questo sproloquio vengo al punto, o quasi. ho sempre frequentat

o scuole pubbliche, perché mi sentivo piu’ garantito, perché volevo essere giudicato per il mio valore e non per qualcosa di diverso. il liceo che ho frequentato e’ considerato ancora il più difficile della città. persone si sono tolte la vita, scioccate da quel clima. ho scelto quel liceo, proprio perché era il più difficile. ero in cerca di sfide, ma mica ero un nerd. mi piaceva uscire la sera, mi piacevano tanto le ragazze, mi piaceva lo sport. mi piaceva ridere. gli alunni che non ce la facevano nel liceo che frequentavo venivano inviati nella scuola dove avrei insegnato qualche anno dopo e questo faceva accrescere in me un senso di diffidenza verso quelle scuole e un senso di  commiserazione per quei compagni di scuola, spediti in quei luoghi, di minor valore rispetto al liceo che, con tanto orgoglio, frequentavo.

passano gli anni, conosco persone che hanno frequentato quella scuola ottenendo meritati voti alti, persone miracolate, un po’ di tutto. un giorno di settembre inizia la mia avventura in quella scuola e mi accorgo di tante cose: ci sono persone, studenti e docenti in gamba, c

ragazzi miracolati in nome di Mammona, ma anche ragazzi che vengono allontanati per scarso rendimento. Si tratta di un mondo ben diverso dai diplomifici, di cui, mai abbastanza spesso, si occupano le cronache.
In u giorno di maggio mi viene chiesta la disponibilità, dalla scuola, come commissario per un esame di idoneità. Una ragazza, che veniva da un diplomificio, avrebbe dovuto essere giudicata, all’ orale, su tutte le materie, su un programma di due anni, quarta e quinta. Bisognava giudicare l’idoneità a presentarsi alla maturità. Era una sorte di preesame. Io sono nel Balordone più compLeto, ho paura di non essere all’altezza. Entro nell’aula, dietro ai miei colleghi sicurissimi, mi tremano la voce e le gambe. Mi siedo accanto alla collega di inglese, ostentando una sicurezza che non ho. Mi viene mostrato il programma di tedesco della ragazza da esaminare. Due anni di tedesco, letteratura e grammatica, in una mezza pagina di a4, e quella ragazza puntava ad un diploma linguistico. Io ho una maturità linguistica e il mio programma di quinta era di 3 cartelle. Le i entra in classe: è sicura, spavalda, fin troppo. Si siede davanti a me, le do del lei. Le pongo alcune domande facilissime, alle quali lei risponde in modo incerto. La congedo, lei prosegue con inglese, facendo anche peggio. Io rifletto sul voto tra il 5 e il 5 e mezzo nella mia parte, quando finisce la parte di inglese. La collega mi guarda con un sorriso triste e mi dice, io le do 5, ma tanto la, dobbiamo promuovere, ha pagato.
W il merito. Così è stato, nonostante la prestazione scarsa.

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6 comments

  1. Ecco che arriva la mia voce fuori dal coro! 😉

    In linea di massima concordo sul fatto che le scuole private siano un po’ tutte dei diplomifici. Per questo mi stupisco che gente che può permettersi di spendere migliaia di euro l’anno si scoraggi all’ultimo e faccia frequentare ai figli la quinta nella scuola pubblica. Accade spesso e nella maggior parte dei casi i malcapitati, si fa per dire, non vengono nemmeno ammessi all’esame. E fin qui ci siamo.

    Diversa è la mia esperienza per quanto riguarda l’esame di idoneità-ammissione all’esame dei candidati privatisti. Due anni fa si sono presentati in due (per la mia commissione): una ragazza che avevo avuto in prima e che, fatti due calcoli, il diploma avrebbe dovuto averlo in tasca da un paio d’anni; un ragazzo che non conoscevo e che penso avesse 21 anni, quindi almeno due persi per strada.
    La ragazza fa un esame, scritto e orale, che è quasi un disastro e non passa. Il ragazzo va un po’ meglio ma la commissione è quasi concorde nel bocciarlo. Allora la presidente di commissione (collaboratrice del preside) prende le difese del ragazzo, anche perché i voti in confronto alla ragazza erano migliori. Io sto dalla parte della presidente, penso che quel ragazzo sia soprattutto emotivo e non proprio un ignorantone (anche se sembrava non aver mai sentito parlare del Gelsomino notturno di Pascoli 😦 ), insomma mi pareva avesse delle chance. Alla fine anche gli altri si convincono e viene ammesso all’esame.
    Per concludere, non solo è riuscito ad ottenere il diploma, ma ha fatto lo scritto di matematica migliore della classe cui era stato assegnato (11 allievi su 15 non hanno ottenuto la sufficienza, compresa la più brava della classe … e stimo parlando di liceo scientifico!) ed è uscito con 72/100 in perfetta media con gli altri candidati (ben 5 allievi su 15 hanno ottenuto un punteggio minore di 70, cosa che a mio parere non è trascurabile).

    Quindi, come vedi, il fatto che paghino non significa nulla mentre è molto probabile che i pregiudizi di noi insegnanti mettano fuori gioco chi non lo merita affatto.

    1. Le scuole da tre anni in uno sono dei refugium peccatori, nei quali si mescolano persone in cerca di riscatto e furbastri. É evidente che c’è sempre qualcuno che si approfitta. N3alella tornata in cui io ero commissario, fu bocciata una ragazza, perché non aveva appiccicato parola.

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