Il potere delle parole

Forse siamo noi ad avere il potere maggiore, forse non sono solo le parole. Forse è il nostro corpo, il nostro corpo è segno, parola, gesto. Quelli che parlano bene la chiamano semiotica, la scienza dei segni. Quest’anno conosco una quarta superiore. Di solito, nelle scuole pubbliche, le classi sono delle città, a volte male assortite. Sono le classi pollaio, dove non è sempre facile insegnare, perché ogni alunno ha bisogno di attenzione ed esprime quel bisogno a proprio modo e l’insegnante è sperduto nel mare, su un guscio di noce. Per fortuna, a me, molte volte è andata bene. 

Ho conosciuto una classe piccola, 11 persone. 11 persone si possono conoscere bene, a fondo. Ci sono storie varie, c’è la storia di RL, un ragazzo venuto da molto lontano, che ha vissuto il massimo del dolore per un po’ di tempo, c’è FV, un ragazzo pallido e magro, che lotta contro la fibrosi cistica, c’è AG, alta, quieta, con gli occhi azzurri profondi che sembra una modella. C’è VB, che ha gli occhi da madonnina, c’è MB, una bella ragazza minuta e rossa, c’è EB, alta, magra, con i capelli rossi. In una classe così ridotta si dovrebbe lavorare benissimo, sono calmi, adulti ed educati. Ma le cose non sembrano andare soprattutto per il verso giusto. Sembrano assenti, distaccati, non fanno domande. Mi trovo a spiegare davanti a dei volti ieratici, domando, avete capito, mi rispondono di sì. Pongo una domanda su quello che ho spiegato e non sanno rispondere. Non so bene come fare, all’inizio. Mi inquieta un po’ chi non reagisce. 

A volte le conseguenze più imprevedibili accadono da avvenimenti normali, quasi banali. Il venerdì sera vado al pub vicino a casa mia e bevo una birra, non faccio mai troppo tardi, al massimo mezzanotte. Quando al mattino dopo ci si deve alzare alle 6 e 30 è un po’ dura, ancora di più perché è sabato. Non ero più abituato a lavorare di sabato da molti anni. La scuola in cui ho lavorato per tre anni è chiusa al sabato. Entro in classe, faccio l’appello, ho tanto sonno. 

Inizio a parlare, con voce calma. Ragazzi, io qua vengo per voi. Stamattina mi sono alzato presto, per essere al vostro servizio, per rispondere alle vostre domande. ieri sera ho fatto tardi, faccio tardi tutti i venerdì sera. Fatemi domande, fate domande, fare domande è un segno di intelligenza. Non mi disturbate mai.

Penso di avere detto delle cose banali, più che normali, che non produrranno nulla. I ragazzi mi guardano con l’aria solita. Passa qualche minuto ed inizio a spiegare, spiego a lungo e loro, come per magia, iniziano a fare domande, dimostrando vivacità e interesse. La situazione divenne di volta in volta meglio, il clima divenne intimo e, oserei dire, pure familiare. I risultati nella mia materia migliorarono di molto e io, al sabato mattina non ebbi più sonno, anche se la sera prima facevo tardi. 

A volte le nostre parole sembrano banali, ma non lo sono. a volte sono i gesti, a volte è l’atteggiamento. 

Annunci

6 comments

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...