Qualcosa di diverso

Sono un uomo abbastanza riservato. Mi piacerebbe tenere separati il lavoro e la vita, ma i due aspetti si intersecano troppo spesso. A volte non mi rendo conto nemmeno degli effetti dei miei discorsi. Mi rendo conto che la cosiddetta era 2.0 ha distrutto i confini tra vita pubblica e vita privata. 

Un giorno d’estate con un caldo boia sto lavorando al computer, debbo pur guadagnare due spiccioli. I minuti procedono abbastanza lenti, come quel lavoro che non vuole finire. Il suono del mio cellulare rompe una discreta quiete. Rispondo, il numero che compare sul display non mi è noto, è G. G. è un ragazzo intraprendente e intelligente, che avevo avuto come alunno qualche tempo prima. Non so come possa aver fatto ad avere il mio numero di cell., ma, visto il tono gentile che ha, faccio quasi come se nulla fosse. Mi chiede come sto, con fare gioviale e cameratesco. Gli rispondo tranquillamente, anche se imbarazzato. Mi dice che si è appena fidanzato con una ragazza della scuola, che anche io conosco. Mi racconta che ha qualche timore sul possibile andamento della relazione. Gli rispondo che deve affrontare la storia con molta calma, senza aspettarsi troppo. Bisogna far sempre così nella vita, anche se non è facile, ma bisogna farlo soprattutto se si hanno 16 anni. Mi sembra di dare consigli normalissimi, quasi banali, pure un po’ pedanti. G. mi ascolta, sembra quasi rapito, è in silenzio. Penso che si sia addormentato al telefono. La telefonata prosegue per una diecina di minuti, al massimo un quarto d’ora. Ho sonno, sono intontito a causa del caldo e perfino un po’ mi vergogno per aver detto delle banalità. G., dopo avermi educatamente ascoltato, mi dice, professore la ringrazio molto, lei mi ha insegnato, durante questa telefonata, delle cose fondamentali, che non dimenticherò facilmente. Io spalanco gli occhi e, con tono meravigliato, rispondo, stai scherzando. Mi vergognavo per aver detto delle banalità, e, invece, ho, addirittura insegnato qualcosa. alle 3 del pomeriggio di un giorno d’estate, sonnolento e un po’ inutile. 

Uno dei post di questo blog riproduce una lettera che ho scritto a due mie adorate classi di quest’anno appena concluso, 3h e 3q. L’ho scritto con affetto, cercando di fuggire la retorica, e il pathos inutile. L’ho consegnato, durante una puntata in gelateria, quando mi è venuto il coraggio, una copia per ciascuno. Volevo solo esprimere amicizia e affetto, null’altro. Nel giro di qualche secondo, molti occhi erano diventati lucidi per la commozione, lo deduco, perché è difficile avere il raffreddore a giugno con 30 gradi. Avrebbero voluto leggere la lettera ad alta voce, in mia presenza. Io ho detto loro di no. Avevo gli occhiali da sole abbassati e guardavo da un’altra parte, mentre leggevano. Era meglio non incontrare i loro sguardi. Un’altra estate, un’intenzione che si trasforma in qualcosa di diverso.

Ci sono tanti episodi che mi fanno capire che non ho perso tempo, che non sto perdendo tempo, che quello che faccio non è inutile, non sono chiacchiere vuote. Ho avuto alcune classi per pochi mesi. Da subito mi sono presentato in modo quieto, con il sorriso di chi è fiducioso e si aspetta egual fiducia. Sono dappertutto così, mi piace lavorare in modo sereno. AG è una ragazza di 18 anni molto alta, molto magra, fa ginnastica artistica, ma il suo corpo è quello di una donna formata. Ha gli occhi azzurri profondi e i capelli neri. è quieta, educata ed intelligente. AG parla piano, studia la mia materia e i voti sono buoni. è poco espansiva, ma concreta, perché ama lo studio o forse è diligente. Mi tolgono molte ore, tra cui le ore con la sua classe. Un giorno la incontro, lei mi saluta quietamente e mi dice, lo sa che mi è dispiaciuto tantissimo di non averla più come prof, ho anche pianto. Me lo dice seriamente, ma io mi stupisco lo stesso. Non avrei mai pensato di aver stabilito un legame così. Sgrano gli occhi e le dico, davvero. Lei risponde, sì, con tranquillità e sicurezza. Io le dico una sola parola, grazie. Sorrido. 

Allora non sto perdendo tempo.

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4 comments

  1. Da ex prof innamorata della mia materia (letteratura francese) e di coloro che sono solita definire “i miei ragazzi”, anche ora che non insegno più per scelta (ho un’altra attività e non riuscivo più a conciliarle) mi commuove leggere questa dedizione alla nostra “missione” ancor prima che professione. Gli adolescenti possono sembrare distratti molto spesso, ma sono assolutamente in grado di capire chi si sta occupando seriamente di loro e della loro crescita umana oltre che culturale.
    Ho mantenuto ottimi rapporti con le mie ex classi, è davvero gratificante e capisco perfettamente il tuo stato d’animo.
    Non hai proprio perso tempo.
    Primula

    1. è un impegno che assorbe al 100%, soprattutto emotivamente. Ti lascia delle tracce indelebili. Capisci che ti piace, quando non ti arrendi neanche di fronte a difficoltà gravi. Lo farei anche gratis, se non dovessi mantenermi.

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