La scala è finita

Il corpo e la mente sono una cosa sola, si dice. Io mi trovo meglio, in generale, con ragazzi abbastanza grandi, dai 16-17 anni in su, forse, perché sono più maturi. Mi sembra di avere più cose da dire a loro. Quando mi trovo ad avere a che fare con ragazzi più piccoli, a volte sopraggiungono i problemi. Il mio approccio “easy” viene scambiato, a volte, per eccessiva accondiscendenza. Qualche anno fa, in una scuola, non fu così. Avevo una prima media, solo i 6 ragazzini che studiavano tedesco, Sono bravi e motivati. L’ambiente che si crea è positivo e i risultati raggiunti da loro lo dimostrano. C’è SB, che è alta, bionda e magra, forse un po’ troppo magra. SB è una ragazzina saggia, forse un po’ troppo saggia per la sua età. A 11 anni ha un contegno da ragazza. è la più brava della classe, che è un’ottima classe. Mi dice che si trova bene con me, anche io mi trovo bene con lei. I mesi scorrono veloci, fino a natale. Natale è una festa commerciale, molto spesso, ma è anche una festa dedicata ai bambini, una maniera per stare a riposo se vogliamo. I bambini, almeno quelli non poveri e sani, devono essere felici a natale, è naturale che sia così. SB è preoccupata, ma nemmeno tanto, perché SB è saggia, forse un po’ troppo saggia, alta, bionda e magra, forse un po’ troppo magra. Mi dice, con tono pacato, che deve essere operata ad entrambi i piedi, la vigilia di natale. La vigilia di natale bisogna essere sereni e spensierati, anche SB lo deve essere. La saluto, l’ultimo giorno di scuola, e pochi minuti dopo mi viene un’idea: l’andrò a trovare in ospedale, portandole in regalo un dvd. Me lo aveva detto, dove sarebbe stata. Telefono alla clinica ortopedica, vado a comprarle il dvd di Trilli, vado alla clinica ortopedica, sulle prime colline della mia città, c’è la nebbia. Quando entro nella camera, lei è già stata operata, i suoi occhi si accendono di gioia: salve prof, mi dice. C’è sua madre con lei, le chiedo come sta, lei mi dice che è contenta di essere stata operata, perché così potrà ricominciare ad andare sulle punte. Quando vede il dvd, non crede ai propri occhi, Trilli è il suo personaggio preferito. Parliamo ancora, la saluto e le auguro buon natale. Sono contento io, è contenta lei.

Quando finiscono le vacanze di natale, lei è sulla sedia a rotelle, momentaneamente. Ci dovrà restare alcuni giorni. Quella scuola non ha l’ascensore, non ha uscite di sicurezza, non ha bagni per disabili. I suoi genitori si devono dare da fare per portarla a braccia fino al primo piano. Quella scuola non ha nemmeno pensato di trasferire la classe al piano rialzato, ci sarebbero stati “solo” tre gradini. Sua madre si è stupita quando la segretaria le ha detto che non c’è l’ascensore. è una scuola religiosa. i giorni passano e i genitori si adattano.

Un giorno c’è un compito in classe della mia materia, i ragazzini sono preparati, anche lei è preparata. A un certo punto la vedo piegata in due sulla sedia a rotelle, che c’è. Mi fanno male i piedi, per la riabilitazione. Le dico, vuoi interrompere il compito. Lei, con un filo di voce, risponde, no, no, voglio continuare. Rialza la testa e prosegue. L’episodio si ripete per 3,4 volte. Io mi preoccupo, le chiedo se vuole che chiami qualcuno. Lei rifiuta e prosegue. Quando correggo il compito, ci sono un paio di minuscole imperfezioni. Prende un 10, le scrivo un lungo commento.

Pochi giorni dopo, io sto scendendo, è l’ultima ora. La vedo sola, sulla sedia a rotelle. I suoi genitori sono in ritardo. Le chiedo se vuole che io la prenda in braccio. Lei accetta, in fin dei conti è magra, troppo magra, non si fa fatica. Il corridoio scorre veloce, ma arrivano le scale. Ci sono due rampe, lei non è più troppo magra, diventa pesante per le scale e la mia schiena ne risente. Prof, è stanco, mi chiede. No, no, non ti preoccupare. Non ne posso più, lei lo ha capito, anche se sono grande e grosso. Un ragazzo ha ripiegato la sedia a rotelle e la sta portando giù. La preside della scuola cattolica che non ha l’ascensore mi segue e mi fa tanti complimenti per la mia generosità. Io penso che la manderei a quel paese. La scala è finita.

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4 comments

  1. Ahhh
    le scuole “cattoliche”…

    Ma il primo pensiero nel costruire non andrebbe dedicato ai più deboli?
    O si vuole “selezionare” già all’origine senza preventivare gli “incidenti” di percorso…? per dire….

    ve be’ dai…conosciamo, purtroppo, un certo millenario modo di pensare 😦

    buona giornata
    e grazie della condivisione.
    .marta

    1. a volte mi chiedo che cosa sia veramente il cattolicesimo. Mi sembra che sia una sorta di autobus, sul quale salgono tutti, da gente come Don Gallo a questi individui e la cosa mi disorienta, essendo stato anche io un cattolico. Questi individui li definisco degli straccioni etici. Sono bravi a predicare, ma il risultato è di uno squallore evidente. Buon pomeriggio!

  2. Quando si parla di finanziamenti alle scuole private, di soldi pubblici, presi dalle nostre tasse, quando si parla di scelte che incidono sulle nostre vite, questi sono gli esempi delle conseguenze delle scelte della politica o delle nostre scelte su dove far studiare i figli, pensando, magari in buona fede, che possano avere un’istruzione migliore. Grazie mille per averlo ribloggato. Grazie per l’attenzione che tutti state dimostrando nei riguardi di questo blog.

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