essere umani, restiamo umani

qualche anno fa un attivista per i diritti umani, Vittorio Arrigoni, concludeva i propri messaggi internet scrivendo, restiamo umani. Scriveva da una terra tormentata, la Palestina, parlando della difficile vita dei suoi abitanti, tormentati dall’occupazione israeliana.

Cosa significa restare umani? Restare umani significa essere noi stessi, cercare di migliorarci, essendo autentici e spontanei. Qualche anno fa sono rimasto sconvolto, leggendo le mail di una mia ex alunna che esprimeva il suo pensiero su di me. Pensavo di esserle piaciuto, lei mi ha scritto che mi considera un esempio di come si deve insegnare, mi ha scritto che sono una persona che cerca sempre di migliorarsi, che impara dagli altri, una persona vera. Mi sono quasi commosso.

Molti insegnanti sostengono che bisogna rimanere sul piedistallo, sostengono che bisogna camminare davanti agli alunni e sperare che gli alunni ti vengano dietro, l’importante è camminare. Io cammino di fianco a loro e cerco di far capire loro che è il cammino giusto e intanto li ascolto e, se c’è qualcosa ma modificare nel percorso, sono pronto a cambiare. Non sono capace di stare sul piedistallo, mi ritengo uno come loro, che ha studiato un po’ di più e che ha qualche esperienza in più e che, forse per quel motivo, è meglio che mi ascoltino. Ogni tanto mi stupisco ancora, quando mi chiamano prof.

Ho studiato un po’ più di loro, ho la mia vita fatta di letteratura, arte, sport, ma mi piace anche ridere, ridere senza freni, divertirmi, sono un essere umano, insomma. Quando ho voglia di ridere e quando loro, i ragazzi, capiscono che sono un essere umano, si realizza l’alchimia perfetta.

Ho diversi hobby, tra i quali quello dei ristoranti stellati, mi interessano programmi tipo Masterchef, per scoprire i segreti degli chef. è sabato, sta per finire la lezione e CP, che ha gli occhi grandi e belli, mi chiede cosa fa stasera prof. Io rispondo che andrò al ristorante del famoso chef Valentino Marcattilli, CB, che sta dietro di lei, spalanca gli occhi e chiede. Chi, quello chef che è andato ospite a Masterchef, dal mio amore, Cracco? Sì, lui. BM e CB mi dicono che hanno il poster di Cracco in camera ed entrambi ci stupiamo di avere un interesse in comune. Io mi stupisco di come delle ragazze di 17 anni si possano interessare all’alta cucina. Quando avevo 17 anni non ci pensavo. E stasera mangerà l’uovo in raviolo, la specialità del ristorante San Domenico, io rispondo, probabilmente sì. Mercoledì ci racconta se vale veramente 40 euro, come aveva detto lo chef.

Vado a cena, la cena è splendida. Il mercoledì successivo torno dai miei meravigliosi ragazzi e loro, subito, mi chiedono ogni dettaglio del San Domenico, se è così buono l’uovo in raviolo, se sono così squisiti gli altri piatti, quanto ho speso, ecc. Io rispondo loro pazientemente, ma il dato più importante che hanno capito è che sono umano, simile a loro. Era quello che volevo che capissero. Ho anche detto loro che il 6 luglio sarei andato da Cracco: prof, ci porta l’autografo? certo che ve lo porto, ragazze.

Alcuni giorni dopo una ragazza, CB, mi consegna su una chiavetta, una tesina che avevo assegnato a tema libero, su Masterchef, tema scelto da lei. Scrive di Masterchef Germania, Usa, di altri paesi e, quando arriva all’Italia, di fianco alla foto di Cracco, mette due cuoricioni rosa. Rido di gusto. Non siamo così diversi allora, prof e alunni, e, soprattutto, siamo umani. Siamo restati umani.

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4 comments

  1. Sostengo la tua tesi sul fatto che si dovrebbe camminare a fianco e non mettersi sul piedistallo…ma penso che se questo non nasce spontaneo, se non fa parte del carattere e modo di porsi dell’insegnante be’ è difficile che si riesca ad assumere questo atteggiamento così a lungo.
    I ragazzi si accorgono di chi finge…quindi megli che ognuno resti se stesso cercando però di mitigarne la differenza.

    ciao
    .marta

  2. Apprezzo molto questo post e condivido con te e .marta l’idea che un bravo professore è colui che cammina e corre a fianco anziché superpartes! Personalmente, ho avuto la fortuna di avere nel corso degli anni (parlo con più disprezzo e amarezza degli anni universitari invece) degli ottimi insegnanti, con alcuni dei quali mantengo tuttora i contatti. Mi ricordo la mia insegnante di matematica con la quale si discuteva della nostra passione comune, il cinema, tra una lezione e l’altra. O ancora alle medie, un’altra docente che anziché snobbare gli allora nascenti reality show, per capire perché facessero così presa sui giovani, ammise di guardarli e cercò il dialogo. Due piccole esperienze da parte di alcune importanti guide che ho avuto. Un saluto!
    Andrea

    1. è molto difficile avere questo atteggiamento, perché si tratta di stare in campo, di confrontarsi, con il rischio di essere presi in giro o maltrattati da parte di certi alunni, ad esempio, ma è il modo più coraggioso, penso. Penso che sia giusto condividere delle passioni e sia la docente di matematica, sia quella delle medie, abbiano avuto ragione.
      M.

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