La precarietà e il valore delle persone

una volta, quando ero allievo io, gli insegnanti ti seguivano a lungo. Ho avuto, come tanti altri, la stessa maestra elementare per 5 anni. avevo 6 anni, ero piccolissimo, me ne sono andato a 11, un preadolescente, e questa meravigliosa maestra mi ha seguito per la mia crescita impartendomi lezioni che non ho mai dimenticato. alle scuole medie ho avuto professori e professoresse che mi hanno seguito per anni, salvo per una o due eccezioni. Diversamente è accaduto alle superiori, durante le quali ho cambiato più insegnanti, trovandomi a disagio, a volte. Ti mancano i punti di riferimento, ti mancano gli ancoraggi. Forse stavano cambiando i tempi.

Il 25 settembre dell’anno scorso un mondo ha fatto irruzione nella mia vita: un mondo di sorrisi, di facce, di pensieri, di grida, ma anche di problemi e preoccupazioni, Ero un professionista che, nel corso della propria vita, aveva già insegnato. La mia vita è stata cambiata all’improvviso, senza che potessi realizzare quel che stava succedendo. è stata un’esperienza totalizzante, bella ed istruttiva che mi ha reso ancora più chiaro che il mondo è più cattivo di me, e che devo essere un po’ più cattivo io. Mi ha reso ancora più chiaro che, probabilmente, non ci riuscirò mai a diventare più cattivo. 

Fare l’insegnante non è una matematica, non è una scienza esatta. Fare l’insegnante è ridere, sudore, sangue, merda, serenità, stanchezza. Fare l’insegnante è svuotare il mare con un cucchiaio e accorgersi, a volte, che l’acqua non c’è più. Fare l’insegnante è cuore e pancia, testa e stomaco e intestino, è essere coinvolti. Quando vedi delle persone, quando ti accorgi che la tua vita ha il ritmo delle giornate passate a fare capire dei concetti, quando, sotto sotto vuoi fare capire te stesso, si crea un meccanismo di dipendenza psicologica. Non ne puoi fare a meno e la sola idea di rinunciare è orrenda, è per questo che non ti arrendi quando ci sono delle difficoltà, è per questo che preferisci sbattere il naso e la testa e farti male, ma non torneresti mai indietro. Passano i giorni, passano le settimane e ti crei dei punti di riferimento, i tuoi alunni. Forse sei anche tu un punto di riferimento per loro, almeno per alcuni. Poi arriva un sabato maledetto di novembre, in cui non sei andato a scuola per via di uno sciopero che ti ha condotto ad una triste e desolata manifestazione studentesca che ti ricorda quelle di 20 anni fa, e una telefonata cancella 2 terzi di quell’esperienza. Una voce ti dice che perderai due terzi delle ore che hai avuto a partire dal lunedì successivo. Ci rimani male, scrivi il tuo disappunto su Fb, che è il nuovo cortile, la nuova piazza di quest’era. I ragazzi ti rispondono, passano le settimane in cui cerchi di rimarginare la ferita. sì, è una ferita, perché ti sei sentito buttato via come una scarpa vecchia, ti sei sentito inutile, perché basta un dettaglio burocratico perché il tuo lavoro venga buttato nel cestino. Ti sei sentito inutile, hai perso ore di lezione, sei inutile, anche se hai un lavoro, quello del professionista, per fare il quale guadagni di più. Tu perdi dei punti di riferimento, loro perdono qualcuno che forse era diventato un punto di riferimento. Ci lamentiamo che i ragazzi, forse, attribuiscono meno peso alla cultura, ma bisogna anche dire che sono giustificati. Come si può attribuire un peso alla cultura quando  gli insegnanti cambiano dopo due mesi dall’inizio della scuola? Come si può attribuire un peso alla cultura quando il valore del lavoro e delle persone è zero? La precarietà elimina il valore delle persone, elimina il valore della cultura.

L’anno scolastico è finito, le lezioni con le mie due meravigliose classi, 3h e 3q, sono finite. Non so se li riavrò come alunni da settembre, sarebbe bello. Avremmo tutti più valore, anche il loro lavoro. 

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14 comments

      1. io sono una persone abbastanza timida ed insicura. Ho bisogno di essere rassicurato. Quando sono a scuola guardo gli occhi dei ragazzi per cercare di capire. è difficile che gli occhi mentano, a quell’età, almeno se si è stati educati bene.
        Ciao.
        M

      2. Tranquillo…
        …a quanto a timidezza…non si scherza mica!
        A saperci guardar bene nemmeno gli occhi degli adulti mentono.
        Qui, gioco forza, sono le parole parlanti a comunicare…

        ciao
        .marta

  1. credo che i nostri giovani abbiano bisogno più che mai di punti di riferimento, sicuramente imperfetti, ma stabili e disposti alla relazione affettiva seppur autorevole. il sistema in cui ci troviamo è sconvolgente per tutti, figuriamoci per chi sta crescendo. grazie 🙂

    1. l’insegnante è, da sempre, un punto di riferimento, nel bene come nel male, per le persone. La precarietà moderna lo sta detronizzando da quel ruolo. Forse è una sfida più importante anche per noi.
      Grazie a te per aver commentato. Se ti va, diventa anche tu, follower, così rimani al corrente di quello che scrivo. Parlane anche in giro, se ti va.
      M.

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