vivere

Vivere vuol dire tremare, vuol dire stanchezza, vuol dire sorrisi, sguardi stanchi e borse sotto gli occhi. Vivere vuol dire ridere. Vivere vuol dire scuola. Sono un po’ paranoico, lo so.

I giorni passano, conosco varie classi. è così difficile presentarsi quando sei all’inizio, giovane, senza quella sicurezza o sicumera che hanno i più grandi. Mi sento piccolo, minuscolo, annegato o quasi in quel mare di persone.

I piccoli di prima media sono più che bambini: c’è S, una bimba bionda magra magra. Mi è simpatica, ha un po’ l’aria della perfettina. E, F, A, E, Cecilia. In quella classe alcuni hanno scelto la lingua che insegno, altri hanno scelto spagnolo. Spagnolo va di moda, vedi Belen Rodriguez. Qualcuno sa chi è Federico Garcia Lorca? Probabilmente qualche intellettuale lo sa. Molti scelgono spagnolo, perché lo considerano facile. Non è così, è una lingua che contiene una miriade di falsi amici: burro vuol dire asino. I più bravi scelgono la lingua che insegno io, succede sempre così. Hanno voglia di imparare, sono curiosi ed intelligenti. Sono pochi, si lavora bene con sei persone. A 11-12 anni sono ancora bambini e sono, spesso, più tranquilli, non ancora in quella fase di trapasso, che, a volte li fa diventare piuttosto stronzi, I lettori di questo blog mi scusino il termine un po’ forte. Quando arrivo in seconda media il discorso cambia un po’: V, G, K, S, C, F, L, L, A, G, S e poi non mi ricordo più per il momento. Sono 16, per me sono già tanti per studiare una lingua straniera. L’organizzazione di quella scuola non mi piace. S e G sono due ragazzini o bambini in difficoltà: avrebbero bisogno di un insegnante di sostegno, ma quella scuola non li fornisce. Cercherò di non dilungarmi sul motivo per cui quella scuola non fornisce gli insegnanti di sostegno, perché vorrei che questo blog fosse sereno, almeno un po’. I due ragazzini sono lasciati a loro stessi, mettendo in seria difficoltà l’insegnante. Non si può insegnare ad insegnare, si impara sudando. Lacrime, sudore e sangue. C’è qualcuno che vuole imparare, ma quei due ragazzini così difficoltosi rendono difficile il mio lavoro. è sempre così, la prima volta sono sempre tranquilli, perché studiano la loro preda, l’insegnante, che sarà la loro vittima designata, specialmente se si tratta di un giovane pivello come il sottoscritto che è abituato a fare un altro mestiere.

A qualcuno non piacciono le classi delle medie. Molte volte, quando andavo in terza media, pensavo anche io le stesse cose. J P, L, F, M, G, M, S E, I, F. F ha problemi al cuore e alla psiche. F non può seguire le lezioni da sola, come pure J P, forse anche L, ma la scuola non provvede. E l’insegnante è abbandonato a sé stesso.

Passiamo oltre.

Non bisognerebbe fare preferenze tra le classi. Che immane stronzata ho scritto, ho scritto una stronzata di cui già mi vergogno. è normale fare preferenze tra una classe e l’altra, così come è normale scrivere delle parolacce su un blog

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